mercoledì 28 dicembre 2011

Londra... prime cose che mi vengono in mente.

Londra mi ha affascinato. 
Non solo è bella da visitare. Mi dà l'impressione di essere bella da viverci. Mi sembra che le cose funzionino bene, che funzionino tutte. 
Diversamente, è brutto dirlo, da quello che accade qui. Appena atterrati a Roma, al rientro, la prima grande differenza: Heathrow ha pannelli appesi che indicano voli, orari e gates ogni trenta metri... Fiumicino non ne ha nemmeno uno! Stavamo perdendo la coincidenza perché non trovavamo il gate per l'imbarco per Catania e ci siamo fatti un sacco di strada dentro l'aeroporto, cercando segnali (che non c'erano) e tentando di chiedere informazioni (impossibile, perché le postazioni informazioni incontrate sul nostro cammino, sebbene apparentemente opeative, erano prive di gente)... così ho subito pensato "Ma che ci faccio qui? Perché non torniamo là?". 
Me lo chiedo ancora. 

Questa dovrebbe essere la costa ligure. Volo Roma - Londra.

Il viaggio in aereo per me è una specie di tortura. Sarà il mezzo più sicuro, ma, a me, l'idea di essere sospesa nell'aria ad un'altezza assurda, fa rabbrividire. Quindi, ho rischiato un infarto, quando, durante il primo volo di andata, c'è stato un interminabile periodo di 20 minuti di turbolenza che ci ha fatto sobbalzare continuamente. In quei momenti pensavo, a parte che saremmo precipitati, che avrei preferito mille volte un intervento odontoiatrico (che è la seconda cosa che mi traumatizza, dopo prendere l'aereo!) piuttosto che quello.
Scesi da quel volo, ce ne aspettava un altro dopo poche ore e la mia prima reazione è stata "Io non ci salgo di nuovo su un aereo". Poi, la (poca) razionalità che alberga in me ha avuto, per fortuna, il sopravvento e ci sono salita. Così siamo arrivati a Londra.



La prima cosa che ho notato di Londra è il caldo che fa negli ambienti al chiuso. In qualunque locale, albergo, stazione, aeroporto, museo, negozio ci sono i riscaldamenti che saranno impostati a temperatura 28 gradi. Nel nostro albergo si moriva, io scendevo a far colazione in maniche corte... mi sono vestita più leggera a Londra di come mi vesto qui in Sicilia. E meno male che, oltre a maglioni pesanti (che non ho usato) avevo messo in valigia magliette leggere (che in teoria avrei dovuto mettere stile maglietta della salute e invece ho usato come maglietta e basta).

La seconda è la varietà di abbigliamento. Che, negli ambienti al chiuso, dentro i locali o persino negli aeroporti o nelle stazioni, si stia in maniche corte lo capisco (ci stavo anche io)... la cosa che mi ha colpito che molta gente non porta le calze e sta in maniche corte pure fuori (ci saranno stati, in media, 6-7 gradi). In particolare, mentre eravamo ancora all'aeroporto, c'era una ragazza che camminava con una valigia, che aveva un vestitino senza maniche che le partiva poco sopra il seno e finiva poco sotto la pancia, tacchi alti, no calze, no cappotto. Secondo me, quella, appena è uscita fuori, è morta congelata!
E poi, puoi vestirti come ti pare, nessuno si stupisce, tanto ci sarà sempre qualcuno vestito più stravagante di te! Sono diffusissimi i cappelli, anche perché fa freddo, e in particolare berretti a forma di animali oppure da Babbo Natale, indossati indistintamente da bambini e adulti.

La terza cosa è che Londra è piena di gente. Gente di tutte le nazionalità. E anche italiani. Ne abbiamo conosciuti un paio, ben felici di essersene scappati da qui e di vivere finalmente in un paese civile.

La quarta che, come a Parigi, anche se sanno perfettamente che sei straniero, non fanno alcuno sforzo per tentare di farti capire quello che dicono (tranne qualche eccezione) e se tu fai ripetere qualcosa, te la dicono esattamente allo stesso modo. E allora, o la capisci oppure basta, non chiedi più. Però sono tutti molto educati. Oltre a Mind the gap, le parole che ho sentito più spesso sono state Sorry e Thank you very much. Ti ringraziano pure quando esci da un negozio senza comprare nulla. Qui nemmeno rispondono ai saluti, a volte. Pensando bene a questa cosa... comunque, è qui che siamo maleducati, non sono loro che sono strani. Loro sono educati normali.



Regent Street

 Abbiamo alloggiato al Royal National in Bedford Way, a trenta secondi da Russell Square. La zona non poteva essere migliore, si raggiungeva a piedi la zona di Piccadilly, Trafalgar Square, Soho, Oxford Street. L'albergo era un tre stelle dignitoso, con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Se siete interessati ad un'opinione un po' più completa sull'albergo, ne ho scritta una qua (il mio nick è fradigre).
Il giorno in cui siamo arrivati, ci siamo persi perché non avevamo una cartina decente (se avete la guida Routard, comprate una cartina prima di partire, quella della guida è molto poco accurata!) e, anche se io avevo guardato diverse volte le immagini di Street View, non sono riuscita a orientarmi (il marito direbbe "ma va?!").
Così abbiamo vagato oltre un'ora trascinando le valigie, passando anche a pochi metri dall'albergo, senza sapere dove fosse... Perché, ricordate che una cosa è Bedford Way, un'altra è Bedford Place! Meno male che Londra è piena di colonnine con la mappa della zona e il pallino che dice "You are here"... uno di quei pallini ci ha salvato dal girovagare eterno!


Il London Eye, con dentro il Big Ben. Foto fatta dal ponte di Waterloo.
Domenica mattina, mentre percorrevamo il ponte di Waterloo per andare alla Tate (sbagliando, perché è molto meglio arrivarci dal Millennium Bridge che si trova esattamente di fronte e in una zona decisamente migliore),  ci siamo girati a destra e abbiamo visto questa immagine da cartolina.

Alla fine abbiamo visitato tutto quello che avevo deciso e anche qualcosa in più, come il Globe (la ricostruzione del teatro di Shakespeare) o il museo di Churchill, che non avevo messo in conto.
I musei di Londra sono bellissimi. Enormi. Curati nei minimi particolari. Molto interattivi. Molto didattici. Sono rimasta colpita da tutti e ho desiderato tornare bambina e vivere là, imparando molte cose direttamente guardandole.


