giovedì 23 dicembre 2010

Io e l'arte moderna (Viaggio a Parigi)


Parigi è una delle città più belle del mondo.
Non ho visto, ancora, un sacco di città, ma sono sicura che la capitale francese rimarrà tra le città per me più belle, anche quando (se) avrò visto quasi tutto il mondo.

L'ultima volta ci siamo stati alcuni anni fa.
E' stato un viaggio im
provvisato e riuscito benissimo, in cui abbiamo visto di tutto. Ho preparato l'itinerario per ogni giorno, aiutandomi con internet, riuscendo a non creare percorsi impossibili, ma solo assolutamente sfiancanti che prevedevano camminate di dodici ore quotidiane.
In quella settimana ci sono venuti il mal di schiena e le vesciche ai piedi.
Ogni qual volta ci fermavamo per mangiare in qualche locale, ci siedevamo nel primo posto libero perché distrutti e non riuscivamo poi a rialzarci per il dolore alle gambe.
La stanchezza mostruosa, il dolore alle gambe e alla schiena davano spesso origine ad attacchi di risate incontenibili, che, unite con la nostra non conoscenza del francese, i menu in francese e la "simpatia" del 90% dei francesi che non si sforzano nemmeno minimamente di cercare di comprendere quello che vuoi ordinare, nemmeno se mastichi un po' l'inglese, hanno provocato diverse volte degli eccessi di risate da star male (avete provato a ridere come dei forsennati con un gran mal di schiena?) di fronte ad attoniti camerieri che avranno pensato che eravamo degli italiani un po' matti.

E ogni sera, al rientro in albergo verso le 21,30 - 22, ci addormentavamo distrutti sopra le coperte, spesso ancora con i vestiti e le scarpe, mentre fuori c'era ancora il sole.
Ma ci siamo divertiti un sacco.

Parecchie risate, con attacco ilare di fronte al custode che secondo me è stato indeciso se buttarci fuori o no, ce le siamo fatte al Beaubourg, al museo di arte moderna, che, nel complesso, non abbiamo compreso.
Il museo, l'edificio, in sè, è, ovviamente, strepitoso.



Tetti bassi di case antiche e, improvviso, il Centro Pompidou, detto Beaubourg.
Costruzione volutamente strana... colorata e moderna, caratterizzata principalmente dall'avere gli impianti sulla facciata esterna - cosa che crea un groviglio non consueto di tubature, cavi e travi - il Beaubourg, nel mezzo di un quartiere antico, sembra qualcosa di alieno caduto per caso sul Pianeta Terra.
E infatti, nel 1977, questa "creatura uscita da un libro di Jules Verne" (R. Piano) ha fatto vincere a Renzo Piano e Richard Rogers - i progettisti dell'edificio - un concorso
che aveva l'intento di proporre la cultura in un modo meno istituzionale del solito.

Personalmente trovo l'edificio molto affascinante, anche se l'arte moderna non è il mio forte nel complesso. Infatti, come sarà evidente leggendo di seguito, alcune delle opere esposte non siamo proprio riusciti a capirle.

All'ingresso, enormi reti appese al soffitto contenevano dita, mani, piedi, equalcosa di indefinito che sembravano organi interni, di dimensioni gigantesche e fatti di qualche materiale che sembrava gomma. Ogni tanto, una rete allentava la sua presa sul soffitto e precipitava fino a circa un metro dal suolo. Il gioco si ripeteva a cadenze prestabilite... Ci eravamo addentrati nel Museo già un po' perplessi per non aver capito nulla di questa introduzione, sentendoci un po' scemi.

La prima opera incompresa che ha scatenato l'attacco di risate convulse (soprattutto di Marco), è stata il ritratto di questo signore con gli occhiali, che sembra un mostro disegnato da un bambino; opera che noi abbiamo ribattezzato "Lo zombie" e cui non riusciamo a dare un significato.


Subito dopo lo zombie abbiamo visto un pianoforte che era rivestito da un panno grigio, compresi i piedi; questa sorta di vestitino del pianoforte gli conferiva un aspetto che lo faceva somigliare a un elefante. Purtroppo non ho foto che documentano questo splendido reperto, ma è stato proprio guardando questo pianoforte mascherato da elefante che si è manifestato il maggiore dei nostri attacchi di risate, che ci è valsa un'occhiataccia da parte dell'addetto del piano.

