venerdì 26 novembre 2010

Di mosconi che volano contro vento e campi di bambù

Ieri c'è stata la seconda lezione del corso di sceneggiatura, che continua a essere interessantissimo e dovrei proprio scrivere un soggetto, ma, nonostante tante idee, non riesco a produrre nulla di buono.
In un primo momento, avevo pensato di portare, come soggetto, il mio racconto sulle polpette, che ritengo, nella sua semplicità, una cosa abbastanza carina.
Ma, poi ho pensato ad alcune cose che ci sono state dette e ridette nelle prime quattro ore di lezione, cioè:

1) che il cinema racconta la vita, ma senza i momenti noiosi;
2) che scrivere un soggetto cinematografico non è come scrivere una pagina di un romanzo, nel soggetto cinematografico devi far vedere quello che scrivi, senza essere a) ridicolo, 2) noioso.
Non voglio dire che scrivere romanzi è più facile che scrivere sceneggiature, ma solo che il modo di scrivere è molto diverso
. E io a scrivere sceneggiature non sono nemmeno abituata.

E ho pensato alle immagini di una che cucina le polpette e delle polpette che fanno capolino dalla pentola... beh, tirare fuori una sceneggiatura da questo mini racconto, senza annoiare a morte chi guarda, non è cosa che credo di saper fare (ancora).

Una cosa però l'ho scritta, l'altro giorno, di getto, come il medium che scrive senza pensare perché c'è lo spirito che sta dettando le parole... solo che quello che è venuto fuori mi fa pensare a uno sketch di Fiorello e Baldini, nel quale Fiorello imita Moretti che parla del film "Vento", con telecamera fissa su un campo di bambù e la sequenza indimenticabile di 20 minuti di un moscone che vola contro vento o del "Dialogo tra un ragioniere depresso e una vedova alla veglia funebre" di Gianbattista Noia. Ascoltate la clip di Fiorello e Baldini, fa morire dal ridere!

Quello che segue non è il mio soggetto, è solo la cronaca di quello che mi è successo (se qualcuno ci vede delle potenzialità per una sceneggiatura, me lo dica!).

Ho più volte raccontato, in questo blog, di come spesso mi perdo, anche in presenza di indicazioni, perché il mio senso dell'orientamento è assimilabile a quello di una colata lavica (tutti i diritti al marito, per questa battuta).
Detto ciò... ecco cosa mi è successo.

Ero sulla via di ritorno, dopo essere stata da un cliente in un paese a una trentina di km da casa, l'autoradio, come sempre, era accesa e cantavo le canzoni che conoscevo.
Uscendo dalla via principale e affollata del paese, purtroppo mi sono ritrovata davanti un bivio.

Le due indicazioni sembravano chiaramente indicare che dovevo svoltare a sinistra e così ho fatto.

In effetti, su quanto chiaramente indicassero questo, ci sarebbe da discutere. E' che io prendo sempre la strada sbagliata, comunque.

Era una bellissima giornata ed erano circa le 14, il cielo era azzurro e il sole caldo e splendente.
Era piacevole guidare.

Dopo qualche minuto mi sono accorta che la strada in cui mi trovavo era deserta, oltretutto era anche dritta e lunga e di fronte a me, molto lontano vedevo chiaramente la mia città, ma sembrava irraggiungibile.

Era una strada di campagna, ogni tanto c'era qualche vecchio casolare che sembrava abbandonato e, in contrasto, era però dipinto con colori forti come il rosso scuro. Ai lati della strada, fiori e erba. In mezzo alla strada cumuli di foglie che roteavano al vento.
Cartelli stradali illeggibili perché immersi tra le erbacce e con l'adesivo quasi completamente divelto.
Anime vive nessuna. Nemmeno animali. Sembrava di essere in una realtà parallela. Disabitata.