 Alla fine, siamo andati anche al Madame Tussaud's, il museo delle cere (niente di didattico, qui!), ma sono rimasta abbastanza delusa. Sono convinta, però, che, girandolo, ci siamo persi qualche sala. In ogni caso, come ogni avventore del museo, mi sono fatta la foto con alcuni dei personaggi. Ridicolo, lo so. Ma... :)



Il London Eye... bello. Alla fine, non ho vomitato ed è stato piacevole. Poi, si muove talmente piano che nemmeno te ne accorgi. E ad un certo punto vedi, molto sotto di te, le nere acque del Tamigi.

Panorama dalla Tate Modern.
Sulla Tate Modern Gallery farò un post a parte, che chiamerò "Io e l'arte moderna - seconda parte" (la prima parte riguarda il Centro Pompidou di Parigi). A parte la mia non comprensione per l'arte moderna, soprattutto per la sezione scultura, la visita alla Tate Modern è stata molto interessante.

Covent Garden
Un pomeriggio siamo stati al Museo dei Trasporti, molto carino a proposito.
Entrati nel museo che era ancora molto presto, appena usciti da lì, già pomeriggio inoltrato, ci siamo trovati in mezzo ad una piazza piena di gente e, girato un angolo, c'era questa moltitudine di palle giganti rosse appese, un sacco di negozi, acrobati che si esibivano in uno spettacolo, musicisti, un mercato e una gran folla. Siamo rimasti molto colpiti. 

Tower Bridge

Punto in cui il Tower Bridge si divide, quando deve far passare le imbarcazioni.
Mind the gap between the train and the platform.
E' una delle frasi che abbiamo sentito più spesso, dato che viene ripetuta, su alcune linee della metro, ad ogni fermata. Così Mind the gap è diventata la frase simbolo di questa vacanza. Mi è sembrato che ci stesse bene pure lì, in quel punto della foto.

Quando ho fatto questa foto, mi sentivo un po' ridicola data l'età, ma mi sono rasserenata quando ho visto avvicinarsi, dietro di me, un tizio che avrà avuto una sessantina di anni e che si è fatto la stessa mia foto!

La ricerca del binario di Harry Potter è stata una delle cose più stressanti. Premetto che io avevo un mal di piedi pazzesco ed ero parecchio insofferente. Mi aspettavo di trovare qualche indicazione, invece non ce n'erano. 
Dapprima, proprio come Harry Potter, abbiamo cercato il binario 9 e 3/4 tra il binario 9 e il binario 10 della stazione di King's Cross... sì lo so era davvero improbabile che si trovasse lì...
Poi, mi è venuto il dubbio se il binario fosse alla stazione di King's Cross, come nel libro, oppure St. Pancras, che si trova attaccata. Quindi abbiamo chiesto indicazioni, tre volte. La prima a due impiegati della stazione di St. Pancras, uno dei quali mi ha sorriso e mi ha detto "Hogwarts!", mentre l'altro ci spiegava. Ora,  c'è da dire che io a volte capivo perfettamente tutto quello che dicevano, in altri casi non capivo nulla (immagino dipenda dall'accento); in quel caso, avevo capito qualcosa del tipo andate dritto e poi più nulla. Andando dritto si arrivava alla stazione di King's Cross. Abbiamo ricercato tra il binario 9 e il binario 10, prima di chiedere ad un'altra impiegata della stazione che ci ha detto qualcosa, di cui abbiamo capito solo "platform 1". Diretti al binario 1 non c'era niente, così abbiamo ripreso a vagare, con mia insofferenza dato il dolore ai piedi, che quelle camminate lunghe e inutili stavano acuendo. Alla fine, abbiamo chiesto ad un'altra impiegata che non ci ha fatto nemmeno finire la frase, appena ho chiesto "Where is the platform...", lei ha detto "Harry Potter?" e ci ha dato le indicazioni che, finalmente, abbiamo capito.



Quando l'ho visto, mi sono chiesta "Ma quanto pagherà il signor Harrods di luce?". Beh... qualunque sia la cifra, se lo può permettere. Noi ci abbiamo fatto un giro turistico, soffermandoci nell'area dedicata al Natale, dove c'era il 50% di sconto, così abbiamo comprato una pallina per l'albero di Natale e un cappello da Babbo Natale.

Camden Town. Quartiere molto colorato e popolare, in netta contrapposizione con la Londra centrale. Il mercatino è molto carino e si vende di tutto. Camden Town, o meglio, il suo mercato, mi è piaciuto di più di quello di Notting Hill a Portobello Road.

Camden Town. Questo è un negozietto due metri per due, pieno zeppo di giochi da tavola, rompicapi e cose del genere. Ci sono stata dentro un'ora e avrei comprato tutto, ma mi sono limitata a qualche rompicapo e un gioco coi dadi. Purtroppo, la tipa che stava dentro da prima di me, si è comprata le ultime due scatole di Backgammon da 9 pounds, che avrei comprato volentieri.
Non mi sono mai sentita tanto ignorante, come quando in questo negozio non mi veniva il termine "outside" e cercavo di spiegare al tizio che stava al banco che avevo visto una cosa che mi piaceva nell'espositore fuori e, dopo diversi miei tentativi, mi ha detto lui la parola, con un tono che indicava compassione pura... come dire: questa non sa nemmeno le parole base della lingua più parlata del mondo. E io mi sono sentita proprio una povera scema perché le parole base, e anche parecchie di quelle non base, le so!


Queste sono le prime cose che mi vengono da dire su Londra. Forse avrò altro da dire in seguito.

