martedì 19 maggio 2009

Storie di ordinaria follia II

Immagine, a mio parere bellissima, presa da tumblr.


Mi trovavo in attesa in una stanza, da sola.
Ad un certo punto mi si era avvicinato un ragazzo alto, biondo, dai lineamenti perfetti e occhi azzurro cielo. Bellissimo.
Mi ero bloccata, mentre lo guardavo attraversare la stanza e dirigersi a passo fermo verso di me. Qualcosa nei suoi occhi mi diceva che c'era qualcosa di strano: non sembrava avere uno sguardo normale... no, i suoi occhi sembravano spenti.
Ero rimasta immobile come una statua, attenta ai suoi movimenti, spaventata.
Non sapevo quale fosse il comportamento da tenere: di fronte avevo un ragazzone che avrebbe potuto anche farmi male se lo avesse voluto. E anche se pensavo che non fosse probabile che quel ragazzo volesse farmi male, ma non potevo escluderlo del tutto.
Quando era arrivato a pochi centimetri da me e stava protendendosi per abbracciarmi, qualcuno era arrivato e lo aveva chiamato.
Lui si era fermato, guardandomi fisso, come indeciso, con le braccia ancora protese.
Io avevo tirato un sospiro di sollievo e poi qualcuno mi aveva spiegato.
Era il compleanno del ragazzo dagli occhi spenti e lui si era avvicinato soltanto perché voleva un bacio da me, voleva che gli facessi gli auguri.
Sentendomi parecchio stupida per le paure che avevo covato, commossa, mi ero fatta abbracciare.



Per lavoro mi capita di frequentare residenze per malati psichiatrici. Non sono un medico, non interagisco con loro di solito. Solo, ogni tanto, mi capita di parlare con qualcuno di loro. A volte ne ho un po' paura. Altre volte no. Spesso basta poco per fare felice qualcuno che vuole solo parlare, come la signora I. che una volta mi ha raccontato tutta la sua vita a partire dalla seconda guerra mondiale, oppure che vuole solo un abbraccio, come B. qui sopra che voleva un bacio sulla guancia per il suo compleanno, oppure come A. che voleva una foto di Cicciolina, o ancora come GianB. che vuole solo darmi un bacio sulla guancia per salutarmi quando mi vede.

lunedì 18 maggio 2009

Fidanzati Tipo - Il tipo "romantico, confuso e infelice"


Sulla scia del post sul lanternino (di cui ho parlato qui), ho voglia di farneticare un po', ironicamente ovviamente, su alcune tipologie di fidanzato tipo. Spero un giorno di raccogliere diverse ironiche tipologie di fidanzati e fidanzate tipo e di farne un volumetto. Per ora mi limito a scrivere qui il primo tipo che mi viene in mente.

Il violinista blu - Marc Chagall


Il fidanzato tipo “romantico, confuso e infelice” è caratterizzato da un aspetto affascinante, malinconico e un po’ malandrino, che fa fa pensare al personaggio Willoughby in “Ragione e sentimento” di J. Austen.
Si innamora in maniera travolgente e completamente, sino a dedicarti ogni minuto del suo tempo e ogni pensiero della sua mente.
Si dichiara appassionato lettore di poesie e dice di amare le tutte le tue letture preferite, tanto da restare ad ascoltare interessato per lunghe ore mentre gli leggi i brani dei tuoi libri preferiti. E qualche volta ti stupisce leggendoti a sua volta alcuni versi romantici che ha scritto di suo pugno o che lo avevano colpito sin dalle elementari.
È attratto come una calamita da te e starti vicino per lui è una specie di droga.
Il sesso con lui è un’esperienza travolgente, quasi estatica, perché è sesso tra due cervelli più che tra due corpi. In quel momento di massima intimità fisica, condividete le vostre incredibili emozioni e vi sentite elevati come in una dimensione diversa.
Ti fa sentire una Regina, esaudisce ogni tuo desiderio, ti riempie di regali e bigliettini, arrivando a scriverti lunghissime lettere piene di sentimento o addirittura poesie d’amore.
Ve ne andate in giro mano nella mano, dicendovi che avete trovato l’anima gemella o il vostro alter ego (persona che in effetti nessuno dei due pensa esista davvero).
Ti chiede anche di sposarlo, in un momento di particolare ispirazione romantica.

Ma. 
C’è un ma in questo idillio.
Improvvisamente, senza apparenti cause reali, con la stessa rapidità e intensità con cui ti ha amata ed esaltata, si dis-innamora di te ed entra “in un periodo di crisi esistenziale”.
Solitamente la crisi è scatenata da qualche evento esterno, come ad esempio ex ragazze che si fanno sentire per dirgli che si sono lasciate con il tipo per cui lo avevano mollato mesi prima.