Ho pensato "ora spunta Jack Torrance che mi guarda dall'alto e io sono il topo del suo labirinto" (chi ha visto Shining sa di cosa parlo).
Ho abbassato il volume della radio, ho smesso di cantare e mi sono messa a parlare a voce alta e a scandire i km che vedevo scorrere sul contachilometri.
In tutto questo, tentavo di telefonare al marito, che non rispondeva al cellulare.Ho percorso così un bel po' di km (circa 14), in quella desolazione e senza incontrare nessuno, ed è stato davvero angosciante.
Mi sentivo sola e abbandonata, in tutti i sensi possibili e immaginabili.

Per fortuna, poi, ad un certo punto, mi sono reimmessa in una strada con persone vive dentro, ho tirato un sospiro di sollievo e ho ripreso a cantare appresso alla radio.



Why am I covered in feathers?


In una certa fandom, Bill Condon, il regista di Breaking Dawn (penultimo film della saga di Twilight), è,
al momento, una delle persone più amate.
Ieri, infatti, il regista ha twittato (o twitterato?!),
a due settimane dall'inizio delle riprese, la prima still ufficiale del film.
Quella lì sopra.
Chiunque sia fan della saga sa perfettamente di che scena del film si tratta.
E' una delle scene fondamentali del libro, forse la più discussa, perché, se da un lato è davvero abbastanza stupida, dall'altro qualcuno pensa che sia molto sexy e, in ogni caso, si tratta del momento più atteso della saga.

****** SPOILER ******

I due protagonisti, finalmente si sposano e danno sfogo, dopo mesi di attesa e desideri repressi, alla loro passione. Solo che lui è un vampiro e lei ancora umana, quindi c'è sempre quell'alone di mistero su quanto male le farà davvero... e lì si colloca l'immagine.
Lei si risveglia e si ritrova ricoperta di piume.
Tra i due si svolge il seguente dialogo.

Bella: Why am I covered in feathers?
Edward: I bit a pillow or two
Bella: You bit a pillow... why?
Edward: We're just lucky it was the pillow and not you.







giovedì 25 novembre 2010

Porcherie varie

Non sono più dipendente da un pezzo e, anche quando lo ero, non avevo la mentalità, purtroppo molto diffusa, del dipendente che non fa un caxxo tanto è tutelato.
Penso che in alcuni posti, i dipendenti siano davvero troppo tutelati.
Non è corretto che il dipendente sia tutelato anche quando il suo lavoro non lo svolge per nulla. E gli si permette di passare sei ore di fila seduto senza alzare un dito, mentre attorno tutto va in rovina (in maniera nemmeno troppo figurata).
Che poi com'è che non si tagliano le vene a stare immobili tutto il giorno, senza fare nulla?! Io potrei impazzire, a guardare le mosche volare, tutto il giorno! Sono certa che impiegherei tutto questo tempo libero, pagato con i nostri soldi, per leggere o lavorare a maglia.

Però, che schifo.

Dall'altra parte, ci sono aziende che, invece, del lavoratore (e qui intendo dire, il lavoratore che lavora) se ne fregano totalmente e, non so bene perché, tentano sempre di mettergliela in quel posto, usando metodi più o meno scorretti, approfittando anche dell'ingenuità delle brave persone.

Questo mi fa imbestialire.
Quando queste cose coinvolgono gente che conosco, ancora di più.

Top ten: Cose che succedono se sono in ritardo


Ispirata
da qualcosa che mi è successo oggi, ho pensato bene di stilare la mia top ten delle cose che accadono quando sono in ritardo, soprattutto se devo andare al lavoro e magari ho pure una riunione importante (tutte accadute, oggi me ne sono successe due).

Top Ten:

1) mi accorgo, mentre faccio colazione, che l'orologio è fermo (oppure non l'ho regolato quando è mancata la luce o è cambiata l'ora) e che non sono più le 6 e mezza da un pezzo;
2) quando sono già sulla porta, ricevo una telefonata che aspettavo da mesi e cui non posso non rispondere;

