giovedì 30 dicembre 2010

La maledizione del fungo porcino


Che in famiglia non si andasse troppo d'accordo con i funghi porcini ce n'eravamo perfettamente avveduti una domenica pomeriggio di diversi anni fa, quando la mia metà aveva nolente restituito all'ambiente tutti i buoni e abbondanti ingredienti di uno squisitissimo pranzo, consumato poco prima presso uno dei nostri locali preferiti.

Da allora, in questa casa, il Fungo Porcino è stato bandito (io il Fungo lo mangerei pure volentieri, ma sono solidale) e se ci ritroviamo a consumare promettenti prelibatezze dall'aspetto sospetto in casa d'altri, la domanda consueta è "Ma questo è con i funghi?"; quasi sempre, il Fungo non riesce a gabbarci, ma ogni tanto si nasconde in mezzo ad altri saporiti ingredienti, tentando di coglierci di sorpresa e farsi mangiare.
Un paio di volte è anche riuscito nel suo intento, provocando gli effetti purtroppo noti.
Come oggi pomeriggio.
In questi giorni, infatti, il Fungo Porcino ha ordito un piano davvero diabolico.
Ieri sera, a casa di amici, si è intrufolato in un piatto di tagliatelle panna e funghi cui mancava solo la parola (io ne sono testimone) ed è stato evitato, sebbene all'ultimo minuto, in quanto perfettamente riconoscibile nel piatto - e meno male, altrimenti ci toccava fare una corsa al pronto soccorso in piena notte.
Oggi a pranzo, invece, il Fungo non è stato identificato per tempo tra gli ingredienti di un piatto di lasagne al forno ed è finito nella pancia del mio povero marito, che se ne è prontamente liberato, vomitando anche l'anima e finendo semisvenuto al pronto soccorso - dove a nessuno è interessata minimamente la storia della maledizione del Fungo e volevano fargli un'urgente appendicectomia. Che per fortuna non gli hanno fatto.

Che cos'è questo rumore?


Scena: INTERNO - CASA MIA - GIORNO
Sola a casa, sto silenziosamente pensando alla giornata di domani.
Soprattutto, sto pensando alla spesa che devo andare a fare e alla casa che devo pulire. L'aspirapolvere mi aspetta sulla porta della cucina - già appostato lì da ieri a ricordarmi il mio dovere. Meno male che ieri, animata da insolita voglia di fare le pulizie, ho pensato bene di spolverare i mobili (cosa che odio, quasi quanto stirare) e così mi sono portata avanti con il lavoro.
Un rumore forte e non usuale rompe il silenzio della casa isolata.
La catastrofista cronica che alberga in me
- di solito nascosta sotto una pesante coltre di positività e ottimismo, che mi serve per vivere serena, che se no mi sarei buttata, tempo fa, dal sesto piano -
anche memore di un incubo recente e considerando che a volte faccio sogni premonitori
- non spesso, ma capita, anche se non mi piace pensare che i miei sogni sono premonitori perché spesso sono incubi -
ha subito pensato "aiuto, stanno tentando di scardinare le inferriate!!" e si è messa a sbirciare dalle porte finestre, tenendo ancorata al telefono la mamma
- non si sa mai succedesse qualcosa, almeno lei lo saprebbe istantaneamente -
non rilevando però presenze di estranei aggrappati alle inferriate, con fare alla King Kong
- come nel suo ultimo incubo.
La razionale donna adulta che sono
- non sempre ma spesso -
allora ha capito che si tratta degli operai
- quelli stessi che mi camminavano nel giardino senza permesso per intenderci -
che stanno trapanando da due ore nella casa accanto, rendendo le mie orecchie ronzanti come uno sciame d'api.

Ho il sospetto che quando la casa accanto sarà abitata, non ci sarà più la pace che c'è ora.
In ogni caso, credo ci sia tempo... la coppia che doveva venire a viverci ha pensato bene di lasciarsi, quindi...


martedì 28 dicembre 2010

Cosa ne penso di - 500 days of summer

This is not a love story. It's a story about love.

Questo è un altro di quei film il cui titolo tradotto in italiano ha un significato completamente diverso dal titolo originale.
Il titolo originale 500 days of Summer è stato tradotto con 500 giorni insieme, cosa che, a prima vista, non sembrerebbe nemmeno tanto abominevole, se non per il fatto che Summer - oltre a significare Estate (particolare importante per qualcosa che accade alla fine del film) - è il nome della protagonista e quindi eliminare la parola Summer dal titolo non è stata la scelta più felice, secondo me.

Polemiche sui titoli a parte, questo film mi è piaciuto.
Strano perché, di norma, io amo gli happy ending e questo non si può dire che abbia un classico happy ending.
Forse mi è piaciuto perché mi ci sono rispecchiata.
Fa pensare a cose come le anime gemelle, il destino, le coincidenze e cose così... e su come ci si focalizza su alcune cose, quando una storia importante finisce, cose che diventano come il prosciutto sugli occhi e un filtro nella mente e che ti impediscono di vederne con chiarezza delle altre.
Penso che se avessi visto questo film alcuni anni fa, in un certo periodo in cui potevo tranquillamente identificarmi con il protagonista, ne avrei anche tratto un certo beneficio pratico.
E ricordo abbastanza distintamente il momento in cui, come il protagonista nell'ultima scena, il prosciutto mi è caduto dagli occhi e ho dato il benvenuto alla nuova stagione.
In ogni caso, è un film carino, non è una romanticheria alla Harmony e ha un finale abbastanza inaspettato... simpatico per passare un'oretta e mezza.

Qua c'è il trailer in italiano.
Dato che oggi ho guardato il film in inglese, non mi ero accorta delle voci dei doppiatori... credo di aver capito come mai la prima volta che avevo guardato il film (in italiano) mi ero pure addormentata, mentre oggi mi è sembrato troppo carino.
Qua quello originale, manco a dirlo, molto più bello.

Alcune citazioni (inglese)
Rachel Hansen: Just because she likes the same bizzaro crap you do doesn't mean she's your soul mate.
Rachel Hansen: Look, I know you think she was the one, but I don't. Now, I think you're just remembering the good stuff. Next time you look back, I, uh, I really think you should look again.


Summer: Well, you know, I guess it's 'cause I was sitting in a deli and reading Dorian Gray and a guy comes up to me and asks me about it and... now he's my husband.
Tom: Yeah. And... so?
Summer: So, what if I'd gone to the movies? What if I had gone somewhere else for lunch? What if I'd gotten there 10 minutes later? It was - it was meant to be. And... I just kept thinking... Tom was right.
Tom: No.
Summer: Yeah, I did.
Summer: I did. It just wasn't me that you were right about.



venerdì 24 dicembre 2010

Modi diversi di augurare Buon Natale

Siccome, non so perché, ultimamente va di moda mettere cappellini o cerchietti con orecchie di renna a cani e gatti, per fare gli auguri di Natale, mi sono uniformata alla massa e ho messo un cappellino virtuale a Eva (che sono una schiappa a ritoccare le foto è più che evidente guardando questa piccola opera d'arte). Beh, che importanza ha... è un pensiero! :)
Eva è una delle cucciole che abitano nel giardino di casa dei miei, è meravigliosa e adesso è grande e grossa, che sembra un incrocio tra un leone e un cavallo piuttosto che un cane.

Poco fa ho visto due video che mi hanno colpito, per motivi MOLTO diversi.
Sono modi molto diversi di augurare Buon Natale a quelli che passano di qua.

