venerdì 20 febbraio 2009

Un cesto riempito alla rinfusa di fobie


Ho appena finito di leggere, o forse più corretto dire, di fagocitare l'ennesimo thriller.
Si chiama "Il suggeritore", è di un tale D. Carrisi, che non conoscevo, e credo sia uscito da poco. L'ho preso sul sito IBS, partecipando ad una sorta di promozione, per cui mi hanno mandato le prime dieci pagine, io le ho lette, gli ho spedito via mail un commento e mi hanno mandato un codice con cui ho preso il libro a 1 euro. E' la seconda volta che prendo un libro a 1 euro con le stesse modalità. Non so se questa promozione arriva a chiunque ha fatto un acquisto su IBS, perché io sono di sicuro una cliente parecchio fidelizzata.
Il libro mi è piaciuto tantissimo: l'ho trovato molto scorrevole da leggere e con una storia interessante, per quanto, ovviamente, non sia un Armony!! Oltretutto, ha riservato un gran bel colpo di scena verso la fine, come piace a me.

Amo molto i libri di questo genere, anche se non so esattamente perché dato che, spesso, riescono a farmi venire gli incubi. Oltretutto il pensiero che di eventi "thriller" ne accadono continuamente nel mondo, mi atterrisce...
Perché mi piacciano così tanto i libri del genere è un mistero che mi sono, in parte, spiegata diversi anni fa, leggendo le parole di un Grande Scrittore.
Un giorno, ho fatto una cosa che non faccio di solito: ho letto la prefazione di uno dei libri si Stephen King (che è uno dei miei autori preferiti).
Il libro è una raccolta di racconti che si chiama "A volte ritornano".
Sono rimasta molto colpita, oltre che dalla simpatia dell'Autore, anche da quello che ha scritto e come lo ha fatto. King parla della paura, della sua paura di quando, a letto, si assicura di dormire tutto ben sotto le coperte e di non lasciare che un piede "esca fuori" dal letto, non si sa mai qualcuno sbuchi da sotto per trascinarlo con sé... non succede, si sa, ma lui lo fa (e l'ho sempre fatto pure io!!!). Spiega perché lui scriva romanzi del genere e dice che per lui è naturale, perché nella mente di ciascuno di noi ci sono dei filtri che "trattengono" le nostre ossessioni... E la sua ossessione è il macabro.
Infine, King spiega anche perché, secondo lui, le persone leggono così tanto questo genere di libri - e non solo, si riferisce infatti a qualunque notizia "macabra".
Riporto queste poche righe, tratte dalla citata prefazione, che mi piacciono molto:

Davanti ad un racconto dell'orrore non riusciamo a credere veramente a quello che leggiamo. Non crediamo nei vampiri, nei lupi mannari e nei camion che improvvisamente si mettono in moto e si guidano da soli. Gli orrori ai quali tutti crediamo sono (...) l'odio, l'alienazione, la vecchiaia senza amore, l'avanzare in un mondo ostile sulle gambe malferme dell'adolescenza... Il racconto di mostruosità e terrore è come un cesto riempito alla rinfusa di fobie: quando l'autore passa accanto a voi, prendete dal cesto uno dei suoi orrori immaginari e deponete, al posto di quello, uno dei vostri orrori reali... almeno per un po' di tempo.

domenica 15 febbraio 2009

I love shopping


Condivido la mania per lo shopping della Becky di Sophie Kinsella, ma io sono una "shopaholic" in particolare per due tipologie di prodotti: libri e prodotti per la cura del corpo.

Le erboristerie e le librerie esercitano su di me un potere quasi magico... ci starei dentro per ore, annusando tutti i prodotti e guardando e toccando ogni singola copertina dei libri. E, quando esco da questi fortunati esercizi commerciali, sono carica di creme per il corpo o di diversi libri, che cercavo o che non avevo mai pensato di acquistare e ho un po' meno di euro nel conto in banca.
E questo succede non solo con le librerie e le profumerie reali, ma anche con quelle online, dove è ancora più facile perdere il conto, quando metti nel carrello prodotti e libri di vario genere e, solo alla fine, ti accorgi che il conto è di quasi 100 euro.

Se esistesse una "librofumeria" credo che diventerei la cliente più fedele!