3) già fuori dalla porta, mi ricordo che devo mettere su la lavatrice, ché siamo rimasti senza biancheria pulita o che devo stendere la biancheria, che ho dimenticato in lavatrice da due giorni;
4) al momento di uscire non trovo le chiavi della macchina e le cerco per mezz'ora, prima di telefonare al marito e chiedere se per caso non le abbia lui (a volte le ha lui e allora cerco per un altro quarto d'ora le chiavi di riserva, che di solito sono in mezzo ai piedi, ma quando servono no);
5) esco dal portone e non ricordo dove ho parcheggiato la macchina e giro per un quarto d'ora alla ricerca, con la borsa che pesa dieci kg (possibilmente è estate e fa un caldo boia);
6) vado per prendere la macchina e, al suo posto, trovo il segnale di divieto di sosta temporaneo, con rimozione forzata perché c'è la festa del paese;
7) appena entrata in macchina, trafelata, mi accorgo di avere le calze smagliate oppure di avere una macchia indelebile sulla maglietta o di avere dimenticato qualcosa di fondamentale come il computer o il giubbotto;

8) per strada, mi fermano i carabinieri e mi viene un blocco mentale perché non ricordo dove sia il libretto, così perdo ulteriore tempo, cercando, insieme al carabiniere in questione, il libretto della macchina, in mezzo al quintale di carte, disordinate e inutili, che stazionano perennemente nel cruscotto;

9) rimango imbottigliata, anche più volte nella stessa giornata, cercando di andare a prendere l'autostrada (ricorda: mai uscire dopo le 7 del mattino);

10) trovo la strada interrotta e sono costretta a prendere una deviazione, possibilmente in mezzo a strade deserte e sconosciute di campagna, che non solo mi fanno perdere un sacco di tempo, ma che, inevitabilmente, mi fanno anche venire un'enorme angoscia e, in preda al panico, infine, mi perdo, perché non ho il minimo senso dell'orientamento e, se sono indecisa e scelgo una strada, quasi sempre è quella sbagliata.




martedì 23 novembre 2010

Voglio scappare!

Poco fa ho letto un post carinissimo (e un po' deprimente, a dire il vero, se uno si sofferma sul messaggio) del mio amico CyberLuke. E poi, sono capitata su questo articolo del Corriere.
Tempo fa usavo lamentarmi di trasmissioni come Il grande fratello o Uomini e Donne (ma adesso non mi lamento nemmeno più), abbastanza scioccata che avessero un pubblico fedele e fossero tra le trasmissioni con più successo in Italia.

Comunque, pensando a queste cose, la domanda che mi è venuta spontanea è:
ma in che schifo di posto viviamo?

Coatti, esibizionisti, coatti esibizionisti, ignoranti e supposte prostitute minorenni o comunque disponibili ragazzine che prendono soldi - qualunque sia la ragione - da
politici famosi (e che godono di troppo consenso assoluatamente immeritato), vengono ospitati (e strapagati) per fare apparizioni nei locali... e la gente paga per vederli.
Che schifo.
L'ignoranza porta soldi.

Questo è il messaggio che diamo in giro (oltre ad altri edificanti messaggi , portati avanti da esponenti della nostra classe politica, che ci fanno essere lo zimbello del mondo).

Poi, sul fronte dei disservizi al cittadino comune (quello che non ha conoscenze, per intenderci): ancora non se ne parla di avere l'allaccio all'Enel (eh, sì, ho svelato chi è la meravigliosa azienda che ci sta facendo penare da luglio... meno male che esiste la luce di cantiere, altrimenti noi saremmo ancora a casa vecchia oppure con le candele).
La cosa divertente è che ieri sia io che mio marito abbiamo avuto contatti indipendenti con la suddetta azienda... ovviamente abbiamo avuto due risposte completamente diverse.
A me una gentile signorina del call center ha detto che va tutto bene e che stanno aspettando un'autorizzazione del Comune per procedere con la pratica e che non si sa bene quando se ne parla per averla (e mi ha chiesto speranzosa, consapevole dello schifo di posto in cui viviamo "lei non conosce nessuno al comune?").
A mio marito un gentile signore di un ufficio (non del call center, quindi dovrebbe essere più attendibile) ha detto che il nostro impianto elettrico è stato fatto a caXXo di cane (o giù di lì) e che non possono fare l'allaccio se prima non sistemiamo le cose (come? boh...).

