sabato 14 febbraio 2009

Riflessioni sulla lettura e Spoon River Anthology


Quando ero alla scuola superiore, confesso con rammarico (oggi è rammarico, prima non lo era...) che raramente leggevo i libri consigliati dagli insegnanti, anche se necessari al percorso formativo, preferivo, invece, leggere libri di diverso genere che trovavo nella libreria dei miei (il termine "libreria" è inteso come "scaffale" e non come esercizio commerciale, purtroppo!).
Così leggevo l'Antologia di Spoon River, i sonetti di Pablo Neruda, le poesie di Jacques Prévert, i libri di Oriana Fallaci, i romanzi di Isaac Asimov e i libri di Stephen King... invece di "Narciso e Boccadoro", "La coscienza di Zeno", "Eugénie Grandet", "Il malato immaginario" o "I Malavoglia" (che comunque erano presenti anche nella libreria di casa mia).
Per correttezza di informazioni, aggiungo, comunque, che parte dei libri consigliati li ho poi letti in età matura, anche per liberarmi da uno strano senso di colpa / inadaguatezza che mi veniva dal non averli letti.

Fortunatamente sono cresciuta in mezzo ai libri, a partire da quelli che mi leggeva mia mamma quando ero piccola. E, crescendo, la passione per la lettura è diventata ancora più forte.
Leggere secondo me è una delle cose più belle. Un libro ti trascina dentro la sua storia, ti fa innamorare dei suoi personaggi, al punto da dispiacerti quando il libro finisce.

Quando ero "piccola" (diciamo prima dei vent'anni), leggevo molti libri di poesie, che adesso mi risultano un po' ostici, anche quelli che adoro da sempre (i già citati Neruda e Prévert).
Il mio libro di poesie preferito in assoluto credo sia stato l'Antologia di Spoon River, un libro di cui ho voluto comprare la mia copia personale con testo originale a fronte, sebbene a casa mia esistesse già una copia del libro, per poterci scrivere sopra le mie osservazioni e colorarne alcuni versi. Colorare le parole, le pagine e scrivere i miei commenti sui libri era un'abitudine carina, che purtroppo ho perso con il tempo, anche perchè oggi leggo più che altro coricata a letto la sera e verrebbe anche un po' male scrivere e colorare!
Tornando a Spoon River, c'è uno degli "epitaffi" (quello di George Gray) che mi ha sempre colpito molto e che credo che mi abbia dato molta forza in alcuni momenti.
Tutto il post è nato perché volevo riportare parte del testo, quella parte che so, ancora oggi, a memoria.

And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

Che, all'incirca significa:
E adesso so che dobbiamo issare la vela
e cogliere i venti del destino
ovunque conducano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'agitazione e del desiderio vago.
E' una barca che anela il male eppur lo teme.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per essere passato/a da qui!
Thanks for stopping by!