giovedì 29 aprile 2010

La vita del consulente

Quando l'altro giorno sono tornata a casa e ho raccontato a mio marito ciò che avevo fatto al lavoro, lui mi ha detto qualcosa come "Ti brillano gli occhi... finalmente hai trovato il lavoro che ti piace?" (forse non ha usato l'espressione "Ti brillano gli occhi", ma il senso era quello!).
Forse aveva ragione... ho trovato, ta le varie diramazioni del mio lavoro, quella che forse mi dà - o darebbe - maggiori soddisfazioni. Solo che si tratta di una diramazione estremamente normata e, vista la non sempre chiarezza delle leggi italiane, non è tutto rose e fiori.
Adesso, per esempio... domani c'è una scadenza che tutte le aziende conoscono bene, che è quella per la presentazione del MUD.

Chiunque segua queste cose SA che le vecchie modalità di presentazione di questa dichiarazione sono state ufficialmente abrogate, ma non sono state rese pubbliche le nuove modalità di presentazione... in effetti non è proprio così, comunque il succo è che il giorno prima della scadenza ancora non si sa - ufficialmente - come presentare questa dichiarazione.
Dappertutto si vocifera di proroghe (che consentano, a chi di dovere, di rendere pubbliche queste benedette modalità di presentazione), anche sul sito del Ministero dell'Ambiente, ma nulla di ufficiale. I poveri consulenti consigliano di attendere la famosa proroga, piuttosto che presentare una dichiarazione con vecchie modalità (ufficialmente abrogate), ma a volte ci si scontra con qualcuno dell'azienda che non (sempre) conosce le leggi in materia e che addirittura minaccia di denuciare il poveraccio se non presenta il MUD.

La vita del consulente non è sempre facile.
Quando lo fai per davvero (e magari sottopagato), non quando prendi un sacco di soldi e in azienda nemmeno ti conoscono... ma di questo parlerò un'altra volta.

domenica 25 aprile 2010

Cosa ne penso di - Obsessed

Se qualcuno riconosce la procace rossa... sì, è Byoncé (non sapevo facesse pure l'attrice)


In questo post c'è la dedica: ai soliti amici (e marito) con cui guardo film, ogni tanto, in tarda serata, dopo lauta cena.

Oggi abbiamo visto Obsessed che è una copia (brutta e, credo, non troppo famosa) di Attrazione fatale (il film, famosissimo e senza dubbio molto più bello, con Michael Douglas e Glenn Close). Decisamente un film da non rivedere e che catalogherei tra quelli buoni da vedere con un occhio mentre si stira o si fa la cyclette (o qualunque altra cosa). Anche se, a sua difesa, c'è da dire che è riuscito a carpire l'attenzione di tutti, nonostante l'ora tarda. Mentre, di solito, con film molto molto più belli di questo, almeno un paio di noi si fanno una bella dormita per tutto (o quasi) il film. Forse perché, nonostante l'argomento, a tratti rasentava il ridicolo e volevamo vedere come sarebbe andato a finire.
E devo dire che guardare i film insieme, tutti svegli, è più divertente. Soprattutto se il film si presta a commenti più o meno scherzosi, come in questo caso.
Comunque sul film non c'è molto da dire, se avete visto Attrazione fatale è molto simile, anche se Michael Douglas illude (almeno in parte) Glenn Close - andandoci a letto -, mentre il poveretto di Obsessed non fa nemmeno quello.
Infatti, il povero perseguitato protagonista, marito e padre felice, rifiuta ripetute avance dell'avvenente (e folle) precaria che vorrebbe sedurlo e che, pazza fino all'osso, si convince che loro due hanno una storia (e va anche dicendolo in giro).
La povera pazza non usa mezzi termini per far capire a lui che vorrebbe intrattenere una relazione di tipo sessuale, infatti (nell'ordine):
- tenta di stuprarlo nel bagno, durante una festa aziendale;
- gli si fionda dentro la macchina e si spoglia, con mossa tipica da molestatore che si apre l'impermeabile e rivela i propri gioielli (e, francamente, questa scena è ai limiti del ridicolo);
- lo droga e gli salta addosso, probabilmente riuscendo anche a violentarlo (ma non si capisce), durante un'altra festa aziendale.
Visti gli insuccessi, dato che il poveraccio non cede minimamente, infine, la folle si corica nuda nel suo letto e si ingoia un tubetto di pillole. Questo tentativo di suicidio non viene visto proprio di buon occhio dalla moglie, che lo caccia di casa, non credendo ad una sola parola del marito che tenta di spiegarle che lui davvero non c'entra niente.
Quando la pazza, che ovviamente sopravvive al tentativo di suicidio, un giorno inscena il rapimento del figlio, la moglie capisce la verità e giura vendetta.
Vi risparmio il finale. Ma se avete visto Attrazione fatale, è lo stesso.

