martedì 13 gennaio 2009

Parole per aria - Il treno (1)


Prendeva spesso il treno, da piccola.

Le ore le sembravano infinite e liete in quegli scompartimenti che avevano un odore caratteristico, che lei chiamava “profumo di treno”. Era un misto tra l’odore stantio degli scompartimenti e quello dei panini che la mamma preparava per i viaggi in treno: sempre uguali, con la cotoletta oppure con la frittata. Non passava nemmeno un’ora dalla partenza per consumare il primo panino e spesso i panini erano finiti già diverse ore prima di giungere a destinazione.

Era sempre una lotta per chi stava vicino al finestrino: Chiara era la più grande e a volte la mamma la obbligava a cedere il posto al fratellino più piccolo, Ennio.

Le ore lunghe trascorrevano con le facce dei bambini spiaccicate contro il finestrino, a guardare fuori, il mondo correre a quella velocità pazzesca… Spesso erano campi verdi, porzioni di spiagge stupende dal mare azzurro piene di bagnanti, altre volte erano campi innevati e paesaggi cittadini con le automobili in fila al passaggio a livello.

Chiara era affascinata dalle gallerie: chilometri di spazi stretti, bui e puzzolenti… Quando c’era una galleria era vietato tenere il finestrino aperto: Chiara ammirava rapita il suo volto e l’intero scompartimento riflessi nel vetro e, oltre, il buio.

Immaginava che ci fosse un’altra bambina che viveva al di là del vetro.

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per essere passato/a da qui!
Thanks for stopping by!