Voglio scappare.

lunedì 22 novembre 2010

Harry Potter e i doni della morte (HP7)

Emma Watson, Rupert Grint, Daniel Radcliffe.

Le foto in cui Emma Watson ha i capelli corti sono recenti, di un paio di giorni fa. Le altre degli anni passati. Immagino questi tre ragazzi cresciuti insieme, intrerpretando alcuni dei personaggi più famosi del mondo, quanto devono essere uniti. Un bel pensiero.

You can’t fight this war on your own, he’s too strong.

Con un po' di scetticismo, data la delusione degli ultimi due film (il quinto e il sesto), l'altro giorno abbiamo visto il penultimo film della saga di Harry Potter.
Non ricordavo quasi nulla del libro, se non - ovviamente - le cose essenziali, e infatti ho ripreso a leggerlo la sera stessa, per la curiosità di vedere quanta parte di libro abbiano lasciato fuori.
Comunque, nonostante sia un po' frettoloso in alcune parti (credo inevitabile, data la quantità di materiale fornita dalla Rowling!), il film mi è piaciuto davvero molto.
Il tono del film è triste, ovviamente, lo sa chi ha letto il libro.
Per quasi tutto il film ci sono solo i tre protagonisti e in un bel pezzo sono solo Harry e Hermione.
Il film è a tratti molto tenero, sono carinissimi Ron e Hermione, chiaramente innamorati l'uno dell'altra, ma incapaci di dirselo. E Harry, che li consola a turno, lo sa bene.
Lo sapevo già che finiva a metà libro, ma adesso... dover aspettare fino a giugno per vedere la fine... che scocciatura!

We wouldn't last two days without her. Don't tell her I said that.
(Ron a Harry, parlando di Hermione)




sabato 20 novembre 2010

Nuovi hobbies: quarta lezione.

Il corso di avvio alla recitazione, di cui ho parlato qui, è una delle migliori cose a cui ho partecipato negli ultimi tempi o forse anche nella mia vita... anche se fondamentalmente mi vergogno a stare al centro dell'attenzione e, prima della lezione, mi faccio sempre un paio di paranoie inutili, che un tempo avrei esasperato sino a renderle un impedimento (per fortuna adesso non più...).

C'è una cosa che ci fanno fare sempre all'inizio che è quella che loro chiamano "riscaldamento creativo".
Fondamentalmente, devi improvvisare una situazione e tutti gli altri devono seguirti e fare quello che fai tu. E allora, prima, mi viene sempre la paranoia "cosa improvviserò oggi?" ovviamente devo pensare a qualcosa che non mi faccia sembrare troppo imbranata e sperare che nessuno insceni la stessa cosa prima di me! Ho pensato a quello che dovevo improvvisare per circa una settimana e mi sono sentita completamente serena solo quando, oggi pomeriggio in macchina, mi è venuta l'
illuminazione!!



Oggi l'argomento della lezione era la fiducia.
Forse qualcuno di voi ha fatto quel "gioco" in cui ci si deve lasciare cadere a corpo morto tra le braccia di un altro e fidarsi che quello non ti lascerà cadere per terra... io non lo avevo mai fatto prima. Lo abbiamo fatto a due a due e poi tutti insieme.
E' stato davvero bello. Soprattutto il gioco di gruppo.
Ci siamo pure lanciati dal palco su un telone tenuto da tutti gli altri... in uno dei giochi qui, ho fallito miseramente perché non sono riuscita a lasciarmi cadere all'indietro da una sorta di trampolino... le vertigini non credo che un corso possa combatterle. O, in effetti, non lo so.

Ieri ho iniziato anche il corso di sceneggiatura cinematografica.
Mi sono iscritta per curiosità per il mondo del cinema in generale e perché, data la mia difficoltà a finire i miei racconti e dato che mi viene molto facile visualizzare quello che scrivo, forse il mio "destino" è scrivere sceneggiature invece che romanzi. Sono sempre convinta che prima o poi scriverò qualcosa!