E' già da un pezzo (circa un mese) che non vado a "fare il pieno" in erboristeria, l'ultima volta ho comprato due talchi liquidi, all'iris e alla china. Ho scoperto da poco più di un anno il talco liquido che è un prodotto dalla consistenza meravigliosa, meno densa di una crema e più densa di un latte. Quello all'iris ha un profumo meraviglioso... anche se ho notato che le persone o ne amano il profumo (come me) oppure lo odiano, nessuna via di mezzo.

Se è da un po' che non vado in erboristeria, invece ho recentemente fatto due ordini di libri su IBS e ieri ho fatto l'ennesima incursione in libreria: dovevo comprare un regalo e sono uscita con il libro regalo ("L'ombra del vento", meraviglioso romanzo di C. Zafon) e altri tre libri per me (I love shopping in bianco e La regina della casa di Sophie Kinsella e Le notti di Salem di S. King). Quindi, complessivamente, negli ultimi due mesi, ho acquistato qualcosa come una ventina di nuovi libri. Ma, come ho già detto altrove, credo che leggere sia il miglior passatempo e io adoro farlo.

sabato 14 febbraio 2009

Riflessioni sulla lettura e Spoon River Anthology


Quando ero alla scuola superiore, confesso con rammarico (oggi è rammarico, prima non lo era...) che raramente leggevo i libri consigliati dagli insegnanti, anche se necessari al percorso formativo, preferivo, invece, leggere libri di diverso genere che trovavo nella libreria dei miei (il termine "libreria" è inteso come "scaffale" e non come esercizio commerciale, purtroppo!).
Così leggevo l'Antologia di Spoon River, i sonetti di Pablo Neruda, le poesie di Jacques Prévert, i libri di Oriana Fallaci, i romanzi di Isaac Asimov e i libri di Stephen King... invece di "Narciso e Boccadoro", "La coscienza di Zeno", "Eugénie Grandet", "Il malato immaginario" o "I Malavoglia" (che comunque erano presenti anche nella libreria di casa mia).
Per correttezza di informazioni, aggiungo, comunque, che parte dei libri consigliati li ho poi letti in età matura, anche per liberarmi da uno strano senso di colpa / inadaguatezza che mi veniva dal non averli letti.

Fortunatamente sono cresciuta in mezzo ai libri, a partire da quelli che mi leggeva mia mamma quando ero piccola. E, crescendo, la passione per la lettura è diventata ancora più forte.
Leggere secondo me è una delle cose più belle. Un libro ti trascina dentro la sua storia, ti fa innamorare dei suoi personaggi, al punto da dispiacerti quando il libro finisce.

Quando ero "piccola" (diciamo prima dei vent'anni), leggevo molti libri di poesie, che adesso mi risultano un po' ostici, anche quelli che adoro da sempre (i già citati Neruda e Prévert).
Il mio libro di poesie preferito in assoluto credo sia stato l'Antologia di Spoon River, un libro di cui ho voluto comprare la mia copia personale con testo originale a fronte, sebbene a casa mia esistesse già una copia del libro, per poterci scrivere sopra le mie osservazioni e colorarne alcuni versi. Colorare le parole, le pagine e scrivere i miei commenti sui libri era un'abitudine carina, che purtroppo ho perso con il tempo, anche perchè oggi leggo più che altro coricata a letto la sera e verrebbe anche un po' male scrivere e colorare!
Tornando a Spoon River, c'è uno degli "epitaffi" (quello di George Gray) che mi ha sempre colpito molto e che credo che mi abbia dato molta forza in alcuni momenti.
Tutto il post è nato perché volevo riportare parte del testo, quella parte che so, ancora oggi, a memoria.

And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

Che, all'incirca significa:
E adesso so che dobbiamo issare la vela
e cogliere i venti del destino
ovunque conducano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'agitazione e del desiderio vago.
E' una barca che anela il male eppur lo teme.


venerdì 13 febbraio 2009

Parole per aria - Facebook e il Grande Fratello


Me ne stavo tranquilla a "feisbuccare" qua e là, quando improvvisamente mi sono sentita spiata.
Ero sola a casa e, nonostante le mie paranoie, escludevo che, dato il costosissimo impianto antifurto, qualcuno si fosse introdotto di soppiatto e mi stesse per agguantare, sbucando dal buio dietro di me.
Scrivevo sulla bacheca di uno, commentavo lo stato di un altro, pubblicavo un video di Francesco Guccini e scrivevo alcune sue belle parole sul mio stato... la sensazione di avere gli occhi puntati addosso, davanti, dietro, di fianco non se ne andava mai.
Mi rigiravo continuamente sulla mia sedia
da scrivania, dotata di rotelle che mi consentono di ruotare rapidamente su me stessa, ma dall'ombra non emergeva nessuno.
Allora avevo scritto sul mio stato: "Oggi ho la sensazione di essere spiata. Orwell aveva ragione?".
Dopo nemmeno 10 secondi, mi era arrivato un messaggio inquietante in bacheca di un certo SnOwKiNg, un mio non "amico" di Facebook.
Il messaggio citava 1984 di Orwell e diceva

