mercoledì 5 maggio 2010

Libri sul comodino

Il mio comodino è pieno zeppo di libri in questo momento.
Non che di solito sia ordinato e sgombro, ma in questo periodo ce ne saranno una ventina, ammonticchiati sulla piccola superficie color rovere sbiancato.

E spolverarlo è un'impresa (e non sono solo libri gli oggetti ammonticchiati o sparsi sul comodino).
Il mio intento qui non è comunque parlare della mia scarsa attitudine per le faccende domestiche e del mio disordine cronico, ma parlare di libri.
Infatti,
poco fa, una frase sul blog di un nuovo "amico di blog" mi ha fatto pensare un po'.
A come mi è capitato, varie volte, di aver letto dei libri esattamente al momento giusto. E come lo stesso libro,
letto in tempi diversi, mi ha dato emozioni completamente diverse.

C'è una frase che mi piace molto, tratta dal libro "La profezia di Celestino" (J. Redfield), che dice così:
"Cosa pensi che significhi tutto ciò? Significa che eri pronto. Sei come tutti noi che ci troviamo qui: eri arrivato al punto in cui avevi bisogno del Manoscritto perchè la tua vita continuasse ad evolversi".

Proprio quel libro, oltre ad essere uno dei libri che ho letto - una volta - al momento decisamente giusto, inoltre, è uno dei casi, anzi il caso più eclatante, in cui il libro ha scelto me e non viceversa.
Non riesco a spiegare esattamente cosa intendo dire con il libro ha scelto me... voglio dire che
me lo hanno consigliato e che degli eventi della mia vita in quel momento mi ci hanno proprio spinto contro... sono certa che chi ha provato la sensazione, sa perfettamente.
E non è nemmeno il mio libro preferito. Anzi, è un libro che sono riuscita ad apprezzare (tantissimo peraltro) solo una volta. In quel momento. Sia prima, sia dopo, ho tentato di (ri)leggerlo, ma non sono riuscita.

Poco fa ho scritto "il libro ha scelto me" e
qui devo per forza citare il Cimitero dei Libri dimenticati di cui scrive C. R. Zafòn, ne "L'ombra del Vento".
Chi ha letto lo splendido libro sa già perché mi è venuto in mente.
Perché il Cimitero è
"un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. [...] quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro viene cancellato dall'oblio, noi, i custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui."
Al Cimitero dei Libri Dimenticati, Daniel - il protagonista - sceglie un libro, ma , in effetti, è il libro a scegliere lui.
"[...] poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno".

Comunque, è da parecchio tempo (un paio di ore) che sto su questo post e non riesco a concluderlo... Allora, mi sa che lo concludo qui.
La maestra - nel suo giudizio - scriverebbe: "Buono il contenuto e corretta la forma, ma manca la conclusione! 6--".
Meno male che non siamo a scuola
.


1 commento:

  1. Eh, i libri sono sempre un po' magici :-)
    E' capitato anche a me di non provare le stesse sensazioni rileggendo un libro che mi era piaciuto a distanza di tempo. Però rientra nel fatto che noi cambiamo, anche se non ce ne rendiamo conto. Allo specchio sembriamo sempre noi, ma basta guardare una foto di dieci anni fa per dire: "Accidenti, come ero più giovane qui!"
    E anche la nostra percezione del mondo e delle emozioni trasmesse dai libri cambia...

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