giovedì 22 aprile 2010

Cosa ne penso di - Shutter Island [the book]



Non sapevo proprio di che parlasse, quindi per me questo libro è stato davvero una sorpresa.

Mi è piaciuto tantissimo, d'altra parte è il genere che preferisco (per i libri e anche per i film): thriller psicologico. E con un notevole "twist ending".

La storia, in breve, è quella di due poliziotti che vanno alla ricerca di una paziente, misteriosamente scomparsa da una sorta di carcere/istituto psichiatrico di massima sicurezza, che si trova in Shutter Island.

E, cercandola, ben presto, i due si accorgono che non tutto è come sembra.

Adesso non vedo l'ora di andare a vedere il film, il cui trailer promette bene (e anche l'immagine qui sopra, direi).

martedì 20 aprile 2010

Riflessioni

Oggi è stata una giornata, complessivamente, mah... diciamo da lasciarsi presto dietro le spalle.
Prima c'è stata la visita presso l'ennesima struttura sanitaria, che, ancora una volta, mi ha dato modo di fare delle riflessioni (non bellissime). Ne scrivo un paio.
La prima riflessione riguarda il personale, che spesso è scontroso e supponente, a tratti maleducato (ma li fanno con lo stampino?!), in generale, non è adeguato a fare un lavoro a contatto con le persone, in particolare considerato che chi va presso una struttura sanitaria è un paziente e non ci va perché si vuole divertire, ma spesso ha un problema.
La seconda riguarda il parcheggio: non si dovebbe pagare il parcheggio dentro l'ospedale, perché dovrebbe essere incluso nella quantità assurda di tasse che paghiamo... comunque, il parcheggio si paga e transeat, ma secondo me dovrebbe essere possibile riconsegnare le schede parcheggio non utilizzate, dato che valgono solo là dentro. Ma questo pare essere un livello troppo elevato di civilità, quindi è impossibile.

Inifine, concludo la giornata con una riflessione di carattere lavorativo e umano, che per fortuna non mi riguarda direttamente.
Non è giusto che gente incompetente, raccomandata probabilmente, ricopra ruoli di potere e si metta a sparare a zero sugli altri e magari venga pure ascoltata.
Le aziende spesso non hanno idea di come si faccia a motivare il personale e poi si lamentano perché il personale non lavora bene. E come potrebbe? Se, appena c'è qualcuno un po' più motivato, consentono a un imbecille di giudicarlo, dove questa persona dovrebbe trovare la sua motivazione? E soprattutto perché dovrebbe astenersi adesso dal fare come tutti gli altri?
Ho conosciuto poche persone che sono a capo di aziende e che sono capaci di motivare il personale. E, per fortuna, per una di esse, io ci ho lavorato. Ma lui non lo hanno fatto con lo stampino.

Cosa ne penso di - Dot the i (Passione fatale)


"Dot the i" (tradotto in italiano con "Passione fatale"... risparmio i commenti astiosi sulle traduzioni dei titoli, oltretutto potevano pure lasciarlo, dato che Dot the i - che sarebbe il puntino sulla i - fa riferimento a un dialogo che c'è pure nella versione italiana del film) è un film inglese del 2003, che ho visto l'altro giorno e che mi è piaciuto molto.
Non avevo mai sentito parlare del film e non conoscevo nessuno degli attori , anche se il protagonista (Gael Garcia Bernal) lo avevo già visto ne "I diari della motocicletta" (ma me ne sono ricordata alla fine, dopo due ore di scervellamenti in cui cercavo di ricordarmi dove avessi visto questo attore... tanto carino peraltro - precisazione da fangirl).
Mi sono soffermata sul film perché inizalmente mi ha ricordato moltissimo "Thesis", un altro film spagnolo (di Amenabar, lo stesso di "Apri gli occhi"), che mi era piaciuto molto, tempo fa, con cui condivide i colori un po' cupi (e anche l'atmosfera in generale).
Dot the i, fino quasi alla fine, sembra una normale storia d'amore, una sorta di "love triangle" - cosa che attira molto, di solito, in una trama - in cui non sai se sperare che lei resti con il bravo ragazzo con cui sta, cui è affezionata e legata da sentimenti di gratitudine e forte affetto, oppure si metta con il ragazzo incontrato per caso, che le fa battere davvero il cuore, con cui condivide sensazioni, passioni che bruciano dentro l'anima.
No, non è "Ragione e sentimento" di Jane Austin... E poi, l'avevo omesso, ma il genere è "thriller".
Insomma, alla fine, è decisamente qualcosa in più di un love triangle.
I due protagonisti sono Gael Garcia Bernal e Natalia Verbeke, carini, bravi e convincenti insieme.