E ti fa lunghissime telefonate, spiegandoti che c’è qualcosa che non va (ma non sa spiegare esattamente cosa) e che non se la sente di continuare perché la tua presenza lo opprime. Non è un’oppressione fisica, perché tu non l’opprimi di certo, oltretutto è lui ad averti chiesto di passare intere giornate insieme e di uscire la sera da soli invece che con gli amici.

È un processo irreversibile e, dopo un periodo straziante nel quale è confuso e non sa se vuole stare con te (sa però che vuole fare sesso con te), finalmente si decide a lasciarti in via definitiva.

Tu, stupita del repentino cambiamento, gli chiedi immediatamente se c’è un’altra e lui per poco non ti insulta per la mancanza di fiducia che hai in lui “Se ci fosse un’altra te lo avrei detto!”. Qualche settimana dopo, un amico comune ti dice che si è rimesso con la sua ex solo tre giorni dopo averti lasciata, sostenendo che l’aveva sempre amata.

E tu rimani attonita a chiederti cosa è successo, dove hai sbagliato e perché è finita anche questa volta. Ma non è colpa tua. 
Almeno non sempre. Non solo.

Una delle cause del comportamento di questo tipo di uomo potrebbe essere l’insufficiente livello di maturità, per cause anagrafiche oppure per esperienza di vita poco adeguata (alla tua).
Tale modesto livello di maturità, unito al tuo desiderio di essere amata, soprattutto se hai avuto già diverse esperienze, crea una pressione insostenibile per lui, che si sente come se qualcuno lo avesse ammanettato nella stiva del Titanic che affonda, come Jack Dawson. Quindi si vede costretto a scappare, prima che tu ti faccia mettere incinta e lui sia costretto a sposarti.  
Anche se tu a tutto questo non pensi minimamente perché hai solo 23 anni e prima di sistemarti vorresti ancora girare il mondo.








Morale (seria)
Spezzando una lancia a favore dei fidanzati confusi e infelici nei quali molte di noi si sono imbattute almeno una volta nella vita, diventando seria per un po', aggiungo che la causa più comune per il loro comportamento è comunque quella, ahimé, più ovvia:
Era innamorato e non lo è più. Non è colpa di nessuno. E basta.
Woody Allen a questo proposito, in "Io e Annie" (bellissimo film sui rapporti uomo/donna), interrogandosi sulla fine del rapporto con la sua donna, dice: 
"Non è mai per qualcosa che succede. L'amore finisce." 
E poi, conclude con un pezzo che mi è sempre piaciuto molto: "Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a cosa fosse l'amore. L'amore credo sia come una vecchia barzelletta, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina"; e il dottore gli fa "e perché non lo interna?" E poi lui risponde " e così a me le uova chi me le fa?" Bè, credo corrisponda ai rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali, pazzi e assurdi! Ma credo che continuino, e che la maggior parte di noi, ha bisogno di uova."
Quoto.

sabato 16 maggio 2009

Cosa ne penso di - Non ti muovere, film di S. Castellitto






Non so dove vanno le persone che muoiono, ma so dove restano.
Pensando a "Non ti muovere" due immagini mi tornano in mente, la prima è la faccia di Sergio Castellitto, la seconda è una scarpa rossa con il tacco… la seconda potrebbe provenire indifferentemente dal libro di Margaret Mazzantini o dal film di Sergio Castellitto, la prima invece proviene, ovviamente, dal film.
Ho guardato recentemente i contenuti speciali del DVD (un intero DVD di extra) e mi sono innamorata di questo film ancora più di quanto non lo fossi già.
Tratto dal libro di Margaret Mazzantini (compagna di Castellitto, che è l'attore principale e regista), il film è, secondo me, uno dei (pochi) casi in cui la trasposizione cinematografica di un libro è riuscita alla grande. Oltretutto non si tratta di un libro qualunque, "Non ti muovere" è un libro bellissimo.
La storia è quasi tutta un flashback di Timoteo (Castellitto), che, fuori da una sala operatoria nella quale sua figlia Angela sta combattendo tra la vita e la morte, decide di raccontarle (o forse meglio dire raccontarsi) una storia. La sua storia.
La storia del suo vero e grande amore, non per la mamma di Angela e sua attuale moglie (Claudia Gerini), ma per una poveraccia di nome Italia (Penelope Cruz).
Con pochi balzi nel presente, Timoteo rivive quel periodo di circa un anno (credo) nel quale ha amato Italia dapprima con violenza e poi con il cuore, disperatamente.
Un periodo nel quale però non ha saputo seguire il suo cuore, se non quando era troppo tardi e nel quale si è limitato a "lasciarsi vivere", per il timore di perdere tutto.
E tutto ha perso comunque, alla fine.
Il suo racconto però è catartico. Grazie ad esso, alla fine, Timoteo trova la pace.
L'ultima scena mi dà i brividi.

