giovedì 30 luglio 2009

Curiosando qua e là

Oggi ho visto almeno due notizie che mi hanno fatto pensare.

La prima è quella che, secondo quello che pubblica il sito haisentito.it, pare che il sesto film della saga di Harry Potter abbia suscitato una reazione da parte di alcuni genitori perché sembra che Harry e i suoi amichetti maghi bevano un po' troppo alcool in questo sesto capitolo.

Se volete leggere questa notizia, che mi fa sorridere perché mi sembra un tantino esagerata, andate qui.
Normalmente non prendo posizioni senza conoscere esattamente quello di cui parlo, non ho ancora visto il film, che spero di vedere domani, ma ho letto più volte il sesto libro e mi ricorderei se la Rowling avesse scritto pagine e pagine che promuovono l'abuso dell'acool tra i giovani.
Io sono una fan di Harry Potter, dei libri soprattutto, ma anche dei film. E sostengo che i libri e i film di Harry Potter, a partire dal secondo libro, non siano adatti ai bambini sotto gli 8-10 anni. Ma non perché ci sono troppe scene in cui si beve alcool nel film (ma dai!!), ma perché ci sono delle scene davvero forti, come ho detto anche qui.
La cosa che mi fa pensare su questa notizia curiosa è che i genitori che si lamentano per questa cosa dell'alcool, magari sono gli stessi che lasciano i bambini posteggiati davanti alla TV a vedere programmi completamente diseducativi come "Il grande fratello", "Uomini e donne" e altre perle (direi la maggior parte di quelli che ci sono in giro... per questo non guardo mai la TV).


La seconda notizia, invece, è parecchio più seria ed è questa qui.
Francamente quando l'ho letta sono rimasta un po' sbalordita. A che pro gli insegnanti devono conoscere i dialetti e le tradizioni locali per poter insegnare? Ovviamente, se conoscono queste cose ben vengano, ma mi sembra un tantino assurdo che queste cose diventino dei requisiti per poter insegnare.
Incredula, mi sono messa a cercare su internet, chiedendomi se per caso, questa cosa del dialetto non fosse una bufala e allora ho trovato questo articolo. Quindi ho scoperto che è una mezza bufala, cioè non ci dovrebbero essere gli esami di dialetto per gli aspiranti insegnanti, ma un esamino sulle tradizioni locali.
Non è un caso che oggi molti sono gli insegnanti meridionali che lavorano al nord.

martedì 28 luglio 2009

Il buon giorno si vede dal mattino

Svegliarsi con un mal di testa bestiale non è mai piacevole, ma se uno deve anche uscire alle 7,30 di casa diventa abbastanza fastidioso. Se poi uno deve uscire per andare ad un appuntamento da un medico, in una struttura sanitaria pubblica, allora è una rottura. E se poi gli prendono pure la multa perché ha parcheggiato in divieto di sosta, allora è una tremenda rottura.

Voglio spendere qualche parola sulla meravigliosa esperienza presso la suddetta struttura sanitaria pubblica. La cosa che subito è balzata al mio occhio stanco, appena arrivata (alle 9), è stata che c'erano circa un centinaio di persone in attesa e che, nell'ufficio accettazione, sembrava che ci si perdesse un po' più tempo del normale...

Venti minuti per riempire una scheda?

Ma non è stato difficile comprenderne i due motivi:
1) c'è un solo impiegato all'accettazione... l'altro forse è in ferie, pensiamo all'inizio... ma no, in effetti l'altro impiegato c'è, ma compare solo a momenti, non so sulla base di cosa, forse, ho notato, in base alle lamentele che pervengono alle sue orecchie: si lamenta uno solo, non vale la pena di interrompere la mia attività alternativa all'accettazione che è, francamente, una rottura di palle... si lamentano in tre (di cui uno molto inca#!@ato), allora meglio che vada prima che qui scoppi un casino e chiamino davvero Striscia la Notizia.


2) i computer qui pare che non sappia nessuno cosa siano (siamo nel terzo mondo) e scrivono tutto a penna (con pigrizia e calligrafia quasi incomprensibile) ed è una cosa assurda se pensiamo che riempiono una scheda con tutti i dati anagrafici dell'utente, per ciascun esame (quindi, per me che dovevo fare tre esami, hanno compilato tre schede con gli stessi dati! Oltretutto, il mio nome lungo, cognome lungo e indirizzo molto lungo, non hanno aiutato a snellire i tempi di compilazione della modulistica...). Mah, sono completamente senza parole. Tra un pochino si informatizzano pure i panifici e le strutture sanitarie no!

Comunque, dopo appena QUATTRO ore di attesa in una stanza non esattamente capace di contenere efficacemente tutta la carne umana sudata che si trovava lì dentro, sono riuscita a fare gli esami e a tornarmene a casa.

Però, nel frattempo, verso la seconda ora di attesa, è successo qualcosa che ha reso la giornata ancora più bella.
Sono andata a cambiare il biglietto del parcheggio (strisce blu) e mi sono resa subito conto che c'era qualcosa che non andava nella strada, prima affollata, che adesso mi sembrava deserta (alle 11 del mattino).
E non riuscivo a credere ai miei occhi quando ho visto il camioncino della Sostare che stava rimorchiando la mia macchina... nella mia testa si sono formati alcuni pensieri in quel momento: Che cretina! Ho sbagliato a scrivere l'orario di arrivo oppure Che cretina! Ho sbagliato marca delle schede parcheggio oppure Ma sarà davvero la mia macchina quella? Qual è la targa della mia macchina?!

Purtroppo era la mia macchina, senza alcun dubbio... ho chiesto, in verità non troppo carina e gentile (in mia difesa, ricordo che ero stata già due ore in attesa e me ne aspettavano ancora almeno altre due, in una stanza affollata e molto calda, con un gran mal di testa), al tipo che stava accanto alla mia macchina nella sua tutina blu, perché mai la stessero rimuovendo.
Lui mi ha guardato come avrebbe guardato una povera pazza, facendo un cenno con la sua mano verso una serie di cartelli con scritto, grande come una casa, che c'erano lavori sulla strada e che quindi c'era la rimozione forzata. Io sono, in effetti, un po' distratta, ma oggi non ero da sola e mi sembra strano che in due persone sveglie e adulte, non ci siamo accorte di almeno tre grossi cartelli che indicavano il divieto di sosta, di cui uno quasi in mezzo alla strda, oltretutto c'era tutta la strada piena di macchine parcheggiate nelle strisce blu (quattro delle quali sono state rimosse forzatamente)... anche loro erano dei poveri pazzi oppure cecati, sicuramente.
Mi sono sentita presa in giro e ho cominciato a blaterare al tizio con la tutina che quei cartelli alle nove non c'erano. Ovviamente lui non c'entrava nulla e anzi è stato gentile ad ascoltarmi e, di fronte alla mia riluttanza a pagare i quaranta euro di multa, a rispondermi: "Signorina, se non paga io la macchina non gliela posso dare. E si ricordi che in caso di contestazione, è la sua parola contro quella dei vigili. E se perde, poi deve anche pagare il doppio della multa". Non avevo troppa scelta e ho pagato.


giovedì 23 luglio 2009

Sogni: JOBsessed

Quando si lavora troppo si rischia di fare sogni strani e, siccome io parlo nel sonno, a volte i miei sogni non passano inosservati.

