sabato 24 febbraio 2018

Il Principe Libero

Quando avevo ancora l'età in cui Heidi e Goldrake erano i miei programmi TV preferiti, La ballata dell'amore cieco era una delle canzoni "da grandi" che ascoltavo molto spesso... insieme a La guerra di Piero, Il testamento (non quello di Tito, quella canzone l'ho conosciuta molto dopo), La città vecchia, Carlo Martello, La ballata del Miché, La canzone di Marinella, Fila la lana, Amore che vieni amore che vai, Via del campo, Bocca di rosa, Spiritual. 
Non ci avevo mai riflettuto, ma le prime canzoni "da grandi" che ricordo nella mia vita, le prime imparate a memoria, sono tutte di Fabrizio De André.
Grazie, mamma, per i 33 giri che noi suonavamo a ripetizione (e che poi i ladri hanno rubato un giorno... almeno spero che si siano un po' evoluti ascoltandoli!).


Fabrizio De André e Dori Ghezzi

L'altro giorno hanno trasmesso il film / fiction su Fabrizio De André Il Principe Libero.
Generalmente odio le fiction, non le guardo e mi addormento... persino con Montalbano che adoro.
Questa, invece, mi ha agganciato allo schermo e mi ci ha tenuto incollata.
Non conoscevo molto della vita privata di Fabrizio De André, anzi quasi nulla. 
Dalle prime scene, la storia mi ha preso e mi ci sono immersa. Ci sono gli amici, un somigliantissimo Paolo Villaggio e Luigi Tenco spiccano tra gli altri. E, da quando è entrata in scena, Dori, poi, sono stata rapita dalla storia.
L'attore che interpreta Fabrizio è Luca Marinelli, che lo ha reso perfettamente, anche nell'interpretazione delle canzoni. Non ci sono parole, per me è stato bravissimo.
Dori Ghezzi è interpretata da Valentina Bellè, dolce, bella e brava, perfetta nella parte della donna innamorata del suo "Bicio".
La prima moglie di Fabrizio De André, Puni, è interpretata da un'altra brava attrice Elena Radonicich.
Del cast fa parte anche Ennio Fantastichini e tanti altri attori di cui non conosco i nomi, ma che si sono distinti tutti per qualità della recitazione.
Ad alcuni questa fiction non è piaciuta.
A me è piaciuta tanto, mi pare si sia capito.
Ho scoperto un Fabrizio De André uomo fragile, innamorato, simpatico, oltre al cantautore già conosciuto, geniale e dalla parte delle minoranze.


Luca Marinelli e Valentina Bellè in una scena del film

Di seguito, il backstage del film

martedì 9 gennaio 2018

Scrivere

Lui dice che scrivere a qualcuno è l'unico modo di aspettarlo senza farsi del male. E io ti ho scritto. Tutto quello che ho dentro di me l'ho messo in questa lettera. Lui dice, l'uomo col nome buffo, che tu capirai. Dice che la leggerai, poi uscirai sulla spiaggia, e camminando sulla riva del mare ripenserai a tutto, e capirai.

Credo che questa sia una delle mie citazioni preferite di sempre. Fa parte della lettera di Ann Deverià, che è una delle protagoniste di Oceano Mare. Ed è una delle lettere più belle di sempre. Per leggerla, potete andare qui.

E niente... ci sono libri o pezzi di libri che mi stanno nel cuore, che ci abitano proprio dentro e niente li sposterà mai.

Ma io non volevo parlare di questo adesso. Volevo parlare della scrittura come terapia.

Ho scritto diari per diversi anni e, non a caso, sempre in periodi in cui non mi sentivo propriamente felice, anzi in cui ero piuttosto giù. Scrivevo raccontando al quaderno quello che mi accadeva oppure scrivevo direttamente quello che sentivo al tizio che in quel periodo mi piaceva (nel senso che scrivevo a lui, ma la lettera restava sul mio quaderno e solo molto raramente qualche lettera è stata poi consegnata al destinatario). In alcune lettere ho dato il meglio di me, parlando di esternazione di emozioni (talvolta raggiungendo picchi vagamente poetici) e là c'è la mia anima. Leggere i miei diari/quaderni è sempre un'emozione per me.