"La guerra è pace.
La libertà è schiavitù.
L'ignoranza è forza."

Mi ero chiesta come aveva fatto questo non "amico" a leggere sulla mia bacheca e vedere il mio "stato". Poi avevo capito: gli smanettoni ci erano riusciti... Avevano trovato il modo di vedere il profilo anche dei non "amici" e il Grande Fratello, quello Orwelliano, era arrivato anche su Facebook.

Una Lancia per Facebook


Mi sono iscritta a Facebook una fredda sera di novembre, dopo le sollecitazioni di amici e parenti (sì, solo mia nonna manca su Facebook... e solo perché non c'è più, immagino).
Il mondo virtuale ha sempre esercitato su di me un fascino che qualcuno non si spiega, dal momento che sono una persona molto socievole e amo frequentare le persone "dal vero".
I luoghi comuni, invece, dicono che la vita virtuale sia apprezzata maggiormente da quelli con problemi di relazione... che io non ho mai avuto... Certo, ero un po' timida anni fa, ma, da quando ho iniziato a lavorare, ho perso parecchie delle mie inibizioni.
Comunque, io non credo ai luoghi comuni.
Dopo i primi giorni di orientamento in questo nuovo mondo, mi sono accorta che, qui, su Facebook, la privacy non esiste.
D'altra parte, il mio amico Max dice che le persone intelligenti non pubblicano i loro segreti su Facebook e io sono intelligente (almeno secondo questo criterio!), così non metto informazioni che non voglio siano visibili ai miei "amici" ed, eventualmente, a chiunque.
Perché se è vero che puoi impostare il tuo profilo in modo che sia visibile solo dagli "amici", sempre Max mi ha fatto notare che c'è un popolo di smanettoni che si adopera per rendere possibile guardare i profili anche di quelli che "amici" non sono!

Una riflessione mi viene spontanea.
Che interesse c'è a leggere pensieri, messaggi o guardare foto di perfetti sconosciuti?

Un'altra riflessione accompagna la prima.
In effetti, le trasmissioni (che purtroppo vanno per la maggiore) come il Grande Fratello sono fondate proprio su questa curiosità.

Un altro giorno scriverò cosa penso del Grande Fratello, ma adesso torniamo a Facebook.
Ho letto un'altra cosa, non ricordo dove... che le informazioni che noi utenti immettiamo sono analizzate, per inviarci le pubblicità mirate. In effetti, mi chiedevo da qualche tempo, come mai mi compare sempre una pubblicità che promette di dimagrire 30 kg in 30 giorni!
Ora ho capito... Ma dove l'ho scritto che sono a dieta?!
Beh, non è che esista solo FB a "spiarci" su internet... Ci sono spyware, adaware, cookie (che non è solo il soprannome che io davo al mio cagnetto quasi vent'anni fa) e chissà quante altre cose che io nemmeno so.
Ma Facebook non è solo assenza di privacy e pubblicità mirate.


Io ero abbastanza scettica quando mi sono iscritta, ma devo dire che a me piace.
Innanzitutto, in occasione di due lunghe influenze questo Facebook mi ha tenuto tanta compagnia e, grazie ad un amico ritrovato su Facebook, ho aperto questo blog.

Già solo per questi due motivi, lo apprezzo.