Uno è questo, classica canzone natalizia, cantata da una voce celestiale.
L'altro è questo... bellissima canzone di John Lennon, solitamente spammata per Natale, con delle immagini molto forti che ti fanno davvero riflettere.


An eye for an eye will make us all blind - Gandhi

giovedì 23 dicembre 2010

La strada riflessa negli occhi

Ho già citato Stephen King altre volte, anche qui, ma lo cito di nuovo perché una cosa che ho letto nella prefazione di "A volte ritornano" mi ha colpito molto, tempo fa.
E si collega, in qualche modo, con quello che mio marito mi ha detto ieri, dopo aver letto questo racconto agghiacciante (o questo primo capitolo, dato che forse lo continuo): "Dovresti parlare di questo racconto con uno psicologo! E sta notte dormo con la porta chiusa a chiave, ma tu resti fuori!"... lui, ovviamente, non legge racconti dell'orrore e capisco che leggere certi orrori partoriti dalla mente di una che dorme con te la notte... beh, può fare impressione. :)

In ogni caso, Stephen King, su questo argomento aveva tante cose da dire.
Una di quelle che mi piace di più è questa:

Davanti ad un racconto dell'orrore non riusciamo a credere veramente a quello che leggiamo. Non crediamo nei vampiri, nei lupi mannari e nei camion che improvvisamente si mettono in moto e si guidano da soli. Gli orrori ai quali tutti crediamo sono (...) l'odio, l'alienazione, la vecchiaia senza amore, l'avanzare in un mondo ostile sulle gambe malferme dell'adolescenza... Il racconto di mostruosità e terrore è come un cesto riempito alla rinfusa di fobie: quando l'autore passa accanto a voi, prendete dal cesto uno dei suoi orrori immaginari e deponete, al posto di quello, uno dei vostri orrori reali... almeno per un po' di tempo.


Questo è il link al racconto che ho chiamato "La strada riflessa negli occhi".
L'ho scritto quasi di getto l'altro giorno e sono indecisa se continuarlo, dato che ho qualche idea, ma la mia idea iniziale era di farlo finire lì.
E' la prima volta che faccio leggere qualcosa di mio a qualcuno che non sia mia mamma, mio marito o le mie amiche e mi piacerebbe avere un parere - non condizionato dall'affetto - sul mio modo di scrivere. Anche se, proprio in questo racconto, ho usato uno stile diverso dal solito.

Siccome è la prima volta che uso google per condividere documenti, potreste dirmi, oltre se vi è piaciuto il racconto, se:
1) vedete il racconto!
2) se per caso, vi consente anche di fare modifiche
3) cosa altro vedete del mio account

Grazie :)

Io e l'arte moderna (Viaggio a Parigi)


Parigi è una delle città più belle del mondo.
Non ho visto, ancora, un sacco di città, ma sono sicura che la capitale francese rimarrà tra le città per me più belle, anche quando (se) avrò visto quasi tutto il mondo.

L'ultima volta ci siamo stati alcuni anni fa.
E' stato un viaggio im
provvisato e riuscito benissimo, in cui abbiamo visto di tutto. Ho preparato l'itinerario per ogni giorno, aiutandomi con internet, riuscendo a non creare percorsi impossibili, ma solo assolutamente sfiancanti che prevedevano camminate di dodici ore quotidiane.
In quella settimana ci sono venuti il mal di schiena e le vesciche ai piedi.
Ogni qual volta ci fermavamo per mangiare in qualche locale, ci siedevamo nel primo posto libero perché distrutti e non riuscivamo poi a rialzarci per il dolore alle gambe.
La stanchezza mostruosa, il dolore alle gambe e alla schiena davano spesso origine ad attacchi di risate incontenibili, che, unite con la nostra non conoscenza del francese, i menu in francese e la "simpatia" del 90% dei francesi che non si sforzano nemmeno minimamente di cercare di comprendere quello che vuoi ordinare, nemmeno se mastichi un po' l'inglese, hanno provocato diverse volte degli eccessi di risate da star male (avete provato a ridere come dei forsennati con un gran mal di schiena?) di fronte ad attoniti camerieri che avranno pensato che eravamo degli italiani un po' matti.

E ogni sera, al rientro in albergo verso le 21,30 - 22, ci addormentavamo distrutti sopra le coperte, spesso ancora con i vestiti e le scarpe, mentre fuori c'era ancora il sole.
Ma ci siamo divertiti un sacco.

Parecchie risate, con attacco ilare di fronte al custode che secondo me è stato indeciso se buttarci fuori o no, ce le siamo fatte al Beaubourg, al museo di arte moderna, che, nel complesso, non abbiamo compreso.
Il museo, l'edificio, in sè, è, ovviamente, strepitoso.



Tetti bassi di case antiche e, improvviso, il Centro Pompidou, detto Beaubourg.
Costruzione volutamente strana... colorata e moderna, caratterizzata principalmente dall'avere gli impianti sulla facciata esterna - cosa che crea un groviglio non consueto di tubature, cavi e travi - il Beaubourg, nel mezzo di un quartiere antico, sembra qualcosa di alieno caduto per caso sul Pianeta Terra.
E infatti, nel 1977, questa "creatura uscita da un libro di Jules Verne" (R. Piano) ha fatto vincere a Renzo Piano e Richard Rogers - i progettisti dell'edificio - un concorso
che aveva l'intento di proporre la cultura in un modo meno istituzionale del solito.

Personalmente trovo l'edificio molto affascinante, anche se l'arte moderna non è il mio forte nel complesso. Infatti, come sarà evidente leggendo di seguito, alcune delle opere esposte non siamo proprio riusciti a capirle.

All'ingresso, enormi reti appese al soffitto contenevano dita, mani, piedi, equalcosa di indefinito che sembravano organi interni, di dimensioni gigantesche e fatti di qualche materiale che sembrava gomma. Ogni tanto, una rete allentava la sua presa sul soffitto e precipitava fino a circa un metro dal suolo. Il gioco si ripeteva a cadenze prestabilite... Ci eravamo addentrati nel Museo già un po' perplessi per non aver capito nulla di questa introduzione, sentendoci un po' scemi.

La prima opera incompresa che ha scatenato l'attacco di risate convulse (soprattutto di Marco), è stata il ritratto di questo signore con gli occhiali, che sembra un mostro disegnato da un bambino; opera che noi abbiamo ribattezzato "Lo zombie" e cui non riusciamo a dare un significato.


Subito dopo lo zombie abbiamo visto un pianoforte che era rivestito da un panno grigio, compresi i piedi; questa sorta di vestitino del pianoforte gli conferiva un aspetto che lo faceva somigliare a un elefante. Purtroppo non ho foto che documentano questo splendido reperto, ma è stato proprio guardando questo pianoforte mascherato da elefante che si è manifestato il maggiore dei nostri attacchi di risate, che ci è valsa un'occhiataccia da parte dell'addetto del piano.

Il rinoceronte rosso in materiale plastico, documentato qui sotto, se l'è battuta alla grande con il pianoforte travestito da elefante che però resta il vincitore.


Molte altre opere hanno suscitato in noi domande su quale fosse il loro oscuro significato... come ad esempio una tela bianca con un chiodo piantato nel mezzo o una tela 3 x 3 completamete dipinta di blu o una tela bianca (non dipinta, vuota) su parete bianca. O ancora, filmati proiettati in più schermi nella stessa stanza, riguardanti donne fluttuanti nelle acque di un lago, nell'atto di affogare. O sculture della testa di Pinocchio con naso sproporzionatamente lungo. O ancora sgabelli a forma di gnomo.