Lo sapevate che l'ultima scena di Blade Runner è stata aggiunta in fase di produzione e che contiene alcune immagini della prima scena di Shining? immagino che gli appassionati del film lo sapranno già, oltretutto, ho appena visto che basta "googleare" blade runner shining e si trova un po' di materiale.
Io non ne avevo idea, ovviamente, oltretutto Blade Runner non è tra i miei film preferiti.
Ma è una cosa interessante saperlo e pensare come il produttore possa cambiare completamente il tono di un film, anche senza interpellare minimamente chi quel film lo ha scritto e girato.

Comunque, il mio obiettivo adesso è trovare un soggetto.

giovedì 11 novembre 2010

Considerazioni


Questa immagine mi è sempre piaciuta molto, anche se mi mette un po' di tristezza.
Non ricordo dove l'ho presa.
Cosa simboleggia?
a) Uno che va avanti per la sua strada, distruggendo quello che trova e si lascia dietro solo macerie.
b) Uno che, pur camminando su una strada difficile, vede, davanti a sé, le cose con ottimismo.

Oggi mi sento un po' uno schifo.
Vediamo perché.
1) Il riscaldamento funziona, ma sto morendo di freddo (starò di nuovo covando l'influenza?).
2) Mi sento abbastanza malinconica.

3) Poco fa ho notato segni di vita nella casa accanto e mi sono sentita meno isolata, ma adesso la luce si è spenta e attorno a me c'è di nuovo il buio.
4) Non sopporto quelli che danno giudizi su cose che non conoscono e a volte devo averci molto a che fare. E discutere con i presuntuosi (soprattutto se sono anche ignoranti) è una cosa che odio.

amici "vecchi" e lontani...

Amici con cui sono cresciuta e che adesso non vedo più.
Amici con cui condividevo pomeriggi passati a cantare le canzoni di Baglioni e Battisti, tragitti in autobus strapieni (il 34) per andare al mare ed entrare a sgamo nel lido in cui alcuni altri amici avevano la cabina, viaggi in casolari in mezzo alle colline toscane, serate a giocare al gioco "dei versi" (degli animali), risate incredibili e sincere, abbracci, pianti, camminate, banchi di scuola, lunghe telefonate con i telefoni a gettone...
Una cosa che ricordo sempre con molta nostalgia è quella volta che sono andata, con alcuni di loro, due giorni in una casa desolata in campagna e ci siamo nutriti esclusivamente di pane, ricotta e vino. La casa era mia, molto sperduta, spesso target di ladruncoli e vandali, che trovavano divertente rompere i vetri e fracassare i miei vecchi 45 giri e LP e lasciarli rotti in giro per casa o fuori in mezzo alle pozzanghere (a proposito, ladri e vandali, VI ODIO).
E poi c'è stata quella volta che li abbiamo accompagnati alla stazione, dopo quindici giorni insieme... in sette, tutti ad accompagnarli e ci siamo fatti le foto davanti al treno. E mi hanno preso in braccio per farmi dare un bacio a lui, che, comunque non mi filava nemmeno di striscio.
O quell'altra volta, in mezzo alle colline toscane... in sedici accampati in un paio di stanze a bere Chianti, mangiare pane e olive, bere Chianti, spiare animali selvatici fuori dalla finestra e bere ancora Chianti. E io che non reggo il vino, infatti, ho concluso la serata spifferando i miei sentimenti ad un tizio che mi piaceva e che non mi vedeva nemmeno (quello del treno, per intenderci)... beh, comunque tanto lo aveva capito, lo avevano capito tutti. E lui, da perfetto gentleman, per non ferire il mio orgoglio rifiutandomi, il giorno dopo (che ero perfettamente in me e vergognata da morire) ha fatto finta di credere che gli avessi detto tutte quelle cose solo perché ero un po' brilla, quindi non mi ha nemmeno rifiutata, ha fatto semplicemente finta che non fosse successo nulla. Che mazzata, ma lo sapevo!

Allora era impensabile immaginare che sarebbe arrivato un tempo in cui ci saremmo sentiti solo occasionalmente e visti anche meno. Me li ricordo tutti come erano quando avevamo sedici o vent'anni.
Che tempi. Le cose cambiano, ma l'affetto resterà per sempre.