Poi mi piace perché mi consente di condividere con gli amici canzoni, pensieri, foto, in qualunque momento della giornata e mi consente di esprimere anche dei pensieri "flash" e commenti su quello che scrivono gli altri (e sono scambi di opinione, quindi un arricchimento, che altrimenti potrebbero anche non avvenire).
Un altro motivo per cui mi piace è perché mi consente di stare in contatto quasi costante con amici che abitano a parecchi km di distanza (P. e R., S. e C., M., F. e zia M. per citarne alcuni) senza spendere soldi, oltre la connessione (che comunque è flat!) e poi perché mi ha consentito di riavvicinare diverse persone che non vedevo da tantissimi anni, con cui mi piace pensare di essere adesso "amica" non solo nel senso "feisbucchiano" della parola.

lunedì 9 febbraio 2009

Lo strano invito


Doverosa premessa:
Questo racconto l'ho scritto a quattordici anni o forse prima, quando uno dei miei fumetti preferiti era “Zio Tibia” (titolo originale “Creepy”). So che è una bestialità assoluta, ma mi fa simpatia, anche perché io ricordo anche mentre lo scrivevo, con le penne colorate profumate, ciascuno di loro aveva un colore... ricordo che le battute di Luisa le scrivevo in arancione.




Maria trova un depliant nella cassetta della posta.

Maria: Guarda, Luciano… È arrivato un invito dall’agenzia di viaggi Travel Dream per trascorrere quattro giorni nel castello di Dracula a Bran, in Transilvania. L’invito dice che è tutto a spese loro, compreso il trasferimento in aereo e che saremo due coppie, sorteggiate tra tutti quelli che l’anno scorso hanno usufruito dei loro servizi. Non è fantastico?

Luciano: Davvero sei sicura che sia tutto compreso? È ben specificato nel depliant? Non vorrei poi dover sborsare un sacco di soldi perché non abbiamo letto bene tutte le postille scritte minuscole!

Maria: Non c’è nessuna postilla scritta minuscola… La partenza è prevista tra circa un mese. Pensi che potremo andare? Sarebbe interessante, anche se le storie di vampiri sai che mi spaventano un po’.

Luciano: Beh… se è tutto compreso perché no? D’altronde avevamo deciso di prenderci qualche giorno di vacanza.

Antonio, un amico di Maria e Luciano, trova lo stesso depliant nella cassetta della posta.

Antonio: Hei, guarda cosa c’era nella cassetta della posta! È un invito, tutto compreso, per trascorrere quattro giorni nel castello di Dracula.

Luisa: Che meraviglia! Sono sempre stata affascinata dalla storia del Conte Vlad. Quando si parte?

Antonio: Davvero vuoi andare? Non sarà forse uno scherzo di Luciano?! Ti ricordi che ha promesso di vendicarsi per quello che gli abbiamo combinato il mese scorso alla festa?

Luisa: Sì, ricordo. Passiamo a trovarli dopo cena e cerchiamo di capire se lui c’entra qualcosa con questo… E, comunque, scherzo o no, io vorrei andare davvero a vedere il castello di Dracula!

Antonio: D’accordo. Chiariamo qualcosa con lui e comunque vada, partiremo per la Transilvania!

A casa di Maria e Luciano suona il campanello. Maria apre la porta e Antonio e Luisa entrano in casa.

Antonio: Ciao ragazzi… Che ne dite se ci facciamo un viaggetto in Transilvania?

Maria: In Transilvania… E tu come fai a sapere che noi abbiamo ricevuto l’invito?

Antonio: L’invito? Anche voi dalla Travel Dream?

Luciano: Sì… siete stati sorteggiati anche voi?

Luisa: Allora non è un vostro scherzo?! La faccenda si fa interessante…

I quattro amici partono il giorno prestabilito e, dopo un movimentato viaggio in aereo con tuoni e lampi a non finire e il trasferimento con un autobus dedicato, giungono al castello di Dracula.

Maria: Oddio! Forse avremmo fatto bene a non venire, questo posto mi dà i brividi. È talmente lugubre…

Luisa: Ma dai, fifona, che sarà divertentissimo! Su, ragazzi, entriamo!

Appena oltre l’uscio, i quattro si fermano… persino Luisa, così ansiosa di addentrarsi nel castello e urlano terrorizzati alla vista di una mano insanguinata.

Maria: Che orrore! Lo sapevo che non sarei dovuta venire! Scappiamo!

Luciano: Stai tranquilla, cara! Guardate, questa mano è di gomma!! Qualcuno ci ha solo voluto spaventare… Forse fa parte delle attrattive turistiche…

Antonio: Che buio qua dentro! Aspettate, dovrei avere un accendino…

Luisa: Che meraviglia! Che lusso questo castello!

Maria: Guardate… La porta si sta chiudendo da sola!