Oltre queste opere appena citate di cui, molto francamente, io e mio marito non abbiamo colto il significato (che sono certa esserci), altre opere, che, seppur parecchio strane, hanno destato in noi da un lato curiosità e, talvolta, emozioni.

Uno strano mostro altezza uomo, composto da oggetti vari, tra cui pistole, bombolette spray, forbici, e giocattoli vari, incollati tra loro e dipinti ha attratto particolarmente la nostra attenzione.


Insieme a "Il mostro", la nostra attenzione è stata attratta da "L'aereo".
Grande circa 3 metri x 3, appeso al soffitto, fatto di qualcosa simile al vimini e centinaia di forbicine da
l manico colorato, infilzate dappertutto, a fare da eliche alcuni asciugacapelli non troppo moderni (accesi).


Un'opera un po' lugubre ma affascinante, anche se non sappiamo il significato che gli ha dato l'autore, è quella che abbiamo ribattezzato "I guanti": centinaia di guanti (suppongo), riempiti di qualche materiale che gli ha dato bene o male la forma di mani e poi colorati di rosso, appesi insieme al soffitto a formare un grosso grappolo dall'aspetto sanguinolento!



Sono certa di non avere uno spirito artistico granché sviluppato, non me ne vogliano gli estimatori di arte moderna... leggendo qua e là ho trovato due frasi che mi hanno colpito e che, ho capito, riassumono quello che penso dell'arte moderna.

"L'arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce avere un significato" (anonimo)

"L’arte moderna si chiama così perché non ha nessuna probabilità di diventare antica" (Nikita Kruscev)




martedì 21 dicembre 2010

Cosa ne penso di - Davanti agli occhi

Davanti agli occhi (qui il trailer).
Your life can change in an instant. That instant can last forever.

Titolo originale "The life before her eyes",
titolo una volta tanto non stravolto completamente.

Questo post è un po' SPOILEROSO,
quindi evitate di leggere oltre, se avevate pensato di guardarlo stasera
e non vi volete rovinare il finale.

Mentre pensate se volete andare avanti, guardatevi Uma Thurman,
in questo primo piano che personalmente trovo stupendo.


Diana... insegnante, moglie e madre, conduce una vita normale
e, nel giorno della commemorazione di un evento tremendo,
ricorda quel giorno di quindici anni prima,
nel quale tutta la sua vita è cambiata. Infatti, quel giorno,
il suo compagno di scuola Patrick è uscito di senno:
ha preso un mitra e ha massacrato tante persone, tra compagni e professori,
terminando la sua opera assurda nel bagno
in cui si trovavano Diana e la sua amica del cuore Maureen.


E' uno di quei film che mi ha lasciato dentro qualcosa e
che mi ha fatto venire il magone nel vedere l'ultima sequenza.
Uno di quei film che ti vengono dei dubbi perché la trama non è troppo lineare
e il finale è troppo triste e
che appena lei risponde di no *, pensi "Oh no! avevo capito bene",
che cerchi le opinioni degli altri su internet per vedere se sono in linea con la tua e
che ha lasciato diverse persone estasiate e tante altre deluse.

Mi ha ricordato, per ovvii motivi "Stay",
altro film che mi ha lasciato qualcosa dentro e
la cui trama può essere riassunta in questa citazione:
If this is a dream, the whole world is inside it.





* STRASPOILER

TIZIA
Lei è una dei sopravvissuti?

DIANA
No






Contro i titoli dei film tradotti alla c...

Poco fa ho trovato su Facebook, un gruppo che si chiama "Contro i titoli dei film tradotti alla cazzo", i cui partecipanti sono partiti da quella che è la traduzione di film più orrenda del mondo (sino ad oggi), ovvero Eternal Sunshine of the Spotless Mind (letteralmente: L'eterno raggio di sole della mente senza macchia) tradotto con Se mi lasci ti cancello, per poi spaziare tra molte altre traduzioni più o meno indegne.
Personalmente, Se mi lasci ti cancello mi ha colpito a tal punto che non ho mai voluto nemmeno vedere questo film per via del titolo, secondo me, orribile, che mi ha fatto sempre pensare al film come a una banalità; recentemente ho comunque deciso di guardarlo perché c'è chi dice che è molto bello.
Ovviamente, tradurre letteralmente quel titolo sarebbe stato probabilmente altrettanto ridicolo, ma allora perché non lasciare il titolo originale, che oltretutto è un verso di A. Pope?
Perché i titoli dei film vengono tradotti? Dicono per rendere "più accattivante un film"... a parte rarissime eccezioni, le traduzioni mi sembra invece che rendano più ridicolo un film o che, quando va bene, ne sviino completamente il senso.

Ecco alcuni altri esempi di titoli stravolti che mi vengono in mente:

1) Dot the i (Metti il puntino sulla i) tradotto con Passione Fatale... almeno la traduzione c'entra con il film anche se potevano lasciare l'originale che fa riferimento a un dialogo del film (di questo film ne ho parlato qui).
2) The Time Traveler's Wife (La moglie del viaggiatore nel tempo) tradotto con Un amore all'improvviso... questa traduzione non c'entra proprio niente.
3) The land of women (La terra delle donne) tradotto con Il bacio che aspettavo... nemmeno questa c'entra.
4) Vertigo (Vertigine) tradotto con La donna che visse due volte... questo titolo almeno ha qualcosa a che fare con il film, ma l'originale aveva il suo perché.
5) The Shawshank redemption (La redenzione di Shawshank) tradotto con Le ali della libertà... anche in questo caso, la traduzione è completamente differente, ma almeno c'entra qualcosa con il film.
6) The back-up plan (Piano di riserva) tradotto con Piacere sono un po' incinta... questo è incommentabile.
7) Domicile conjugal (Domicilio coniugale) tradotto con Non drammatizziamo... è solo questione di corna... questo è ancora più incommentabile.

Da qualche anno guardo, quando posso, film e telefilm in lingua originale... all'inizio capivo l'1% adesso capisco il 60%, a volte l'80% dei dialoghi. In alcuni casi, capisco ancora l'1%... a volte è difficilissimo capire quello che dicono, soprattutto gli americani (per me). Ma, con l'aiuto dei sottotitoli, meglio se in inglese, guardare un film in lingua originale è un'esperienza del tutto differente!
Dicono che quelli italiani sono i doppiatori migliori.
E sicuramente sono stati bravissimi i primi due che mi vengono in mente (oggi purtroppo scomparsi)... Oreste Lionello nel doppiare Woody Allen e Ferruccio Amendola nel doppiare Dustin Hoffman, Robert De Niro, Sylvester Stallone e Al Pacino.
Ma oggi ci sono film (e serie tv) che doppiati non si possono guardare.
Infatti, da un lato ci sono molti doppiatori scarsissimi e inespressivi che riescono a rendere orribile un buon film e dall'altro, così come i titoli, spesso anche i dialoghi vengono stravolti e a volte basta una piccola sfumatura per cambiare completamente senso a una frase.
Non sempre è tutta colpa dei traduttori, spesso e volentieri in lingua originale ci sono battute che in italiano non hanno alcun senso e allora chi traduce / adatta i dialoghi deve inventare.
Mi viene in mente Friends serie tv che adoro... in italiano, a volte, le battute sono così cretine che mi chiedo come faccia a piacere a chi lo guarda doppiato.

E, allora, a volte non sarebbe meglio non tradurre dialoghi piuttosto che farli diventare incredibilmente stupidi?


lunedì 20 dicembre 2010

Modelli di vita (sbagliati): le Barbie.