Una notte di qualche anno fa, ospiti a casa di amici per tre giorni di vacanza in un periodo di lavoro intensissimo (vedi il mio post sui periodi pieni), io ho cominciato a parlare (nel sonno) e ho chiesto, con tono inquisitorio, al mio dormiente marito: "Ma tu lo hai compilato il registro delle non conformità?" e, supposta una risposta negativa (ovviamente non pervenuta da lui che stava in dormiveglia accanto a me), l'ho rimproverato, con tono da maestrina, dicendogli: "Ah, ma allora ne dovrò parlare con C."
E, detto questo, mi sono girata dall'altro lato e ho ripreso a dormire, lasciando mio marito attonito a guardarmi.

Lui già mi prendeva in giro perché, per abitudine, ogni tanto (molto poco per fortuna) uso termini un po' più formali che colloquiali anche quando parlo con lui... dopo le parole di quella notte, ha concluso che dovevo proprio rimettere in gioco il mio vocabolario, anche durante il sonno.
"Fra... Parla come mangi!!" mi ha detto.

[Note esplicative: 1) le non conformità sono cose a me assolutamente familiari, occupandomi di consulenza in materia di standard gestionali, ma, di sicuro, compilare il registro delle non conformità in famiglia, sarebbe una cosa da pazzi. 2) C. è il dottor C., quello che allora era il mio capo, mio maestro e mio guru in campo lavorativo].

mercoledì 22 luglio 2009

Se la pelle è diversa non facciamo l'errore di pensare SBAGLIANDO di non essere uguali


Oggi sono capitata su alcune notizie che mi hanno davvero raggelato.
Di notizie raggelanti ce ne sarebbero, in effetti, molte altre, ma mi limito a citare questa.
Che i bambini, nella loro candida innocenza, siano capaci di essere, involontariamente, anche molto "cattivi", l'ho sempre pensato.
Ad esempio, sdrammatizzando, mi viene in mente quando alle elementari ero, oggettivamente, una balenottera ed alcuni simpaticissimi compagnetti mi chiamavano "Palla di lardo". Non credo che i simpaticoni si rendessero conto del male che mi facevano e quanto mi facevano vergognare, chiamandomi così.
Comunque, di sicuro, era peggio, quando un adulto mi metteva in ridicolo per la mia stazza davanti ad altri trenta bambini... ma questo è un altro discorso.
Ma, tra il dire ad una bambina grassa che è una palla di lardo e dire invece ad un bambino napoletano che puzza, secondo me c'è una grossissima differenza.
Infatti i bambini, su alcune cose, le idee non se le possono essere fatte autonomamente... di sicuro, la famiglia dei bambini razzisti con un compagnetto napoletano è composta di persone razziste.
E questa è la cosa grave.

Continuando a sdrammatizzare, voglio raccontare un episodio di razzismo anomalo di cui sono stata, ahimè, protagonista quando, in quinta elementare, ci siamo trasferiti dalle fresche colline di Torino alla bollente piana di Catania.
Non sono mai stata, almeno consapevolmente, vittima di razzismo in quanto siciliana nei quattro anni di scuola frequentata a Frossasco e sono stata, invece,
vittima di razzismo in quanto (presunta) torinese, quando finalmente ci siamo potuti trasferire nella mia terra natale, in quinta elementare.
Nella mia classe, infatti, c'era un bambino che mi odiava a morte. Il motivo principale del suo odio, o almeno quello che manifestava, era il fatto che io venissi da Torino. Probabilmente, poi, non lo diceva ma mi odiava perché lui era il più scarso della classe ed io invece la più brava (la mia maestra di terza e quarta elementare della Silvio Pellico, a Frossasco, era un'ottima insegnante) ed ero diventata subito la preferita del maestro.
Comunque, non dimenticherò mai tutte le volte che mi diceva "Perché non te ne torni a Torino?" e quanto, ogni giorno di scuola, temessi le sue angherie.

Per fortuna, finita la scuola, le nostre strade si sono divise e non si riavvicineranno mai più! E nemmeno facebook, noto social network con cui si riprendono contatti con compagni delle elementari ed ex ragazzi dimenticati, potrà indurmi a riprendere contatti con lui...

Concludo con un aneddoto.
Essendo una siciliana trapiantata a Torino dalla nascita, con famiglia mezza siciliana e mezza piemontese, quando ero piccola, qualcuno una volta mi chiese: "Ma tu sei siciliana o piemontese?".

Io risposi (immagino, con un'espressione quasi sdegnata): "Io sono ITALIANA!!".

Il titolo del post è un pezzo della canzone di Franco Fasano "Da fratello a fratello".







martedì 21 luglio 2009

Misunderstandings

C'è un blog simpaticissimo che si chiama "Me parlare donna un giorno", che descrive simpaticamente diverse situazioni che mettono in evidenza come, a volte, uomini e donne sembra che parlino linguaggi completamente diversi e che vivano addirittura su pianeti diversi.

Pensando al suddetto blog e ad un commento che ho postato l'altro giorno, mi torna in mente un episodio di qualche tempo fa, dal quale si rende evidente che spesso gli uomini non riescono a cogliere le differenze ENORMI che ci sono tra i diversi prodotti per la cura del corpo femminile.

Io sono una specie di maniaca per i prodotti per la cura del corpo e tengo, disseminate nel bagno, un numero sconsiderato di confezioni di creme corpo idratanti, esfolianti, rimodellanti, anticellulite (di cui uso il 20%); bagnoschiuma e shampoo di tutte le marche e profumi; talchi liquidi (scoperta relativamente recente); profumi.
Questo per la totale gioia di mio marito che non ha spazio per mettere le sue quattro o cinque cose e che, ciclicamente, di solito al cambio di stagione, mi impone di buttare un po' di roba inutile (che tanto, dice lui, sarà pure scaduta) per liberare spazio. Ogni tanto, io libero spazio, ma poi lo riempio di nuovo. E' più forte di me.