Luciano: Farà parte anche questo del programma per i turisti…

Slam!! La porta si chiude facendo un gran fracasso. I quattro amici sussultano.
Subito dopo, una voce macabra dice, ridendo in maniera sinistra: Avete accettato l’invito e sarete costretti a rimanere qui per i prossimi giorni. È inutile che tentiate di scappare perché non ci riuscirete. Adesso dovete solo andare a dormire e domani vi spiegherò quello che dovrete fare e forse vi libererò. Le camere da letto sono al piano di sopra e sono molto accoglienti. Sogni d’oro!

Luciano: Oddio! In che guaio ci siamo cacciati?

Antonio: È tardi per recriminare, ormai siamo intrappolati qui. Ci conviene fare quello che ci ha consigliato questo squilibrato e andare a riposarci. Saliamo su.

Gli amici salgono al piano di sopra e si sistemano tutti insieme in una stanza. Nessuno prevede di dormire quella notte. Dopo qualche minuto, si sente un forte rumore che sembra lo svolazzare delle ali di un grosso volatile.

Maria: Avete sentito anche voi?

Antonio: Sì… Luciano, andiamo a vedere cosa è stato!

Luciano: D’accordo! Voi, ragazze, chiudetevi dentro!

I due amici escono dalla stanza e si fermano proprio davanti alla porta, indicando qualcosa che vola a pochi metri da loro.

Antonio: Lo vedi anche tu? Ma… ma quello non è un…

Luciano: … Pipistrello! Presto! Allontaniamoci da qui!

Antonio e Luciano si allontanano di diversi metri.

Luciano: Adesso non possono più sentirci… Possiamo parlare liberamente!

Antonio: Hai visto come ci sono cascate?! Ne ero certo! Abbiamo avuto un’idea davvero brillante per questo viaggio… abbiamo dato un po’ di movimento alle nostre solite vacanze tranquille…

Luciano: Già… Affittare l’intero castello, è stato geniale! E far registrare il messaggio a quel vecchio amico di mio padre… che risate!

Antonio: E anche la mano di gomma… è stata d’effetto!! Ma non mi avevi detto del pipistrello… È un robot? Chi te lo ha procurato? Mi ero quasi spaventato…

Luciano: Cosa… Cosa dici? Pensavo che il pipistrello fosse una tua idea… Non l’ho procurato io, davvero!

Antonio: Dai, non scherzare! Mi spaventi…

Luciano: Ti giuro che non sto affatto scherzando e mi sto spaventando anche io! Torniamo in camera!

Mentre stanno avviandosi verso la camera, Antonio e Luciano sentono delle urla.

Luciano: Oddio, Antonio! Sono Maria e Luisa che urlano!

I due amici corrono nella stanza, chiusa dall’interno. Riescono ad entrare, scardinando la porta con una spallata.

Antonio e Luciano: Mio Dio! Vamp…

Non hanno nemmeno il tempo di terminare la frase. Un essere mostruoso con lunghi incisivi insanguinati, che ha già assassinato Luisa e Maria, li aggredisce entrambi.
La loro idea non è stata forse poi così geniale… sono meglio le vacanze tranquille, a volte.

domenica 8 febbraio 2009

Le polpette malvagie



Sedevo febbricitante sul divano, un pomeriggio d'inverno.
Pensando all'imminente cena, qualcosa nella mia testa, mi disse:
"Potrei fare le polpette".
Dopo pochi minuti, stavo già cucinando le suddette con un bel po' di salsa.
Dovevo immaginare che qualcosa non andava in quelle polpette, perché già mente cucinavano, ammollate come mitocondri o vacuoli nel loro abbondante citoplasma a base di pomodoro, notavo in loro qualcosa di inquietante.
Le polpette facevano capolino dal loro bagno di salsa, a turno per pochi secondi, come intente a spiarmi.
Le avevo, allora, combattute, credendomi astuta, mettendo il coperchio sulla pentola, in modo da non vedere più le loro testoline emergere dal bagno rosso. Ma loro erano state ancora più astute: avevano spinto il coperchio verso l'alto, provocando la fuoriuscita di un mare rosso che era colato sulla pentola e sul piano cottura di acciaio inox spendente e erano tornate a fare capolino, a gruppetti di tre, fissandomi intensamente con le loro testoline che mi erano sembrate ad un tratto sanguinolente.
Allora, in preda ad un forte spavento, avevo spento il fuoco sotto di esse e avevo messo di nuovo il coperchio. E, come se non bastasse, le avevo successivamente travasate in un contenitore a chiusura ermetica, adatto per le alte temperature.
Ero sicura che questo le avrebbe fermate.
Mi ero poi soffermata a guardarle, attraverso la parete trasparente e annebbiata della loro nuova gabbia ed avevo notato che le polpette impertinenti non facevano altro che continuare a fissarmi, seppure impotenti, dalla loro prigione di plastica.
Alla fine, rassegnata, decisi che c'era solo una cosa che potessi fare per mettere fine a quella tortura: le diedi da mangiare a mio marito, che le divorò, incurante dei loro sguardi e delle teste sanguinolente.
Nella notte in dormiveglia, sentendomi osservata, nell'oscurità, potevo vedere le testoline malvagie ergersi a turno lievemente sporte verso di me, formando delle protuberanze nello stomaco di lui che dormiva beato.