Storie incomplete (1)

Sto leggendo Shutter Island (da cui hanno tratto il film, che non ho visto) e mi sta piacendo molto.
La storia fa venire in mente una cosa che ho scritto tempo fa - l'inizio di un racconto, che ha avuto un breve seguito (anche se avevo dato alla storia una svolta tale che mio fratello mi ha detto che sembrava l'isola del Dottor Moreau), ma che sostanzialmente fa parte di tutte quelle cose iniziate e abbandonate di cui ho parlato ieri. Magari, se qualcuna di queste cose la scrivo qui, mi viene di continuare.

Questa foto qui accanto è stata scattata alle Maldive. Ma l'isola immaginata nel racconto che segue è molto diversa da questa.


Eve corse agile nella nebbia, allontanandosi rapidamente.
Quando credette di essere in salvo, si fermò per riprendere fiato e sentì, poco lontano, un furioso abbaiare di cani.
Riprese a correre, addentrandosi in un bosco molto fitto, ma la nebbia la trasse in inganno e si trovò presto intrappolata: dietro di lei i cani, davanti un burrone.
I cani la raggiunsero
dopo qualche secondo e uno di questi, il più grande, prese il comando della situazione, ergendosi sulle zampe posteriori e guardandola dritto negli occhi.
Eve rimase come ipnotizzata: non aveva mai visto prima un robotcane in funzione. Ma
sapeva che era inutile tentare la fuga: circondata dai robot, non sarebbe sicuramente riuscita a salvarsi.
Così, incapace di alcun movimento, si limitò a sostenere spaventata lo sguardo freddo e metallico del cane e, m
entre guardava quegli occhi spenti, sentì come se una corrente la stesse attraversando, rendendola vuota e priva di forze.
"Ecco quello che si prova" pensò Eve prima di perdere la lucidità.

Il cane le circondò un braccio, dalla bocca grande e priva di bava fuoriuscì un congegno che la ammanettò a sé e così la riportò indietro, trascinandola lentamente verso la prigione da cui ella era scappata pochi minuti prima.

Jane, l’unica umana sull’isola oltre ad Eve, la accolse con scherno: «Sei una stupida! Dove credevi di andare? Sei su un’isola, bimba, non fuggirai mai da qui!» e, armeggiando con una chiave, staccò le manette dalla bocca del robot cane, lasciandolo libero di allontanarsi.

Le due donne, quindi, si addentrarono nel corridoio lungo e cupo del primo piano della prigione, ai lati poche celle, vuote.

lunedì 19 aprile 2010

E le storie restano incomplete

In questo periodo - in cui lavoro come una pazza -, ho una voglia di scrivere incredibile e nemmeno uno straccio di ispirazione.
Mentre faccio altro - tipo di solito mentre guido, parole e frasi ispirate svolazzano per la mia mente, promettendo felici continuazioni e/o conclusioni per le storie che ho già iniziato (alcune delle quali sono andate parecchio avanti), poi, quando ho un po' di tempo e mi siedo qui (davanti al mio computer), quelle belle parole svaniscono.
E le storie restano incomplete.


In particolare c'è una storia - chiamarlo romanzo è un po' pretenzioso, credo, dato che, scritto con carattere Times New Roman 14 (ma con interlinea singola) saranno un centinaio di pagine A4... dicevo che c'è una storia che avrei pure finito, che ha qualche idea carina in mezzo (è una specie di fantasy, se vogliamo classificarlo), ma che non mi convince perché, secondo me, io sono una schiappa con i dialoghi.
Che scrivere dialoghi non è una cosa facile, lo dice pure Stephen King (che è uno dei miei scrittori mito, insieme ad Isabelle Allende, Ken Follett o Jeffery Deaver, per citarne un paio), nella sua interessante "Autobiografia di un mestiere - On writing".

