martedì 22 febbraio 2011

Una "bambina" felice


Domenica pomeriggio.
In un grande centro commerciale, dove si trovano temporaneamente accalcati (e accaldati, perché c'è il riscaldamento regolato a temperatura tropicale) tutti gli abitanti di Catania e provincia, una donna entra, con fare sicuro, in un negozio famoso, enorme e affollato, dirigendosi a larghi passi verso una zona ben precisa, al centro della quale non passano inosservati due enormi televisori, collegati ad altrettante console di gioco, alle quali due ragazzini stanno giocando rapiti.
Il suo oggetto del desiderio - si è finalmente decisa a comprarlo dopo diversi anni - è a pochi passi e la donna già pregusta la sessione di fitness dell'indomani mattina.
Prende in mano, con occhi luccicanti, la confezione che lei pensa contenga l'oggetto del desiderio nella sua interezza e ne chiede conferma all'addetto del reparto.
Questi, probabilmente un po' triste al pensiero di smorzare l'abbagliante felicità della donna che ha di fronte, le comunica compassato "Mi dispiace signora, le console sono finite".
La donna trattiene un singhiozzo e blatera un sommesso "Che sfiga!", poi si ricompone, si fa forza e chiede quando arriveranno.
La risposta è sconfortante: "Non lo sappiamo, le console sono finite da Natale".

Per la serie mai dire mai...
Sebbene i videogame mi abbiano sempre intrigato e, in alcuni periodi, pure lievemente drogato, e sebbene desiderassi da tempo - a periodi smaniosamente - alcuni giochi che avevo visto a casa di amici, non credevo che un giorno avrei comprato una console di gioco.
Eppure è accaduto.
Non è la Wii, che è quella che cercavo domenica, ma la Xbox.
Non conosco le differenze tra le due, ma la mia Xbox ha una cosa fighissima, che credo la Wii non abbia, che è il Kinect.
Non conosco i dettagli tecnici, comunque il Kinect è un sensore con videocamera, che permette al giocatore di interagire con la console tramite il proprio corpo.
Si selezionano le opzioni - che si vedono sullo schermo -, con la mano che tocca un punto ben preciso nell'aria e si gioca non più muovendo joystick e premendo tasti, ma... muovendosi.
E quindi, se si fanno giochi di movimento, meglio farli in tuta!
Il Kinect fa pure le foto mentre sei impegnato a schivare oggetti, a saltare, a volare, a calciare, cogliendoti in pose assurde... a questo proposito, è bene giocare abbigliati adeguatamente e non in mutande o con i bigodini in testa, perché Xbox condivide pure le immagini on line, se vi collegate e non cambiate le impostazioni di default.

Da Pacman o Braccio di Ferro, con cui giocavo nei videogiochi dei bar, nemmeno troppi anni fa, a questo...

sabato 19 febbraio 2011

Cosa vedo se mi affaccio

Uno dei tantissimi motivi per cui è bello svegliarsi al mattino(*)
e soprattutto svegliarsi in questa casa è
uscire sul portico e vedere il sole riflettersi sul mare.
La foto non coglie in maniera assoluta la bellezza della realtà,
anche perché l'ho scattata io che sono una frana
(di solito mi tremano pure le mani e vengono mosse,
almeno questa volta no).
E' molto bello anche affacciarsi di sera e
vedere la luna riflettersi sul mare.
Ma questo è ancora più difficile da cogliere con la macchina fotografica,
specialmente per me.


(*) Alcuni dei motivi per cui è bello risvegliarsi
e per cui dovremmo, un po' tutti, essere più grati
(al Caso a Dio a Allah a chi volete voi),
a mio modo di vedere, in questo momento:
Potersi risvegliare al mattino
e poter camminare fino ad affacciarsi sul portico
e poi poter guardare lontano e vedere un panorama
e poter scattare una foto e poi postarla sul blog
e poter ascoltare il rumore che fa il silenzio
e poter pensare a quanto è bello poter fare tutte le cose
senza avere limiti imposti se non dalla natura stessa
e senza angosce che ti opprimono
come spade di damocle sulla testa.

A proposito, la sapete o ve la ricordate
la storia della spada di Damocle?

Ci vorrebbe ogni giorno un risveglio così.
Per tutti.

venerdì 18 febbraio 2011

Odio Tele2 (2)

“Summer romances end for all kinds of reasons.
But when all is said and done, they have one thing in common:
They are shooting stars-a spectacular moment of light in the heavens,
a fleeting glimpse of eternity. And in a flash, they’re gone.”