La mia prima Barbie - Barbie sciatrice, con il completino da neve e gli sci - mi fu regalata da mio nonno per un compleanno intorno al 76-77. Mi ricordo abbastanza bene il momento dell'apertura del pacchetto e il viso della mia Barbie, che, a pensarci ora, mi ricorda Maria Giovanna Elmi. La Barbie ce l'ho ancora da qualche parte (e mi è venuta una gran voglia di giocarci, tra l'altro!!).




Queste qua sopra sono Maria Giovanna Elmi e Barbie Malibù
(la mia Barbie sciatrice è identica a questa, tranne che per il segno del costume)

Non so come le facciano le Barbie adesso, non sono certa che le Barbie in carne esistano in commercio, ma ricordo bene che le Barbie dei miei tempi erano magre da paura... uno dei (tanti) messaggi potenzialmente dannosi, della serie "Giocano con bambole anoressiche fin da quando nascono e poi ci si chiede perché un sacco di ragazze è ossessionata dall'aspetto fisico e si ammala".

Non che pensi che il modello giusto da dare sia quello dell'obesa... anzi ,la Barbie della prima foto potrebbe essere utile per dire "Hey bimba, se passi tutto il giorno ferma a cazzeggiare al computer e non fai nemmeno due secondi di sport al giorno, guarda un po' come diventi!".

Però magari ci vorrebbe una via di mezzo... tipo una Barbie della seconda foto, forse lievemente meno rotonda... cioè una Barbie che abbia un giro vita da essere umano mangiante e, perché no, anche un filo di pancia. Che abbia un corpo di donna sana, normale.



Petali e compleanni

Petali strappati alla vita
nell'ultimo atto
tracciano leggere spirali
fino al giaciglio eterno

Che poi... dicono che almeno il giorno del compleanno uno dovrebbe essere allegro.

Ma non basta una torta, per quanto buona sia, a mettere allegria.

E il numero di candeline non c'entra.
A proposito, mi ha telefonato una zia che mi ha chiesto quanti anni compio oggi e quando gliel'ho detto non ci poteva credere... "ma no?! davvero?! quando mi chiedono quanti anni hanno i miei nipoti, rispondo sempre 'circa 30'" mi ha detto...
eh, zia, circa 30, circa 40... che differenza fa.
Comunque sono 39.




Per l'immagine lì sopra, che mi piace molto e che purtroppo non ritrae me, ringrazio questo blog.



venerdì 17 dicembre 2010

Riflessioni (Dubbi e Vigliaccherie) - Post meteo ispirato


Neve in provincia di Catania - a 350 mt s.l.m. - 16/12/2010.

Siccome qui non è che nevichi proprio spesso...
la prima e l'ultima volta che mi ricordo la neve era il 1988 ed ero al liceo,
era pomeriggio e l'avevo pure scritto sul diario.
Ovviamente. Sul diario, a momenti, ci scrivevo pure quante volte andavo a fare pipì.
Comunque, siccome dicevo che vedere i cortili imbiancati non capita tutti i giorni, ieri qualche componente esaltato della mia famiglia ha scattato un paio di foto in cortile.
Questa qua sopra mi piace molto. Mi sembra che ci sia un bel contrasto di colori.

Cambiando argomento... e tornando ai miei nuovi hobby.
Il corso di recitazione sta per finire e adesso mi trovo davanti ad una scelta, perché non solo il corso avanzato ha un costo di molto superiore rispetto al corso base e sarà più impegnativo in termini di tempo, ma lo sarà anche in termini di impegno mentale e fisico.
Perché sono indecisa?
Da un lato, c'è l'innegabile realtà che io questo corso lo trovo meraviglioso: trovo bellissimo quello che facciamo sul palco, anche quando provo una vergogna tremenda e mi sento stranamente e felicemente legata al "gruppo" - persone che ho conosciuto lì e di cui non so niente, con cui non so se avrei legato mai se le avessi conosciute in contesti diversi -
Dall'altro ci sono altre tre innegabili realtà:
1) il mio obiettivo non è diventare attrice e il target del corso avanzato, invece, è proprio una persona che ha quell'obiettivo e, per raggiungerlo, si impegna fisicamente e mentalmente
2) io, diciamolo pure, sono una schiappa a recitare
3) ci sono limiti che forse non riesco a superare... la scorsa lezione mi sono rifiutata di fare un esercizio, perché implicava un mettermi troppo "a nudo" (non in senso letterale!)... E se mi capitasse di dover interpretare la parte dell'amante focosa?

Ho scritto tre contro e due pro.
In realtà, spero di scoprire che sono in grado di superare i miei limiti.




mercoledì 15 dicembre 2010

It gets better...

Everyone deserves to be respected for who they are. I pledge to spread
this message to my friends, family and neighbors. I'll speak up against
hate and intolerance whenever I see it, at school and at work. I'll
provide hope for lesbian, gay, bi, trans and other bullied teens by
letting them know that ..."It Gets Better".
Ciascuno merita di essere rispettato per quello che è. Prometto di diffondere
questo messaggio ai miei amici, famiglia e vicini. Mi pronuncerò contro
odio e intolleranza, quando ne sarò testimone, a scuola e al lavoro.
Darò speranza a lesbiche, gay, bisessuali, trans e altri adolescenti vittime di bullismo
facendogli sapere che... "Andrà meglio".


Dichiarazioni omofobiche di chi sta al nostro governo - mascherate da battute di pessimo livello - a parte, non c'è bisogno di andare troppo in là... immagino che persino nella cerchia di amici o familiari stretti, capiti di assistere a episodi di discriminazione nei confronti degli omosessuali.
Infatti, non so perché, fa, purtroppo, figo dire che prenderesti a pugni tuo figlio/fratello se scoprissi che è omosessuale oppure che quando passa un omosessuale ti posizioni con il sedere contro il muro.
Personalmente questo genere di affermazioni mi infastidisce, anche quando detta a mo' di battuta - che poi a me queste "battute" fanno tutto fuorché ridere.
E qualcuno resterebbe scioccato nel sapere che almeno una delle persone con cui scherza su questo argomento è, in effetti, gay e chissà quanto bene giudica l'amico quando lo sente dire certe fesserie.
Mi ha quasi stupito, tempo fa, una persona che mi ha confessato la sua omosessualità ed era pronta ad accettare un'eventuale mia reazione avversa, un mio cambiamento di opinione nei suoi confronti, come normale.
La mia reazione, ovviamente, è stata tutt'altro che avversa, è stata piuttosto qualcosa del tipo "il sesso della persona che ami non è qualcosa che mi fa cambiare opinione su di te". Ma il fatto che chissà quante altre persone le hanno voltato la faccia per questo motivo, mi ha fatto intristire parecchio.