Se qualcuno passa da qui, cercando consigli prima di partire, mi vengono in mente alcune informazioni utili:
1) Non prendete i mezzi senza Oyster Card e, preferibilmente, fate la Travel Card settimanale, se no è un salasso.
2) Gli autobus costano circa la metà e da lì si vede la città. Si impiega più tempo, ma consiglio vivamente questo mezzo di trasporto.
3) Se non capite l'inglese, le visite guidate con guida inglese sono inutili!!
4) Ci sono tanti posti per mangiare a prezzo accettabile, tipo la catena Pret a manger, ovviamente Mc Donald's e le varie caffetterie, come Starbuck's e Costa. Noi abbiamo trovato buoni anche i ristoranti, abbastanza economici, della catena Garfunkel's. 
5) I pub non sono come quelli di qua, che ti siedi e ti vengono a servire. Lì si usa che compri quello che vuoi al banco, poi, se vuoi, ti siedi (se c'è il posto). In alcuni pub fanno il servizio al tavolo, ma non mi è sembrata un'abitudine diffusa.
6) Ogni tanto controllate, nelle apposite macchinette alle fermate della metro, il credito della Oyster Card... non è piacevole "timbrare" e vedere un pallino rosso, soprattutto se hai fretta e con la fila dietro.
7) In alcuni posti, tipo Starbuck's, c'è la connessione wifi gratuita.
8) La birra inglese è non gassata, provatela. Per me è molto più buona di quella che beviamo qui.
9) Vestitevi a strati. Ben coperti quando siete fuori, ma possibilità di rimanere leggeri quando siete dentro.
10) Portatevi un cappello oppure un giaccone con il cappuccio. Ci è servito anche per la pioggia. Non abbiamo avuto bisogno di ombrelli.
11) Portate gli adattatori per le prese di corrente!


Le foto di questo post sono di mia proprietà.

mercoledì 7 dicembre 2011

Un viaggio da lungo tempo agognato

Se tutto va come deve, festeggerò i miei 40 anni a Londra.
Quando sono stata a Parigi, avevo le idee molto chiare sui posti che volevo vedere e sette giorni interi di camminate da dodici ore sono bastate a stento per vedere quello che avevo deciso essere l'essenziale. Ma sono rimasta estremamente soddisfatta del risultato e di come sono riuscita a costruire itinerari comodi anche se sfiancanti... e quel viaggio a Parigi mi resterà sempre impresso per quanto mi è piaciuto.
Londra è un desiderio da molti anni. Ci sono stata una volta, anni fa, è stata una vacanza bella, ma più all'insegna dell'amicizia che del turismo. Ho girato molto poco e l'unica cosa che ricordo è il gigantesco centro commerciale in cui ho comprato il mio secondo paio di Roller Blade e alcune cose da Body Shop, tra cui un lucida labbra all'ananas che ho ancora oggi e fa ancora lo stesso profumo (sono passati quasi 15 anni). Allora qui non esisteva nemmeno Auchan, figuriamoci quel tipo di centro commerciale, che mi ricorda un po' I Portali (chi abita in zona sa di cosa parlo). Un'altra cosa che ricordo è la casa in cui ero ospite, la classica casetta indipendente a due piani con il mini giardinetto davanti e il posto macchina.
Non ho idea della zona di Londra in cui mi trovavo.

Questa è Privet Drive n.4, la casa dei Dursley in Harry Potter.
La casa di cui parlo è simile a questa... o sono io che ho trasformato il ricordo, non so.


Sui luoghi da visitare a Londra ho le idee un po' più confuse...
O meglio, vorrei vedere tutto ciò che è contemplato dalle guide e oltre, ma...

Su alcune cose sono certa, ad esempio:
1) Una fan sfegatata di Harry Potter non può non andare a vedere King Cross Station e il binario 9 e 3/4. Inoltre, mi piacerebbe pure fare uno di quei movies walking tour, che ti portano in giro e ti fanno vedere i luoghi in cui hanno girato i film. Tipo Diagon Alley oppure la porta blu di casa di Hugh Grant nel film Notting Hill...
 


Ho visto tanta roba su internet, la cosa che mi trattiene dall'infilare uno di questi tour nei miei itinerari è il fatto che le guide non credo parlino italiano (almeno da quello che ho letto) e non so quanto potremmo capire di quello che raccontano. Quindi vale la pena spendere soldi per farsi un giro accompagnati da uno che parla e tu non capisci una mazza? boh. Certo, sarebbe un bel modo per testare se gli anni trascorsi a guardare film quasi esclusivamente in lingua originale hanno portato ad un improvement del mio inglese. Non so però quanto d'accordo sarebbe il marito. E magari il giro ce lo facciamo da soli e le locations di Harry Potter le troviamo, leggendo qui.

2) Il Museo delle cere Madame Tussaud's mi ha sempre attirato molto. Cosa c'è di bello nel vedere delle statue a grandezza naturale di gente famosa? Boh... Però mi attira. Poi pare ci sia una Chamber of horrors, che mi incuriosisce.

Kate Winslet - Statua di cera.
Madame Tussauds herself.
Fondatrice del Museo omonimo e scultrice, vissuta tra il 700 e l'800.
Qui potete leggere qualcosa su di lei.


3) Il London Eye è una delle cose su cui vorrei salire, anche se penso che avrò delle vertigini terribili. Ma il marito, che ci è già salito, dice che la vista è bellissima. Speriamo di non vomitare e di non beccare un giorno di nebbia. Ma la probabilità che il tempo sia brutto è alta.
 
4) Vorrei visitare tutti i musei... però sarà impossibile, cercheremo di visitare almeno il British Museum, la Tate Modern, la National Gallery, il Natural History Museum, il Science Museum, il Victoria and Albert Museum... mmm, forse sono comunque troppi... beh, vedremo... La cosa bella è che questi sono tutti gratis, quindi puoi vederne un pezzo oggi e uno l'indomani...


5) Poi ci sono i luoghi famosi, come la Tower of London, il London Bridge e il Tower Bridge, Notting Hill, Hyde Park, Kensington Gardens, Trafalgar Square, il Big Ben, Portobello Road, China Town, Westminster, la Cattedrale St. Paul, il museo di Wimbledon... e tremila altre cose da vedere.

6) E siamo a Natale, quindi ci sono i mercatini di Natale e diverse piste di pattinaggio sul ghiaccio, dove spero di andare almeno una volta.

7) E poi là in quella zona c'è Stonehenge... 

Ho fatto una pianificazione del viaggio, giorno per giorno... una settimana è comunque poca per vedere tutto.
Dato che ho passato giorni e giorni a studiare, do qualche consiglio a chi passa di qua e magari sta andando a Londra pure lui/lei...
Come ho detto prima, molti musei di Londra sono gratis e quelli che si pagano, però, costano un sacco. Così, una soluzione che mi è sembrata molto conveniente è quella di acquistare il London Pass, che per circa 100 euro, per 6 giorni, ti consente di entrare gratis quasi ovunque e di saltare anche le code.
Per i trasporti, ammetto di essermi confusa parecchio, ma adesso credo di aver capito che la prepagata (Travelcard), conviene se stai più di 4 giorni e se giri soprattutto in zona 1 e 2 (che è abbastanza plausibile, per chi va a Londra per vacanza); c'è poi la Oyster Card, che è una carta ricaricabile, che ti fa avere un notevole sconto sul prezzo di ogni corsa (che, per la metro, in certi orari è 4 sterline!!) e non paghi oltre un massimale giornaliero, che quindi useremo nelle zone diverse da 1 e 2.
Su questo forum ci sono un sacco di informazioni utili su Travel Card e Oyster Card.
Ho scoperto che se compri la Travelcard presso una stazione ferroviaria, hai diritto a sconti tipo paghi uno prendi due (leggi qui). E poi che ci sono siti che ti consentono di stampare voucher con sconti su ristoranti, attrazioni e altro. Uno è questo. Un altro questo.