Divago precisando che l'uso di questi prodotti dovrebbero fare di me una femme fatale, o qualcosa del genere, ma continuo a sembrare un maschiaccio anzichè una donna di quasi quarant'anni che cura il suo corpo. Almeno dicono che questi quasi quarant'anni (ne mancano ancora un paio in effetti) non li dimostro affatto (e io, meno che mai, me li sento). Sarà l'uso di questi prodotti? Boh.

Fino a qualche tempo fa, avevo in bagno anche una confezione di una crema corpo autoabbronzante che avevo comprato in offerta e che non usavo da tempo perché, invece di abbronzarmi, mi faceva diventare la pelle a pois, come un cucciolo della Carica dei Centouno. Oltretutto aveva anche un odore sgradevole.
Non spicco per essere una persona particolarmente ordinata, ma proprio non so come mai questa confezione di crema inutilizzata e puzzolente sia potuta finire sul bordo della vasca da bagno, una mattina.
Ecco cosa si è verificato.
Dopo la doccia mattutina, mio marito, mi ha chiesto:
- Ma che schifo di shampoo usi?
Io che di certo non uso shampoo schifosi, ho replicato:
- Uh?? Schifosi? Ma come... ho comprato quel buonissimo shampoo all'olio di semi di lino...
Lui mi ha risposto, pensieroso:
- Olio di semi di lino? Mah... comunque, il tuo shampoo ha un odore orrendo e non lava nemmeno bene. E' troppo pastoso.
Io che adoro lo shampoo ai semi di lino, sentitami quasi ferita nel mio orgoglio, sono corsa in bagno a controllare, scoprendo così che il mio ignaro, innocente, distratto (e un po' cecato) marito aveva usato la schifosissima e puzzolentissima crema autoabbronzante per farsi lo shampoo.


Assurdità brevettate (3)

Da anni sono iscritta ad una mailing list di Punto Informatico che, ogni nonricordoquanti giorni, mi invia il link a tre siti selezionati perché interessanti.
Oggi, tra gli altri, mi hanno segnalato questo:

FOLLI BREVETTI Per ridere sui brevetti piu' assurdi realmente richiesti e concessi (ma solo negli Stati Uniti). URL: http://www.totallyabsurd.com/archive.htm

Scoprire le follie della gente in giro per il mondo è una cosa che mi affascina, quindi mi inoltro...

Non a caso, data la mia lotta quotidiana e costante nel tempo, con il cibo e la bilancia, mi imbatto subito nella Anti-Eating Mouth Cage, che, a guardarla bene, è una museruola a tutti gli effetti, tipo quella di Hannibal Lecter (the cannibal) nel Silenzio degli innocenti. Con tanto di lucchetto.
The Mouth Cage is designed to allow you to breath and speak but not eat due to the food barrier that's mounted on your face. Just in case you are temped by that perfect pie that's calling out to you, the Mouth Cage is actually locked onto your head, so you can't cheat the system.
Terribile... per quanto questa cosa mi possa tornare utile (molto utile, data la mia golosità senza limiti), non potrei mai e poi mai mettere una cosa del genere, che oltretutto mi ricorda in maniera incredibile l'apparecchio ortodontico che ho dovuto mettere per qualche anno anche quando uscivo (considerata l'età preadolescenziale, l'unico posto dove andavo era la scuola... divertente essere guardata dai compagnetti come una specie di alieno con dei ferri che escono dalla bocca e una cuffietta a tirarli da dietro, soprattutto a quell'età).

Scorro diverse invenzioni assurde, ma un'altra mi colpisce perché potrebbe servirmi pure questa.

E' il brain buzzer.
Non sono estranea ad addormentarmi in diversi contesti, anche quando non sarebbe appropriato.
Come ad esempio davanti al computer in ufficio alle ore 15, dopo una notte brava... Oppure, non dimenticherò mai che una volta, in pizzeria, quando ho conosciuto mio marito, mi sono addormentata sul tavolo, appoggiata delicatamente alla spalla di una mia amica (che dormiva pure lei)... in effetti, questo era successo perché avevo bevuto del vino, che non reggo assolutamente: basta un bicchiere e l'effetto sonno profondo è assicurato.

In questi momenti, o tanti altri, ad esempio al cinema al secondo spettacolo... ma chi ci riesce più a stare sveglia?

Mi chiedo come facevo, parecchi anni fa, ad uscire ogni sera verso le 23, tornare alle 2 e alzarmi alle 7 per andare a lavorare... forse sto ancora recuperando il sonno perduto in quel periodo.


Comunque, in tutti i casi di sonno comatoso in momenti e luoghi inopportuni, ci vorrebbe proprio un affarino che, messo in bocca, ti sveglia immediatamente perché, se morsicato, trasmette una vibrazione che arriva dritto al cervello. Di sicuro servirebbe anche a quei signori della foto che dormono a oltre 200 mt di altezza. Non so perché, il brain buzz non mi ispira affatto comunque.


Deliziata da queste scoperte, qui mi fermo, lasciando ad altri il piacevole compito di scoprire tante cose utili.



lunedì 20 luglio 2009

Andiamo sulla giostra? No, prendiamo la CT-SR!

Anche oggi mi sono dovuta avventurare in quella che è diventata una delle strade più terribili del circondario.
Già prima faceva abbastanza schifo, ma adesso è diventata proprio impraticabile.
Oltre i problemi correlati alla deviazione comodissima (che consente di raggiungere SR, a soli 60 km, in poco più di due ore, di cui una e mezza di coda solo per circumnavigare il Ponte Primosole), oggi non ho potuto fare a meno di notare i crateri che sembrano essersi recentemente aggiunti ai preesistenti buchi sull'asfalto. Peccato non essere riuscita a fermarmi per immortalarne qualcuno.
Me ne sono accorta perché, oltre a vederli ben distinti e profondi innanzi a me, in un paio di occasioni, la macchina ha fatto dei voli che mi hanno ricordato le meraviglie dell'ottovolante, facendomi tornare bambina e con il desiderio di un giro sulla giostra.

Non tutto il male viene per nuocere, si dice, e infatti nelle due ore e mezza di strada all'andata, ho avuto un po' di tempo per farmi i fatti miei. Non che ne avessi voglia, in questo particolare contesto, comunque.
Sono stata davvero contenta, però, di aver rispolverato un vecchio CD di Leonard Cohen, ormai quasi dimenticato, che ho ascoltato per ben due volte: era bellissimo ma, alla lunga, parecchio deprimente, quindi all'inizio della terza volta l'ho cambiato se no mi sarei messa a piangere o a urlare. Infatti già ero parecchio nervosa e desideravo ardentemente poter mollare la macchina in un fossato e proseguire a piedi. Anche se ero in una zona bruttissima in mezzo al nulla e c'era solo una fila interminabile di macchine. Alcune delle quali sono state anche parecchio scorrette, sgamando la fila, sfrecciando a parecchi km/h nell'altra corsia che, seppur poco, era comunque soggetta al passaggio di altre vetture.
Ma, mettiamola così, forse pensavano che noi eravamo in coda per girare a destra e loro dovevano andare a sinistra.