Mi risvegliai in preda al panico e mi accorsi che era ancora pomeriggio.
Non avevo cucinato le polpette e avevo sognato tutto. Poco dopo, mio marito tornò a casa e disse:
"Amore, sono passato a comprare la cena".

Non ho avuto bisogno di chiedergli cosa c'era in quel pacchetto che si deformava continuamente, lasciando emergere, a turno, delle protuberanze che sembravano volermi raggiungere.


Actarus... chi era costui?


Dedicato a Anna... ;))


Quelli della mia generazione lo ricorderanno, quelli cresciuti a pane e Goldrake, Jeeg Robot d'acciaio, Heidi e Candy Candy!

La prima puntata della serie TV in Italia è stata trasmessa nel 1978 (io ho visto quella!). La serie TV è tratta dal manga di Go Nagai dal titolo "Ufo Robot Grendizer".
Il protagonista del cartone animato è Actarus, alias Duke Fleed, un alieno proveniente dal pianeta Fleed, distrutto dalle maligne forze di Re Vega.
Proprio per sfuggire a Re Vega, Duke, impossessatosi del gigantesco robot Goldrake, fugge sulla Terra. Qui Duke viene accolto dal Dr. Procton che dirige un centro di ricerche spaziali e lo ribattezza Actarus (non so perchè).
Re Vega però continua a dargli la caccia e a voler conquistare il mondo, quindi Actarus si trova a dover combattere per salvare il pianeta, potendo contare sull'aiuto dei suoi amici Venusia e Alcor.
Quindi, le puntate sono tutte avventure di combattimento contro le forze maligne, che ovviamente si risolvono sempre bene per i nostri eroi.

Mi ricordo che era molto suggestivo come Actarus si metteva al comando di Goldrake: il robot era nascosto in un deposito sotto una cascata e Actarus vi accedeva guidando una piccola navicella lungo un cunicolo (la musica in sottofondo era troppo bella ed è la sigla iniziale o finale della serie tv giapponese), poi il disco volante di Goldrake sbucava fuori e la navicella si incastrava perfettamente ... subito dopo, il robot vero e proprio si sganciava dal disco (che non mi ricordo quale fine faceva!) ed era pronto per combattere.
Era un bel cartone (o sono io che lo ricordo così).
Molto belle anche le musiche, la sigla iniziale famosissima "mangia libri di cibernetica e insalata di matematica a giocar su Marte va" e le musiche "occasionali" durante il cartone oppure la sigla finale "Shooting Star". Si vede che avevo il disco??? ;))

Odio i combattimenti, ma qui si combatteva, in ogni puntata veniva bombardata come minimo una città... però non ricordo di aver mai percepito violenza vera e propria, non c'era alcuna scena impressionante... io percepivo solo il fatto che questo Actarus era buono e salvava la Terra dai cattivi mostri verdi, con le sue armi tremende come l'alabarda spaziale o il maglio perforante!!
Non guardo molti cartoni animati attuali, ogni tanto mi capita qualcosa sotto gli occhi... non so perchè ma i "nostri" cartoni secondo me erano meglio, forse meno curati graficamente, ma più belli!

La meta è lontana



La strada in salita conduce alla meta, ma sembra essere sempre più ripida, passo dopo passo.
Chiara cammina,
ma il suo incedere è pesante, sembra trasportare un enorme fardello sulle spalle, nel cervello.
La meta è ancora lontana, non si vede che un lungo corridoio buio.
Chiara cammina ai bordi,
avanza lentamente, incerta come un bambino ai suoi primi passi.
E poi sprofonda, come in un pozzo angusto dalle pareti lisce.
Non ci sono mani amiche ad aiutarla, è sola.
E ad aspettarla, in cima,
nessuno.
Solo l'ombra di se stessa,
al punto di partenza per un nuovo ed identico, eterno viaggio.