Disservizi domestici di varia natura


Ah, ecco perché non le hanno ancora fatto l'allaccio... la sua pratica risulta sospesa.



E' la terza volta, nel giro di poche settimane, che mi sento dire questa cosa da parte di gentili signorine del call center - di tre aziende diverse.
Con una delle tre ho chiuso i ponti qualche tempo fa, con le altre due non posso proprio.

La prima cosa che mi viene in mente è: ma quando c'è un errore nella pratica o qualcosa che manca, non sarebbe normale/giusto/utile contattare il cliente, dicendogli che è inutile che aspetti in panciolle e che deve, invece, attivarsi per risolvere il problema?
A quanto pare non è né giusto, né utile...

Così noi attendiamo mesi un allaccio e scopriamo, quando dovremmo già averlo, che non si sa quando se ne parla perché la pratica è sospesa.
E, per capire le ragioni della sospensione, a volte, bisogna chiamarli più volte, perché ti fanno domande a cui non sai rispondere, del tipo:
(call center, operatore 1) - "Eh, sì, la pratica è sospesa. Ecco... perché qua risulta che non avete mandato il fax... Voi li avete completati i lavori?"
(io, cadendo dalle nuvole) - "Uh??? Fax?? e quali lavori?"
perché tutta la pratica, compresi i rapporti con i tecnici ed eventuali lavori, l'ha gestita il marito.
Così si deve contattarlo a lavoro, non certa che risponda perché è una di quelle mattinate, e chiedere informazioni, del tipo:
(io) - "Vogliono sapere se abbiamo completato i lavori"
(marito, cadendo dalle nuvole) - "Uh??? Quali lavori?"
Allora si deve richiamare al call center, per sapere di cosa stiamo parlando esattamente:
(io, dopo aver spiegato la situazione all'ennesimo operatore che risponde al call center) - "Bla bla... lavori... bla bla ... Mi scusi, ma a quali lavori si riferiva il suo collega?"
(call center, operatore 2) - "I lavori a carico del cliente!"
(io) - "Eh, ho capito, i lavori a carico mio... ma CHE lavori????"
(call center) - "I lavori... Ma non ve lo ha detto il tecnico che vi ha consegnato il preventivo?! Vi ha consegnato una scheda tecnica, insieme al preventivo"
(io) - "Ah non so, il preventivo non l'hanno consegnato a me. Contatto il marito e richiamo."
E si deve richiamare il marito:
(tu) - "blablabla... dicono che ti hanno consegnato una scheda tecnica con l'indicazione dei lavori da fare"
(marito, cadendo dalle nuvole) - "Scheda tecnica?! Non mi hanno consegnato nessuna scheda tecnica" (poi, riflettendo) "Ah... ma quel giorno... io non c'ero, il preventivo lo ha ritirato PincoPallino (tizio incaricato di occuparsi della faccenda)".

Dopo un paio d'ore e diverse telefonate, è stato svelato l'arcano.
E' vero che a Pinco Pallino avevano consegnato una scheda tecnica e avevano chiesto di fare un fax, e che, diligente e puntuale, Pinco Pallino aveva fatto lo stesso giorno di fine luglio. Solo che il numero di fax che era indicato sulla scheda tecnica non era quello corretto.
Così abbiamo contattato Pinco Pallino che ha ritrasmesso il fax al numero giusto.
Ed è stata inutile qualunque lamentela relativa al numero di fax che ci era stato dato sbagliato.

Morale.
Non ci hanno ancora attivato il servizio, dopo 3 mesi e mezzo.
Ed ho paura a telefonare per sapere se è tutto a posto, perché non sto tanto bene e non ho voglia di litigare con un annoiato operatore di call center.


Mi sento Jack Torrance in questo momento.
Wendy? Sono a casa, amore.


venerdì 5 novembre 2010

Nuovi hobbies


 
Da un paio di settimane, ho un paio di nuovi hobbies, oltre al cazzeggio online che, da tempo, è il mio preferito.