Si accettano consigli di qualunque genere su posti da vedere e posti in cui mangiare (possibilmente senza esaurire il conto in banca). Sperando di riuscire a cenare almeno la sera del mio compleanno, dato che a Parigi alle 20,30 eravamo talmente stanchi che ce ne andavamo a letto, mentre fuori c'era ancora il sole!, a volte senza nemmeno spogliarci!!
(I miei itinerari assomigliano un po' ai lavori forzati!)








martedì 6 dicembre 2011

Riprendiamo il filo del discorso...

Un altro periodo di lunga assenza dal blog (mio e dei miei amici di blog)... Mah... ogni tanto temo che la mia passione scribacchina si affievolisca sino a svanire, dopo 30 anni in cui mi fa fedele compagnia. Speriamo di no.

In questo periodo ho lavorato... Beh, questo è scontato. 
E ho pagato tasse. Anche questo è scontato.
Però mi sono comprata un cellulare nuovo, che con quello vecchio ormai non ci si sentiva più e ogni telefonata era un coro di "AH??" oppure "EH???" oppure "PARLA PIU' FORTE!" oppure "BUTTALO STO TELEFONO!".
Ero indecisa tra a) riprendere uno dei vecchi telefoni dismessi, dal '97 in poi, che sono ordinatamente riposti in una scatola, b) fregarmene di quello che ho sempre detto e pensato, che io col telefono ci voglio solo telefonare e mandare messaggi, e comprare un telefono che fa pure il caffè, c) comprare un telefono da 30 euro buono solo per telefonare.
La frequentazione assidua con persone che sfoggiano telefonini per me spaziali, che navigano, scattano foto, comprano su ebay e fanno altre (molte altre) cose, mi ha un po' influenzato nella scelta, lo devo ammettere. Allora, ho scartato subito l'ipotesi a) e, mentre ero nel negozio già con il telefono da 29 euro in mano, ho scartato anche l'ipotesi c), ripiegando quindi sull'ipotesi b)... chi lo avrebbe mai detto!
Ma, in effetti, a me del cellulare che fa il caffè non me ne è mai importato niente, però magari se fa foto belle lo uso come macchina fotografica... e, certo, se ci posso pure leggere e mandare le e-mail non è che fa male... quindi ho comprato un modello abbastanza di base, ma che ha un sacco di funzioni; trovandolo su ebay a prezzi anche modici.
Dopo un mese di utilizzo, posso dire che non sono pentita, ma, di tutte le funzioni, uso solo la macchina fotografica. Ho provato la connessione a internet omaggio per un po', ma, in effetti, non me ne importa niente di navigare dal telefonino, oltretutto si vede troppo piccolo e molti siti nemmeno si aprono. Quindi, di fatto, adesso ho un telefonino con uno schermo e una tastiera dal quale è un piacere scrivere e leggere sms, con una rubrica telefonica e un'agenda abbastanza funzionali, una macchina fotografica che fa foto a risoluzione più alta della mia macchina fotografica e con un sacco di altre funzioni che non uso e che in molti casi nemmeno conosco.
Cioè, anche se formalmente mi sono convertita allo smartphone, resto una cellulare basic girl nell'anima.
Poi, ho avuto l'influenza... come al solito e un po' ce l'ho anche adesso.
 Ho fatto shopping nel negozio dell'altra volta, a prezzi modici(ssimi).
Ho visto Breaking Dawn, un paio di volte. Essendo una fan(atica)... manco a dirlo, mi è piaciuto molto. E forse ci scriverò su un intero post, una volta o l'altra.

Robert Pattinson e Kristen Stewart in una scena del film.

Ho visto Anche se è amore non si vede, una volta sola. E ho riso per un'ora e mezza. Sarà che a me Ficarra e Picone mi fanno sempre morire dal ridere, anche quando nemmeno parlano... sarà pure che c'è Ambra Angiolini che mi fa un sacco di simpatia... ma questo film mi ha messo un buon umore notevole.

Salvo Ficarra, Diane Fleri, Valentino Picone, Ambra Angiolini.

Non sono riuscita a leggere nemmeno un libro, se non "L'isola della paura" che però avevo già letto tempo fa (e, questa volta, a ritmi per me assurdi, tipo cinque pagine al giorno). Ho iniziato e mollato almeno una decina di libri, che si trovano adesso sparsi sul mio comodino.

Ovviamente con il libro non c'entra niente, ma questa locandina del film mi piace moltissimo.

 Ho fatto, con mio marito e un'amica, un tour dei pub di sabato sera, alla ricerca di uno con qualche posto libero per sedersi... cosa che non succedeva da una decina di anni. E, per la cronaca, non abbiamo trovato un posto, sebbene fossero quasi le 23 ed eravamo in un paesino, non in centro città. Ma, vedere quelle orde di ragazzi attendere al gelo, fuori dalla porta dei locali, che si liberi il posto, mi ha fatto tanto ricordare quello che facevo io alla loro età. E' stato un bel tour. Alla fine, siamo "approdati" in una pizzeria/ristorante, dove abbiamo cenato a mezzanotte inoltrata. E dove, a forma di amici, ci hanno pure un po' fregato sul prezzo. Almeno la pizza era buona e il vino pure.

 Infine, sto organizzando un viaggio... finalmente.

Fonte

E di questo parlerò nel prossimo post.

venerdì 4 novembre 2011

Delirio post shopping nel regno delle taglie meno comode...

Era un bel po' che volevo scrivere di queste cose, ma mi sono sempre trattenuta... infine, Mammadifretta, in questo post qui, mi ha ispirata!
Lego di cioccolato.
Marshmallows.  
Torta che raffigura La Notte Stellata di Van Gogh.
Inquietante immagine di bilancia.