It gets better project è un progetto che si propone "aiutare" gli adolescenti (e non) vittime di bullismo, in quanto "diversi" - ma come ci chiediamo in molti "Diverso da chi?" - perché gay, lesbiche, trans, ecc.
Sul sito ci sono capitata per caso poco fa, leggendo una rubrica che definirei frivola... ma sulla cui frivolezza mi devo ricredere, dal momento che una rubrica frivola non avrebbe postato il link a questo progetto, almeno credo.
It gets better, attraverso la raccolta di testimonianze di chi ha superato la fase in cui credeva che non ci fosse possibilità di un futuro e adesso vive felice, vuole "dare speranza" a chi - in particolare tra gli adolescenti - non riesce a superare le difficoltà che questa società - per molti versi assurda, aggiungo - gli pone davanti e che pensa che togliersi la vita sia la soluzione.
Recentemente c'è stato un aumento di suicidi di giovani gay, vittime di bullismo a scuola (parliamo di adolescenti), negli Stati Uniti. A seguito di questo episodio, qualche personalità di spicco si è pronunciata contro il bullismo, tra di esse Obama e Joel Burns - un politico texano gay. In particolare, quest'ultimo ha fatto un discorso bellissimo e anche parecchio commovente, dato che lui stesso ha vissuto episodi di bullismo e si è commosso molto nel raccontare la sua storia.
Ed è molto bello come, alla fine, Joel Burns parla di alcuni momenti importanti della sua vita e, rivolto a tutti i giovani che credono di non farcela più, dice qualcosa come "datevi la possibilità di vivere abbastanza a lungo da crearvi dei bei ricordi... adesso è difficile, ma andrà meglio.

mercoledì 8 dicembre 2010

Vestiti nuovi (virtuali)

Lo scorso weekend, in preda ad un estro notevole, anche motivata dal fatto che l'insegnante del corso di sceneggiatura non ha vomitato leggendo quello che gli ho mandato (wow!! comunque poi ne parlerò meglio in seguito), ho cambiato ripetutamente lo sfondo e il layout in generale del blog.

Sono giunta, dopo diversi tentativi, a quello attuale e ne sono contenta, perché, oltre che piacermi, lo trovo coerente con il titolo del blog.
Sullo sfondo ho messo cinque citazioni tratte da "Il piccolo Principe" di A. de Saint-Exupéry e da "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" di C. R. Zafòn - che, al momento, sta in pole position tra i miei scrittori preferiti - ... sono parole (per aria) che giacciono sul disegno dell'affascinante copertina de "L'ombra del vento".

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa chi passa da qua, quindi ho messo anche un sondaggio... per favore, rispondete o lasciate un commento.

In particolare, vorrei sapere se riuscite a vedere le frasi per intero e se, secondo voi
- lo sfondo è troppo "pieno" di parole (per quanto bellissime io le trovi e abbia difficoltà a sceglierne un paio tra le cinque citazioni!)
- le parole sono disposte in maniera troppo ordinata e forse starebbero meglio se le disponessi in modo più casuale.

Grazie per qualunque feedback.

L'immagine qui sopra raffigura due dei precedenti vestitini che avevo confezionato per il blog, nel week end.
Il primo, con i dipinti di Klimt, Van Gogh e Chagal, era di gran lunga il mio preferito, ma non ha riscosso troppo successo tra i miei diretti familiari e un caro amico cui chiedo spesso consigli sul blog... Il secondo l'ho tenuto giusto un paio di ore e credo non l'abbia visto nessuno, ma non convinceva nemmeno me, anche se le ninfee di Monet sono un bellissimo dipinto (e l'immagine è il particolare di una foto che ho fatto al dipinto, tempo fa, al museo d'Orsay e quindi mi piaceva particolarmente).


martedì 7 dicembre 2010

I conigli e altro...

Oggi, dopo diverso tempo, ho ascoltato in macchina, non senza difficoltà perché la strada era piena di gallerie, Il Ruggito del Coniglio e, come al solito, mi sono fatta delle buone risate.
Questo programma è davvero mitico.



Qua sopra, una performance di Vinicius Du Marones, ne "Il poster anni '70".
E qui alcune altre sue canzoni dedicate ad oggetti di tristessa.

Nel frattempo, cercando le performances di Vinicius Du Marones (che sarebbe Max Pajella), ho trovato in rete un paio di foto che mi stanno facendo sganasciare dalle risate. Eccole.




Estranei che si intrufolano dentro casa

Non abbiamo ancora le tende a casa, perché non abbiamo ancora deciso quali mettere e non abbiamo fretta, tanto dalle nostre finestre / balconi non ci può vedere nessuno... quindi, non è che io faccia sempre tanto caso a come sono vestita (o svestita) quando passo davanti ad un balcone.
Questa mattina, come ogni mattina, mi stavo vestendo in camera da letto e ho scorto, tra le fessure delle imposte, che per fortuna erano ancora semi chiuse, un tale che passeggiava con nonchalance nel giardino di casa nostra.
All'inizio mi è preso il panico, perché vedere un estraneo che ti passeggia nel giardino, soprattutto se stai in una casa un po' isolata, non è proprio il massimo, in particolare se le tue letture preferite sono libri thriller, in cui non è infrequente che l'assassino si intrufoli in casa, dopo aver atteso che il marito esca...
Sono bastati, per fortuna, pochi secondi, per rendermi conto che il tizio non era un assassino, bensì un operaio che lavora nel cantiere accanto a casa nostra.
E quindi, mi sono tranquillizzata e ho pensato solo "spero che non abbia visto me, come io ho visto lui, attraverso le fessure delle imposte".
Quando sono uscita, dopo qualche minuto, ho visto che c'erano diversi operai nel cantiere accanto e non ho detto nulla, un po' perché avevo fretta e un po' perché, lì per lì, ho quasi giustificato il tale, dato che si tratta degli operai che hanno costruito casa mia.
Ma poi ho pensato che, anche se si tratta di un operaio che ha lavorato a casa mia e magari ha messo i miei mattoni con le sue manine, non aveva alcun diritto di scavalcare il muretto (non hanno ancora messo la ringhiera) e farsi un giro sulla mia ghiaia. Senza nessun apparente motivo, oltretutto.

E ho pensato che la gente è davvero strana e maleducata anche.
E io un po' stupida, perché sono stata zitta.

domenica 5 dicembre 2010

Cosa cercavano gli ignari lettori del blog...

Consulta le statistiche del tuo blog.
Blogger, da qualche tempo, dà la possibilità a ciascuno di noi di... ehm... cazzeggiare - credo sia il termine più consono - tra le statistiche dei nostri blog, al fine di renderci conto di quanta gente ci capita dentro, quali pagine guarda, quale motore di ricerca usa, da dove viene, ecc.
Personalmente non consulto queste statistiche più di tanto e l'unica cosa che mi incuriosisce davvero è vedere quali sono le parole chiave che, digitate su un motore di ricerca, conducono qualcuno fra le mie pagine. E lo facevo già prima, con Google Analytics.

Era da diverso tempo che avevo in bozza questo post e, finalmente, dopo aver letto e riso con le lacrime qua, mi sono decisa.

Secondo Google Analytics, quelle che seguono sono alcune delle parole chiave più strane che, inserite in google, hanno portato sprovveduti utenti tra le pagine del mio blog.
E immagino che, se cercavano quelle cose lì, se la saranno pure filata a gambe levate.

Qualcuno è giunto qui dopo aver cercato:

- Vendere carta igienica / Acquisto carta igienica
appassionati dello shopping online saranno finiti qua, probabilmente sul mio post della carta igienica ludica e dell'esilarante pulisci-sedere

- Latiti nel collo
mmm... latiti nel senso di rocce? oppure del verbo latitare?
"qua? ne comprend pas moi" (ho appena rivisto Caruso Pascoski)


- Su di me ho la mente giovanile
eh sì, pure io ho la mente giovanile! sarà per questo che sei capitato qui!

- Dieta di Fiorello
vorrei conoscere anche io Fiorello e la sua dieta, ma purtroppo... no!

- Tolta le scarpe callo
voleva sapere cosa succede se ti togli le scarpe e trovi un callo?!

- 3ex porno la prima volta
se cercavano questo, devono essere proprio rimasti parecchio delusi!

- video hard signore sconsolate
come sopra...

- acqua calda gratis per adulti sesso vedere i film online
come si fa a mettere tutto questo insieme nella stessa ricerca?