L'essenziale è invisibile all'occhio




Poco fa ho letto un post del blog "Mi sono pensata addosso" e ho apprezzato molto una frase dell'autrice, che mi ha fatto pensare a tutto il discorso che sto per fare. Dopo aver organizzato a casa sua una festa per il compleanno di sua figlia, durante la quale hanno buttato in giro una gran quantità di coriandoli, lei ha detto che non ha importanza se ha riempito la casa di coriandoli e se li ritroverà ancora a luglio sotto i mobili, anzi... quando li troverà penserà al sorriso di sua figlia.
Leggendo queste parole, io mi sono detta "Ecco una persona che la pensa come me".
Mi chiedo perchè molte persone non riescano a vivere serene, fregandosene delle cose non essenziali.
Il Piccolo Principe ci ha insegnato una cosa fondamentale, che dovrebbe essere alla base della quotidianità di ciascuno, cioè che l'ESSENZIALE E' INVISIBILE ALL'OCCHIO.
Io proporrei questo libro come lettura obbligatoria a partire da una certa età.
Io applico il concetto di Saint Exupéry alla mia vita di ogni giorno e penso che le bestialità non sono importanti e che non ci si deve fare venire l'esaurimento nervoso se le cose non sono sempre perfette come vorremmo. Oltretutto la perfezione esattamente cosa è? Cosa spinge alcune persone a pensare di essere perfette e a considerare gli altri non perfetti? Perché non si riesce a vivere bene, ciascuno con il suo modo di vivere e di fare le cose, che non sempre è identico per tutti?

martedì 3 febbraio 2009

Parole per aria - Compagni di merende II


"Il fuoco di un camino
non è caldo come il sole del mattino...
sul mio corpo il calore delle stelle
chissà dov'era casa mia"
(Io vagabondo - Nomadi)

Dopo una mattinata normale, senza eventi romantici di sorta, mi ritrovo, a fine pranzo, coinvolta in una battaglia a... sputi di semi d'anguria! Ovviamente, il mio compagno di merende si trova in prima fila tra quelli che tentano di appiccicarmi addosso i fastidiosi semini e io non sono da meno.
Come ovvia conclusione della battaglia, bisogna lavarsi!
E ci ritroviamo, ancora senza sapere i nomi, magicamente solo noi due, ancora tutti appiccicaticci, seduti per terra vicini, appoggiati al muro del bagno, a parlare per la prima volta.
Ci raccontiamo con semplicità e allegria e scopro, sorpresa, che il mio nome lui in realtà lo sa da tempo.
Il suo racconto è velato di malinconia, di qualcosa che non riesco a capire, ma il mio entusiasmo vale per tutti e due. Trascorrono sereni i giorni previsti della vacanza e l'ultimo giorno penso triste che adesso lui deve partire. Ma, nemmeno se mi leggesse nel pensiero, mi propone di andare a fare un giro in macchina in città un paio di giorni... "potremmo dormire sulla spiaggia con il sacco a pelo".

L'idea di dormire sulla spiaggia sotto le stelle per me è semplicemente fantastica, penso ai Nomadi, "Io Vagabondo" in questi giorni è diventato quasi un nostro inno, insieme a "Non ho più la mia città".