Fare shopping, per qualcuno, è il massimo divertimento possibile.
Per me è meraviglioso quando si tratta di libri ma, solitamente, se si tratta di vestiti, è una scocciatura incredibile.

A volte, nei negozi, mi vengono le crisi.
Il problema delle taglie, a meno che non porti la 42 o al massimo la 44, credo sia abbastanza comune, almeno tra le donne. Non vale per tutte le marche, ma in linea di massima, la taglia L sta a chi porta la 44, talvolta la 46.
E tutte le altre, che portano taglie più grandi? Cosa si mettono?
Questa è la domanda che mi faccio spesso quando esco a fare shopping.
Qualcuno dice di provare con le taglie comode o con l'abbigliamento premaman.
I vestitini premaman sono spesso un'ottima alternativa, perché capita di trovare dei vestitini stile impero, che, oltre a essere carini (per me quantomeno), scendono morbidi (quindi vestono abbastanza bene).
Le taglie comode, invece, non fanno per me. Mi ingoffano e ingrassano, mi stanno malissimo.

L'altro giorno sono entrata, demoralizzata come al solito, in un negozio di abbigliamento, pensando  
Tanto non trovo nulla,  
La commessa col corpo da modella come può mai consigliarmi?,
Che ne sa una che porta le 38 di cosa sta bene a me?
Ecc.
Appena messo piede nel negozio, però, sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che la commessa, per una volta, non fosse pelle e ossa.  
Ho poi scoperto che non si trattava della commessa, bensì della proprietaria... quindi, è vero, le commesse, se portano più della 40, non le vogliono!
Di solito, infatti, nei negozi di abbigliamento, le commesse sono ragazzine sifilitiche dai vestiti attillati, che ti dicono che la maglia che stai provando che ti sta stritolando impietosa - che è la stessa che loro hanno indosso, che è taglia unica e va bene loro che peseranno 42 kg - sta benissimo pure a te. Magari lo dicono solo perché gli fai pena, perché è la decima cosa che ti provi che ti sta malissimo e non hanno il coraggio di dirti "no, con questo assomigli a un salsicciotto"... ma giusto un pochino ti senti presa per il culo, in quei casi.
Così, trovarmi di fronte una giovane donna, probabilmente anche mia coetanea e non poco più in carne di me, l'altro giorno, mi ha messo subito di buon umore.
Per la cronaca, ho anche comprato alcune cose che mi piacciono molto.

Consiglio per i titolari dei negozi di abbigliamento: assumetela anche qualche commessa più in carne, farebbe solo sentire più a proprio agio le clienti non sifilitiche e probabilmente darebbe anche consigli migliori.





Twilight - Handprint Ceremony


Rob Pattinson, Kristen Stewart e Taylor Lautner, gli attori di Twilight, come quelli di Harry Potter, hanno, da ieri, le loro impronte sulla walk of fame in Hollywood. 
E può anche non piacere Twilight, ma direi che, a Hollywwod, è una cosa importante.
Congratulazioni ragazzi!


Rob Pattinson, Kristen Stewart and Taylor Lautner, the actors from Twilight, like Harry Potter's guys, have now their handprints and footprints on the walk of fame in Hollywood.
And you may not like Twilight, but this is a big deal, in Hollywood at least.
Congratulations guys!


martedì 25 ottobre 2011

Un tuffo nei ricordi grazie a Street View

Ogni diritto sulle foto che posto, oggi appartiene a Google. Le immagini che vedete qui sotto provengono, infatti, da Google Maps. 

Non so se tutti sanno che Google Maps ha una funzione simpatica, che può essere molto utile e, anche se non è utile, permette di farsi certi viaggi nel firmamento dei ricordi più lontani... 
Sarebbe quella funzione che, se vedete l'omino alla vostra sinistra e lo trascinate sulla mappa, vedete la strada come se ci camminaste dentro. Certo, le immagini non sono prese in tempo reale, ma sono recenti, soprattutto quelle dei luoghi che sto per postare, perché fino a qualche tempo fa di sicuro non c'erano.
Si chiama Street View.   

Ma torniamo alla ragione di questo post. 

Come alcuni sanno, ho trascorso un po', anzi, quasi tutta, la mia infanzia in ben altri lidi... in tre località diverse della provincia torinese, due delle quali mi stanno molto a cuore per motivi diversi. Luoghi in cui non torno da, rispettivamente, 22 e 30 anni e in cui forse non tornerò più.
 
Il primo luogo è Pecetto, a una decina di km da Torino. 
Solo guardare questa immagine del cancello, mi scatena un milione di ricordi belli. E quel cartello di "Attenti al cane"... difficile che sia ancora il nostro, ma strano rivedere anche quello. 
Qui ci ho vissuto proprio i primi anni di vita. In questo posto meraviglioso, che è nato con me, dove abitavamo insieme ai nonni, alla bisnonna, allo zio e ai due pastori tedeschi miei coetanei (di cui ho sempre avuto una paura matta, poverini... chi lo avrebbe detto che sarei diventata un'amante dei cani).
Non so cosa darei per entrare ancora una volta in quella casa e rivedere quei luoghi tanto familiari, che ricordo a memoria, nei quali ho vissuto una parte così importante della mia vita. 
Risalire su per quella scala enorme, che io amavo scendere di sedere (come non capire i miei piccoli amici che, quando vengono da noi, scendono la scala seduti?!), che portava alle nostre stanze.
Rivedere il salone "del nonno" e immaginare le nonne che preparavano gli agnolotti (perché lì? c'era più spazio che in cucina?) e l'infinità di roba che c'era, di cui ricordo in particolare un tavolino quadrato che credo mi dovesse piacere parecchio.
Ripercorrere quella terrazza dove giravo prima con la macchinina a pedali arancione e poi con la bici, con e senza rotelle.
Arrampicarmi ancora una volta, nell'orto, sul muretto dove mi piaceva salire in alto, vicino alla rete di confine con i vicini e guardare le cose da quell'altezza (io ero piccola e mi sembrava altissimo, direi che nella parte più alta forse non arrivava a un metro e mezzo).
Andare ad ammirare il delizioso terrazzino sotto, quello con le rose e con le statue, alle quali io salivo sui piedi ed erano molto più alte di me.
Guardare da vicino la cuccia dei cani, che, poverini, venivano chiusi "nei loro appartamenti" quando io, che gli arrivavo proprio ad altezza bocca, mettevo il naso fuori e uno dei due si narra che non avesse un bellissimo rapporto con i bambini. Si chiamava Rocky. L'altro Alex. Sono stati cani longevi, sono morti entrambi quando io avevo circa quindici/sedici anni.
Passeggiare per il campo da bocce, in comune con il vicino. Che mi sembrava un luogo quasi proibito (forse lo era davvero?) e mi piaceva che passando per il campo da bocce, potessi andare tranquillamente nella terrazza del vicino. Ma non ci andavo spesso, perché il vicino aveva un cane gigante che non mi ha mai fatto simpatia.
Entrare di nuovo nella lavanderia e nella dispensa, nel seminterrato, che io ricordo giganti, ma non sono certa che lo fossero davvero. Nella stanza con il frigo enorme, il bar e il giradischi che si potevano ascoltare anche i 78 giri e le patate nella buia dispensa.
Chi lo sa chi abita adesso in questa casa meravigliosa. Nei miei sogni, ogni tanto, divento milionaria e me la compro io... 
Ovviamente è un sogno irrealizzabile. E poi, pensandoci bene, nulla di tutte le cose che io ricordo esiste più.