Rachel McAdams e citazione da "The Notebook".
Non c'entra niente con questo post, ma volevo qualcosa di piacevole
a cui pensare, mentre scrivo questa cosa tutt'altro che piacevole.

In genere sono una persona gentile, serena e tranquilla, ma, quando mi sento presa in giro oppure ho a che fare con persone incompetenti, divento odiosa e antipatica.
Non spiegherò nei dettagli quello che è successo quest'estate con la suddetta "serissima" azienda, con cui ho avuto un contratto tutto compreso a casa vecchia, per diversi anni.
L'unica cosa che conta è che, grazie all'incompetenza (o mala fede) del personale del call center - ho dovuto pagare il canone per due mesi in cui non abitavo già più in quella casa (oltre 70 euro).
Inoltre, per una fattura insoluta (da noi mai ricevuta), senza nemmeno avvertirci prima (e dire che hanno tutti i nostri numeri di cellulare e le e-mail), ci hanno segnalato ad una società di recupero crediti, che ha preteso il pagamento, chiaramente maggiorato delle spese (17 euro).
Mi chiedo se per cose come queste (anche per cifre inferiori a 100 euro), poi si finisce additati come cattivi pagatori e vengono rifiutati finanziamenti e cose simili.
Dopo incazzature e riflessioni, ho deciso di pagare e di togliermi dalla parte del torto e poi questa mattina ho presentato un reclamo di 4 pagine, portato a conoscenza anche di un'associazione di consumatori, nel quale ho chiesto il rimborso dei due canoni e delle spese di 17 euro.
Non è il primo reclamo che faccio, degli altri se ne sono fregati, ma questa volta ho messo in copia l'associazione di consumatori e ho citato i punti della loro carta dei servizi che hanno disatteso...
Vediamo come finisce.

giovedì 17 febbraio 2011

Luna per aria


Luna per aria (che ha ispirato il nome del mio blog) è il titolo della saga che sta scrivendo Virginia, una mia grande amica... libro di cui leggo ogni pezzo via via che lei lo scrive e che non vedo l'ora di vedere come finisce.
Il suo modo di scrivere è fresco e scorrevole, il racconto in prima persona ti fa immedesimare in ciò che leggi, l'argomento che tratta è intrigante... è un fantasy, ma non alla Tolkien e nemmeno alla Harry Potter (che comunque ci piace moltissimo!)... nessun mago, elfo o nano, ma due ragazze diciottenni, cresciute, con due zie che ricordano quelle di "Amori e incantesimi", tra erbe e pietre magiche, protagoniste di una storia di una fantasia sfrenata, ambientata in un mondo magico diverso dal solito.

Se volete leggerne un'anteprima o comprare il primo dei quattro volumi, si trova qui.

mercoledì 16 febbraio 2011

Velocità di lettura


Non sapevo di leggere in fretta, sino a quando ho cominciato a confrontarmi con altre persone sui tempi medi di lettura. E mi sono resa conto che leggo parecchio più veloce di tante altre persone.
E' un bene? Mah... alcuni mi invidiano, ma non so se è una cosa buona in generale.
E, per me, non lo è, almeno non sempre, perché la velocità di lettura influisce negativamente... non tanto sul mio livello di comprensione del testo al momento, come - ho letto da qualche parte - dovrebbe succedere ma, soprattutto, su quello che mi ricordo dopo qualche tempo.
Infatti, ho letto tantissimi libri nella mia vita e quelli di cui ricordo davvero bene la trama saranno qualche decina.
Certo, ricordo bene i libri che ho letto più volte e anche quelli che mi hanno colpito per qualche ragione, ma gli altri...
Ci sono libri, nella mia libreria... che non so se li ho letti o no.
Ci sono libri che SO di aver letto e non ricordo di averli letti. Mi è capitato, a questo proposito, l'altro giorno, di rileggere un'e-mail che avevo inviato ad un'amica nemmeno un paio di anni fa. In questa e-mail le parlavo di un libro che avevo appena finito - e che mi era pure piaciuto - e non ricordo assolutamente di averlo letto. La cosa mi ha anche un po' colpito, perché in quel momento mi è sembrato di leggere qualcosa scritta da qualcun altro e invece era una cosa scritta da me (ispirazione: mi invento un racconto su questo argomento?).
La velocità di lettura non è una cosa che regolo volontariamente, so che esistono anche tecniche per imparare la lettura veloce... io, invece, vorrei saper leggere più lentamente... solo che, per farlo, mi devo concentrare non poco e quindi capita che sono così concentrata, attenta a leggere lentamente, che non capisco quello che leggo... paradossalmente.
Voi?