Ben felice, quindi, di aver dato tutte le materie prima delle vacanze e di poter contare, primo, su una macchina a disposizione e, secondo, su una famiglia che mi permette di fare quasi sempre quello che voglio, accetto entusiasta.
Partiamo subito alla volta della città, circa 200 km di autostrada "per modo di dire", siamo in quattro con la mia modesta utilitaria… unici bagagli: i sacchi a pelo, una coperta e la chitarra.
La passeggiata in macchina è molto piacevole, siamo tutti molto affiatati e ridiamo molto, inoltre, complici alcune occhiate attraverso lo specchietto retrovisore, sono abbastanza sicura che tra di noi sta nascendo qualcosa di bello.
Penso che sono proprio felice, ho tutto quello che voglio in questo momento e mi sento molto "vagabonda", insieme a qualcuno che nell'animo è ancora più vagabondo di me.
Arrivati in città, ci dirigiamo subito verso quella che è la reale romantica meta del viaggio: una spiaggia in cui cenare, suonare, cantare e addormentarci al chiarore delle stelle... solo di quelle, perché non abbiamo nemmeno una torcia.
Per fortuna, la serata è splendida e c'è la luna, quindi riusciamo tranquillamente a sistemarci in spiaggia anche senza illuminazione artificiale. Mangiamo alcuni pezzi di pizza, accompagnati ad un po' di vino padronale, che ci sta bene, e cantiamo.
La serata trascorre piacevolmente e ci addormentiamo vicini. All'alba siamo i primi a svegliarci sotto una pioggia sferzante e ci rimettiamo in macchina sulla via del ritorno.
Adesso è veramente il tempo di partire.
Non è successo niente tra noi, niente di tutto quello che caratterizza una storia, ma ci siamo dati tanto, hai ridato fiducia in me stessa e fatto apprezzare cose della vita che non ritenevo "valide", che avevo dimenticato o che semplicemente non conoscevo. Quanto mi ha fatto sentire libera camminare scalza o partire con amici senza meta, senza bagagli e senza porsi limiti, dormire sulla spiaggia, fregandosene dei conforts (che non ci sono), dormire per terra e dedicare parte del proprio tempo agli altri, incondizionatamente.

Sei partito ieri e io sono qui a scrivere che è stato proprio bello conoscerti. Conoscerti e basta.



Roads? Where we're going we don't need roads


"Strade? Dove stiamo andando non c'è bisogno di strade!"
(citazione da "Ritorno al futuro").

Uno dei miei film preferiti è "Ritorno al futuro", tutta la trilogia, ma in particolare il primo.
Quello che mi attira proprio in questo film è l'eventualità che esistano infinite realtà possibili, una per ogni volta che abbiamo avuto la possibilità di scegliere cosa fare.
A volte, mi sorprendo a immaginare che, da qualche parte, nel tempo o nello spazio, possano esistere altre "me stessa" che vivono vite diverse, in luoghi diversi... una me stessa diversa per ogni volta che la mia strada ha incrociato altre strade ed io ne ho imboccata (ovviamente) una sola.

Non sono pazza e non è, forse, un desiderio, è solo un pensiero.
Non ho rimpianti e sono felice della mia vita oggi: sono felicemente sposata, ho una casa, un lavoro che (nonostante alcuni mal di pancia!) mi soddisfa, ho tanti amici e una bellissima famiglia. Della mia vita attuale non cambierei una virgola.

Questo discorso sulle realtà parallele mi riporta automaticamente a pensare alle "coincidenze".
C'è un libro che ho letto diversi anni fa, che parla di coincidenze, almeno per buona parte.
Si chiama "La profezia di Celestino". Adesso non so dire se è un libro che rileggerei o consiglierei, so solo che quando lo lessi, mi colpì molto. Probabilmente, come dice lo stesso libro, da qualche parte all'inizio, bisogna leggerlo nel momento giusto (cosa che io penso di tutti i libri).
"Cosa pensi che significhi tutto ciò? Significa che eri pronto. Sei come tutti noi che ci troviamo qui: eri arrivato al punto in cui avevi bisogno del Manoscritto perchè la tua vita continuasse ad evolversi".

"Queste coincidenze avvengono sempre più frequentemente colpendoci più di quanto ci si aspetterebbe dal caso puro e semplice. Sembrano dovute al destino, come se la nostra vita fosse guidata da una forza inspiegabile. L'esperienza provoca una sensazione di mistero ed eccitazione e, come risultato, noi ci sentiamo più vivi".

Alcune volte mi è capitato che delle coincidenze fossero estremamente e stranamente significative... come se in quel momento si fosse creata una telepatia tra me e un'altra persona, come se ci fosse veramente un disegno dietro. Ma, razionalmente, sono cosciente che alle coincidenze noi diamo il significato che vogliamo, in base alla sensazione del momento, quindi a come ci sentiamo. Cioè, le coincidenze, molto probabilmente, non significano nulla!

Se abbandono la razionalità, invece, mi piace immaginare le coincidenze come dei varchi, delle porte temporali, dei punti in cui diverse realtà parallele si incontrano... varchi in cui è possibile passare da una realtà ad un'altra.

E a volte basterebbe proprio poco.