Scrivere quello che sentivo o quello che mi accadeva mi aiutava a comprenderlo meglio, mi aiutava ad avere un punto di vista più obiettivo, un approccio più razionale e meno emotivo ed impulsivo. Scrivendo mi distaccavo, in un certo senso, dalle cose e le guardavo da fuori. Il mio diario stava sulla mia scrivania, talvolta anche a letto, scrivevo spesso nel pomeriggio, talvolta al posto dei compiti. Mai con la penna nera, sempre odiata, solitamente blu oppure penne colorate profumate, tanto in voga quando ero un'adolescente.

Non scrivo più un diario da molti anni, forse dovrei riprendere. Il blog è una specie di diario, ma certo non posso scrivere qui tutto quello che vorrei o dovrei.

Credo che in certi periodi della vita, tutti dovrebbero essere incentivati a scrivere, a raccontarsi.

martedì 11 luglio 2017

Ricordi lontani

Prima che il tempo corroda i miei ricordi e li depredi di eventi e prima che la mia mente aggiunga nuove immagini ad infarcire le scene  ormai lontane e un po' scarne, lascio una traccia di alcuni dei miei ricordi più lontani.

Credo che il mio ricordo più remoto sia quello in cui mi vedo a tre anni e mezzo, coricata nel letto dei miei e guardo la nuca di mio papà che dorme, mentre mia mamma è in ospedale perché è nato mio fratello... e poi io in una stanza di ospedale che guardo questo piccolo esserino tutto rosso in faccia e con un sacco di capelli neri.

Un altro ricordo è quello che vede me di circa cinque anni che scappo nel corridoio di una clinica, inseguita da una suora che vuole farmi una puntura e una specie di imbuto nero che mi viene messo sulla faccia e io respiro e perdo i sensi. Nulla di anormale, era la mia tonsillectomia, in quella che adesso, per ragioni lavorative, è diventata la clinica che conosco meglio al mondo.

Un triste ricordo, che non so se ho romanzato nella mia testa, mi vede a 6/7 anni girare con il triciclo nella grande casa dei miei nonni, mentre qualcuno chiude la bara in cui si trova mia nonna. Tendo a pensare di averlo romanzato un po'.

Ho poi vari ricordi sparsi tra i tre e i 10 anni:
mamma che ogni sera mi leggeva le favolette e le mie preferite "Il signor Fallaninna" e "Il naso che scappa"; quella volta che il nonno mi ha portato allo zoo e mi ha regalato il libro con gli animali che ho ancora adesso; quel giorno che mi avevano portato all'asilo (erano forse suore) e io non ho fatto altro che piangere e la nonna mi è venuta a prendere (e non ci sono tornata più); il primo giorno di scuola con dei pantaloni rossi e alcuni compagnetti che piangevano; il profumo che faceva la mia prima cartella con portacolori abbinato, regalo dei nonni; quando mi facevano vestire con la gonna sopra i pantaloni perché c'era freddo e io lo odiavo; quella volta che un cane randagio mi ha inseguito per strada, fin dentro la scuola; quelle volte che andavamo in biblioteca a prendere i libri; quella volta che è venuto il circo e c'era una bambina che stava in equilibrio a testa in giù su una bottiglia; quelle sere che guardavamo "I sopravvissuti" in TV; le domeniche passate dai nonni, gli agnolotti fatti in casa che mangiavo anche crudi e la cena alle sette - sette e mezzo; quando andavamo "ai giochi" e mi arrampicavo ovunque e mi appendevo a testa in giù; le cene con la pastina con il formaggino e Ufo Robot; la diretta per Alfredino il bambino caduto nel pozzo artesiano nei primi anni 80 mentre avevo il morbillo e la febbre altissima.





martedì 20 giugno 2017

The boy - film horror del 2016

Premetto che non so perché mi viene di scrivere le mie impressioni su film che non rivedrò mai più e invece non scrivo poemi su film che mi hanno fatto versare fiumi di lacrime, per la tristezza o per le risate.