Intolleranze alimentari e divagazioni sul tema (e non)

"Per godersi pienamente il tè, occorre essere completamente calati nel presente.
Solo nella consapevolezza del presente le tue mani possono sentire il piacevole calore della tazza.
Solo nel presente puoi assaporare l'aroma, sentire la dolcezza, apprezzare la delicatezza.
Se stai rimuginando cose passate o preoccupandoti del futuro, perderai completamente l'esperienza di goderti la tazza di tè.
Anzi, guarderai nella tazza, e il tè non ci sarà neppure più"
- Monaco e filosofo zen Thich Nhat Hanh -

Una volta ho partecipato ad una sorta di cerimonia del tè.
Eravamo circa dieci persone, in una stanza spoglia, seduti a terra su tappeti e cuscini, in penombra. Ci hanno offerto del thè verde in particolari tazze, in un clima molto semplice di armonia e silenzio. E' stata un'esperienza suggestiva che mi ha fatto pensare a quella frase lì sopra.

Le tisane e i tè, insieme alle tazze, sono una delle mie fissazioni.
Mi piacciono molto le tazze grandi, quelle dove ci entra quasi mezzo di litro di latte o di tè. Non sopporto quelle piccole, quelle che bisogna riempire tre volte per bere la quantità voluta di liquido! Le tazze devono essere colorate, non bianche. Mi piacciono soprattutto quelle unica tinta.

Qui il sito da cui ho tratto l'immagine originale delle tazze.


Queste sono alcune delle varietà di tè e tisane
che ci sono in questo periodo a casa mia.

Poco fa ho sorseggiato quello all'arancia e cannella, che è molto buono solitamente, ma, dato che sono di nuovo raffreddata da morire e che non sento i sapori, mi è sembrato acqua calda vagamente aromatizzata. Che non è il massimo.
Spero almeno che il fatto che io non senta i sapori, oggi mi tenga lontana dal frigorifero e dalle altre tentazioni alimentari, prima che la mia bilancia si comporti così:


Sorvoliamo sull'argomento dieta, perché ci sarebbe da piangere, parliamo invece delle intolleranze alimentari.
Già da qualche anno sono convinta di soffrire di qualche intolleranza alimentare, per la presenza continuativa in me di quasi tutti i sintomi, tra la moltitudine di quelli che vengono citati come indice di intolleranza e alcuni in maniera talmente "grave" da interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Ma non mi ero mai decisa a fare i test, anche perché sconsigliata da alcuni medici e da diverse cose che ho letto in giro, che "liquidano" questi test come inutili.
Quindi, in effetti, non so quanto siano attendibili, ma l'altro giorno li ho fatti e sono risultata davvero intollerante ad alcuni alimenti... e, soprattutto, a quello che più temevo (perché in fondo lo sapevo, ma volevo che non fosse così!), che amo di più e del quale ho sempre pensato di non poter fare a meno: il latte (con un valore riscontrato nel mio sangue che è ben oltre la soglia di normalità, tipo 50 volte).

Buoni propositi.
Adesso proverò, sperando di avere la forza di volontà - perché proprio i regimi alimentari non fanno per me -, ad evitare per almeno un mese cibi che contengono latte (e quindi formaggi), uova, peperoni, spezie, patate, funghi, soia... già solo il latte e le uova sono tutto quello che, in una forma o nell'altra, mangio di solito.
E, se, grazie al regime alimentare, i sintomi spariranno, andrò a fare una chiacchierata con quelli che "i test sono inutili".



lunedì 14 febbraio 2011

venerdì 11 febbraio 2011

Kamasutra LAP



Io le ho provate quasi tutte.

Prove tecniche e paure

Non so cosa rappresenti, ma mi ispira... stavo per scrivere serenità... poi, ho notato quelle figure sulla destra in basso, che si riflettono nell'acqua e mi inquietano... sono sul bordo affacciati a guardare o sono dentro l'acqua, intrappolati in una realtà parallela?

Poco fa è passato un UFO (non inteso nell'accezione comune, ma nella sua letterale traduzione unidentified flying object) ad altezza ben più bassa della normale altezza a cui volano i comuni velivoli... ero intenta nella laboriosissima preparazione di una sfoglia allo speck (eh, sì... tagliavo il formaggio) e un rumore assordante mi ha terrorizzato per diversi secondi... una delle mie paure irrazionali (o forse no) - insieme all'essere mangiata dagli squali o al precipitare con l'aereo o all'essere colpita alle spalle se mi trovo a dare le spalle a una zona buia - , è quella che un aereo precipiti sulla casa con me dentro. Anche se fossi fuori, mi darebbe fastidio, ma di sicuro, se fossi dentro, sarebbe peggio.
Ovviamente sono qui a raccontarlo, quindi non è successo.
Comunque oggi è giornata di rumori insoliti, infatti, da qualche minuto, si sente un forte martellare provenire dalla casa accanto... so che certamente non sono i vicini... quindi? Andare a investigare non fa per me.

