giovedì 29 settembre 2011

Topi d'appartamento.

G. Klimt - "Le tre età della donna" (di cui ho escluso un pezzo; qui per vedere l'originale). Il puzzle di questo bellissimo dipinto è uno dei miei quadri pregiati.

 Non credo di aver parlato della banda di topi d'appartamento, o meglio: di villa, che recentemente ha fatto un po' di rapine nella mia zona. Non che le rapine siano cosa anomala, purtroppo, ma la caratteristica inquietante di questa banda di malviventi è quella di andare a rapinare le case con la gente dentro, facendosi aprire con minacce e scuse tipo quella di essere poliziotti.
Tra parentesi, una delle tante fobie che ho è proprio quella che i ladri mi vengano a bussare alla porta spacciandosi per poliziotti (anche perché non sarei in grado di capire se la divisa e la tessera le hanno comprate al negozio dei vestiti di carnevale). 
Sapevo che l'unica nota negativa dell'abitare dove abito adesso è proprio questa... trovandoci in zona isolata, la probabilità che prima o poi i ladri vengano a trovarci è abbastanza elevata. 
Non ho mai subito furti in casa e spero di non subirne mai, ma, se deve succedere, spero che non succeda con me o il marito dentro casa. Oltretutto,  non possiedo davvero nulla di valore, eccetto la X-box (!), quindi i ladri potrebbero anche pensare che non voglio dargli nulla e che magari ho una cassaforte celata dietro al puzzle "La notte stellata" di Van Gogh e potrebbero torturarci o anche ammazzarci per sapere dove si trova qualcosa che non esiste nemmeno. Ho pure pensato di tenere un paio di centinaia di euro fisse nel salvadanaio (normalmente contenente solo qualche migliaio di lire in monete da cento e cinquanta e raramente un paio di banconote da cinque euro), in modo da poter dare quelli, non si sa mai... piuttosto che farsi ammazzare perché non si possiedono beni di valore!  
Sarebbe un modo troppo stupido di morire.
Da quando si è iniziato a parlare di questa banda, nei mesi scorsi, la mia fifonaggine si è intensificata non poco e guardo con occhi sospettosi qualunque persona si aggiri nei dintorni di cui non conosco la faccia. Però, se da un lato, qui ci abitiamo in quattro gatti, quindi vedere facce nuove è anomalo, dall'altro, ci sono anche ville che sono abitate con discontinuità, quindi non conosco proprio tutti i vicini. Proprio poco fa, mentre rientravo, c'erano due auto di fronte alla villa accanto (che normalmente è disabitata, è pure in vendita), il portone aperto e delle persone, affacciate ad una finestra, che mi hanno squadrata mentre passavo in macchina. Ho parcheggiato, aperto il cancello e la porta a tempo di record, pensando che se mi avessero inseguita non avrei avuto scampo, dato che abito in un vicolo, estremamente panoramico, largo e bello, ma, ahimé, pressocché cieco. Alla fine della strada, infatti, si trova un piccolo strapiombo in cui, in caso di necessità, non penso esiterei a tuffarmi, ma dal quale non so se mi rialzerei (di certo non con le mie gambe). 
Che dire...? Per fortuna non mi hanno inseguito.
Comunque pare che adesso li abbiano presi, questi qua.

venerdì 23 settembre 2011

Cibo vegano

Avevo già parlato qui del mio "incontro" con il cibo vegano e di come mi avesse conquistata. Non sono ancora riuscita a "convertirmi" del tutto, anche perché, se si è in due - di cui uno non sposa la tua causa - e, spesso, il tempo riservato alla preparazione dei pasti di entrambi è di 2,5 minuti, è molto più semplice preparare la stessa cosa per tutti.
Ma, prima o poi...
G. Arcimboldo (o Arcimboldi) - L'imperatore Rodolfo II (particolare)