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Detto questo, l'altra sera ho visto  The boy.
Un film con attori sconosciuti (a me) e dall'atmosfera inquietante.
La protagonista arriva in una villa lugubre e in mezzo al nulla dove, dopo una breve chiacchierata con i genitori, fa la conoscenza del loro figlio (the boy) a cui deve fare da tata mentre loro andranno in viaggio.
Il boy è in effetti una bambola, bruttarella e molto pallida e magra, che viene trattata come un bambino... non ho rovinato la sorpresa a nessuno, perché questo si vede nel film dopo nemmeno 3 minuti.
La futura tata prima la prende a ridere, ma ben presto si accorge che da ridere non c'è proprio nulla e che deve seguire le regole, se no iniziano a succedere cose veramente brutte.
Pensavo sarebbe stato un horror stile Chucky la bambola assassina ed ero sicura che avrei visto tre quarti del film attraverso gli spiragli tra le dita delle mani davanti agli occhi e invece no.
E la fine mi ha pure stupito, perché non me l'aspettavo proprio.

SPOILER
(non proseguite, se non volete sapere come va a finire)


Infatti, colpo di scena, il bambino rmai adulto, dato per morto in un incendio anni prima, si materializza, con una bella maschera pallida che nei film horror ha sempre il suo perché e, chiaramente, tenta di uccidere tutti, perché lo psicopatico ex fidanzato della tata ha distrutto il suo alter ego bambola, cioè non ha seguito le regole.
Sul colpo di scena, sulla storia di questo poveraccio vissuto recluso, forse potevano lavorarci di più o sarò io che non ho capito dove volevano andare a parare. Cioè, sto tizio sta chiuso dodici anni in una stanza segreta a fare che?

Qui c'è un video di un tale che spiega il film, in inglese.




Sogni

Pare che sognare di percorrere strade tortuose sia indice di preoccupazione e di percepire ostacoli sul proprio cammino... 
allora cosa vorrà mai dire sognare di guidare sugli scogli sconnessi in una salita via via sempre più ripida, fino a che la strada diventa strettissima e con pendenza 90 gradi e senti il rumore del motore che gira a vuoto e, mentre vedi le pietre che cominciano a caderti addosso, ti rendi conto che sei spacciato?
Però, mentre mi accingevo a precipitare, nel  mio sogno c'era una bellissima giornata, il sole spaccava le pietre e si rifletteva sul mare alla mia destra. E credo pure che, nel sogno nefasto, ero magra. E con tanti capelli, lunghi e biondi.

sabato 27 maggio 2017

Paure irrazionali

L'altro giorno mi sono trovata a dover fare una risonanza magnetica all'encefalo. 
Non sto per introdurre argomenti pesanti di malattie o altro (anche perché non ho ancora l'esito e comunque non dovrebbe essere nefasto), ma vorrei solo parlare di che cosa ha scatenato in me questo innocuo e non invasivo esame.

Immagine correlata

Questo è lo strumento o se non è questo modello preciso, è qualcosa di molto simile.
A guardarlo adesso mi appare quasi ridicola la mia reazione, che - il primo giorno - mi ha portato a fare interrompere, anzi nemmeno iniziare l'esame e ad andarmene via.
Però mi giustifico, o almeno cerco di capire cosa mi ha fatto tanta paura e dato una sensazione di quasi svenimento, lacrime che uscivano da sole e azzeramento della salivazione.
Intanto la stanza era piccola e lo strumento sembrava gigantesco, poi era poco illuminata e, infine, io ho alcune fobie.
Una, forse la peggiore, è che morirò di morte apparente che sarà ovviamente scambiata per morte reale, mi seppelliranno e un giorno mi risveglierò sotto terra chiusa al buio in una bara.
Questa cosa non dovrebbe potermi succedere, comunque, perché sono iscritta all'AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi) da quando avevo 19 anni e, dopo aver donato il donabile, vorrò pure essere cremata, quindi, quando finirò in una bara, pericolo di svegliarmi non ce ne sarà proprio.
Quando ti fanno la risonanza all'encefalo, la tua testa deve stare proprio sotto all'apparecchio, per cui ti ritrovi una sorta di parete/soffitto a cinque centimetri dalla faccia e la cosa ricorda tremendamente il mio incubo della bara. E, il primo giorno, il fatto che ci fosse poca luce ha incrementato di parecchio questa sensazione.
Ho capito però di non essere sola in questa fobia.
La seconda volta che ho fatto l'esame, infatti, mi sono ritrovata a chiacchierare in sala d'attesa con altre due persone che vivevano l'esame come un incubo, esattamente come me e per la stessa motivazione.