 La foto qua sopra mi fa pensare alla storia che si racconta, che dice che, quando avevo due o tre anni, un giorno, mi sono fatta una passeggiata sul cornicione (ben evidente in questa foto) e, mentre qualcuno veniva a recuperarmi sul cornicione, sotto, qualcun altro stava con le braccia aperte, pronto a raccogliermi in caso di caduta. A quanto si narra, sono riusciti a salvarmi e non mi sono fatta alcun volo dal cornicione.
Riporto il commento di mia mamma in proposito: chi ti è venuta a recuperare sul cornicione ero io...sotto ti aspettava papà, nel caso cadessi e la tua nonna se ne stava in ginocchio e pregava che tu non cadessi...
Però ricordo che il signor Fallaninna di una delle favole di Gianni Rodari cadeva da un balcone e io avevo sempre immaginato che cadesse da lì... sarà che volevo imitare il personaggio? 
E comunque ricordo bene il fascino che quel cornicione, così facilmente raggiungibile perchè vi si accedeva direttamente dal terrazzino, senza nemmeno bisogno di scavalcare la ringhiera, e quel sottotetto buio, in cui passavo ore a guardare le scatole piene di cose di mia mamma quando era piccola, esercitavano su di me.
Riflessione: passeggiavo sui cornicioni, giocavo nei sottotetti bui, mi piaceva fare giostre che oggi per me potrebbero chiudere, come il galeone, le montagne russe e il tagadà... mi sa che fifona ci sono diventata con l'età.

 L'altro posto che mi piacerebbe tanto rivedere, anche se non ci ho lasciato il cuore come a Pecetto, è Frossasco. Un paese a una 35-40 km da Torino, in cui ho trascorso il periodo della scuola elementare. 
Qua sopra il portone di casa nostra e, sulla destra, il nostro balconcino. Questa casa non era nostra, qui stavamo in affitto.

Questo qua è il lavatoio... quando abitavamo lì, c'era chi andava a lavare i panni al lavatoio e a me piaceva andare a vedere e mettere le mani nell'acqua fredda. Sono passati trent'anni.

Quindi, bello questo Street View... 
Grazie, mi hai messo addosso una nostalgia infinita.
Certo, però, che è un po' invadente... vedi quella tipa che stava uscendo dal portone della mia ex casa, magari quel giorno non aveva voglia di essere fotografata... Comunque, dato che prima o poi arriveranno pure qui, spero che le telecamere di Street View non vengano a riprendere la strada di casa mia, proprio il giorno in cui uscirò senza lavarmi i capelli o in cui andrò a controllare il contatore della luce o a prendere la posta in pigiama. 

domenica 23 ottobre 2011

Quella sera che ho cenato con gli Inti Illimani...


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L'ho già detto che mi piacciono molto gli Inti Illimani?
Non so... comunque, mi piacciono molto. A partire dal nome, che significa Sole degli Illimani (Illimani è il nome di un monte, quello lì sopra). Poi per il loro impegno, la loro storia, per le storie che raccontano, per come le raccontano. Quando li ascolto, spesso, mi commuovo pure. 
Certo, ultimamente mi commuovo per un sacco di cose... sarà che con l'età sono diventata una piagnona. In ogni caso, piagnona o no, Run Run se fue pal norte è una delle prime canzoni che ho conosciuto, molti anni fa, e mi piace tantissimo. Per vedermi singhiozzare, però, La Exiliada del sur è il massimo.
Sto pensando adesso che entrambe le mie canzoni preferite sono di Violeta Parra (anche se preferisco la versione degli Inti Illimani). In particolare, La Exiliada del sur, nella versione degli Inti Illimani, è proprio dedicata all'artista scomparsa (sarà per questo che mi fa singhiozzare).

Comunque, torniamo al titolo del post.

Tempo fa, era il 2001 o il 2002 o forse il 2003 non ricordo, una mia  amica un giorno, mi pare fosse estate, mi disse che aveva due biglietti per un concerto degli Inti Illimani qua in zona, a un centinaio di km. 
L'amica non immaginava certo che io fossi una fan degli Inti Illimani... generalmente già è difficile trovare qualcuno che li conosca e più che mai qualcuno che ne sia un fan e conosca anche canzoni diverse dalla famosissima (e bellissima) El pueblo... quindi, quando vide che gli occhi mi brillavano, mi chiese se volevo andare con lei. Ovviamente non me lo feci ripetere due volte e l'indomani andammo ad assistere al concerto, che era in un teatro, un posto che ricordo anche abbastanza squallido (con tutte i bei posti di quella zona, chissà perché fu scelto proprio quello), ma loro furono grandiosi, come sempre. Ed è bello ascoltare e vedere dal vivo (tra l'altro eravamo nelle prime file, quindi li vedevamo bene) i musicisti che ti fanno emozionare.