Fatte queste premesse, considerato che volevo solo fare una prova tecnica, per vedere se il mio fare continui tentativi - anche quando non capisco nulla di quello che faccio - ha il successo che spero... vorrei sapere se questo post lo vedete con il font usuale oppure con un font diverso...
E idem per i titoletti nella sidebar a destra. Grazie. :))

E, dato questo parlare di UFO, mi è venuto in mente il primo UFO della mia vita: ATLAS UFO ROBOT... GOLDRAKE. Se siete nati tra il 1970 e l'80 - forse - conoscete questo cartone. Per me, insieme ad Heidi, è una delle prime cose che ricordo della mia infanzia. Sotto, le sigle originali giapponesi.
La prima, in particolare, mi piace tantissimo, perché è quella che mettevano quando Actarus sbucava fuori dalla cascata con la sua navicella e si incontrava con il robot.





mercoledì 9 febbraio 2011

Ecchecaz...


Ognuno è padrone della propria vita e responsabile delle proprie azioni.
Quando un altro si sente in diritto di mettere bocca nelle tue scelte - così tue che hanno impatto solo sulla tua, di vita -, giudicandole e arrivando a criticarle aspramente, a criticarti aspramente, senza una ragione, senza che tu gli abbia chiesto alcunché... e senza poi provare un minimo di rimorso per aver detto certe cose inutili, gratuite, stupide...
In quel momento, dentro di te, urli con quanto fiato hai in gola e vorresti spaccare tutto e vorresti ricordare al mondo che la vita è una e che bisognerebbe apprezzare ogni istante, invece di sprecare tempo a farsi pippe inutili e rompere le scatole agli altri.
E, nel frattempo, un altro giorno è andato.

Copyright issues

Questa immagine mi ispira serenità allo stato puro.
Io ce l'ho un dream catcher, ma è più piccolo di questo.
Forse dovrei dotarmi di uno più grande, come quello in foto, per cacciare via i brutti sogni ed evitare di accecare vecchiette impertinenti.


Proprio oggi ho discusso con qualcuno del copyright e del perché mai qualcuno dovrebbe copiare le bestialità che scrivo qui.
Dieci minuti fa, mentre facevo una ricerca con google, sono capitata su una pagina facebook, la cui descrizione era un lungo estratto di questo mio post. Ora, di sicuro lì nessuno ci guadagna e mi ha fatto anche piacere che qualcuno abbia evidentemente apprezzato quel mio monologo sul lanternino, che nessuno ha mai commentato... io avrei messo, però, almeno un link alla pagina del mio blog. No?

Un vaggio alla ricerca di qualcosa che non c'era.

Notte stellata - Van Gogh

Che mi piacerebbe scrivere, anzi saper scrivere e magari guadagnarmi da vivere scrivendo, l'ho detto già tante volte. Non ho mai pensato di essere brava, ma mi piace scrivere.
So che non diventerò mai una macchina sforna libri come Stephen King e che non avrò mai il talento di Umberto Eco, ma i gusti in fatto di letture sono estremamente soggettivi, quindi un domani potrebbe capitarmi qualcosa del tipo quella che è capitata alla Rowling (Harry Potter) o alla Meyer (Twilight), che da un giorno all'altro, si sono ritrovate le scrittrici più famose del mondo... chi lo sa.
Non ci spero, anche se mica scrivo peggio della Meyer!
Chiarisco che io, pur non essendo una bimbominkia (qualcuno ha scritto da qualche parte che solo le bimbominkia apprezzano i libri di Twilight), ho letto e mi sono appassionata ai libri di Twilight, perché la Meyer si è inventata una storia, scritta in maniera semplice, che ha qualcosa di romantico che fa sognare... certo non fa sognare tutti e di sicuro fa sognare tante bimbominkia, ma anche tantissime persone adulte, dotate di cervello e non necessariamente casalinghe frustrate (altro luogo comune su chi legge i libri di Twilight)... io non sono casalinga e nemmeno frustrata.
Odio i luoghi comuni, tra parentesi.
Ma la Meyer non è certo una scrittrice di chissà quale livello, scrive quello che ha in testa senza chissà quale stile o paroloni difficili... perché non potrebbe succedere anche a me?! :)))
La Rowling, invece, credo sia un genio. La saga di Harry Potter è semplicemente strepitosa e la fantasia di questa donna non ha limiti. La Rowling è decisamente uno dei miei miti.