Il rinoceronte rosso in materiale plastico, documentato qui sotto, se l'è battuta alla grande con il pianoforte travestito da elefante che però resta il vincitore.


Molte altre opere hanno suscitato in noi domande su quale fosse il loro oscuro significato... come ad esempio una tela bianca con un chiodo piantato nel mezzo o una tela 3 x 3 completamete dipinta di blu o una tela bianca (non dipinta, vuota) su parete bianca. O ancora, filmati proiettati in più schermi nella stessa stanza, riguardanti donne fluttuanti nelle acque di un lago, nell'atto di affogare. O sculture della testa di Pinocchio con naso sproporzionatamente lungo. O ancora sgabelli a forma di gnomo.


Oltre queste opere appena citate di cui, molto francamente, io e mio marito non abbiamo colto il significato (che sono certa esserci), altre opere, che, seppur parecchio strane, hanno destato in noi da un lato curiosità e, talvolta, emozioni.

Uno strano mostro altezza uomo, composto da oggetti vari, tra cui pistole, bombolette spray, forbici, e giocattoli vari, incollati tra loro e dipinti ha attratto particolarmente la nostra attenzione.


Insieme a "Il mostro", la nostra attenzione è stata attratta da "L'aereo".
Grande circa 3 metri x 3, appeso al soffitto, fatto di qualcosa simile al vimini e centinaia di forbicine da
l manico colorato, infilzate dappertutto, a fare da eliche alcuni asciugacapelli non troppo moderni (accesi).


Un'opera un po' lugubre ma affascinante, anche se non sappiamo il significato che gli ha dato l'autore, è quella che abbiamo ribattezzato "I guanti": centinaia di guanti (suppongo), riempiti di qualche materiale che gli ha dato bene o male la forma di mani e poi colorati di rosso, appesi insieme al soffitto a formare un grosso grappolo dall'aspetto sanguinolento!



Sono certa di non avere uno spirito artistico granché sviluppato, non me ne vogliano gli estimatori di arte moderna... leggendo qua e là ho trovato due frasi che mi hanno colpito e che, ho capito, riassumono quello che penso dell'arte moderna.

"L'arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce avere un significato" (anonimo)

"L’arte moderna si chiama così perché non ha nessuna probabilità di diventare antica" (Nikita Kruscev)




3 commenti:

  1. Buongiorno Francesca,
    Ti contatto tramite commento perché non ho trovato nessun altro modo per farlo.
    Vorrei farti conoscere il servizio Paperblog, http://it.paperblog.com che ha la missione di individuare e valorizzare i migliori blog della rete. I tuoi articoli mi sembrano adatti a figurare tra le pagine del nostro magazine e mi piacerebbe che tu entrassi a far parte dei nostri autori.

    Sperando di averti incuriosito, ti invito a contattarmi per ulteriori chiarimenti,

    Silvia

    silvia [at] paperblog.com
    Responsabile Comunicazione Paperblog Italia
    http://it.paperblog.com

    RispondiElimina
  2. Ahimè, mi manca Parigi !
    L'arte moderna spesso è fuori dalla mia compresione ma quando vado a vedere qualcosa mi organizzo col mio prof d'arte del liceo, che è di una decina di anni più grande di me, e andiamo assieme.
    Con qualcuno esperto e capace di comunicare, certe cose le puoi apprezzare, altrimenti sono davvero incomprensibili. (Un po' come sto grumo sanguinolento di guanti, che fa impressione, forse è questo il suo senso, chissà).

    p.s. = con calma sto spulciando il blog, mi piace leggere anche le cose vecchie, altrimenti perchè scriverle ?

    RispondiElimina
  3. ecco, se fossimo andati con un prof. di storia dell'arte o un esperto, forse avremmo compreso di più, ma ci siamo divertiti un mondo anche a non capire un fico secco!!
    mi fa piacere se spulci il blog, oltretutto ho scritto per diversi mesi, senza che nessuno leggesse mai nulla... e questo l'ho ripubblicato, ma è stato scritto un paio di anni fa :))

    RispondiElimina

Grazie per essere passato/a da qui!
Thanks for stopping by!