Avendo trascorso diverse ore in macchina nell'ultimo periodo, ho avuto modo di ascoltare ripetutamente la mia scorta di CD da macchina (Alan Parson Project, Toto, U2, Housemartins e qualche altro), quindi, riposto Leonard Cohen nella sua custodia gialla, ho optato per la radio, che, stranamente, si sentiva abbastanza bene. Di solito, infatti, tipo quando c'era il Ruggito del coniglio o Viva Radio Due, la radio sulla CT-SR non si sentiva mai...
forse è radio due che non prende in quella zona o la solita Legge di Murphy (se qualcosa può andar male, lo farà).

Comunque, ascoltando la radio e qualche dj che sproloquiava, mi è tornata in mente Radio One... una radio che ascoltavo a tutte le ore del giorno, della quale conoscevo ogni speaker e praticamente tutta la musica che passavano, parlo di circa venti anni fa. Proprio ieri, ho riascoltato una cassetta che avevo registrato dalla suddetta stazione radio nel settembre dell'88, ricordandomi canzoni come "Never gonna give you up" e "Stay on these roads" e rivendendomi alla mia scrivania con un libro di greco (chiuso), il mio diario personale (aperto) e il telefono (aperto, in mano). Sedici anni.
Ascoltando la radio, ho sentito qualche canzone che non mi è piaciuta e alcune notizie circa l'influenza suina: ho sentito che finirà nel maggio 2010 e per quel periodo 4 miliardi di persone l'avrenno presa, ho sentito pure che chi ha avuto la spagnola nel 1918 risulta essere immune... non so in quanti possano godere in effetti di questa notizia (forse giusto Edward Cullen... chi ha letto Twilight sa di che parlo). Ho sentito anche che per ottobre ci sarà il vaccino e che sembra essere un'influenza blanda.
Mi chiedo se la spagnola era considerata un'influenza blanda, a suo tempo.

sabato 18 luglio 2009

S.A.L. e divagazioni varie

La casa ormai ha forma di una casa e il giardino sembra proprio che verrà più grande del previsto. Il portico sembra immenso. Ovviamente i miei "più grande" e "immenso" sono concetti assolutamente personali... "più grande" è per me più un giardino di più 30 mq e "immenso" significa circa 20 mq. Ma chissenefrega...

Vale proprio la pena di aspettare cinque anni per comprare casa nuova, se poi il risultato è questo.

Siamo pure andati a vedere pavimenti, sanitari e altra roba di capitolato e abbiamo scoperto, con grande piacere, che non solo le cose incontrano perfettamente i nostri gusti, ma, oltretutto, il negoziante è parecchio disponibile nel fare cambi con altra roba, senza nessun costo aggiuntivo.
Credo avremo dei bagni parecchio carini, a casa nuova. E, se convinco il bancario - che, nella favola della cicala e della formica, sarebbe la formica (e io la cicala) - sulla scelta della vasca/doccia extra capitolato (ovviamente!), saranno perfetti. I can't wait.

Il portico e il giardino mi fanno venire una voglia matta che il tempo passi in fretta e sia estate di nuovo.
Mi immagino già, nei pomeriggi della prossima estate, sdraiata sulla sedia in stile amaca appesa al soffitto del portico a leggere un libro per ore e ore, con i raggi del sole che mi accarezzano e il vento che soffia leggero, mentre giù in città ci sono i soliti 36/37 gradi.

Spero che riusciremo a metterci il primo piede entro Natale. Sembra ancora molto lontano, ma chissà... Forse potremo anche invitare qualche amico per capodanno.


Nota del 30/08/2013 
Rileggendo questo post dopo anni, mi sono accorta che avevo postato la foto praticamente esatta della sedia che solo 4 anni dopo avrei comprato...


Casa nuova è fuori città... impensabile per una giovane coppia che non è imparentata con zio Paperone, comprare casa a meno di 15 km da Catania.

A prescindere dalla parentela con zio Paperone, non credo avrei mai voluto comprare una casa in città comunque... ci ho abitato per un sacco di tempo in città e non mi manca affatto, soprattutto girare anche un'ora per cercare parcheggio e le beghe con gli altri condomini. Certo, era comodo uscire a piedi, sempre, anche per andare a lavorare e dimenticarsi della macchina (e della benzina, soprattutto!), ma pazienza.
"Là" dovremo prendere la macchina per andare ovunque, ma sentiremo gli uccellini cinguettare e respireremo aria (quasi) pulita. E, soprattutto, "là" saremo in "montagna". Saremo a circa 600 metri s.l.m. in una zona che si sta popolando adesso e che è ancora considerata di villeggiatura, dove c'è tranquillità, ci sono solo villette e un panorma strepitoso. Ma saremo anche a venti minuti dalla città e dal mare.
Questa è una cosa che amo della zona in cui vivo. Con le condizioni climatiche "giuste" puoi farti il bagno al mare e andare a sciare nell'arco di mezza giornata senza prendere l'aereo (es. in primavera).

Una cosa che temevo del trasferirmi "là" è il freddo. Ma, con il pavimento radiante, il freddo in casa non mi spaventa più. Mi dà un po' da pensare, invece, il ghiaccio sulla strada, dato che appena fuori casa c'è una salita/discesa non indifferente di circa un km. Quando penso al freddo e al ghiaccio poi mi prendo in giro (da sola) dicendomi: "Hai abitato sulle colline in provincia di Torino per dieci anni e ti preoccupi del freddo che sentirai o del ghiaccio che forse troverai quattro o cinque mattine l'anno, quando andrai ad abitare a 15 km da Catania?". In effetti, queste mie "paure" sembrano parecchio stupide, pensandoci.
Oltretutto, per il freddo è solo questione di abitudine.
Non ricordo di avere mai sofferto il freddo sulla collina torinese (quando mamma mi vestiva con gonna e sotto i pantaloni), quanto l'ho invece sofferto a 300 metri s.l.m. in provincia di Catania, che dormivo con circa dieci coperte.
Probabilmente basterà, all'inizio, vestirsi un po' più pesanti... magari iniziando ad usare le sciarpe e i cappelli e tornando ad indossare la "maglietta della salute" da ottobre a maggio, come sono stata obbligata a fare sino all'età di circa quindici anni!
E magari evitare il motorino quando noteremo il ghiaccio sulla strada.

giovedì 16 luglio 2009

Where the hell is Matt?