Dopo quella volta che ne ho scritto, sono stata molte altre volte a mangiare in quel ristorante vegano e ho provato un bel po' di piatti. Ho mangiato, preparati in diverse varietà, cibi nuovi e cibi che conoscevo già, tipo il tofu - il cosiddetto "formaggio di soia" dal non sapore - che, ogni tanto, mangio cotto sulla piastra, condito con la salsa di soia o l'aceto balsamico.
Uno dei cibi "nuovi" che ho provato in questo periodo (che mi aveva sempre incuriosito) è il seitan. Il seitan è molto ricco di proteine ed infatti viene "assimilato" alla carne e spesso anche cucinato in modi simili, tipo spezzatino, alla piastra, a cotoletta.
L'unica cosa non conveniente del mangiare vegano, nella mia esperienza, è il costo. Infatti, diversamente dal ristorante di cui ho parlato nel post linkato sopra, far la spesa in un negozio che vende roba vegana, è un salasso (almeno nei posti che conosco io). Nei dintorni, c'è un negozio molto bello e fornito. Avevo preso ad andarci spesso e il fatto che accettassero i buoni che ricevo per la partecipazione ad una campagna di sondaggi, di sicuro era un enorme incentivo... ma, finiti i buoni in tempo record, una delle ultime volte che ci sono stata, ho speso 84 euro per quattro fesserie e ho messo un freno alle mie scorribande in quel delizioso negozio, facendovi solo, da allora, delle piccole soste una volta tanto.
Una ricetta che ho sperimentato e che è diventato il mio dolce quasi preferito, nonché cavallo di battaglia nelle cene con amici, è il tiramisù vegano. Un dolce che ha l'aspetto del tiramisù, ma ovviamente ingredienti completamente diversi e che ha riscosso sempre parecchio successo, anche tra i dubitanti
Infatti, gli unici ingredienti sono biscotti (vegani), caffè (per inzupparli), panna di soia (da montare e spalmare abbondante tra uno strato di biscotti inzuppati e l'altro) e il cacao da spolverare sopra. 
Il mio tiramisù - che una volta ho fatto in versione "estiva", mettendo, al posto del caffè, succo di arancia e fragole mischiate con la panna - è molto semplice e rapido... la cosa che fa perdere più tempo è montare la panna di soia, quindi è veramente veloce! Però esistono, ovviamente, varianti più elaborate e anche probabilmente più appetitose, tipo questa ricetta fantastica che non ho ancora provato, ma che proverò a breve.




lunedì 19 settembre 2011

E i piedi cantarono l'inno alla gioia


Il cielo era grigio e mi avevano detto lunedì il tempo cambia, ma nonostante questo, ho avuto la felice idea di mettere delle scarpe con tacco alto, nuove, color panna e scamosciate.
E vabbeh il tempo cambia, ma chi lo ha detto che piove, pensavo mentre infilavo l'ombrello in borsa, riflettendo che non lo usavo da mesi e allontanando dalla mente il pensiero che forse le scarpe erano inadeguate. Ma avevo voglia di metterle. E ogni tanto mi piace mettere i tacchi, considerata la mia altezza ridotta, dovrei portare per abitudine tacchi molto più alti e molto più spesso.
Quando ero già troppo lontano per tornare a casa a cambiarmi, se ne è venuto giù un diluvio, che ha allietato il mio spostamento tra la macchina e la porta dell'azienda presso cui avevo appuntamento. Tra la macchina e la porta, c'era pure una strada larga in discesa e qua, quando piove, le strade si trasformano in fiumi, se sono in discesa, sono fiumi in piena. Al primo SQUASH che ha emesso il mio piede, ho pensato che peccato, le scarpe nuove, scamosciate, le dovrò buttare. In effetti, poi, il fiume in piena era evidentemente di acqua abbastanza, stranamente, pulita, quindi la parte scamosciata non ha risentito molto del bagnetto indesiderato. 
Non avevo pensato, inoltre, quando ho indossato le suddette scarpe sta mattina, oltre che al diluvio imminente e alle previsioni, anche che avrei fatto un giro dentro il magazzino e la zona produzione dell'azienda cliente, così mi sono ritrovata a farmi un lungo giro, in un enorme capannone non esattamente lindo come una sala operatoria, tra scarti di produzione e polveri di lavorazione, zompettando dolorante sulle mie bellissime e inadatte scarpe nuove. 
Perché quello che racconta quella vignetta è verissimo. Le scarpe con il tacco sono bellissime e sfilano, ma il dolore, soprattutto se sono nuove... Infine, quando le ho tolte, i piedi hanno cantato l'inno alla gioia. E con le scarpe ci si rivede l'anno prossimo.

