mercoledì 10 giugno 2009

Cosa ne penso di - On writing (S. King)


On writing, autobiografia di un mestiere, non è un romanzo, è una sorta di "insegnamento", che può diventare fonte d'ispirazione per gli aspiranti scrittori: è il racconto dell'esperienza di scrittore di Stephen King, che dà alcuni buoni consigli supportati da simpatici esempi.

In questo libro SK si racconta con semplicità, simpatia e sincerità.

Racconta le sue difficoltà di quando i suoi racconti venivano rifiutati dalle case editrici, quando viveva, non proprio benestante, già con moglie e due figli, in una roulotte e scriveva poggiandosi su un tavolino per bambini. Racconta l'inaspettato successo di Carrie, il suo primo romanzo, "salvato" da sua moglie Tabitha, dato che a lui non piaceva e lo aveva cestinato.
Carrie è il romanzo che gli ha dato la notorietà, cui sono seguiti solo successi.


Divenuto preda di alcool e droghe, SK ci rivela con dispiacere di non ricordare nulla della redazione di alcuni suoi libri, come ad esempio Cujo, proprio perchè scriveva con la mente "confusa" da queste sostanze... E ci racconta, poi, di come si sia salvato da alcool e droghe grazie a sua moglie... la sua Fedele Lettrice.

Dopo una prima parte del libro dedicata proprio alla sua esperienza, in cui traspare tra l'altro moltissimo l'amore per sua moglie e per la sua famiglia, SK dà a chi aspira a diventare scrittore alcuni semplici consigli, basati sulla sua esperienza.
Una cosa fondamentale che ci dice è che per essere dei buoni scrittori prima di tutto bisogna essere dei grandi lettori.
Cosa su cui concordo tra l'altro in pieno (nel mio piccolo...).


Ci svela che ogni scrittore ha una cassetta degli attrezzi, in cui per prima cosa ci deve stare il vocabolario! Ci fa capire che odia gli avverbi, le parole inutili, quelle troppo "pompose"... perché un racconto deve parlare di cose semplici, deve consentire a chi legge di immedesimarsi.

Ci racconta qualcosa sull'uso dei dialoghi in diversi autori e su come non sia facile scrivere dei dialoghi che funzionano.
Nel mio piccolo di aspirante scrittrice, questa è una cosa che ho notato, almeno per quello che mi riguarda!


Ci consiglia di scovare un buon posto in cui metterci a scrivere, un posto umile senza troppe distrazioni, un posto in cui si può "chiudere la porta".
Ho rivisto nella descrizione della stanza in cui lui scrive, molto della stanza di Scott Landon (Lisey's Story).


E' un libro scritto con molta semplicità e si lascia leggere molto piacevolmente, come tutti gli altri libri del Re (almeno per quanto mi riguarda).
E' un libro che consiglio... soprattutto a chi ama scrivere e conserva nel cuore il sogno di vedere pubblicato un libro.
E lo consiglio non solo ai suoi "fan numero 1" (direbbe Annie Wilkies di Misery non deve morire) ma un po' a tutti... ricordando che non è un romanzo dell'orrore e quindi se SK non piace come romanziere non è detto che non piacerà questa interessante autobiografia.

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