sabato 14 marzo 2009

Dark Water (Cosa ne penso di...)



Ho già scritto altrove che, anche se sono sostanzialmente una fifona che ha paura del buio e degli scricchiolii, mi piacciono i libri e i film di genere thriller/horror.
Dark Water è un film che mi è piaciuto parecchio. Ed è il remake americano di un film giapponese di Hideo Nakata, che è lo stesso che ha girato "Ringu" (il cui remake americano è "The ring").
A differenza di altri remake famosi, come The ring ad esempio, questo film mi è sembrato ben curato e, soprattutto, non cade nel ridicolo o nel banale (come il citato The ring, che mi è sembrato proprio una bestialità, in particolare dopo aver letto il libro).
E' un horror di quelli che non si servono di immagini raccapriccianti, ma di immagini "normali" che assumono comunque, nel contesto, significati terrorizzanti. Come una bambina dietro un vetro o una testolina che spunta dal cappuccio di un accappatoio!!!
Dahlia (Jennifer Connelly) è una giovane mamma appena divorziata, con qualche piccolo dramma interiore che si porta dietro sin dall'infanzia, costretta, dopo il divorzio, a trasferirsi con Cecyle (la figlia di circa 6 anni) in un appartamento al nono piano di uno squallido e tetro palazzo della periferia.
Nel tetro palazzo subito iniziano ad accadere cose strane che hanno l'acqua come protagonista e soprattutto sembra che ci sia qualcuno nell'appartamento di sopra che si diverte a giocare (con l'acqua, appunto!).
Nulla di strano, se non fosse però che l'appartamento di sopra è disabitato, o almeno così sostiene lo stralunato e inquietante portiere dello stabile (che sembra essere scappato da un manicomio ... o dall'Overlook Hotel (*)!).
In aggiunta, Cecyle comincia a dividere la sua vita con un'amica "immaginaria", che però sembra essere ben più di una fantasia di bambini.
L'ambientazione del film è perfetta, squallida e inquieta quanto basta. Rendono bene le inquadrature del palazzo un po' fatiscente, con la vasca dell'acqua che sgocciola sulla terrazza, le macchie schifose di umido sul soffitto, la lavanderia tetra nel sottorraneo... l'acqua è sempre presente, anche quando non ci sono vasche che traboccano o rubinetti aperti: è tutto marroncino (come l'acqua), tutto "umido". Come dicevo, mi ha angosciato a sufficienza (ogni tanto la visione della bambina dietro il vetro mi perseguita!) e mi è piaciuto, perchè dietro ha una bella storia, seppure una storia triste.
La fine è quasi "lieta", dipende dai punti di vista ... :)). Non lascia con l'amaro in bocca, ma con una sorta di pace. E, alla fine, ci dice che l'acqua non porta solo il male.

(*) dico che sembra scappato dall'Overlook Hotel perchè anche in Shining c'era il custode, pazzo pure lui ... e questo palazzo dalle presenze inquietanti ricorda vagamente l'albergo maledetto di Stephen King.

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