sabato 17 settembre 2011

Un treno in viaggio tra i ricordi



Foto del marito.  Treno in transito da Gioiosa Marea (Messina), dove siamo stati ad agosto.
Per chiunque fosse interessato, quella locomotiva è la E.656 nella sua livrea originale del 1975, l'ultima "articolata" italiana. La nota informativa sulla locomotiva è gentilmente offerta dal marito dai mille interessi, che io di locomotive (e molte altre cose) non me ne intendo affatto.
 La fine delle vacanze mi fa ripensare alla tristezza che mi assaliva sul treno affollato in partenza per Torino, quando, come altre centinaia di persone, ci infilavamo in uno scompartimento con degli sconosciuti e mangiavamo panini con la frittata e tavolette di cioccolato, leggendo Topolino, Braccio di Ferro, Barbapapà, il Corrierino dei Piccoli e facendo crucipuzzle.
E guardando ogni tanto il paesaggio fuori... che litigavamo per chi doveva stare vicino al finestrino, ma non ricordo che ci guardassimo mai, ma ricordo le scritte "Non buttare oggetti dal finestrino" e "E' pericoloso sporgersi". Sporgermi proprio non lo avrei mai fatto, una volta mi avevano raccontato che un bambino aveva messo la testa fuori dal finestrino, proprio mentre c'era un palo o qualcosa del genere, ed era rimasto decapitato. Non so se era vero oppure una specie di leggenda metropolitana, di certo non ho mai avuto la curiosità di scoprirlo sulla mia pelle e la storia ha popolato molti dei miei incubi.

Questa è la ferrovia a ridosso della spiaggia di Gioiosa Marea (Me), dove siamo stati ad agosto. Quel tizio che cammina è il marito. La foto è mia.


E poi scendevamo sul traghetto e stavamo affacciati a guardare il mare, con i capelli scompigliati dal vento. Oppure cercavamo di sederci in qualche poltrona nella sala bar. Piena di gente, tutta con le stesse facce scazzate, perché le ferie erano finite anche per loro. E, immancabile, sul traghetto, la sosta pipì. Perché è ovvio che in venti minuti di traversata, scappi, ma sul treno mentre è dentro al traghetto, giustamente, non si fa.
E i bagni schifosi, sempre, sul treno, sul traghetto, uguali. Puzza di pipì da morire e il lago per terra. Che, mentre stavo là, cercando di non appoggiare niente di me da nessuna parte, speravo non ci fosse qualche accelerazione o qualche movimento improvviso, che mi facesse cadere.
E le gallerie, buchi neri di cui non vedevo la fine. E mi fissavo riflessa nello specchio che diventava il finestrino, per quegli istanti.
E l'odore del treno e il suo rumore, il suo movimento sempre uguale, che ci cullava la notte, quando guardavo le luci fuori dal finestrino, e ci risvegliavamo già lontani. E poi il paesaggio cambiava, niente più mare blu o verde, che ci aveva fatto a lungo compagnia, con i bagnanti che ci salutavano dall'acqua, ma case, a volte rade, auto e distese di spazi verdi.
Quel treno, che odiavo, che, dopo circa 20 ore, ci lasciava a Porta Nuova, perché ricominciavano le scuole e finivano le ferie e ci sarebbero voluti altri nove mesi prima di tornare per tre mesi di fila a Catania, che, sebbene allora vi abitassi solo 3 mesi l'anno, ho sempre visto come la mia città.


Fonte

E come sono differenti le stazioni... noi partivamo da quella di "Catania c.le" (che per capire che c.le significava centrale, ce ne ho messo di tempo e leggevo sempre CataniaClè), pochi binari, tipo 5-6 e poi il mare sconfinato, che ci accompagnava per un lungo tratto di viaggio.
    E la stazione di CataniaClè io la ricordo assolata e azzurra.
E Porta Nuova (la stazione di Torino) la ricordo nera.