- scene sesso candy terence
chi ha scritto questo, probabilmente, Candy non l'ha mai visto... tutte le "bambine" della mia età sanno che i due si danno a stento un bacio e che, alla fine, si lasciano pure!

- ragazza si suicida dopo aver letto ciò che ha scritto suo padre in bacheca su fb
spero che non sia successo davvero

- parole carine per un divorzio
forse un futuro marito divorziato alla ricerca di parole carine per indorare la pillola alla futura moglie divorziata?

Finalmente ho un soggetto!

L'altro giorno ho finalmente "partorito" il famoso soggetto per il corso di sceneggiatura,
Il soggetto, tratto dalla mia avventura nella strada deserta di cui ho parlato nel post linkato lì sopra, mi ronzava in testa da diverse settimane ma non mi convinceva più di tanto, mi sembrava (come al solito quando scrivo racconti) che mancasse qualcosa. Che mancasse quel qualcosa che dovrebbe convincere qualcuno che vale la pena guardarlo e che non si tratta di un moscone controvento per venti minuti!
Ispirata da questo racconto del mio nuovo amico di blog, venerdì ho trovato l'anello mancante. Grazie :) e, come ti ho già detto, il racconto mi è piaciuto davvero molto.
Poi dirò che ne pensa il mio insegnante e prima o poi lo posterò qui...
Non so perché temo che non gli piacerà e che mi dirà che potrei fare di meglio... "è brava, ma potrebbe fare di più" era un giudizio diverse volte espresso dagli insegnanti quando andavo a scuola... fondamentalmente significa che non studiavo abbastanza, ma, per culo o doti personali che non sapevo di avere - ma che mi rendo conto che probabilmente avevo -, ero bravina lo stesso, però avrei potuto dare di più.
Quando scrivo mi sento sempre come se potessi dare di più... le cose che scrivo mi piacciono, alcune anche molto, ma quando le rileggo c'è sempre un qualcosa che manca, quel qualcosa che dovrebbe spingere un altro - che non sia mia mamma (la mia fan numero 1) - a trovare gradevoli le cose che scrivo.
Comunque, a proposito del mio insegnante di sceneggiatura, divago... nella mia classe siamo circa quindici e, a parte un tale che sembra più grande di me, gli altri sono tutti ragazzi che sembrano parecchio più giovani e che chiamano l'insegnante "professore" e gli danno del lei (un po' fuori luogo forse, dato che l'ambiente è molto poco formale)... formalità a parte, considerato che l'insegnante è nato il mio stesso anno (e che ovviamente io gli dò del tu), la cosa mi fa sentire alquanto vecchia.

venerdì 26 novembre 2010

Di mosconi che volano contro vento e campi di bambù

Ieri c'è stata la seconda lezione del corso di sceneggiatura, che continua a essere interessantissimo e dovrei proprio scrivere un soggetto, ma, nonostante tante idee, non riesco a produrre nulla di buono.
In un primo momento, avevo pensato di portare, come soggetto, il mio racconto sulle polpette, che ritengo, nella sua semplicità, una cosa abbastanza carina.
Ma, poi ho pensato ad alcune cose che ci sono state dette e ridette nelle prime quattro ore di lezione, cioè:

1) che il cinema racconta la vita, ma senza i momenti noiosi;
2) che scrivere un soggetto cinematografico non è come scrivere una pagina di un romanzo, nel soggetto cinematografico devi far vedere quello che scrivi, senza essere a) ridicolo, 2) noioso.
Non voglio dire che scrivere romanzi è più facile che scrivere sceneggiature, ma solo che il modo di scrivere è molto diverso
. E io a scrivere sceneggiature non sono nemmeno abituata.

E ho pensato alle immagini di una che cucina le polpette e delle polpette che fanno capolino dalla pentola... beh, tirare fuori una sceneggiatura da questo mini racconto, senza annoiare a morte chi guarda, non è cosa che credo di saper fare (ancora).

Una cosa però l'ho scritta, l'altro giorno, di getto, come il medium che scrive senza pensare perché c'è lo spirito che sta dettando le parole... solo che quello che è venuto fuori mi fa pensare a uno sketch di Fiorello e Baldini, nel quale Fiorello imita Moretti che parla del film "Vento", con telecamera fissa su un campo di bambù e la sequenza indimenticabile di 20 minuti di un moscone che vola contro vento o del "Dialogo tra un ragioniere depresso e una vedova alla veglia funebre" di Gianbattista Noia. Ascoltate la clip di Fiorello e Baldini, fa morire dal ridere!

Quello che segue non è il mio soggetto, è solo la cronaca di quello che mi è successo (se qualcuno ci vede delle potenzialità per una sceneggiatura, me lo dica!).

Ho più volte raccontato, in questo blog, di come spesso mi perdo, anche in presenza di indicazioni, perché il mio senso dell'orientamento è assimilabile a quello di una colata lavica (tutti i diritti al marito, per questa battuta).
Detto ciò... ecco cosa mi è successo.

Ero sulla via di ritorno, dopo essere stata da un cliente in un paese a una trentina di km da casa, l'autoradio, come sempre, era accesa e cantavo le canzoni che conoscevo.
Uscendo dalla via principale e affollata del paese, purtroppo mi sono ritrovata davanti un bivio.

Le due indicazioni sembravano chiaramente indicare che dovevo svoltare a sinistra e così ho fatto.

In effetti, su quanto chiaramente indicassero questo, ci sarebbe da discutere. E' che io prendo sempre la strada sbagliata, comunque.

Era una bellissima giornata ed erano circa le 14, il cielo era azzurro e il sole caldo e splendente.
Era piacevole guidare.

Dopo qualche minuto mi sono accorta che la strada in cui mi trovavo era deserta, oltretutto era anche dritta e lunga e di fronte a me, molto lontano vedevo chiaramente la mia città, ma sembrava irraggiungibile.

Era una strada di campagna, ogni tanto c'era qualche vecchio casolare che sembrava abbandonato e, in contrasto, era però dipinto con colori forti come il rosso scuro. Ai lati della strada, fiori e erba. In mezzo alla strada cumuli di foglie che roteavano al vento.
Cartelli stradali illeggibili perché immersi tra le erbacce e con l'adesivo quasi completamente divelto.
Anime vive nessuna. Nemmeno animali. Sembrava di essere in una realtà parallela. Disabitata.

Ho pensato "ora spunta Jack Torrance che mi guarda dall'alto e io sono il topo del suo labirinto" (chi ha visto Shining sa di cosa parlo).
Ho abbassato il volume della radio, ho smesso di cantare e mi sono messa a parlare a voce alta e a scandire i km che vedevo scorrere sul contachilometri.
In tutto questo, tentavo di telefonare al marito, che non rispondeva al cellulare.Ho percorso così un bel po' di km (circa 14), in quella desolazione e senza incontrare nessuno, ed è stato davvero angosciante.
Mi sentivo sola e abbandonata, in tutti i sensi possibili e immaginabili.

Per fortuna, poi, ad un certo punto, mi sono reimmessa in una strada con persone vive dentro, ho tirato un sospiro di sollievo e ho ripreso a cantare appresso alla radio.



Why am I covered in feathers?


In una certa fandom, Bill Condon, il regista di Breaking Dawn (penultimo film della saga di Twilight), è,
al momento, una delle persone più amate.
Ieri, infatti, il regista ha twittato (o twitterato?!),
a due settimane dall'inizio delle riprese, la prima still ufficiale del film.
Quella lì sopra.
Chiunque sia fan della saga sa perfettamente di che scena del film si tratta.
E' una delle scene fondamentali del libro, forse la più discussa, perché, se da un lato è davvero abbastanza stupida, dall'altro qualcuno pensa che sia molto sexy e, in ogni caso, si tratta del momento più atteso della saga.