Alla fine, comunque, come ha detto il mio nuovo amico di blog Mark, non a me ma a qualcun altro, io scrivo principalmente per me stessa, perché mi piace.
E mi piace condividere quello che scrivo.
Nessuno poi è obbligato a leggere o a dirmi "Quanto mi piace il tuo racconto!" se non è vero.
Odio anche l'ipocrisia.
Meglio un "No, grazie, scrivi come una bimbominkia!" o il più diplomatico "Non mi piace il tuo stile"... che poi, scherzi a parte, se non piace lo stile di uno scrittore, anche se fosse Umberto Eco, c'è poco da fare, non si riesce a leggerlo.

Detto questo... non mi riesce proprio di scrivere un romanzo.
Il romanzo (o qualcosa del genere) che sto scrivendo è al momento ben lontano dall'essere concluso (e sono ferma da un paio di anni), anche se teoricamente le idee le avrei pure e il mio racconto lungo preferito è finito, ma bloccato (da me stessa) perché mi piace, ci sono delle idee carine dentro, ma so che devo cambiare qualcosa.
Allora l'altro giorno ho deciso che scriverò una serie di racconti brevi, forse ambientati in treno e, una volta tanto, senza orrori o cose soprannaturali nel mezzo.
Il primo è questo qui.
Grazie per qualunque feedback, ma non sentitevi in dovere di darmene. :)

Ho deciso di condividere le cose che ho scritto, via via che mi convinco, con Google Documents, come già avevo fatto con il racconto della strada qualche tempo fa.

Giusto per completezza di informazione, dato che ho usato il termine bimbominkia svariate volte, una definizione la trovate qui e un resoconto dettagliato su usi e costumi dei bombominkia qui. C'è persino la definizione nell'Urban Dictionary.

P.S. Domanda per chi scrive e pubblica on-line... per proteggere i racconti dal furto come si fa? si può registrarli da qualche parte? non penso che qualcuno possa trovare i miei racconti tanto interessanti da rubarmeli, pubblicarli e farci un sacco di soldi, ma... consigli?

martedì 8 febbraio 2011

Già detto che vorrei scappare? Mi sa di sì.

Pista da sci - Etna, Nicolosi. 06/2/2011
Foto di Marco.


L'altra notte ho sognato che mio marito mi tradiva con una donna anziana e io le cavavo gli occhi, nel frattempo una mia cara amica mi odiava e i ladri entravano in casa, poi c'era un terremoto e infine, per fortuna, la sveglia mi ha avvertito che era ora di alzarmi.
Per una volta, non ho odiato il suono della sveglia. Ma ci sono sogni che sono tanto vividi che, anche se sai che è stato un sogno e magari era pure assurdo, continua a tornarti in mente e ad angosciarti. Almeno, a me succede.

Oggi è stata una lunghissima giornata, soprattutto perché ho impiegato (per ben due volte, una di mattina e una di pomeriggio) quasi un'ora per percorrere un paio di km, in orari normalmente non trafficati. Perché alcune strade erano impercorribili, a causa della cera per terra (il 5 c'è stata la festa della patrona).
E poi mi sono ritrovata immersa fino al collo nella Burocrazia, con la B maiuscola, nel paese in cui facciamo di tutto per rallentare il normale corso delle cose, tanto chissenefrega se l'azienda ci perde e io lavoro qui, da qui a me nessuno mi schioderà mai.

Già detto che vorrei scappare? Mi sa di sì.

sabato 5 febbraio 2011

Educazione sessuale... questa sconosciuta.



L'altro giorno sono capitata su questo blog e sono francamente rimasta un po' sconvolta, non solo dal fatto che si cercano risposte - fondamentali per la propria crescita e a volte per la propria vita (dato che sulle risposte ottenute si basano scelte che possono condizionare l'esistenza) - a dubbi legittimi, su internet e non a casa o a scuola, ma anche nel leggere il tipo di domande che i giovani di oggi fanno riguardo al sesso.
La prima cosa che mi ha sconvolto è l'età... non quella a cui fanno le domande, ma quella a cui i giovani hanno rapporti sessuali. Aver avuto già rapporti a quattordici anni è la norma. Molti li hanno già avuti anche a dodici, anche tra bambine che ancora non hanno avuto le prime mestruazioni (e che fanno sesso felici e serene tanto non possono concepire). E il mio sconvolgimento ha toccato un picco, quando ho letto una domanda fatta da una bambina di nove, anni che asseriva di aver già fatto sesso.
La seconda cosa (ma sta a parimerito con la prima, in quanto a grado di sconvolgimento) che mi ha sconvolto è l'ignoranza totale e la conseguente superficialità.
Molti hanno già rapporti sessuali e nemmeno sanno come si fanno i bambini, lo si capisce dal tipo di domande che fanno. Domanda frequente è se avendo rapporti orali (che vanno per la maggiore tra i bambinetti di questa generazione) si resta incinta. Poi, una convinzione, a quanto pare comune, è che la prima volta che fai l'amore non puoi rimanere incinta. Ah???? Sì, perché le tube di lei sono chiuse, o qualcosa del genere.