Quello che non potevo mai aspettarmi fu quello che venne dopo.
Infatti, finito il concerto, l'amica mi chiese se volevo andare a cena con loro. A cena con gli Inti Illimani... io?! CERTO che ci voglio andare! 
Perché la mia amica conosceva Marcelo Coulon, quindi siamo state invitate anche a cena ed eravamo sedute esattamente in mezzo a loro, in una tavolata gigante. Ad eccezione... ehm... dei begli occhi del giovane Daniel Cantillana, di qualche parola scambiata con qualcuno di loro e del clima molto poco formale e molto piacevole - non ricordo molto di quella serata, un po' forse perché bevemmo del vino bianco (che mi stroncava allora, come mi stronca  adesso, facendomi cadere istantaneamente in una sorta di sonno/torpore etilico), un po' perché era surreale essere lì, seduta a quel tavolo, in mezzo a quegli sconosciuti famosi. E non sconosciuti famosi qualsiasi... gli Inti Illimani, uno dei miei gruppi preferiti!
Ogni tanto mi devo ripetere questa storia, perché se no mi dimentico che è vera e penso di essermela sognata...
Non ho foto a testimonianza di quella sera. Forse perché, alla fine, le celebrità sono persone normali come noi e quindi, mentre ci stai insieme e ci condividi una cena, non ti viene di dire "ehi scusa ci facciamo una foto insieme?". 

sabato 22 ottobre 2011

Un'avventura nella sanità pubblica...


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Siccome non ci facciamo mancare niente, ma ringraziamo che siamo ancora qui a raccontarlo, l'altro giorno abbiamo avuto un'altra avventura al pronto soccorso. Per fortuna, non è stata prospettata alcuna appendicectomia urgente e quello che poteva anche sembrare un principio di infarto è stato classificato come un "non c'è nulla, però si faccia una gastroscopia".
Ok, meno male... e i medici sono stati pure gentili.
Però meritano menzione alcuni punti (negativi) salienti della nostra avventura, che mi fanno tanto pensare a come stiamo messi male:
1) il fatto che non ci abbiano consegnato alcun codice o foglio di ingresso, come invece hanno fatto con quasi tutti gli altri, cosa che ci ha fatto temere per lungo tempo, di non essere stati registrati davvero. E, alla domanda, dopo alcune ore di attesa, su a) se fossimo regolarmente registrati e b) come mai non avessimo il foglio, mi è stato risposto: "Non si preoccupi, alcune volte lo diamo il foglio, altre no" (un plauso all'organizzazione);
2) il fatto che ci fosse un meraviglioso tabellone colorato, sul quale si poteva controllare la propria posizione in lista d'attesa. Ovviamente, per ragioni di privacy, le persone erano identificate dal codice di accettazione... ottimo davvero, per chi aveva ricevuto il foglio con il codice... e poi, comunque, le persone le chiamavano per nome con l'altoparlante;
3) il fatto che gli infermieri addetti a prendere la pressione e controllare il battito (se proprio gli rompevi le scatole e volevi essere controllato durante la lunga attesa), mi sono sembrati tutt'altro che competenti;
4) il fatto che la visita sia avvenuta dopo appena 6 ore di attesa in una stanza affollata, con solo due medici addetti alle emergenze. Due medici soltanto per una sala che è stata, tutto il pomeriggio, piena zeppa di persone.

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Mi vengono in mente un paio di domande / osservazioni:
1) chi stabilisce il numero minimo di medici addetti al pronto soccorso?  e quando stabiliscono questo numero minimo, ci pensano alla localizzazione del p.s. e  all'afflusso medio di persone al giorno? 
2) chi fa la valutazione se uno è codice verde, giallo o rosso?
il fatto che ci abbiano classificato come codice verde mi è sembrato giusto, d'altra parte ci siamo arrivati con le nostre gambe e una volta hanno classificato come codice verde anche un signore con l'orecchio tranciato a metà, col sangue che gli colava sul collo che sembrava il conte Dracula... e poi non c'era nulla in effetti (certo, non la penserei così se al marito gli fosse preso un infarto in sala d'attesa)... ma mi ha stupito che codici verdi siano stati classificati anche, in particolare:
a) un signore, che era svenuto e poteva stare solo coricato in barella, che ha atteso dalle 9 del mattino alle ore 17 circa, quando ha cominciato a inveire (giustamente), insieme a tutti i suoi familiari, contro l'ospedale (e noi pensiamo che se lo fossero scordato),
b) un signore anziano che ha lamentato, per tutto il tempo di attesa, un forte malessere generale. Questo poveretto è arrivato verso le 17 e alle 21.30 (quando noi siamo andati via) era ancora là. E, durante l'attesa, è riuscito a comunicare i suoi malesseri, per un lasso di tempo non indifferente, solo alla guardia giurata... fino a quando, pure lui, non ha cominciato a inveire contro l'ospedale e allora lo hanno fatto controllare dagli infermieri/idraulici di cui ho parlato prima.

Comunque, è vero che magari c'è chi al pronto soccorso ci va anche per nulla e che lì ne vedono di cotte e di crude e che di certo non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma mi sono fatta l'idea che o ci arrivi già più di là che di qua (e allora, in questo caso, ti assistono subito e probabilmente ti salvano pure la vita) oppure... niente, speriamo che sia un falso allarme.


lunedì 17 ottobre 2011

Piccoli amici crescono


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In un pomeriggio assolato, ho preso la mia enciclopedia "I Quindici" (edizione con dorsi multicolori, dei primi anni 70, come quella della foto) e, cercando di distrarre il mio piccolo amico seienne dal pensiero di giocare a tennis con le racchette vere nella striscia di prato, che avrebbe comportato la molto probabile perdita delle palline in giro per la campagna del vicino o sul tetto di casa mia, seduti sul prato insieme a una decina di animaletti di pelouche, gli ho spiegato che cos'è una tromba d'aria, cosa sono le costellazioni e come si forma la pioggia e poi gli ho letto alcune indovino-filastrocche, tipo questa (che ricordo a memoria da quasi quarant'anni):
non son pera non son mela
ho la forma di una sfera
il mio succo è nutriente, è una bibita eccellente
non procuro il mal di pancia
ho la buccia e son...

Poi, in un pomeriggio piovoso, guardando La Storia Infinita e Hook, insieme ad un grosso elefante e un panda, il mio piccolo amico mi ha fatto tante domande che mi hanno fatto riflettere 1) su quanto stia crescendo, 2) sul fatto che i bambini fanno domande su tutto, anche su cose su cui, magari, a te, non viene in mente di farti domande, 3) sul fatto che far capire ai bambini concetti un po' astratti non è sempre facile, 4) sul fatto che è bello parlare con i bambini e scoprire quanto siano interessati a quello che gli dici e allora cerchi di spiegare le cose nel modo migliore possibile.