****** SPOILER ******

I due protagonisti, finalmente si sposano e danno sfogo, dopo mesi di attesa e desideri repressi, alla loro passione. Solo che lui è un vampiro e lei ancora umana, quindi c'è sempre quell'alone di mistero su quanto male le farà davvero... e lì si colloca l'immagine.
Lei si risveglia e si ritrova ricoperta di piume.
Tra i due si svolge il seguente dialogo.

Bella: Why am I covered in feathers?
Edward: I bit a pillow or two
Bella: You bit a pillow... why?
Edward: We're just lucky it was the pillow and not you.







giovedì 25 novembre 2010

Porcherie varie

Non sono più dipendente da un pezzo e, anche quando lo ero, non avevo la mentalità, purtroppo molto diffusa, del dipendente che non fa un caxxo tanto è tutelato.
Penso che in alcuni posti, i dipendenti siano davvero troppo tutelati.
Non è corretto che il dipendente sia tutelato anche quando il suo lavoro non lo svolge per nulla. E gli si permette di passare sei ore di fila seduto senza alzare un dito, mentre attorno tutto va in rovina (in maniera nemmeno troppo figurata).
Che poi com'è che non si tagliano le vene a stare immobili tutto il giorno, senza fare nulla?! Io potrei impazzire, a guardare le mosche volare, tutto il giorno! Sono certa che impiegherei tutto questo tempo libero, pagato con i nostri soldi, per leggere o lavorare a maglia.

Però, che schifo.

Dall'altra parte, ci sono aziende che, invece, del lavoratore (e qui intendo dire, il lavoratore che lavora) se ne fregano totalmente e, non so bene perché, tentano sempre di mettergliela in quel posto, usando metodi più o meno scorretti, approfittando anche dell'ingenuità delle brave persone.

Questo mi fa imbestialire.
Quando queste cose coinvolgono gente che conosco, ancora di più.

Top ten: Cose che succedono se sono in ritardo


Ispirata
da qualcosa che mi è successo oggi, ho pensato bene di stilare la mia top ten delle cose che accadono quando sono in ritardo, soprattutto se devo andare al lavoro e magari ho pure una riunione importante (tutte accadute, oggi me ne sono successe due).

Top Ten:

1) mi accorgo, mentre faccio colazione, che l'orologio è fermo (oppure non l'ho regolato quando è mancata la luce o è cambiata l'ora) e che non sono più le 6 e mezza da un pezzo;
2) quando sono già sulla porta, ricevo una telefonata che aspettavo da mesi e cui non posso non rispondere;

3) già fuori dalla porta, mi ricordo che devo mettere su la lavatrice, ché siamo rimasti senza biancheria pulita o che devo stendere la biancheria, che ho dimenticato in lavatrice da due giorni;
4) al momento di uscire non trovo le chiavi della macchina e le cerco per mezz'ora, prima di telefonare al marito e chiedere se per caso non le abbia lui (a volte le ha lui e allora cerco per un altro quarto d'ora le chiavi di riserva, che di solito sono in mezzo ai piedi, ma quando servono no);
5) esco dal portone e non ricordo dove ho parcheggiato la macchina e giro per un quarto d'ora alla ricerca, con la borsa che pesa dieci kg (possibilmente è estate e fa un caldo boia);
6) vado per prendere la macchina e, al suo posto, trovo il segnale di divieto di sosta temporaneo, con rimozione forzata perché c'è la festa del paese;
7) appena entrata in macchina, trafelata, mi accorgo di avere le calze smagliate oppure di avere una macchia indelebile sulla maglietta o di avere dimenticato qualcosa di fondamentale come il computer o il giubbotto;

8) per strada, mi fermano i carabinieri e mi viene un blocco mentale perché non ricordo dove sia il libretto, così perdo ulteriore tempo, cercando, insieme al carabiniere in questione, il libretto della macchina, in mezzo al quintale di carte, disordinate e inutili, che stazionano perennemente nel cruscotto;

9) rimango imbottigliata, anche più volte nella stessa giornata, cercando di andare a prendere l'autostrada (ricorda: mai uscire dopo le 7 del mattino);

10) trovo la strada interrotta e sono costretta a prendere una deviazione, possibilmente in mezzo a strade deserte e sconosciute di campagna, che non solo mi fanno perdere un sacco di tempo, ma che, inevitabilmente, mi fanno anche venire un'enorme angoscia e, in preda al panico, infine, mi perdo, perché non ho il minimo senso dell'orientamento e, se sono indecisa e scelgo una strada, quasi sempre è quella sbagliata.




martedì 23 novembre 2010

Voglio scappare!

Poco fa ho letto un post carinissimo (e un po' deprimente, a dire il vero, se uno si sofferma sul messaggio) del mio amico CyberLuke. E poi, sono capitata su questo articolo del Corriere.
Tempo fa usavo lamentarmi di trasmissioni come Il grande fratello o Uomini e Donne (ma adesso non mi lamento nemmeno più), abbastanza scioccata che avessero un pubblico fedele e fossero tra le trasmissioni con più successo in Italia.

Comunque, pensando a queste cose, la domanda che mi è venuta spontanea è:
ma in che schifo di posto viviamo?

Coatti, esibizionisti, coatti esibizionisti, ignoranti e supposte prostitute minorenni o comunque disponibili ragazzine che prendono soldi - qualunque sia la ragione - da
politici famosi (e che godono di troppo consenso assoluatamente immeritato), vengono ospitati (e strapagati) per fare apparizioni nei locali... e la gente paga per vederli.
Che schifo.
L'ignoranza porta soldi.

Questo è il messaggio che diamo in giro (oltre ad altri edificanti messaggi , portati avanti da esponenti della nostra classe politica, che ci fanno essere lo zimbello del mondo).

Poi, sul fronte dei disservizi al cittadino comune (quello che non ha conoscenze, per intenderci): ancora non se ne parla di avere l'allaccio all'Enel (eh, sì, ho svelato chi è la meravigliosa azienda che ci sta facendo penare da luglio... meno male che esiste la luce di cantiere, altrimenti noi saremmo ancora a casa vecchia oppure con le candele).
La cosa divertente è che ieri sia io che mio marito abbiamo avuto contatti indipendenti con la suddetta azienda... ovviamente abbiamo avuto due risposte completamente diverse.
A me una gentile signorina del call center ha detto che va tutto bene e che stanno aspettando un'autorizzazione del Comune per procedere con la pratica e che non si sa bene quando se ne parla per averla (e mi ha chiesto speranzosa, consapevole dello schifo di posto in cui viviamo "lei non conosce nessuno al comune?").
A mio marito un gentile signore di un ufficio (non del call center, quindi dovrebbe essere più attendibile) ha detto che il nostro impianto elettrico è stato fatto a caXXo di cane (o giù di lì) e che non possono fare l'allaccio se prima non sistemiamo le cose (come? boh...).

Voglio scappare.

lunedì 22 novembre 2010

Harry Potter e i doni della morte (HP7)

Emma Watson, Rupert Grint, Daniel Radcliffe.

Le foto in cui Emma Watson ha i capelli corti sono recenti, di un paio di giorni fa. Le altre degli anni passati. Immagino questi tre ragazzi cresciuti insieme, intrerpretando alcuni dei personaggi più famosi del mondo, quanto devono essere uniti. Un bel pensiero.

You can’t fight this war on your own, he’s too strong.