Veramente bravissimi i tre attori principali, si sono calati nei personaggi con un'efficacia incredibile.
Sergio Castellitto è Timoteo, in questo film "riempie" le scene, è anche vero che è il protagonista assoluto, ma secondo me è stato strepitoso. Ha interpretato benissimo le debolezze, le insicurezze, l'egoismo, le paure, la tristezza e la gioia di Timoteo. Un personaggio apparentemente calmo che dentro si trascina un dramma, un personaggio però troppo debole… un personaggio che mi ha fatto una grande antipatia (sia nel libro, sia nel film) per la sua incapacità di vivere... l'ho pure odiato Castellitto, con le sue debolezze! O meglio, con le debolezze di Timoteo! (l'integrazione tra personaggio e attore per me è totale qui!). Un personaggio che alla fine "salvo" perchè mi fa pena e perchè nel suo raccontarsi alla fine c'è una sorta di redenzione.
Ad affiancarlo, Castellitto ha scelto due bellissime signore.
Claudia Gerini, nei panni della sua aristocratica moglie, splendida e altera, superba e raffinata, che sembra non accorgersi della mancanza di sentimenti da parte di suo marito oppure non ci fa troppo caso; dedita alla carriera e alla vita sociale. Un personaggio scialbo che io non ho rivalutato mai in questa storia. Bellissima e brava l'attrice.
Penelope Cruz ad interpretare Italia, un'attrice bellissima, imbruttita da morire in questo film, fino a farci credere che si tratti veramente di una poveraccia, una donna che inizialmente scambiamo anche per prostituta, una donna assai poco elegante che mastica il chewingum con la bocca aperta, si trucca in maniera vistosa e spropositata e cammina con le gambe aperte. Fantastica attrice questa splendida e raffinata donna, se riesce a farci pensare tutto questo di lei!
Il personaggio di Italia, in tutta questa storia, è quello più vero e sincero, quello che mette il cuore nelle cose e, come spesso succede, quello che ci rimette di più.
Mi è piaciuto moltissimo, sia il libro, sia il film. Lo consiglio vivamente a tutti. Con i fazzolettini di carta alla mano perchè è struggente.
Forse, una delle poche volte, in cui il film mi ha colpito ancora di più del libro.
Probabilmente per la bravura degli attori, di cui ho già parlato.
Ma il merito della storia è comunque di Margaret Mazzantini.

Alcune frasi tratte dal film
Non lo so dove vanno le persone che muoiono ma so dove restano.
Chi ti ama c'è sempre, c'è prima di te, prima di conoscerti.

mercoledì 13 maggio 2009

Cosa ne penso di Titanic, film di James Cameron




Rose, are you ready to go back to Titanic?

L'esploratore Lovett (Bill Paxton) studia il relitto del Titanic da anni, allo scopo di recuperare il famoso diamante da 56 carati a forma di cuore, chiamato "Le coeur de la mer", che si ritiene appartenuto a Luigi XVI e affondato con il Titanic nella primavera del 1912.
Durante una delle sue ricerche all'interno del relitto, Lovett trova, all'interno della cassaforte della cabina di un ricco passeggero, un disegno che ritrae una bella ragazza completamente nuda ad eccezione del diamante al collo.
Rose (Gloria Stewart) è un'arzilla vecchietta (ha più di 100 anni) ed è tra i pochi superstiti dell'affondamento del Titanic. Vive serenamente con la nipote, fino a quando al telegiornale vede se stessa ritratta in un antico disegno e, contattato immediatamente il numero indicato, si ritrova, dopo pochi giorni, in una nave in mezzo all'Oceano Atlantico ("Rose, are you ready to go back to Titanic?") a raccontare la sua storia a Lovett e ai suoi uomini.

"Sono trascorsi 84 anni e ancora sento l'odore della vernice fresca, i servizi di porcellana non erano mai stati usati, nessuno aveva mai dormito tra quelle lenzuola. Il Titanic era chiamato la nave dei sogni, e lo era, lo era davvero", così Rose racconta al suo pubblico, via via sempre più partecipe e commosso, la storia dell'affondamento, nel suo viaggio inaugurale, dell'"inaffondabile" e maestosa Titanic, salpata da Southampton il 10 aprile 1912 e diretta a New York, dove mai giunse, affondata nell'Oceano Atlantico all'alba del 15 aprile, dopo la collisione con un iceberg.