Comunque, alla fine, dopo tre "prove" di qualche secondo, sono riuscita a superare l'irrazionale terrore, sono stata con la testa lì sotto per oltre mezz'ora di esame e non è stato nemmeno tremendo. Appena mi venivano pensieri cupi, iniziavo a contare (quanto ho contato in quei minuti interminabili!), pensavo a cose belle e poi muovevo gli occhi e vedevo, in basso, la luce.

In conclusione, voglio dire a chi ha paura... fatevi coraggio, si può fare!


La peggior settimana della mia vita, Silvia Menini



Una storia piacevole da leggere, scorrevole, allegra,simpatica.
Sin dall'inizio mi è piaciuta molto... Camilla e il suo ex fidanzato si intrufolano furtivamente, di notte, a casa del capo di lei e siccome non siamo di fronte a Lupin, Jighen e Gamon, un po' di risate sono assicurate fin dalle prime righe.
Questa settimana da dimenticare è piena di intoppi, soffitti che crollano, valigie disperse, uomini adorabili che ti abbordano e poi non sono quelli che tu credevi... ne succedono davvero tante e sono scritte in maniera molto fresca e divertente.
E c'è tempo anche per una storia d'amore.
Molto carino, lo consiglio per un paio di piacevoli ore di lettura sotto l'ombrellone o in amaca.
Se volete acquistarlo, su amazon, cliccate sulla foto.

Fuori di dieta di Virginia Scarfili

Aggiornamento di un anno e mezzo dopo.
Il libro è stato pubblicato, però con titolo differente, nella collana You Feel di Rizzoli.

Fuori di dieta (YouFeel): Nessuno conosce le proprie risorse, finché non si mette alla prova. di [Scarfili, Virginia]

Tu hai una forte motivazione e un obiettivo?

Sinossi (dal sito Amazon)
Isabella Magri è una giovane donna che aspira al giornalismo d’assalto ma è relegata, invece, alla rubrica dei cuori solitari. Ha un fidanzato con un quoziente di romanticismo pari a una goccia nell’oceano e un cruccio, un enorme cruccio: quei 6-7 chili di troppo che non la fanno mai piacere abbastanza. Isabella insegue quindi un duplice sogno: una magnifica carriera come vera giornalista ma magra! 
Suo malgrado, grazie a quello che all’inizio reputa un lampo di genio, si ritroverà ben presto imprigionata in una situazione tale che i suoi desideri saranno inesorabilmente legati l’un l’altro. 
Un capo con aspettative oltre ogni immaginazione la porterà in un percorso a tratti esilarante e a volte da psicodramma ma soprattutto verso insospettabili conclusioni in attesa dell’articolo finale relativo al percorso intrapreso. 
Durante questo cammino si insinuerà nella sua vita anche Matteo, astronomo romantico dal sorriso splendente ma con un difetto che Isabella non riesce proprio a digerire. 
La giornalista, in un turbinio di situazioni al di là di ogni aspettativa, vivrà una realtà che in pochi mesi cambierà il suo modo di vedere gli altri e se stessa, scoprendosi una forte personalità e un coraggio che non credeva di possedere grazie alle persone che, insieme a lei, seguono la dieta “del momento”. 
Tra brutte figure, stati d’animo contrastanti, motivazioni e obiettivi un dubbio si farà sentire nella sua vita: sarà davvero così importante essere magra?


