mercoledì 4 marzo 2009

Parole per aria - La stanza

Lori Nix. Fonte

Sono sola a casa e guardo i mobili antichi riposti in cantina, pensando a come liberarmene in fretta.
I mobili ricoprono quasi tutta la superficie della cantina e un’intera camera è occupata dalla stanza da letto di coloro che abitavano la casa molti anni fa. La stanza è perfettamente ricomposta, come se qualcuno la usasse ancora adesso: lenzuola e copriletto rivestono il letto, pronto per essere usato, i cassetti e l’armadio sono pieni di biancheria, sui comodini ci sono le abat-jour con le lampadine funzionanti, sulla toletta, allineati, vi sono oggetti di bellezza, pettini, spazzole, specchi e boccette di profumo.
Non c’è luce quaggiù e devo sbrigarmi a salire prima che il buio mi avvolga.
Proprio mentre sto riflettendo sui pochi minuti di luce che mi restano, sento il buio farsi palpabile e, nella penombra, intravedo l’antica padrona seduta alla toletta, che si pettina i lunghi capelli bianchi con una delle spazzole. Posso vederne bene i tratti del viso dallo specchio che la riflette e che si trova a un paio di metri da me, che sono impietrita sull’uscio. La signora, oggi defunta, appare dell’età alla quale si è spenta qualche anno fa, ma sul suo viso non vi sono le rughe che la caratterizzavano, anzi la sua pelle è liscia come quella di una bambina.
Dallo specchio, l’anziana signora mi sorride e mi fa cenno di avvicinarmi a lei. Una corrente mi percorre il corpo dalla testa ai piedi: sono terrorizzata. Mi hanno insegnato, da bambina, che i fantasmi esistono solo nell’immaginazione e sono quelli con il lenzuolo bianco addosso, che gli conferisce un aspetto alquanto buffo che mi ha ricordato sempre vagamente quello di Barbapapà.
Ma questo fantasma non ha lenzuola bianche addosso e non mi sembra per niente buffo, ma solo spaventoso. Perché questa signora, io lo so per certo, è morta. E non riesco a spiegarmi, razionalmente, come possa essere adesso qui davanti a me e, soprattutto, cosa possa volere.
Penso che forse è una mia allucinazione e che non dovevo bere quel bicchiere a pranzo, non sono più abituata. La mia allucinazione però, poco dopo, si alza dalla sedia e si volta, camminando verso di me, continuando a sorridermi. Le mie gambe sono di pietra, non riesco a muovermi e i brividi mi percorrono continui facendomi tremare. Quando la signora mi raggiunge, la scruto con terrore, immaginando che, da un momento all’altro, mi salterà al collo e mi ucciderà, ma questo evento, che sarebbe certamente accaduto se io mi fossi trovata in un fumetto di zio Tibia, non accade. La signora mi accarezza un braccio e mi dice che le dispiacerà molto non poter più usare i suoi mobili, dato che io sto per venderli, o buttarli, non ho ancora deciso. E mi chiede di ripensarci. Dove si pettinerà quando la sua toletta non ci sarà più? E dove si addormenterà la sera, se io venderò il suo letto?


Non avevo mai pensato che in una casa potessero abitare i fantasmi dei precedenti proprietari. Immagino i proprietari defunti delle case che vengono demolite, con le loro valigie consunte e le loro facce crucciate, mentre si allontanano, invisibili, pensando a dove dormiranno adesso che qualcuno ha buttato giù casa loro.
La signora si siede sulla poltrona accanto a me e mi spiega.
Dopo la morte, i corpi svaniscono ma le anime rimangono. E le anime si possono ritrovare, non solo nel cuore di chi li ama, ma anche ad impregnare gli oggetti e le pareti che appartenevano loro. Gli oggetti che appartenevano ai defunti possono darci molte sensazioni, positive e negative, in base al sentimento che pervadeva il proprietario nel farne uso. Mi viene in mente che quando prendo in mano gli oggetti della toletta mi sento sempre avvolta da una sensazione di vago benessere, non ci avevo mai pensato prima. Abitare nella casa che è stata di un altro implica la convivenza con l’anima di costui, che si manifesta quando ci si sente osservati o si odono rumori che non sappiamo spiegare.
Sono molto sollevata dalla piega che sta prendendo questa vicenda, considerato che fino a pochi minuti fa la mia aspettativa era quella di essere aggredita e probabilmente uccisa da un fantasma, anche se adesso sento di avere una preoccupazione in più, infatti non mi sono proprio posta questo problema quando ho pensato al trasloco:a casa nuova non posso certo portare mobili vecchi che oltretutto nemmeno mi piacciono.
Il viso e le suppliche dell’anziana signora però mi toccano il cuore, come posso non tenerne conto?

Però non posso chiedere ai nuovi proprietari di tenere la camera da letto montata in cantina perché la proprietaria defunta ci deve abitare. Si farebbero quattro risate. E magari segnalerebbero il mio caso a qualche funzionario dell’ASL, spiegando che forse necessito di un ricovero presso una qualche struttura in cui potrebbero curarmi per la mia demenza senile precoce.


3 commenti:

  1. pronto! si, so dove abita, si se ve lo dico andate a prenderla subito? no perché non vorrei diventasse pericolosa :-P

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  2. Magari tutte le persone pericolose fossero come te ed avessero la tua sensibilità!
    Mi è piaciuto il racconto e devo dirti che mi ha fatto un certo effetto leggerlo proprio stamattina, tenuto conto che ieri sera mi sono addormentata con strane riflessioni sull'anima in seguito alla visione del film "21 grammi", conosci??
    Ma l'anima segue la casa o i mobili?!!!
    Per consolarti posoo dirti che nella prima ipotesi, la casa rimane là e nessuno verrà scomodato; nella seconda ipotesi, i mobili verranno acquistati da qualcuno che sicuramente li gradisce più di te e che li farà rivivere con la cura e l'utilizzo che ne farà!!
    ;) Ciao
    Alessandra

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