Nel 1912, Rose Dewitt Buckater (Kate Winslet) è una diciassettenne disinibita e di una buona famiglia caduta in disgrazia alla morte del padre; per evitare la povertà, Rose è costretta dalla madre a fidanzarsi con il ricco rampollo Caledon Hockley (Billy Zane).
I due fidanzati (Rose e Cal) e la madre di lei si imbarcano sul Titanic, insieme a circa altre 2200 persone, alla volta di New York, dove sarà celebrata la festa per il loro fidanzamento.
Da subito è evidente quanto Rose sia infelice e quanto il suo fidanzato piaccia più a sua madre che a lei. Una sera, non riuscendo a sopportare oltre il suo destino, decide di suicidarsi, buttandosi dalla prua della nave. Proprio mentre sta per saltare, Rose instaura una bizzarra conversazione con Jack (Leonardo Di Caprio), un suo coetaneo (passeggero di III classe) che ha vinto la "gita" per l'America a una partita di poker. Così Jack salva Rose dal suicidio e da quel momento i due saranno inseparabili, nonostante i continui tentativi di Cal e della madre di Rose per separarli.


Lo scontro con l'iceberg, avvistato poco prima dell'impatto a causa di un mare sin troppo calmo, fu impossibile da evitare a causa dell'alta velocità del Titanic, spinto al massimo dall'ambizione di Bruce Ismay (Direttore della White Star Line ed ideatore del Titanic) che istigò il capitano Smith a "stirare le gambe" alla nave, per arrivare a New York con un giorno di anticipo. Arrivare in anticipo avrebbe dato sicura fama alla compagnia navale e all'ultimo viaggio del Capitano.
Nonostante a New York non ci sia arrivato mai, purtroppo, il Titanic è diventato famoso ugualmente.



Fonte


"Mr. Ismay: Ma questa nave non può affondare!
Mr. Andrews: È fatta di ferro signore e le assicuro che può affondare. E affonderà. È una certezza matematica."

L'affondamento del Titanic causò la morte di oltre 1550 dei 2200 passeggeri. Le scialuppe, infatti, già in numero insufficiente, spesso furono messe in mare semivuote. Moltissime persone morirono per ipotermia nell'Oceano Atlantico, che aveva una temperatura di circa -2°C.

Il Titanic era la nave più lussuosa mai esistita, costruita tra il 1909 e il 1911, ideata dal Direttore della White Star Line Bruce Ismay per fronteggiare la concorrenza della Cunard Line.
La nave era divisa in tre diverse sezioni, fisicamente separate, per i passeggeri di I, II e III classe, questi ultimi, ovviamente vivevano negli scomparti più bassi della nave, insieme ai topi. Il biglietto di prima classe costava una fortuna e vi erano una palestra, una piscina, un campo da squash e arredi molto lussuosi.
In tutto questo lusso, un neo: le scialuppe, nel film è Rose a notarlo... ci sono solo 20 scialuppe, che anche fossero riempite al massimo della loro capienza, non conterrebbero che metà dei passeggeri... "la metà che conta" (commenta, nel film, il cinico Cal).

La finzione e la realtà si mescolano in questo film colossale, costato circa 200 milioni di dollari, che ha vinto 11 Oscar ed ha incassato quasi 2 miliardi di dollari.

Nel film compaiono persone realmente esistite, come il Capitano Smith, all'ultimo viaggio prima della pensione, Bruce Ismay (Direttore della White Star Line ed ideatore del Titanic) che è stato uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia, il progettista Thomas Andrews che sembra essere l'unico con un po' di scrupoli e buon senso e gli uomini dell'orchestra che hanno davvero suonato sino al momento dell'affondamento.

James Cameron ha inserito diverse riprese del vero relitto (che ha fatto personalmente) ed ha ricostruito la storia dell'affondamento con molta fedeltà, secondo me è da vedere anche solo per questo.
Per le riprese è stato costruito un modello della nave solo poco più piccola dell'originale.
Le scene in acqua sono state girate in una grandissima vasca con acqua alta 1m (gli attori dovevano recitare in ginocchio) e, secondo una prima idea di Cameron, l'acqua doveva essere non riscaldata per fare in modo che dalle bocche degli attori uscissero naturali nuvolette di fumo, ma si è poi accontentato di inserire le nuvolette in fase di montaggio e di riscaldare l'acqua! Nonostante questo, nel backstage, gli attori si lamentano spesso per quanto sia fredda l'acqua.

