venerdì 26 novembre 2010

Di mosconi che volano contro vento e campi di bambù

Ieri c'è stata la seconda lezione del corso di sceneggiatura, che continua a essere interessantissimo e dovrei proprio scrivere un soggetto, ma, nonostante tante idee, non riesco a produrre nulla di buono.
In un primo momento, avevo pensato di portare, come soggetto, il mio racconto sulle polpette, che ritengo, nella sua semplicità, una cosa abbastanza carina.
Ma, poi ho pensato ad alcune cose che ci sono state dette e ridette nelle prime quattro ore di lezione, cioè:

1) che il cinema racconta la vita, ma senza i momenti noiosi;
2) che scrivere un soggetto cinematografico non è come scrivere una pagina di un romanzo, nel soggetto cinematografico devi far vedere quello che scrivi, senza essere a) ridicolo, 2) noioso.
Non voglio dire che scrivere romanzi è più facile che scrivere sceneggiature, ma solo che il modo di scrivere è molto diverso
. E io a scrivere sceneggiature non sono nemmeno abituata.

E ho pensato alle immagini di una che cucina le polpette e delle polpette che fanno capolino dalla pentola... beh, tirare fuori una sceneggiatura da questo mini racconto, senza annoiare a morte chi guarda, non è cosa che credo di saper fare (ancora).

Una cosa però l'ho scritta, l'altro giorno, di getto, come il medium che scrive senza pensare perché c'è lo spirito che sta dettando le parole... solo che quello che è venuto fuori mi fa pensare a uno sketch di Fiorello e Baldini, nel quale Fiorello imita Moretti che parla del film "Vento", con telecamera fissa su un campo di bambù e la sequenza indimenticabile di 20 minuti di un moscone che vola contro vento o del "Dialogo tra un ragioniere depresso e una vedova alla veglia funebre" di Gianbattista Noia. Ascoltate la clip di Fiorello e Baldini, fa morire dal ridere!

Quello che segue non è il mio soggetto, è solo la cronaca di quello che mi è successo (se qualcuno ci vede delle potenzialità per una sceneggiatura, me lo dica!).

Ho più volte raccontato, in questo blog, di come spesso mi perdo, anche in presenza di indicazioni, perché il mio senso dell'orientamento è assimilabile a quello di una colata lavica (tutti i diritti al marito, per questa battuta).
Detto ciò... ecco cosa mi è successo.

Ero sulla via di ritorno, dopo essere stata da un cliente in un paese a una trentina di km da casa, l'autoradio, come sempre, era accesa e cantavo le canzoni che conoscevo.
Uscendo dalla via principale e affollata del paese, purtroppo mi sono ritrovata davanti un bivio.

Le due indicazioni sembravano chiaramente indicare che dovevo svoltare a sinistra e così ho fatto.

In effetti, su quanto chiaramente indicassero questo, ci sarebbe da discutere. E' che io prendo sempre la strada sbagliata, comunque.

Era una bellissima giornata ed erano circa le 14, il cielo era azzurro e il sole caldo e splendente.
Era piacevole guidare.

Dopo qualche minuto mi sono accorta che la strada in cui mi trovavo era deserta, oltretutto era anche dritta e lunga e di fronte a me, molto lontano vedevo chiaramente la mia città, ma sembrava irraggiungibile.

Era una strada di campagna, ogni tanto c'era qualche vecchio casolare che sembrava abbandonato e, in contrasto, era però dipinto con colori forti come il rosso scuro. Ai lati della strada, fiori e erba. In mezzo alla strada cumuli di foglie che roteavano al vento.
Cartelli stradali illeggibili perché immersi tra le erbacce e con l'adesivo quasi completamente divelto.
Anime vive nessuna. Nemmeno animali. Sembrava di essere in una realtà parallela. Disabitata.

Ho pensato "ora spunta Jack Torrance che mi guarda dall'alto e io sono il topo del suo labirinto" (chi ha visto Shining sa di cosa parlo).
Ho abbassato il volume della radio, ho smesso di cantare e mi sono messa a parlare a voce alta e a scandire i km che vedevo scorrere sul contachilometri.
In tutto questo, tentavo di telefonare al marito, che non rispondeva al cellulare.Ho percorso così un bel po' di km (circa 14), in quella desolazione e senza incontrare nessuno, ed è stato davvero angosciante.
Mi sentivo sola e abbandonata, in tutti i sensi possibili e immaginabili.

Per fortuna, poi, ad un certo punto, mi sono reimmessa in una strada con persone vive dentro, ho tirato un sospiro di sollievo e ho ripreso a cantare appresso alla radio.



9 commenti:

  1. Purtroppo di sceneggiature teatrali-cinematografiche mi intendo poco.
    Così a occhio mi sembra difficile da realizzare perchè si basa molto sugli stati d'animo, e quindi tutto incentrato sulla mimica della protagonista.
    Però é solo una mia impressione da totale inesperto del settore ;-)

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  2. grazie per il parere, sono totalmente d'accordo... :(

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  3. potrebbe essere un bel corto a sfondo inquietante con finale aperto o a sorpresa.

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  4. ¿ sceneggiatura ? , JA . IO FACCIO QUALCOSA CHE SI PARE UN PO ' . PIAGERE QUANDO NON DEVO . E RIDERE QUANDO HO VOGLIA DI PIANGERE FINO IL MONDO SI FINISCA .
    SALUTI .

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  5. È da sviluppare, ma la situazione di partenza è tipicamente "kinghiana", e quindi gravida di possibilità inespresse e potenzialmente oscure. Sempre se è questa la direzione che vuoi imboccare.
    Non la abbandonare, lascia che maturi dentro di te, poi prova a scrivere. Di getto, cerca di entrare in "trance".
    La prima persona a che devi suggestionare sei te stessa.

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  6. @Luca: in effetti, nel mio racconto (non postato), poi, ho dato una bella svolta kinghiana alla faccenda! ma non sono suggestionata a sufficienza, in più, l'ho fatto leggere a mio marito che è rimasto alquanto perplesso... :(( ci lavorerò, anche perché domani, se non porto un soggetto, il "maestro" mi mena!!! (soprattutto perché alla fine della prima lezione, sono andata a fargli i complimenti per la lezione e gli ho detto che avevo almeno tre idee in testa... era vero, solo che nessuna delle tre mi ha poi convinto più di tanto!!)

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