Con un po' di scetticismo, data la delusione degli ultimi due film (il quinto e il sesto), l'altro giorno abbiamo visto il penultimo film della saga di Harry Potter.
Non ricordavo quasi nulla del libro, se non - ovviamente - le cose essenziali, e infatti ho ripreso a leggerlo la sera stessa, per la curiosità di vedere quanta parte di libro abbiano lasciato fuori.
Comunque, nonostante sia un po' frettoloso in alcune parti (credo inevitabile, data la quantità di materiale fornita dalla Rowling!), il film mi è piaciuto davvero molto.
Il tono del film è triste, ovviamente, lo sa chi ha letto il libro.
Per quasi tutto il film ci sono solo i tre protagonisti e in un bel pezzo sono solo Harry e Hermione.
Il film è a tratti molto tenero, sono carinissimi Ron e Hermione, chiaramente innamorati l'uno dell'altra, ma incapaci di dirselo. E Harry, che li consola a turno, lo sa bene.
Lo sapevo già che finiva a metà libro, ma adesso... dover aspettare fino a giugno per vedere la fine... che scocciatura!

We wouldn't last two days without her. Don't tell her I said that.
(Ron a Harry, parlando di Hermione)




sabato 20 novembre 2010

Nuovi hobbies: quarta lezione.

Il corso di avvio alla recitazione, di cui ho parlato qui, è una delle migliori cose a cui ho partecipato negli ultimi tempi o forse anche nella mia vita... anche se fondamentalmente mi vergogno a stare al centro dell'attenzione e, prima della lezione, mi faccio sempre un paio di paranoie inutili, che un tempo avrei esasperato sino a renderle un impedimento (per fortuna adesso non più...).

C'è una cosa che ci fanno fare sempre all'inizio che è quella che loro chiamano "riscaldamento creativo".
Fondamentalmente, devi improvvisare una situazione e tutti gli altri devono seguirti e fare quello che fai tu. E allora, prima, mi viene sempre la paranoia "cosa improvviserò oggi?" ovviamente devo pensare a qualcosa che non mi faccia sembrare troppo imbranata e sperare che nessuno insceni la stessa cosa prima di me! Ho pensato a quello che dovevo improvvisare per circa una settimana e mi sono sentita completamente serena solo quando, oggi pomeriggio in macchina, mi è venuta l'
illuminazione!!



Oggi l'argomento della lezione era la fiducia.
Forse qualcuno di voi ha fatto quel "gioco" in cui ci si deve lasciare cadere a corpo morto tra le braccia di un altro e fidarsi che quello non ti lascerà cadere per terra... io non lo avevo mai fatto prima. Lo abbiamo fatto a due a due e poi tutti insieme.
E' stato davvero bello. Soprattutto il gioco di gruppo.
Ci siamo pure lanciati dal palco su un telone tenuto da tutti gli altri... in uno dei giochi qui, ho fallito miseramente perché non sono riuscita a lasciarmi cadere all'indietro da una sorta di trampolino... le vertigini non credo che un corso possa combatterle. O, in effetti, non lo so.

Ieri ho iniziato anche il corso di sceneggiatura cinematografica.
Mi sono iscritta per curiosità per il mondo del cinema in generale e perché, data la mia difficoltà a finire i miei racconti e dato che mi viene molto facile visualizzare quello che scrivo, forse il mio "destino" è scrivere sceneggiature invece che romanzi. Sono sempre convinta che prima o poi scriverò qualcosa!

Lo sapevate che l'ultima scena di Blade Runner è stata aggiunta in fase di produzione e che contiene alcune immagini della prima scena di Shining? immagino che gli appassionati del film lo sapranno già, oltretutto, ho appena visto che basta "googleare" blade runner shining e si trova un po' di materiale.
Io non ne avevo idea, ovviamente, oltretutto Blade Runner non è tra i miei film preferiti.
Ma è una cosa interessante saperlo e pensare come il produttore possa cambiare completamente il tono di un film, anche senza interpellare minimamente chi quel film lo ha scritto e girato.

Comunque, il mio obiettivo adesso è trovare un soggetto.

giovedì 11 novembre 2010

Considerazioni


Questa immagine mi è sempre piaciuta molto, anche se mi mette un po' di tristezza.
Non ricordo dove l'ho presa.
Cosa simboleggia?
a) Uno che va avanti per la sua strada, distruggendo quello che trova e si lascia dietro solo macerie.
b) Uno che, pur camminando su una strada difficile, vede, davanti a sé, le cose con ottimismo.

Oggi mi sento un po' uno schifo.
Vediamo perché.
1) Il riscaldamento funziona, ma sto morendo di freddo (starò di nuovo covando l'influenza?).
2) Mi sento abbastanza malinconica.

3) Poco fa ho notato segni di vita nella casa accanto e mi sono sentita meno isolata, ma adesso la luce si è spenta e attorno a me c'è di nuovo il buio.
4) Non sopporto quelli che danno giudizi su cose che non conoscono e a volte devo averci molto a che fare. E discutere con i presuntuosi (soprattutto se sono anche ignoranti) è una cosa che odio.

amici "vecchi" e lontani...

Amici con cui sono cresciuta e che adesso non vedo più.
Amici con cui condividevo pomeriggi passati a cantare le canzoni di Baglioni e Battisti, tragitti in autobus strapieni (il 34) per andare al mare ed entrare a sgamo nel lido in cui alcuni altri amici avevano la cabina, viaggi in casolari in mezzo alle colline toscane, serate a giocare al gioco "dei versi" (degli animali), risate incredibili e sincere, abbracci, pianti, camminate, banchi di scuola, lunghe telefonate con i telefoni a gettone...
Una cosa che ricordo sempre con molta nostalgia è quella volta che sono andata, con alcuni di loro, due giorni in una casa desolata in campagna e ci siamo nutriti esclusivamente di pane, ricotta e vino. La casa era mia, molto sperduta, spesso target di ladruncoli e vandali, che trovavano divertente rompere i vetri e fracassare i miei vecchi 45 giri e LP e lasciarli rotti in giro per casa o fuori in mezzo alle pozzanghere (a proposito, ladri e vandali, VI ODIO).
E poi c'è stata quella volta che li abbiamo accompagnati alla stazione, dopo quindici giorni insieme... in sette, tutti ad accompagnarli e ci siamo fatti le foto davanti al treno. E mi hanno preso in braccio per farmi dare un bacio a lui, che, comunque non mi filava nemmeno di striscio.
O quell'altra volta, in mezzo alle colline toscane... in sedici accampati in un paio di stanze a bere Chianti, mangiare pane e olive, bere Chianti, spiare animali selvatici fuori dalla finestra e bere ancora Chianti. E io che non reggo il vino, infatti, ho concluso la serata spifferando i miei sentimenti ad un tizio che mi piaceva e che non mi vedeva nemmeno (quello del treno, per intenderci)... beh, comunque tanto lo aveva capito, lo avevano capito tutti. E lui, da perfetto gentleman, per non ferire il mio orgoglio rifiutandomi, il giorno dopo (che ero perfettamente in me e vergognata da morire) ha fatto finta di credere che gli avessi detto tutte quelle cose solo perché ero un po' brilla, quindi non mi ha nemmeno rifiutata, ha fatto semplicemente finta che non fosse successo nulla. Che mazzata, ma lo sapevo!

Allora era impensabile immaginare che sarebbe arrivato un tempo in cui ci saremmo sentiti solo occasionalmente e visti anche meno. Me li ricordo tutti come erano quando avevamo sedici o vent'anni.
Che tempi. Le cose cambiano, ma l'affetto resterà per sempre.