In generale, la massima preoccupazione di quelli che scrivono è il dubbio che lei sia rimasta incinta, pochissimi dichiarano di usare preservativi e nessun cenno alle malattie sessualmente trasmissibili. E per lo più, i dubbi di altro genere riguardano, per i maschi dimensioni e durata, per le femmine altri usi dello sperma (sbiancante per denti e crema antirughe, tra i più gettonati) e se il ginecologo (dal quale a dodici anni di solito ci vai con la mamma) capisce che non si è più vergini. E la pillola del giorno dopo è considerata, spesso, un contraccettivo.

E' un quadro un po' sconfortante. Secondo me URGE un (bel) po' di educazione sessuale diffusa.
Sicuramente giusto sarebbe parlare di certe cose, anche e probabilmente soprattutto, in famiglia, anche se penso alla reazione che molti genitori potrebbero avere, di fronte a domande di un certo tipo a quell'età (in effetti, mi vengono in mente anche le reazioni che potrebbero avere genitori di amici quarantenni di fronte a domande di questo tipo!) e allora... ma la scuola... l'educazione sessuale, secondo me, dovrebbe essere materia scolastica e, vista l'età media di quelli che scrivono, la si dovrebbe fare alle medie. E le lezioni dovrebbero consentire agli alunni di esporre i propri dubbi e dare risposte chiare.

Ho trovato qui, un po' di materiale informativo utile... nel caso qualche sprovveduto, in cerca di risposte, si trovi per caso a passare da questo blog.

E resto scioccata di fronte a questo genere di affermazioni. Leggi anche qui.
Qua mi inimicherò qualcuno, ma, pazienza, non si può pensarla tutti allo stesso modo. E il bigottismo della religione cattolica a me proprio non va giù.
L'educazione sessuale a scuola minaccia la fede...
mamma mia che affermazione... @#[#@[[@[
Lui dice che bisognerebbe lasciare l'educazione sessuale alle famiglie... e questo è giusto - che in famiglia si debba parlare di certe cose - ma mi sembra evidente che l'educazione sessuale in famiglia o esiste in una percentuale molto bassa dei casi oppure non è sufficiente... (e questo non lo dico io, ci sono statistiche un tantino più affidabili delle mie elucubrazioni su questo blog).
Infatti ci sono i bambini che mettono al mondo bambini o bambini che utilizzano l'aborto o la pillola del giorno dopo come contraccettivo oppure bambini che si prendono malattie perché non usano i preservativi e magari muoiono... questo va bene, no?! Così la fede non è minacciata.







giovedì 3 febbraio 2011


Non c'è limite alla maleducazione e alla mancanza di rispetto.
L'altro giorno, con la bufera, ci si è allagato il garage e, da lì, l'acqua è passata dentro e ci ha piovuto in casa, al piano di sotto. Poi ci è piovuto dal buco del camino, che ancora non c'è, ma c'è il buco tappato con un tappo di cartongesso. Immagino che la canna fumaria sia strapiena d'acqua e, nell'attesa che il tappo precipiti sul mobile che c'è sotto, ho tolto tutto quello che potevo dalla potenziale traiettoria... il mobile non si può perché è fissato al muro.
Comunque, sono in attesa da un bel pezzo che arrivino gli operai per fare alcuni lavori (la casa, in fin dei conti, è nuova e non è normale che ci piova dentro) e meno male che sapevano che alle 9 improrogabilmente dovevo uscire di casa (mentre scrivo sono le 9.50 e non si è visto nessuno, dopo aver fatto già una telefonata di sollecito)... ma è normale? dare appuntamenti e non presentarsi o arrivare in ritardo tale da provocare sicuri fastidi a quelli con cui si ha l'appuntamento?

martedì 1 febbraio 2011

Il mio lavoro... questo sconosciuto.

