lunedì 26 gennaio 2009

Ricordando Parigi


Il sole fino alle dieci passate allunga le nostre giornate, allontanando il pensiero della quotidianità da questa dimensione così diversa.
Tanta gente a qualunque ora. Sulla metropolitana alle dieci di sera, confusione come se fossimo ad una fiera. Due ragazzine bevono uno strano liquido azzurro, sedute sui sedili del treno stracolmo, come se fossero ad un tavolino di un bar. Un ragazzo manda un sms e tanti altri hanno gli auricolari, astratti dalla realtà del treno in corsa.
Squallore e tristezza di certe stazioni della metro. Una mendicante giovane e bella ma senza un braccio, con la mano attaccata alla spalla, mi fa ciao ciao e chiede denaro, appollaiata sulle scale strette di una delle linee della rer del centro.
Le lunghe ed immense strade che, a stella, partono dall'Arc de Triomphe, qualche centinaio di scalini sotto noi e la sensazione che da lassù puoi dominare tutto, anche se il vento impazza e la pioggia scrosciante, in meno di trenta secondi, ci costringe a tornare in basso, disperdendo in un lampo ogni pensiero di "grandeur".
La larghezza smisurata degli Champs Elysées, così luminosi e ricchi, pieni di gente, di tutte le età, di tutte le nazionalità, che corrono sotto i loro ombrelli variopinti, rifugiandosi a tratti nei negozi lussuosi.

Le vetrate colorate e grandiose della Sainte Chapelle che mi riportano in mente Ken Follett e l'immensa cattedrale del priorato di Kingsbridge.
Tetti bassi di case antiche e, improvviso, il Beaubourg. Volutamente strana costruzione colorata, moderna, con tutti i suoi tubi a vista, nel mezzo di un quartiere antico. Come qualcosa di alieno, proveniente da un altro pianeta, caduto per caso sulla terra. La piazza in lieve pendenza che mi fa pensare a piazza del Campo a Siena, affollata, come molti luoghi di Parigi. 
Un ragazzo accanto a me beve da una bottiglia di birra, accanto a lui tante bottiglie vuote e odore di alcool nell'aria. Dietro, un gruppo di ragazzi suonano la chitarra e cantano, ridendo ogni tanto. Cicche e tappi di birra per terra non ci fanno desistere dal coricarci anche noi in questa piazza splendida che sembra essersi materializzata lì da chissà dove. 
E guardiamo in alto, guardiamo il palazzo e i tubi colorati che lo circondano e poi guardiamo il cielo, oggi, fortunatamente sereno anche se ogni tanto qualche goccia di pioggia ci ricorda che il clima qui è diverso.
Il verde del Parc de Bercy, i suoi prati immensi che ci hanno accolto coricati stanchi e gli alberi visti dal basso con il cielo azzurro a far capolino tra le foglie.
La dolcezza di essere cullati dal battello che ci porta avanti e indietro per la Senna, scossi dal vento e colpiti da sporadiche gocce di pioggia, passando sotto i famosi ponti e ammirando dall'acqua e con i colori del tramonto le tante bellezze di Parigi, i tetti di Parigi.

Queste sono alcune delle mie impressioni su una delle città più belle... alcune delle tante cose che mi vengono in mente se penso a Parigi. Una città che per me ha del magico, un fascino antico e romantico che mi riporta alla mente ricordi e pensieri passati.

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