martedì 20 aprile 2010

Storie incomplete (1)

Sto leggendo Shutter Island (da cui hanno tratto il film, che non ho visto) e mi sta piacendo molto.
La storia fa venire in mente una cosa che ho scritto tempo fa - l'inizio di un racconto, che ha avuto un breve seguito (anche se avevo dato alla storia una svolta tale che mio fratello mi ha detto che sembrava l'isola del Dottor Moreau), ma che sostanzialmente fa parte di tutte quelle cose iniziate e abbandonate di cui ho parlato ieri. Magari, se qualcuna di queste cose la scrivo qui, mi viene di continuare.

Questa foto qui accanto è stata scattata alle Maldive. Ma l'isola immaginata nel racconto che segue è molto diversa da questa.


Eve corse agile nella nebbia, allontanandosi rapidamente.
Quando credette di essere in salvo, si fermò per riprendere fiato e sentì, poco lontano, un furioso abbaiare di cani.
Riprese a correre, addentrandosi in un bosco molto fitto, ma la nebbia la trasse in inganno e si trovò presto intrappolata: dietro di lei i cani, davanti un burrone.
I cani la raggiunsero
dopo qualche secondo e uno di questi, il più grande, prese il comando della situazione, ergendosi sulle zampe posteriori e guardandola dritto negli occhi.
Eve rimase come ipnotizzata: non aveva mai visto prima un robotcane in funzione. Ma
sapeva che era inutile tentare la fuga: circondata dai robot, non sarebbe sicuramente riuscita a salvarsi.
Così, incapace di alcun movimento, si limitò a sostenere spaventata lo sguardo freddo e metallico del cane e, m
entre guardava quegli occhi spenti, sentì come se una corrente la stesse attraversando, rendendola vuota e priva di forze.
"Ecco quello che si prova" pensò Eve prima di perdere la lucidità.

Il cane le circondò un braccio, dalla bocca grande e priva di bava fuoriuscì un congegno che la ammanettò a sé e così la riportò indietro, trascinandola lentamente verso la prigione da cui ella era scappata pochi minuti prima.

Jane, l’unica umana sull’isola oltre ad Eve, la accolse con scherno: «Sei una stupida! Dove credevi di andare? Sei su un’isola, bimba, non fuggirai mai da qui!» e, armeggiando con una chiave, staccò le manette dalla bocca del robot cane, lasciandolo libero di allontanarsi.

Le due donne, quindi, si addentrarono nel corridoio lungo e cupo del primo piano della prigione, ai lati poche celle, vuote.

2 commenti:

  1. E poi... boh!! Ha un seguito, una decina di pagine, ma poi mi sono bloccata quando mio fratello mi ha parlato dell'isola del dottor Moreau!! :))

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