L'amico che ora si trova lontano un sacco di chilometri, una volta, mi ha fatto vedere un video di un tale che ballava, in maniera un po' buffa, in località di tutto il mondo. Questo tale, un po' matto, ballava da solo o con rappresentanti della popolazione locale. In sottofondo, c'era una canzone bellissima.
La prima cosa che ho pensato, quando ho visto il video, è stata che questo insolito ballerino fosse un folle, la seconda cosa che ho pensato, invece, è stata "Lo vorrei fare pure io".
Lo vorremmo fare in molti, credo.



Il senso di libertà e di appartenenza ad un'unica comunità che si respira nel video (a cui si aggiunge la musica stupenda) sono le cose che mi hanno colpito molto e che mi fanno commuovere, ogni singola volta che lo guardo. E lo guardo parecchio.


WHERE THE HELL IS MATT?

mercoledì 15 luglio 2009

Crazy random night thoughts

h. 4 a.m.


 
I'm probably getting very tired tomorrow morning, but I don't care, I can't sleep now.  
Too tired and stressed out.
I can see two or three mosquitos flying around and bothering me with their annoying sound.
The night is dark and silent. Nobody seems to be awake, or alive. It's surreal.
It looks like aliens can suddenly burst into the room and take me away in their star ship. 
And nobody will notice.

Alan Parson Project e altro


Non so che faccia abbiano gli Alan Parson Project e in quanti siano (e mi pare di aver sentito che forse adesso si sono "sciolti")... so solo che emozione mi dà ascoltare le loro canzoni.

La musica è potentissima, almeno per me, nello scatenare emozioni.
Molti miei ricordi sono associati a canzoni. Dopo anni, ascoltare una determinata canzone, mi sa catapultare istantaneamente nel momento in cui ho vissuto quella scena della mia vita, tanto che mi capita di rivivere, come fossero ieri, dialoghi e sensazioni vecchissimi. Solo grazie alla musica.
E non è per niente raro che una canzone mi faccia piangere, a volte anche singhiozzare (prima di ricompormi rapidamente, per evitare di essere vista da qualcuno che potrebbe pensare che sono una pazza!) e che mi dia la pelle d'oca.
In questo, non solo gli Alan ParsonProject riescono bene, ma anche ad esempio Claudio Baglioni (vecchio vecchio stile, quello di Notti, Fotografie, Ragazze dell'est per intenderci) o Francesco Guccini, che è, semplicemente, un poeta (inquesto ultimo video, è carinissimo l'inizio in cui Ligabue presenta Guccini) o gli Inti Illimani (di questa canzone, che mi fa venire i brividi per varie ragioni, ne ho parlato anche qui) o i Pink Floyd o Enya o Elisa.
Potrei proseguire un'altra ora con le canzoni che mi piacciono molto, ma, ad un certo punto, mi devo fermare.
Le prime canzoni degli APP le ho conosciute negli anni '90, non mi ricordo bene come... ricordo solo un'audiocassetta con alcune canzoni registratemi non so da chi nel lato B (nel lato A c'era Venditti). Ardua la competizione tra i due lati della cassetta...
Prime fra tutti, Eye in the sky e Silence and I mi hanno subito colpito per la straordinaria bellezza di testi e musiche, tanto che quella cassetta l'ho rovinata quasi immediatamente perché l'ascoltavo troppe volte, facendo rew e ffw continuamente tra le due canzoni citate (che non erano neppure vicine).
Una canzone che mi ha regalato un'infinità di emozioni e i brividi quando la ascoltavo e cantavo è Limelight, tempo fa divenuta famosa per una pubblicità (di una lavatrice, mi sembra), che mi fa pensare ad un viso sorridente e un paio di Ray Ban, stile Tom Cruise in Top Gun.
Insieme a questa, in quel periodo, Genesis, una canzone strumentale, bellissima (questo video è un po' forte), che mi ricorda paesaggi lunari e un'estate di molti anni fa.

Since the last goodbye... last but not least. Che mi fa venire in mente un fiume di lacrime, il tempo che passa e Video Girl Ai.

Rapporto uomo donna: casi pratici.



Quando ho inventato la rubrica dei fidanzati tipo, in effetti, avevo in mente qualcosa di più ampio, ma non sapevo bene cosa. Credo di aver capito adesso cosa volevo scrivere e ho trovato il titolo, si chiama "Uomini e donne: istruzioni per l'uso" e, senza alcuna pretesa di serietà, vuole fare una panoramica su alcuni aspetti dell'intrigante rapporto uomo donna, partendo da esperienze, mie e di altri, opportunamente rielaborate.
La rubrica dei fidanzati tipo, quindi, diventa un capitolo di questa nuova rubrica, tengo a precisare, creata assolutamente for fun.



Uomini e donne: istruzioni per l'uso
Caso pratico: L’Amicizia uomo-donna esiste?


In uno dei dialoghi più famosi di uno dei film più famosi che parlano del rapporto uomo-donna, Harry, impersonato da Billy Cristal, sostiene che "Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente. Vuole sempre portarsela a letto". 
E, alla domanda di Sally, impersonata da Meg Ryan, "Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?", risponde: "No, di norma vuole farsi anche quella".
Non posso fare a meno di constatare, per esperienza diretta, che ciò è indubbiamente vero per alcune persone, che parlano esattamente come Harry qui sopra.

Quindi penso che, in fondo, Harry abbia ragione (non che io condivida il pensiero comunque), ma con alcune eccezioni.
L’amicizia uomo donna esiste, di sicuro. 
Quando parlo di amicizia, intendo quella vera tra persone che si raccontano i fatti loro, che si sentono per telefono, che escono insieme, ecc. Non la conoscenza superficiale di due che si vedono per le feste comandate e i compleanni.
Pensando all'amicizia uomo-donna mi vengono in mente alcuni esempi:



Harry e Sally
protagonisti del citato film - dodici anni di amicizia... prima però di finire a letto insieme e sposarsi tre mesi dopo,




Candy Candy e Albert
ho sempre pensato che loro due fossero grandi amici, anzi che lui le facesse da fratello maggiore, non solo per la differenza di età, ma anche perché lei è innamorata di Terence per tutto il cartone... invece pare che la fine del manga non preveda che lei finisca con Terence, con mia delusione, bensì con Albert, che, oltre ad essere lo zio William, è pure il Principe della Collina, quello che le diceva la frase che noi bambine non dimenticheremo mai: "Sei più carina quando ridi che quando piangi",

 


Lady Oscar e André 
ventitre anni di amicizia, prima che lui le strappasse la camicia e le confessasse il suo amore disperato e non corrisposto, almeno per il momento, in uno degli episodi più romantici e famosi del cartone animato, nel quale, tra l'altro, Oscar mette fine anche alla sua amicizia con il Conte di Fersen di cui è segretamente innamorata da tempo.
Che Puntatona!!