Non so come sono finita a frequentare un
corso di pre-recitazione (anzi lo so, grazie Ale), io che ho sempre pensato che non potrei mai e poi mai, nemmeno per sbaglio, fare l'attrice.
E non che adesso, alla terza lezione, io pensi di poter diventare la nuova Stefania Sandrelli o ne abbia il desiderio.
Per me, l'obiettivo di questo corso è molto più
low-key. Spero solo, infatti, che il corso mi aiuti a superare le enormi inibizioni quando si tratta di stare al centro dell'attenzione e fare cose fisiche... non so come spiegare, non mi imbarazza tanto (ormai), parlare in pubblico (sul lavoro, almeno) o leggere ad alta voce davanti ad altre persone, ma mi imbarazza da morire, ad esempio, il gioco dei mimi oppure ballare, anche solo davanti a un paio di persone.

Oggi, alla lezione, ho capito alcune cose.
Ad esempio, mi ero sempre chiesta come si fa ad immedesimarsi in una parte, tanto da spingere a fare cose come baciare un altro attore, che comunque è una persona che non conosci e che possibilmente non diventerà mai nemmeno tuo amico.
Ho sempre pensato che deve essere una cosa difficilissima.
Non ho baciato nessuno, ma oggi mi sa che l'ho capito come si fa.
Basta lasciarsi andare e si entra nella parte.
E ho capito anche quello che voleva dire un'attrice qualche tempo fa, che, parlando di recitare scene di sesso, ha detto qualcosa del tipo "quelle scene fanno parte del lavoro e in quel momento io SONO il mio personaggio; poi, finita la scena, torno in me e mi dico
che stai facendo!?".
Mi è capitata una cosa simile,
eccetto per il fatto che non stavo girando una scena di sesso!, durante un gioco con un compagno di corso di cui non sapevo nemmeno il nome.

Ancora sul pavimento radiante


Però... ripensandoci bene...
considerato che è novembre e che ho gli occhi completamente secchi (come quando sto in macchina con l'aria calda accesa) e che vorrei essere quell'omino lì sopra...
mi sa che qualcosa che non va, nell'impianto, c'è!
Il termostato segna meno di 20°C, ma il desiderio di entrare in un frigo credo che vada a braccetto con temperature ben più alte.
Domani viene il tecnico, speriamo di resistere.

Pavimento radiante



Grazie a chiunque abbia inventato questo sistema di riscaldamento.
Noi, che a casa eravamo abituati a guardare la colonnina di mercurio fermarsi su uno stentato 13 di prima mattina, che eravamo abituati ad avere le dita e il naso congelati, a metterci tre o quattro maglioni e a girare con la coperta sulle spalle... ci siamo lasciati dietro tutto questo!
Da pochi giorni abbiamo messo in funzione il nostro pavimento radiante e abbiamo addirittura il problema opposto... ci sono momenti in cui si muore letteralmente dal caldo (tipo di notte sotto il piumone), ma poggiare i piedi nudi a terra e sentire tepore, invece di freddo gelido è una sensazione impagabile.
E pare che questo tipo di riscaldamento sia anche conveniente, perché l'acqua nei tubi viaggia ad una temperatura molto inferiore rispetto a quella dei comuni impianti di riscaldamento.


Cosa vi potrebbero dire di negativo su questo sistema di riscaldamento:
"eh, ma ho sentito che poi ti gonfiano i piedi e hai problemi di circolazione!"


Questa cosa ha un suo fondamento, anche se non credo valga per gli impianti moderni. Infatti, ho letto proprio poco fa, che questo sistema, già "inventato" dai Romani, si era diffuso nel dopoguerra, ma era stato abbandonato presto, perché le persone che ne usufruivano soffrivano di ipertensione, cattiva circolazione, mal di testa, ecc. Questo però succedeva perché la temperatura dell'acqua all'interno dei tubi era mantenuta a oltre 40°C, anche fino a 70/80 gradi, come i tradizionali impianti di riscaldamento.
Negli impianti attuali, la temperatura dell'acqua negli impianti sta tra i 28° e 35°C.
Quindi il problema non dovrebbe sussistere più. Almeno lo spero!

Qui c'è un articolo interessante sul riscaldamento a pavimento.