Ecco, forse, dovrei rileggere On Writing, magari mi ispirerei... d'altra parte, quando era povero e nessuno lo pubblicava, lui, il RE, stava cestinando Carrie - che poi è stato il primo romanzo ad essere pubblicato, cui sono seguiti solo successi.
E poi... un sacco di gente pubblica cose anche peggiori di quelle che scrivo io.
E ho letto questo:
Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima.
(Wolfgang Goethe)

Qui ci sono degli altri aforismi carini sulla scrittura.
Tipo questo:
Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli.
(Emilio Salgari)

Chi lo sa cosa mi aspetta.

sabato 17 aprile 2010

Manca poco...


davvero poco

File sharing

Non mi metterò ad analizzare la legge (italiana e non) sull'argomento, ma questa notizia mi ha fatto venire in mente una cosa.
Beh... non è che è stata proprio la notizia, ci pensavo già da un pezzo, in effetti.
Dicono che il file sharing, che è - secondo me - concettualmente una bellissima cosa, fa guadagnare di meno le industrie cinematografiche, ma... pensandoci bene... è davvero così?!
Personalmente ho i miei dubbi.
Infatti, è vero che la possibilità di guardare film (o pezzi di film) su internet e, in generale, il file sharing ha influito moltissimo sui miei acquisti di DVD originali... ma nel senso che prima - quando non c'era youtube - non compravo nemmeno un DVD, adesso, invece, ne compro tantissimi.
Anche solo perché, grazie alle infinite possibilità della rete, conosco molti film che altrimenti non avrei mai conosciuto.
Così, spesso, guardo i film e - se mi piacciono - li compro.
Ma - fondamentale - non li avrei mai comprati se non avessi potuto guardarli prima.
Quindi, su di me, la regola file sharing= meno soldi per le industrie non vale, semmai vale proprio l'esatto contrario... E non penso di essere l'unica.

mercoledì 7 aprile 2010

La dieta... a volte ritornano




Certo, io a mangiare insalata proprio non mi ci vedo.
Oltretutto, la verdura a foglia larga sul mio organismo non ha un effetto benefico, né tantomeno dimagrante...
Non ho appurato scientificamente quello che dico, ma l'esperienza pluriennale di diete mi consente di avere un bel po' di materiale su cui basare le mie teorie.
E una di esse è che non ci sono cibi che fanno oggettivamente dimagrire o oggettivamente ingrassare... anzi, su quest'ultimo punto mi sbaglio perché ciò che non ammazza ingrassa, quindi tutto fa ingrassare (tranne l'acqua).

Comunque, dicevo che, secondo me (e non sono una studiosa o esperta di queste cose, è solo quello che penso), ogni alimento ha un effetto diverso su ciascuno di noi.
Pochi mi credono quando dico che una pizza margherita mi fa guadagnare da 1,5 a 2,5 kg in meno di mezz'ora (che poi a smaltirli ci metto due giorni di sofferenze, non come tutto il resto del mondo che mangia pizze super condite e l'indomani non ha un grammo in più addosso).
Oppure quando dico che la lattuga o il pomodoro su di me hanno effetti tutt'altro che dietetici.

Qualcuno penserà "Beh, hai scoperto l'acqua calda", altri invece diranno "Non è vero, la lattuga fa dimagrire TUTTI!".

Comunque, poco importa, sto solo sproloquiando... questo è ben lungi dall'essere un post serio sulle diete.
Volevo solo dire che, dopo mesi di bagordi alimentari (o meglio, di scarsa attenzione all'alimentazione), in questi giorni ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che non vorrei essere scelta per fare la controfigura della balena Giuseppina (che vedete qua sopra e che, comunque, era una balena molto simpatica!).

Ergo... SI INIZIA LA DIETA.
Di nuovo. Ugh!!

Non sono particolarmente esaltata per questa decisione e sono certa che sarebbe molto più facile se potessi munirmi dell'utilissima e spettacolare Anti-Eating Mouth Cage, di cui ho parlato una volta qui e che dovrei farmi installare permanentemente.

Ma, pazienza, solo la forza di volontà mi sosterrà e, ancora una volta, ne farò a meno.