Heidi e Peter 
un esempio di amicizia forte, pura e tenera, scevra da ogni altro coinvolgimento, per ovvii motivi... forse sono un po' troppo piccoli per citarli tra le testimonianze valide, ma è una coppia che mi piace molto,





Harry Potter e Hermione Granger 
ecco una coppia di amici amici e basta, che non avranno mai un coinvolgimento romantico e che sono l'unico esempio di vera amicizia cinematografica, in effetti valido, che mi è venuto in mente.



Anche se ho trovato ben pochi esempi validi, penso davvero che l’amicizia uomo-donna esista e quindi possa essere scevra da coinvolgimenti romantici, ma generalmente questo accade prevalentemente in alcuni casi, quali:


a) entrambi sono innamorati di altre persone e sono anche appagati dal rapporto con queste altre persone,
b) i due sono già stati insieme, magari parecchio tempo prima, si sono lasciati senza rancore e di comune accordo ed è rimasto tra di loro un forte legame di affetto, ormai tramutatosi in fraterno (caso migliore),
c) i due non si piacciono fisicamente (caso ideale, potranno essere best buddies per sempre).



L’amicizia è invece molto difficile, per quanto sicuramente possibile, quando gli amici sono due single che non hanno ancora raggiunto la pace dei sensi, che si piacciono fisicamente e che si sentono soli perché i loro ex stanno per sposarsi o semplicemente perché tutti gli altri amici sono accoppiati.
A quel punto, citando un’altra battuta di Harry ti presento Sally, potrebbe “scattare il clic del sesso”.

Se scatta il clic, accade che i due amici iniziano con lo scambiarsi messaggi e occhiate intrisi di sensualità e finiscono con il parlare chiaramente del perché non dovrebbero farlo. Mentre ne parlano, sono già abbracciati e, appena finito di parlare, lo hanno già fatto.

Il rapporto di amiciziao scopamicizia, com'è comunemente noto, divenuta quindi “amicizia speciale”, ha una durata variabile da una sera a diversi mesi (o anni, se citiamo Mikael Blomkvist e Eriga Berger, i due amici-amanti della trilogia di Larsson) e solitamente finisce con la stessa rapidità con cui è cominciato, di solito perché uno dei due si innamora di qualcun altro o , più facilmente, dell'altro/a.
Se i due scopamici sono fortunati, si innamorano l'uno dell'altra e l'amicizia si trasforma in una storia d'amore.

venerdì 10 luglio 2009

Il tipo "Ti farei di tutto... compreso scambiarci la gomma americana"


Un'altra sottospecie del fidanzato tipo confuso e infelice è rappresentata da un uomo che non è affatto innamorato, a cui piaci solo fisicamente e che non te lo dice ma quasi sicuramente è innamorato di un’altra.

Costui flirta allegramente con te, a volte spingendosi anche un po' oltre e ti dice che ti farebbe di tutto (lasciando libero spazio all'immaginazione... compreso scambiarsi la gomma americana), però
ti dice di non illuderti perché questi abbracci non significano quello che tu pensi, infatti non vuole avere una storia ufficiale con te perché sei (anagraficamente) piccola.
Tu lo accetti, in effetti hai appena 20 anni e la vostra differenza d'età è di ben... sei anni (uh?! solo sei?! pensavo che avessi almeno, chennesò, 35 anni per dire così!). Comunque, pazienza, in ogni caso non ne sei innamorata e a 20 anni non pensavi certo a una storia seria.
Solo che, quasi contemporaneamente, quando tu hai accettato il fatto che lui vuole una donna che abbia non più di sei anni di differenza con lui, vieni a sapere che vorrebbe fare e fa di tutto a una diciottenne e...
non solo, con lei ha una storia. Seria.
In quel momento ti chiedi perché, poi, appena la vedi, capisci: ha diciott'anni e ne dimostra venticinque, tu ne hai venti e ne dimostri diciassette (in alcuni, pochi, casi, sembrare più piccola non è vantaggioso).


Poi un giorno, mentre ancora fa di tutto alla diciottenne, ti dice di essere confuso e di non sapere scegliere tra te e lei e... pensa un po', ti chiede consiglio sulla decisione da prendere.
Tu, che sei innamorata da due anni (anche se gli avevi giurato che non te ne importava niente, altrimenti nemmeno ci flirtava con te prima), balbetti qualche frase incoerente perché ti sembra una richiesta un po' strana e proprio non sai che consiglio dare in un caso del genere.
Dopo averti chiesto consiglio, una sera in cui flirta di nuovo parecchio allegramente con te, sparisce.
Tu ti illudi, per almeno una settimana, che se ti ha chiesto consiglio vuol dire che alla fine preferisce te, ma poi, di fronte al silenzio, chiedi ad un amico comune e scopri, delusa, che lo stesso discorso lo ha fatto alla diciottenne ed evidentemente gli è piaciuto di più il suo consiglio del tuo.

L'estate può iniziare



Oggi, finalmente, si è concluso questo periodo di stress che è durato per un bel pezzo: adesso può iniziare l'estate.

E' stata una due giorni lunga, ma, come sempre, stimolante.
Nel mio lavoro ci sono momenti di verifica (da parte di terzi), che sono quelli più attesi e più temuti, ma sono anche quelli che danno la carica per continuare e che mi fanno amare quello che faccio. E di questo devo ringraziare le persone con cui lavoro che, almeno in questa azienda, collaborano e, quasi tutte, sono anche tanto carine.

Un unico neo in questi due giorni, anzi un paio di nei, ma di uno solo voglio parlare qui.

Dopo cinque anni, è stato strano vivere uno di questi momenti senza il creatore di tutta questa cosa, che oggi vive a un sacco di km di distanza in un paese extranjero, colui che ho affiancato in ogni momento in questo lavoro, spesso stancante, a volte snervante, ma, in fin dei conti, molto bello.
E' bello lavorare quando sei con persone che stimi, con cui lavori bene, con cui ti fai anche quattro risate mentre lavori, che all'occasione ti misurano la pressione, ti aiutano a formattare il PC... e che ti fanno conoscere Susan Boyle. Dopo averti fatto conoscere Zuma, Loreena Mc Kennit e Wither Shade of Pale.

