sabato 17 settembre 2011

Un treno in viaggio tra i ricordi



Foto del marito.  Treno in transito da Gioiosa Marea (Messina), dove siamo stati ad agosto.
Per chiunque fosse interessato, quella locomotiva è la E.656 nella sua livrea originale del 1975, l'ultima "articolata" italiana. La nota informativa sulla locomotiva è gentilmente offerta dal marito dai mille interessi, che io di locomotive (e molte altre cose) non me ne intendo affatto.
 La fine delle vacanze mi fa ripensare alla tristezza che mi assaliva sul treno affollato in partenza per Torino, quando, come altre centinaia di persone, ci infilavamo in uno scompartimento con degli sconosciuti e mangiavamo panini con la frittata e tavolette di cioccolato, leggendo Topolino, Braccio di Ferro, Barbapapà, il Corrierino dei Piccoli e facendo crucipuzzle.
E guardando ogni tanto il paesaggio fuori... che litigavamo per chi doveva stare vicino al finestrino, ma non ricordo che ci guardassimo mai, ma ricordo le scritte "Non buttare oggetti dal finestrino" e "E' pericoloso sporgersi". Sporgermi proprio non lo avrei mai fatto, una volta mi avevano raccontato che un bambino aveva messo la testa fuori dal finestrino, proprio mentre c'era un palo o qualcosa del genere, ed era rimasto decapitato. Non so se era vero oppure una specie di leggenda metropolitana, di certo non ho mai avuto la curiosità di scoprirlo sulla mia pelle e la storia ha popolato molti dei miei incubi.

Questa è la ferrovia a ridosso della spiaggia di Gioiosa Marea (Me), dove siamo stati ad agosto. Quel tizio che cammina è il marito. La foto è mia.


E poi scendevamo sul traghetto e stavamo affacciati a guardare il mare, con i capelli scompigliati dal vento. Oppure cercavamo di sederci in qualche poltrona nella sala bar. Piena di gente, tutta con le stesse facce scazzate, perché le ferie erano finite anche per loro. E, immancabile, sul traghetto, la sosta pipì. Perché è ovvio che in venti minuti di traversata, scappi, ma sul treno mentre è dentro al traghetto, giustamente, non si fa.
E i bagni schifosi, sempre, sul treno, sul traghetto, uguali. Puzza di pipì da morire e il lago per terra. Che, mentre stavo là, cercando di non appoggiare niente di me da nessuna parte, speravo non ci fosse qualche accelerazione o qualche movimento improvviso, che mi facesse cadere.
E le gallerie, buchi neri di cui non vedevo la fine. E mi fissavo riflessa nello specchio che diventava il finestrino, per quegli istanti.
E l'odore del treno e il suo rumore, il suo movimento sempre uguale, che ci cullava la notte, quando guardavo le luci fuori dal finestrino, e ci risvegliavamo già lontani. E poi il paesaggio cambiava, niente più mare blu o verde, che ci aveva fatto a lungo compagnia, con i bagnanti che ci salutavano dall'acqua, ma case, a volte rade, auto e distese di spazi verdi.
Quel treno, che odiavo, che, dopo circa 20 ore, ci lasciava a Porta Nuova, perché ricominciavano le scuole e finivano le ferie e ci sarebbero voluti altri nove mesi prima di tornare per tre mesi di fila a Catania, che, sebbene allora vi abitassi solo 3 mesi l'anno, ho sempre visto come la mia città.


Fonte

E come sono differenti le stazioni... noi partivamo da quella di "Catania c.le" (che per capire che c.le significava centrale, ce ne ho messo di tempo e leggevo sempre CataniaClè), pochi binari, tipo 5-6 e poi il mare sconfinato, che ci accompagnava per un lungo tratto di viaggio.
    E la stazione di CataniaClè io la ricordo assolata e azzurra.
E Porta Nuova (la stazione di Torino) la ricordo nera.



Fonte




Non so se il ricordo è legato al fatto che in stazione ci arrivavamo sempre di sera, o al fatto che vedevo Torino come una città grigia e triste.
Per me Torino era l'inverno, era la scuola, era il freddo.
Catania, invece, era l'estate, le mie cuginette, il mare.
Adesso mi dispiaccio di aver etichettato così superficialmente la prima, in fin dei conti, forse si viveva anche meglio di qua già allora e anche là c'erano (e ci sono) persone a cui volevo bene. 
 





6 commenti:

  1. non era una leggenda metropolitana, purtroppo r te l'ho raccontato io...
    accidenti mi hai fatto commuovere!!!

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  2. mi sono fatta commuovere pure io...

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  3. Torino, per fortuna, sta tornando alla luce.

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  4. che bello questo post: è proprio vero il ricordo dei viaggi scandisce il ritmo della nostra vita!!!
    Buona serata

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  5. Bellissimo racconto di impressioni e ricordi. Beh, deduco che poi alla fine sei tornata a vivere "a casa"... comunque capisco la malinconia di andare in Pianura Padana, io mi intristisco se devo fare una sera a Milano, figuriamoci 9 mesi...

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  6. @Bruno: tornata a vivere a casa, sì. :)
    @Luigi: grazie! :)
    @TheGirlwiththesuitcase: in effetti, non so come era Torino 30 anni fa... quelle erano le mie impressioni di bambina...

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