Brooklyn Bridge - NYC

So che solo una piccola percentuale delle persone che conosco, familiari compresi, ha capito qual è il lavoro che faccio. Ed, in effetti, se non lavorassi in questo campo, probabilmente non avrei capito tanto bene nemmeno io.
Molti pensano che faccio l'assicuratrice. Altri la rappresentante di qualche cosa. Alcuni sanno che faccio la consulente... per cosa o per chi non si sa.
L'unica cosa sicura, che hanno capito tutti, è che non ho un posto di lavoro fisso, che sono io a recarmi presso i clienti e non viceversa, e che, per questo, giro parecchio in macchina.

Proprio ieri raccontavo a una persona (giovane ragazza) di come sono approdata a questo lavoro, ormai quasi undici anni fa, e da vecchia saggia, data la mia esperienza, le ho consigliato di non dare mai nulla per scontato e non precludersi qualcosa a priori, perché non sai da dove può arrivare l'occasione della tua vita (questo lo penso non solo sul lavoro, ma in generale).

Infatti a me è capitato così.

Un giorno - durante l'anno del tirocinio obbligatorio post-laurea, rigorosamente non retribuito, e durante il quale collaboravo anche all'università per progetti che avevano a che fare con il ramo grafica (a questo proposito, un GRAZIE enorme alla prima persona che ha creduto in me: AM) - ho ricevuto una lettera da una società sconosciuta, che mi invitava a frequentare un corso post laurea, su un qualcosa che non avevo idea di cosa diavolo fosse.
Nella lettera si parlava di cose per me totalmente sconosciute: qualità, HACCP, autocontrollo alimentare, ISO 9000. Sicuramente, nulla al mondo mi avrebbe potuto far immaginare, in quel momento, che queste cose sarebbero diventate un giorno il mio pane quotidiano.
Non so ancora cosa mi ha spinto quel giorno a iscrivermi a quel corso, anche perché avevo tutt'altro che tempo libero, ma di certo so che è stata la scelta professionalmente più importante di tutta la mia vita. Qui forse dovrei citare il destino.
Perché uno dei docenti di quel corso era il dottor C.
Impeccabile, distinto, bell'uomo e docente incredibilmente valido, che, a fine corso, chiese a qualcuno di noi il curriculum. La materia del dottor C. era "Qualità e ISO 9001".
Un bel giorno, un anno dopo, quando mi ero già dimenticata di quel corso - del quale mi era rimasta solo l'amicizia con il mio ancora carissimo amico P. -, mentre facevo la scazzatissima segretaria presso un ISP (più che altro affrontavo telefonicamente decine di clienti incazzati ogni giorno e li ammorbidivo con la mia voce, che mi ha fatto ricevere inviti di ogni genere, persino di passeggiata con elicottero privato), il dottor C. mi ha telefonato, chiedendomi se ero interessata a collaborare con lui.
Non me lo sono fatto ripetere due volte e l'indomani già mi perdevo tra le vie orrende e uguali della zona industriale, presso cui il dottor C. aveva la sua società di consulenza.
Per fortuna, il mio senso dell'orientamento nullo non ha impressionato negativamente il dottor C. che, dopo avermi riportata telefonicamente sulla retta via, mi ha spiegato più o meno quello che avrei dovuto fare e mi ha detto che avrei potuto iniziare a lavorare lì il giorno stesso.
E così è stato.

Da allora, per lavoro, faccio questo... consulenza.
Aiuto, diciamo così, le aziende ad adeguare il proprio sistema gestionale a quelle che sono le regole dettate dalla Norma ISO 9001, nota anche come Norma della Qualità - che altro non è che la norma del buon senso, dato che fissa delle regole che qualunque azienda dovrebbe seguire per lavorare bene.
E alle aziende il mio aiuto serve se vogliono avere il certificato di qualità, anche noto come certificazione ISO 9000 o bollino della qualità o bollino blu o pezzo di carta.
Il pezzo di carta è una certificazione volontaria, ad eccezione di alcuni settori, e qualunque tipologia di azienda può essere certificata.
Il certificato però non glielo dò io, lo fanno gli Enti di certificazione.
Il mio lavoro è, a pensarci, bellissimo. Ti consente di conoscere come funzionano un sacco di tipologie di aziende e, se te lo permettono (se i clienti ci credono), è bello riflettere insieme a quelli che lavorano lì, su come è meglio fare una determinata attività... fare organizzazione aziendale.
Non sempre, però, i clienti credono in tutto questo, infatti diffusi sono i sistemi di carte inutili che vengono utilizzati solo per farli vedere al tale dell'Ente di certificazione, il giorno della verifica.
E, in alcuni casi, se questo succede, è anche colpa dei consulenti.
Ma quelli che credono in questo sistema, che hanno capito che la riorganizzazione serve prima di tutto all'azienda e che la Norma ISO 9001 detta le regole del buon senso, si trovano bene e io mi trovo bene con loro.