Insomma, è bello lavorare con persone che puoi annoverare nella categoria degli amici.








mercoledì 8 luglio 2009

Ode al pane cotto


Oggi è stata una giornata molto piena.
Il primo giorno di una verifica che è l'ultima scadenza dell'estate... l'ultima, a meno che non si presentino scadenze improvvise, che a volte spuntano fuori quando meno te lo aspetti e meno lo vorresti.
Mi auguro che non si presentino, a meno che non siano molto molto redditizie.

Tralasciando gli aspetti correlati al lavoro, limitandomi a ringraziare per la collaborazione chiunque sia coinvolto che passi da questo blog, mi concentrerò invece su un aspetto fondamentale della giornata: il pranzo.
E' ultra noto che mi piace parecchio mangiare, quindi il mio giudizio potrebbe essere poco attendibile, ma, a prescindere dalla mia golosità pazzesca, il pranzo era davvero da applauso.
Complimenti a F. e S. e a tutti gli altri per l'organizzazione e al sig. G. e alla sig.ra nonsocomesichiama per la cucina.

Era tutto buonissimo, ma una cosa mi è piaciuta in particolare (ancora più della pasta con il pistacchio ed è tutto dire)... e se ne sono di certo accorti tutti perché non so cosa significhi "fare complimenti" a tavola e ne ho presi diversi piatti.
Non so il nome esatto di questa cosa, qualcuno l'ha chiamata panzanella, altri, semplicemente, pane cotto. Si presentava come una pappetta rossa molto densa, con pezzi di pane che spuntavano dalla massa e macchie verdi qua e là.
Non ho potuto resistere alla tentazione di assaggiare questa cosa sconosciuta, ma molto invitante.
Era, ovviamente, buonissima.


Non mi sono sporcata la faccia, ma questo tipino qua sopra ricorda molto me a tavola oggi.

Si tratta di pane duro che viene ammorbidito a bagno con acqua (o latte), poi condito con salsa e menta e poi infornato. Mi sono riempita il piatto almeno tre volte, prima di sapere che eravamo solo agli antipasti (che, già da soli, potevano costituire l'intero pranzo) e che ancora ci aspettavano primi e secondi.

Ho una pancia enorme e domani sarò due kg in più, ma pazienza... ne è valsa la pena.




martedì 7 luglio 2009

Night Chat about Nothing

A volte, quando lavoro TROPPO mi addormento sulla tastiera (vedi qui), altre volte, invece di stancarmi e addormentarmi, mi carico come se mi fossi presa qualche sostanza illegale e potrei evitare pure di andare a dormire.


Oggi è una di queste volte. Oltretutto c'è molto caldo e ci sono parecchie zanzare, che oggi hanno deciso di importunarmi, quando normalmente infastidiscono tutti intorno a me senza nemmeno degnarmi di uno sguardo... anzi, di un morso.

Ma conviene? Forse questa notte non conviene fare la notte bianca, dato che domani mi aspetta una giornata niente male... che, se va bene, lavoro non meno di dieci ore. E mercoledì e giovedì di sicuro non mi riposerò.
Nick, se leggi qui... so che sarai con me, almeno con il pensiero.

E in questa notte, nera, silenziosa e calda come non capitava da un po', mi viene in mente una canzone che mi è sempre piaciuta tanto. La voce roca e calda di un uomo che, fino a qualche anno fa, era l'unico cantante per me degno di questo nome, mi avvolge, come faceva, continuamente, tempo fa, facendo scorrere nella mia mente molte immagini che, sebbene antiche, sono e saranno sempre vivide.
E se sta notte tu mi fossi accanto, sta notte che ti voglio non sai quanto. E se potessi fare in modo che Roma non fosse lontana per me, tu che sei stata sarai fra le persone più mie, tu che mi stai nei quattro angoli del cuore, ridammi in queste mani senza amore l'amore delle mani tue...

domenica 5 luglio 2009

Cosa ne penso di - Io e Annie




Secondo me una relazione è come uno squalo, deve andare sempre avanti se vuole sopravvivere... ecco, io credo che quello che resta a noi sia uno squalo morto!

Questo è uno dei miei film preferiti.


E' un film del 1977, uno dei capolavori di Woody Allen, che ha vinto 4 Oscar: Miglior Film, Miglior regia (Woody Allen), Miglior Attrice (Diane Keaton), Miglior Sceneggiatura Originale.Giustifica

Il titolo originale del film è "Annie Hall", ho letto in giro per la rete che Annie è il nome con cui Woody chiamava Diane quando stavano insieme e Hall è il vero cognome di Diane Keaton

E' il primo film di Woody Allen che ho visto, tantissimi anni fa ed è quello che mi ha fatto appassionare a questo eccentrico "vecchio" regista. E, circa la sua visione alquanto pessimistica sui rapporti uomo-donna, credo che questo sia uno dei film che più ne rappresenta il pensiero.

Il protagonista, l'attore Alvy Singer (WA), racconta, in forma di lungo monologo, aiutandosi con frequentissimi flashback, la sua storia d'amore, ambientata negli anni '70, con Annie (DK).
Alvy, attraverso la rivisitazione della sua infanzia, del suo rapporto con le donne e in particolare con Annie, racconta la visione pessimistica del rapporto tra uomini e donne per Woody Allen.


Il film è poco lineare, è frammentato (appunto per continui flashback), ma non per questo difficile da seguire o noioso. I protagonisti principali sono Woody Allen e Diane Keaton, che in quel periodo stavano insieme e che sul set hanno un feeling eccezionale, anche quando non stanno insieme (tipo in "Misterioso Omicidio a Manhattan", del 1993).

La storia è ambientata a New York, con brevi intermezzi a Los Angeles: Alvy e Annie si conoscono, tramite amici comuni, ad una partita di tennis e da subito si piacciono.
Lei è una
ragazza stravagante e insicura, che si veste in modo originale (con la cravatta di nonna Hall, la "mangia-ebrei"), che canta "La di dah", guida come una pazza ed aspira a diventare cantante.
Lui è un attore, in analisi da 15 anni ("Gli do un altro anno di tempo e poi vado a Lourdes!"), ossessionato dalla morte, con una visione tremendamente pessimistica della vita, che adora New York e non può stare lontano dalla sua città.

Si amano, vanno a vivere insieme e si lasciano. Succede...
"Non è mai per qualcosa che si fa, l'amore svanisce" (citazione dal film). E poi, forse, in un certo modo continuano ad amarsi, ma non tornano insieme.
Il film si conclude con il monologo di WA qua sotto, che mi colpisce ogni volta che lo leggo, per quanto penso sia vero.


Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba - stupenda - e, sì, era un piacere... solo averla conosciuta... e allora io... ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c'è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede d'essere una gallina."
E allora il dottore gli dice: "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?" E quel tale gli risponde: "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco, a me, chi me lo fa?".
Insomma, mi pare ch'è proprio così, grosso modo, che la penso io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e... ma... mi sa tanto che li sopportiamo perché, hem... tutti quanti... più o meno ne abbiamo bisogno, dell'ovetto fresco.


giovedì 2 luglio 2009

Il fidanzato tipo - Sono davvero troppo confuso!


Appartiene al tipo Romantico: Confuso e Infelice, ma di questo estremizza le caratteristiche... egli sembra davvero troppo confuso, inducendoti, a volte, a credere che sia affetto da disturbi della personalità, tipo Dr. Jekyll e Mr. Hide.
Nel periodo di corteggiamento - a dire il vero corteggiamento un po' strano - ti telefona dalle tre alle sei volte al giorno e poi racconta agli amici che a chiamare sempre sei tu e che lui vorrebbe essere lasciato un po' in pace. E quando lo lasci in pace, continua a telefonarti sei volte al giorno, chiedendo perché non gli parli più.
Tu: Non ti parlo più perché Marcantonio mi ha detto che tu vai dicendo in giro queste cose.
Lui: Noooooo!! Maccheddiiiiiici?!! Non l'ho mai detto. Non lo sai quanto mi piace parlare con te? Su, ragiona... Perché mai avrei dovuto dire queste cose?


Già... perché mai?
E a quel punto, tu, colpita da tanta innocenza e sincero stupore, capitoli e riprendi a parlargli.
Iniziate ad uscire con una certa regolarità e lui ha gli occhi che brillano quando ti vede, ma poi capita che, dopo aver pianificato una certa uscita per una settimana intera, la mattina stessa dell’appuntamento, quando tu stai immaginando il vostro primo bacio, lui ti telefona e ti dice che non se ne fa niente perché non ha voglia di uscire, è stanco.
Ovviamente, tu pensi che non gliene freghi nulla di te e che ti sei sognata le sei telefonate giornaliere e smetti di calcolarlo all'istante.

Qualche sera dopo, alle ore 23,30 ti arriva un SMS:
Lui: Non ti sei più fatta sentire... Dove sei?
Tu lo lasci cuocere nel suo brodo per un po' e decidi di non rispondere immediatamente.
Lui sa che tu avresti risposto subito in condizioni normali, quindi capisce che il ritardo denota che c'è qualcosa che non va o che sei già a letto. Tenta quindi con un secondo sms e fa la domanda più facile.
Lui: Sei sveglia?
Tu, a quel punto, decidi di rispondere, fredda come un ghiacciolo.
Tu: Sono a casa, con amici.
Lui: Ah... Potevi invitarmi. Mi avrebbe fatto piacere.
Tu: Oggi non sei stanco, quindi...
Lui: Stanco? No. E poi sarei venuto anche stanco. Lo sai che mi fa piacere vederti.

Ha già dimenticato la conversazione di qualche giorno prima o fa finta di niente.
E a quel punto, tu, sebbene infuriata, colpita da tanta lusinga, capitoli e riprendi a parlargli.
E, ovviamente, vi mettete insieme.
Durante la relazione, il Mr Hide che c'è in lui lo induce ad assumere comportamenti spesso contraddittori di cui probabilmente nemmeno si rende conto, almeno fino a quando non glielo fai notare, scrivendogli una lettera di dieci pagine oppure non rispondendo più alle sue e-mail, telefonate e sms.
E allora lui casca dalle nuvole: "Ah, davvero pensavi che io fossi innamorato di te? Noooooo! Sì... è vero che stiamo insieme e ti ho detto che che sei la mia donna ideale, ma... ecco, in effetti sono innamorato di un'altra".
E aggiunge: "Pensavo lo avessi capito".

E certo... come ho fatto a non capire.



Rubrica "Fidanzati tipo"




mercoledì 1 luglio 2009

Seasick again...



Ieri sera ho impiegato tre ore per tornare da Siracusa. Per fare 60 km.
Perché il Ponte Primosole si percorreva a senso unico alternato.
Ovviamente, si sono guardati bene dal segnalare questo piccolo disguido,
magari all'imbocco della meravigliosa Catania - Siracusa o anche dopo.

Se fosse stato il Golden Gate Bridge chissà quante ore avrei impiegato! ... per fortuna non abito a San Francisco! :))

Di solito, quando arrivo al pane condito (sulla CT-SR è noto punto di incontro, per appuntamenti, combinati con lo spuntino o la sosta al bagno), già mi vedo tranquilla a casa. Erano le 18,30 circa e c'era ancora il sole fuori.

Subito dopo il pane condito
, abbiamo smesso di camminare alla velocità tipica delle automobili e abbiamo iniziato a camminare a passo d'uomo (ma credo più lentamente, in effetti).

Quando sono arrivata al Torero (altro luogo di ritrovo, il cui simbolo è la statua di ferro di un toro a grandezza naturale, cui mancano però gli attributi - come abbiamo notato in una delle innumerevoli gite mattutine a Siracusa, grazie al simpaticissimo S.), ho valutato la possibilità di prendere una strada alternativa che si trova proprio dietro al bellissimo motel.
Siccome sono nota per avere il senso dell'orientamento di una colata lavica e ho la capacità di perdermi ovunque, ho deciso che era meglio non rischiare di perdersi in quella zona parecchio brutta e sconosciuta e con il cielo già quasi nero.


Alle 20,45 ero ancora in coda ed era diventato buio!

La spia della benzina si era accesa già da un po' e la mia macchina ha tanti pregi, ma tra questi NON c'è che consuma poco... ho visto, ad uno ad uno, i Km residui da poter fare con la (poca) benzina rimasta nel serbatoio scendere fino ad arrivare a "_ _ _" (quando sono meno di nonricordoquanti, non scrive più i numeri ma lampeggiano i trattini, così uno si inquieta e non sa quanti Km può ancora fare)... Ovviamente lì, in quel tratto, peraltro saranno pochi km (non sono in grado di quantificarli, perché oltre al senso dell'orientamento, mi manca la capacità di stimare correttamente le distanze in Km), distributori non ce ne sono.

La mia espressione facciale a quel punto era probabilmente quella di questo omino qui accanto, dato che, oltre la rottura pazzesca della fila, del tempo perso inutilmente e della benzina che stava per finire, c'era pure un tale che mi stava appiccicato al fianco destro della macchina (anche se si camminava su una sola corsia).

Sono arrivata a casa verso le 21,15. Parecchio scazzata e sudata.
Oltre che con il mal di mare.