domenica 8 febbraio 2009

Le polpette malvagie



Sedevo febbricitante sul divano, un pomeriggio d'inverno.
Pensando all'imminente cena, qualcosa nella mia testa, mi disse:
"Potrei fare le polpette".
Dopo pochi minuti, stavo già cucinando le suddette con un bel po' di salsa.
Dovevo immaginare che qualcosa non andava in quelle polpette, perché già mente cucinavano, ammollate come mitocondri o vacuoli nel loro abbondante citoplasma a base di pomodoro, notavo in loro qualcosa di inquietante.
Le polpette facevano capolino dal loro bagno di salsa, a turno per pochi secondi, come intente a spiarmi.
Le avevo, allora, combattute, credendomi astuta, mettendo il coperchio sulla pentola, in modo da non vedere più le loro testoline emergere dal bagno rosso. Ma loro erano state ancora più astute: avevano spinto il coperchio verso l'alto, provocando la fuoriuscita di un mare rosso che era colato sulla pentola e sul piano cottura di acciaio inox spendente e erano tornate a fare capolino, a gruppetti di tre, fissandomi intensamente con le loro testoline che mi erano sembrate ad un tratto sanguinolente.
Allora, in preda ad un forte spavento, avevo spento il fuoco sotto di esse e avevo messo di nuovo il coperchio. E, come se non bastasse, le avevo successivamente travasate in un contenitore a chiusura ermetica, adatto per le alte temperature.
Ero sicura che questo le avrebbe fermate.
Mi ero poi soffermata a guardarle, attraverso la parete trasparente e annebbiata della loro nuova gabbia ed avevo notato che le polpette impertinenti non facevano altro che continuare a fissarmi, seppure impotenti, dalla loro prigione di plastica.
Alla fine, rassegnata, decisi che c'era solo una cosa che potessi fare per mettere fine a quella tortura: le diedi da mangiare a mio marito, che le divorò, incurante dei loro sguardi e delle teste sanguinolente.
Nella notte in dormiveglia, sentendomi osservata, nell'oscurità, potevo vedere le testoline malvagie ergersi a turno lievemente sporte verso di me, formando delle protuberanze nello stomaco di lui che dormiva beato.

Mi risvegliai in preda al panico e mi accorsi che era ancora pomeriggio.
Non avevo cucinato le polpette e avevo sognato tutto. Poco dopo, mio marito tornò a casa e disse:
"Amore, sono passato a comprare la cena".

Non ho avuto bisogno di chiedergli cosa c'era in quel pacchetto che si deformava continuamente, lasciando emergere, a turno, delle protuberanze che sembravano volermi raggiungere.


6 commenti:

  1. alla fine è diventato davvero un racconto!! :-)
    brava, ma che paura!

    Massimiliano

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  2. Quando avevo scritto il titolo non pensavo ad un racconto, ma ad una cosa che mi era successa (che non c'entrava nulla con quello che poi ho scritto)... poi i commenti, prima di mia cugina, poi il tuo... mi hanno ispirato!! Anzi, grazie!! :)

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  3. :)) Anche a me piace molto!! Avevo veramente la febbre quel pomeriggio... forse ero in pieno delirio!

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  4. Bello e inquitante. Anch'io tempo fa ho scritto un raccontino in cui c'era una strana macchinetta per passare il pomodoro. Quando avrò tempo te la mando, se vuoi.
    Temistocle

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  5. @TIM certo che voglio! :))

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