Cosa ne penso io.
Già il titolo mi ha colpito molto, lo trovo molto simpatico e "vincente".
(Questa frase, a dir la verità, l'avevo scritta quando il titolo era "Pensavo fosse dieta invece era Dukan". Quando hanno "imposto" di cambiare il titolo mi è dispiaciuto molto, ma devo dire che anche "Fuori di dieta" non è male).
Trovo deliziosa anche l'immagine in copertina. E, ovviamente, trovo deliziosa la storia.
Conosco, "capisco al volo" e apprezzo lo stile di scrittura fresco, scorrevole e divertente di Virginia, che è anche una delle mie più care amiche, e che avevo apprezzato già tantissimo nel suo primo romanzo fantasy Luna per Aria.
Pensavo fosse dieta e invece era Dukan è una storia carina, infarcita di battute cinematografiche e non solo. Devo dire che mi sono fatta parecchie risate leggendolo e mi ha ricordato molto lo stile di Sophie Kinsella. La protagonista Isabella mi ha fatto pensare continuamente alla Becky della trasposizione cinematografica di I love shopping... ecco, semmai dovessero fare un film tratto da questo libro, io ci vedrei proprio Isla Fisher.


Risultati immagini per isla fisher i love shopping

Ma, sebbene molto divertente (le parti con Bea forse sono quelle che mi hanno fatto più ridere... oltre ad aver chiamato uno dei protagonisti Itclif!), Pensavo fosse dieta e invece era Dukan tocca un argomento serio e delicato, infatti la storia della protagonista si intreccia con quella di persone che hanno un problema importante di peso e che frequentano il gruppo di auto aiuto "Dimagranti Anonimi".
Raccontando di diete dimagranti è facile rischiare di essere poco delicati nei confronti di qualcuno che sta combattendo una dura battaglia contro la bilancia. "Pensavo fosse dieta invece era Dukan", invece, non risulta poco delicato, anzi. Il fatto che l'autrice abbia provato su di sé molto di quello che racconta, poi, rende il racconto autentico. E l'articolo finale è la ciliegina sulla torta.

In questa pagina c'è una bella intervista all'autrice, che vi farà conoscere un po' di lei e di come ha ideato questa simpatica storia.

Citazione
Ne ho scelta una, anche se ci sono molte parti che mi sono piaciute, ma estrapolate dal contesto non avrebbero avuto molto senso. Quella che ho scelto fa parte dell'articolo finale, che è tutto molto bello, e a me ha colpito molto perché è stata anche la mia motivazione per perdere peso in un certo periodo (anche se non si trattava di amore per un figlio, dato che non ne ho, ma per i figli di alcune mie amiche).

La sua forte motivazione era l’amore per il figlio, un amore che l’ha aiutata non a rimettersi in piedi ma seduta in ginocchio per poter giocare a terra con lui. C’è riuscita e oggi è una mamma più felice. Solo se lo vuoi davvero riuscirai in un’impresa alla quale gli altri non credono. E quando riesci in qualcosa che credi più grande di te diventi più forte e le difficoltà che prima credevi insormontabili ti sembreranno non una passeggiata ma quantomeno fattibili.

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Riflessioni



Ogni volta che leggo questa frase, sento un tonfo dentro al cuore.
Perdere se stessi mentre si vuole troppo bene a qualcuno è una cosa che può essere bella, anche un po' paradisiaca a volte, però è un bel rischio. Una roulette russa.
Però queste cose non si scelgono, Capitano. 
E allora, se sei fortunato, il tuo qualcuno si perde con te e vivrete per sempre felici come nelle favole.
Ma se quello non si perde... eh.

mercoledì 25 maggio 2016

Parole in versi

 














Nelle scorse settimane, sono andata a scavare in mezzo a vecchi diari alla ricerca di parole che mi ispirassero. 
Ho trovato una discreta quantità di parole in versi di cui non ricordavo quasi nulla e mi sono ispirata.
E allora ho ripreso a scrivere poesie.
Non lo facevo da tempo... ne scrivevo diverse quando ero giovane, soprattutto quando ero malinconica, cosa che accadeva spesso.
Poi c'è stato un blackout di quasi vent'anni e adesso di nuovo.
Queste tre sono tra le mie preferite e sono recenti, anche se ciò che me le ha ispirate è passato remoto, anzi trapassato.