In particolare, ricordo alcune domande che, in qualche modo, mi hanno colpito per il mio sentirmi inadeguata nel rispondergli... anche se il mio piccolo amico ha accettato le risposte di buon grado e pare averle apprezzate.
La domanda più facile, tra quelle "difficili", riguardava Hook, il film su Peter Pan con Robin Williams e Dustin Hoffmann. In questo film, il ragazzo che non voleva crescere mai è diventato l'avvocato Peter Banning, più attento alla carriera che alla famiglia, che ovviamente non ricorda più di essere stato bambino e men che mai di essere stato capace di volare e di aver vissuto sull'isolachenonc'è.
Questa, non si direbbe, ma è una foto che abbiamo scattato mentre eravamo dentro il gioco di Peter Pan, a EuroDisney, nel 2007.
Perché Peter Pan non sa più volare? 
Qui ho risposto pronta, senza impelagarmi in discussioni complicate sugli adulti che non sanno più volare perché hanno dimenticato che le cose importanti sono invisibili all'occhio, come diceva Antoine de Saint Exupéry: Perché è diventato grande e se l'è dimenticato.
E non ha letto Il Piccolo Principe... Aggiunta del momento, dopo riflessione sul film e le analogie, cui non avevo mai pensato, con Il Piccolo Principe.

Le altre domande riguardavano La Storia Infinita, il film, abbastanza mediocre (a mio parere), tratto dal libro di Michael Ende, che invece è bellissimo. Bastian, un bambino, legge un libro magico nel quale si narra di come il regno di Fantàsia stia per essere distrutto dal Nulla e di come Atreiu, il bambino guerriero, tenti di salvarlo. E di come, infine, i due mondi interagiscano.
Perché quel paese (il Regno di Fantàsia) sta per essere distrutto?
Ecco, questa è una di quelle domande che io non mi ero posta e, anche se me la fossi posta, che dire... perché l'uomo ha dimenticato il bambino che era e quindi sta arrivando il Nulla a distruggere il mondo della fantasia?! Qui mi sono un po' impappinata e la mia spiegazione banale e incompleta, ma accettata di buon grado, è stata: Perché ci sono dei cattivi che vogliono distruggere il paese. E il fatto che, giusto in quel momento, fosse inquadrato un cagnaccio cattivissimo con le fauci spalancate, ha in qualche modo reso valida la mia povera risposta.
Come è possibile che quella bambina (l'Infanta Imperatrice, che è dentro il libro), riesca a vedere l'altro bambino (Bastian, il terrestre)
Eh... bella domanda, piccolo amico. Come è possibile? Infatti, di solito, non è possibile, ma questa è una favola.
E perché solo quel bambino li può salvare?
Anche qui ho avuto un momento di impappinamento e poi ho detto qualcosa del tipo che solo i bambini credono al mondo della fantasia e lo possono salvare dal nulla.
Non ha obiettato.

Falkor (o Falcor?), il Fortuna Drago. Personaggio de La Storia Infinita.
 
In conclusione,
il FortunaDrago Falkor ha colpito molto il mio piccolo amico, che però pensa sia un cane gigante volante (e solo per colpa mia che non ricordavo fosse un drago e gli avevo detto che quell'animale che si vedeva sulla copertina del DVD era un cane... a mia discolpa: un po' assomiglia a un cane, anche se ha il corpo da coccodrillo e le zampe da uccello rapace!). Nonostante Falkor, però, credo che Hook sia diventato uno dei film preferiti del mio piccolo amico (ed è anche uno dei miei preferiti).
E' molto bello parlare con il mio piccolo amico

Infine, oggi è il compleanno di un'altra piccola amica.
Auguri S.!



domenica 16 ottobre 2011

Colori...


L'altra mattina, quando mi sono alzata, ho visto questi colori.
Troppo belli per non fotografarli.

martedì 11 ottobre 2011

Scarpe strane: le PantaConverse e le altre.

Le scarpe mi sono sempre piaciute e ne possiedo parecchie... anche perché non le butto, a meno che non mi esca l'alluce di fuori o, come è successo recentemente ai miei anfibi e a un paio di scarpe "da femmina" a cui ero molto affezionata, non si stacchi completamente la suola.
Quindi, nella scarpiera ho anche scarpe acquistate, che ne so, negli anni 90 (prima non credo!)... ovviamente non le metto tutte, alcune non riesco a buttarle/regalarle perché ci sono troppo affezionata, altre sono pure fuori moda, ma sono quasi nuove e si sa che la moda cambia e le cose datate spesso tornano in auge, per cui sono in attesa.
Mi piacciono molto le scarpe femminili (estive) e gli stivali, anche se non tutto quello che si vede in giro incontra i miei gusti (che sono piuttosto semplici). E poi, soprattutto, se potessi, indosserei sempre scarpe da ginnastica. 

Girovagando per internet, ogni tanto raccolgo foto strane, di scarpe strane, soprattutto. Eccone alcune...

Ho detto che le scarpe da ginnastica sono le mie predilette e per le Converse ho sempre avuto una passione. Queste PantaConverse (il nome è inventato da me, non ho idea di come si chiamino), se fossi magra, probabilmente almeno una volta le indosserei... oggi trasformerebbero le mie gambe in un paio di salsicce e non sarebbe il caso!

 Sandali strani ce ne sono tanti in giro, ma questi devono essere anche terribilmente scomodi e devono anche fare tanto male. Non che sia esperta del settore, ma forse scarpe del genere potrebbero far parte del corredo di qualche sadomasochista?!
(Simo, chissà se con il termine sadomasochista qui mi sono guadagnata un paio di visite?!)




CaniScarpe, CavalloScarpe... ma c'è qualcuno che veramente le indossa queste?!

 Le scarpe con i pupazzetti... di queste ne avevo sentito parlare da un attore in un'intervista, mi pare che siano Adidas, ma non le avevo mai viste sino ad oggi. Oggi ovviamente non mi sognerei mai di andare in giro con scarpe simili, ma sono certa che, se fossero state alla moda quando avevo quindici anni, ne avrei avuto almeno un paio.

Le LegoScarpe sono bellissime!



 Queste mi sa che sono pure di alta moda... e io è chiaro che di moda non ne capisco niente.
 
Queste scarpe stile nudo e quelle piumate le trovo abbastanza orrende.


Infine, questa foto l'ho vista da qualche parte con una didascalia del tipo "Ricorda che c'è sempre chi sta peggio".
Direi che ogni commento ulteriore qui è superfluo.

Per la seconda parte della rubrica, qui.