Per me è un film bellissimo. Anche se è, ovviamente, tristissimo e mi lascia sempre una grande amarezza, un grande senso di tristezza a pensare alle scialuppe quasi vuote e a tutte le persone che non si sono salvate.


Ho comprato, qualche anno fa, il cofanetto di 4 dvd del film, che contiene un sacco di contenuti speciali (io sono una fan dei contenuti speciali!):
- una trentina di scene tagliate (alcune molto belle);
- un finale alternativo (deludente, secondo me... meglio quello che hanno scelto e, per i fan affezionati della love story, niente del tipo Jack che si salva o romanticherie simili!);
- i commenti degli attori e del regista durante tutto il film (fra di essi spiccano Kate Winslet, che ci racconta di come Leo facesse sempre la parte "della femmina" al momento di entrare in acqua, lamentandosi perchè era troppo fredda e Billy Zane, l'odioso Cal, che si rivela invece essere un gran simpaticone);
- il backstage (con cui scopriamo un sacco di trucchi... ad esempio che diversi ambienti sono in realtà dei modellini della grandezza della casa delle bambole o poco più; che la famosissima scena del primo bacio tra Rose e Jack, che nel film è parecchio romantica, è in effetti girata su una specie di passerella a 9 mt di altezza in uno studio squallido con sullo sfondo una parete verde e non il cielo e sotto non l'oceano bensì un pavimento!; che nella scena in cui Jack e Fabrizio giocano a poker al porto, il Titanic sullo sfondo è solo dipinto).






Questo è il famoso ritratto che Jack fa a Rose, mentre lei indossa solo il diamante.
Nella realtà il disegno lo ha fatto il regista.

Sogno - di Giacomo Poretti (Aldo, Giovanni e Giacomo)

«Ho fatto un brutto sogno: non avevo sentito la sveglia e dovevo recarmi in un luogo per fare una cosa importantissima, ma non ricordavo cosa. Corsi giù nella metropolitana, mi sarei ricordato strada facendo. Sulla banchina la ressa era indescrivibile, quando il treno si fermò la gente iniziò a spingere e a urlare: «Dove essere garrozza per negro di Sudan?», «Via di qua non fale fulbo questa e calozza di filippino, no cinese», «Cvtrrrrr nglllfz bwqqkkhhh» (idioma di un popolo a noi sconosciuto che sostanzialmente diceva «mi hanno rubato il portafoglio»), «No signora, esto es un tram por equadorenios no costaricanos, el costaricanos està dopo los ukrainos es la terzultima carossa», e la signora rispondeva: «Cabrón, tu no ai respecto por los anzianos».
Ero disperato di non trovare posto quando comparve la mia carrozza: lunghissima, almeno come il campo di San Siro, pulita, color verde pistacchio metallizzato. Si aprirono le porte automaticamente e le note di «O mia bela Madunina» mi avvolsero e mi fecero sentire a casa; le millesettecentottantatue poltrone di prima classe in alcantara color verde bottiglia erano quasi completamente vuote, si contavano solo due persone sedute, e le loro giacche verde smeraldo abbagliarono i miei occhi. Passò una hostess che indossava un tailleur verde acqua, reggeva un vassoio con brioches al gorgonzola, tramezzini alla caseula. Chiesi un caffè marocchino: la hostess prima mi guardò male, poi mi propose un cappuccino con schiuma di ossobuco, risposi che grazie ma ricordavo solo ora di essere a digiuno. La hostess gettò il vassoio a terra e urlò che erano ormai trent’anni che le parole «digiuno» e «ramadan» erano abolite.
In quel mentre entrarono tre controllori vestiti con una camicia color verde pianura padana, chiesero i documenti a una delle due persone sedute e immediatamente dopo la scaraventarono fuori dal finestrino con il treno in corsa: non aveva alcun diritto a sedersi in quella carrozza, era residente a Poggibonsi! La ronda di controllori avanzò verso di me e il capo, che aveva la faccia di un cane lupo e la voce di Borghezio, mi intimò di consegnargli biglietto e carta di identità. Fui travolto dal panico, ecco dove stavo andando: in Comune a fare il cambio di residenza! Il cane lupo lesse «residente a Trani», abbaiò e mi mostrò le fauci. A quel punto mi sono svegliato: ero nel mio letto, a Milano, avvolto dalle lenzuola verde pisello. Allora mi sono messo tranquillo: da noi certe cose non succederanno mai».

Giacomo Poretti