Quindi, in pratica, io lavoro da oltre dieci anni solo grazie ad una lettera che un giorno mi è arrivata a casa e al fatto che ho deciso di frequentare un corso, anche se non avevo idea di cosa fosse.

E poi, grazie al dottor C. che ha creduto in me quella volta (e molte altre dopo) e che mi ha insegnato a fare questo mestiere in uno dei migliori modi possibili, credendoci. Il modo in cui lo fa lui. Uno dei migliori sulla piazza.

Piccole soddisfazioni lavorative

Vorrei una stanza così, con una porta "segreta" fatta di libri... sarebbe la mia stanza preferita.

Ieri sono stata in un'azienda, in un paese non troppo lontano... però la strada per arrivarci è orrenda ed è quella in cui mi sono persa quando ho scritto questo. Quindi ci sono andata in autobus. E ho deciso che mai più prenderò l'autobus per andar là.
Ne avevo un vago sentore, infatti, ma ieri ho avuto la certezza che soffro di cinetosi spinta, oltre che in macchina e in barca, anche sull'autobus. Mentre ero lì, abbandonata sul sedile, ad occhi chiusi, sperando che il tempo volasse e che le curve finissero, i miei pensieri correvano a quella volta sulla barca veloce, che ci aveva condotto dall'aeroporto all'atollo delle Maldive, meta del nostro viaggio di nozze. Le onde erano alte e la barca ondeggiava come mai ho visto ondeggiare qualcosa su cui io stavo sopra, ben pochi non vomitavano (e io non ero tra i fortunati) e una sventurata, che aveva dovuto spostarsi per accudire un vomitante, lo aveva dovuto fare a quattro piedi. E io ero talmente impegnata a star male che non avevo nemmeno paura che la barca si capovolgesse (paura più che legittima).
La giornata lavorativa di ieri, cinetosi a parte, è stata ricca di soddisfazioni.
Che non sono granché soddisfatta del mio lavoro, è cosa che chi mi conosce sa. Però, ogni tanto, capitano cose che, invece, nel loro piccolo, mi rendono felice.
Perché penso che quello che vado predicando da dieci anni non è solo aria fritta... ed è importante, per la mia sanità mentale, che qualcuno me lo ricordi, ogni tanto.
Ed è bello, oltretutto, vedere realtà così impegnate per migliorare sempre la qualità del servizio.

Il momento dei saluti

Gloden Gate Bridge, San Francisco.
La guarderei per ore.


Luogo indefinito.

Fuori impazza la bufera... forse non proprio bufera, ma c'è un tempaccio...
Io, anche oggi, dovrei andare in quel posto a ottanta chilometri, ma c'è pure l'allerta meteo, l'hanno detto alla tele ieri sera.
Parlando di tempaccio... Ieri sera, forse per la prima volta, ho capito quanto può essere pericolosa la nebbia. Sono tornata a casa verso le nove e c'era una nebbia che non si vedeva da qui a lì... non vedere a due metri davanti a te è incredibile e spaventoso e ad un certo punto sono finita in mezzo a un incrocio e non riuscivo a capire da che parte era casa mia.

Ieri tornavo dall'associazione teatrale.
Il momento triste, come in tutte le cose c'è il momento finale... quello dei saluti.
Anche se li rivedrò... su facebook, ai loro spettacoli. E poi chi lo sa...
C'è stata l'ultima lezione del corso di sceneggiatura.
E' stato un corso interessantissimo. E ringrazio Sergio, il mio "professore" (come qualcuno lo chiamava durante le lezioni) - più semplicemente un grande appassionato di cinema -, per la passione che ha messo in questo corso.
Quando un insegnante ha la passione per quello che insegna, il suo messaggio viene trasmesso.
E lui sì che ha la passione per quello di cui ci ha parlato... E' persino riuscito a incuriosirmi tantissimo sui film d'autore... autori e film, a cui non mi sarei mai interessata spontaneamente.

Per quelli che hanno un po' seguito, qui sul blog, le mie esperienze anche sul corso di recitazione... anche quello si è concluso e io ho perso le ultime due lezioni perché avevo l'influenza e me ne sono dispiaciuta (e me ne dispiaccio ancora) moltissimo. Comunque, anche questa è un'esperienza che non dimenticherò mai.

Grazie a Sergio, a Mario e Nunzia... per l'esperienza fatta con voi, per l'amore e la passione che trasmettete durante vostri corsi e per le belle persone che, grazie a voi, ho conosciuto.