Fonte




Non so se il ricordo è legato al fatto che in stazione ci arrivavamo sempre di sera, o al fatto che vedevo Torino come una città grigia e triste.
Per me Torino era l'inverno, era la scuola, era il freddo.
Catania, invece, era l'estate, le mie cuginette, il mare.
Adesso mi dispiaccio di aver etichettato così superficialmente la prima, in fin dei conti, forse si viveva anche meglio di qua già allora e anche là c'erano (e ci sono) persone a cui volevo bene. 
 





Sogni e utopie

Ero in dormiveglia e leggevo di politici che sostengono di essere poveri e guadagnano 4500/5000 euro netti al mese. Nel frattempo, sognavo di essere una strega e di fare un incantesimo, trasformando costui in un povero. Di quelli reali, di quelli che non hanno i soldi per mangiare. 
Poi, mi sono svegliata e mi è capitato davanti questo video...


L'ho guardato compiaciuta (certo, ho pensato che la replica mi sembrava un po' "forte", ma ho anche pensato "ben gli sta"), senza accorgermi che era un video satirico, creato da qualcuno de L'Unità.

In generale, credo non ci si debba abbassare a rispondere a certa gente, ma siccome certa gente, purtroppo, non sono c. qualunque, ma rappresentano gli italiani e non si dovrebbero permettere un certo genere di commenti (quest'ultimo peraltro non ancora confermato, ma ce ne sono tanti tra cui scegliere), allora... beh, dovremmo essere indignati delle figure di m. che ci fanno fare e si dovrebbe rispondere un po' tutti.


E poi, dicono pure che l'Italia è un paese di merda e che se ne vogliono andare. Beh, qui, andiamo d'accordo. Ma l'Italia è un paese di merda grazie a quelli come voi. E, piuttosto che andarmene io, spero che lo facciate voi, lasciando il posto ad altri, a giovani che mettano in primo piano il bene comune e non quello personale.
E' utopistico? Forse un po'.




venerdì 16 settembre 2011

Aumenterà il prezzo dell'insalata?


 Da domani, l'Iva è al 21%.
Ovviamente, chiunque potrà tenterà di trarre profitto da questo aumento dell'1% dell'Iva (che non vale per tutti i prodotti, ad esempio non vale per i generi alimentari, quindi non per l'insalata!)... purtroppo il motto qua, a partire da chi ci governa, è farsi ognuno i caxxi suoi e chi se ne frega della causa comune... almeno fino a quando qualcuno o qualcosa si ribellerà e allora speriamo solo che non siano gli yrr.
Questa battuta la può capire solo chi ha letto "Il quinto giorno"... un bel "fanta thriller" che ha dato un nome e un volto a quel qualcosa che si ribellerà contro l'egoismo e l'arroganza della razza umana, con conseguenze ben poco piacevoli. 

Speriamo, comunque, che non accada come quando è entrato l'euro, che ci siamo ritrovati, spesso, a pagare ASSURDAMENTE dieci euro quello che prima pagavamo diecimila lire.  
Chi aveva uno stipendio, lo ha visto convertito esattamente, che ne so, da 1.800.000 lire a 900 euro e, se prima al tuttomille comprava, per dire, uno smalto 1000 lire, invece ha cominciato a pagarlo 1 euro o anche un euro e cinquanta (e non 50 centesimi), che, oltretutto, nel brevissimo periodo, in alcuni casi, sono diventati due euro.
Ecco, un'altra botta di queste e come farà la gente (parlo di quella che guadagna normale, che ha una Punto o una Hyundai, non di chi possiede tre Porsche e due BMW) a, non so, fare la spesa?

Beh, comunque, tornando all'Iva... l'adiconsum, qui, dà qualche consiglio per non farsi fregare.





giovedì 15 settembre 2011

Vecchie sane abitudini

Questo è il mare di San Lorenzo (Marzamemi, Siracusa). Uno dei posti più belli di mare esistenti al mondo, per me, a pari merito con Lampedusa e le Maldive.

Ispirata da questo post (grazie Dreamy!), mi sono ricordata una cosa.
Quando ero giovane, per un paio di anni, sono stata tra quelli che si facevano il bagno tutto l'anno. Qui c'è, o meglio c'era (parlo di almeno 15/20 anni fa, non so adesso...) un gruppo, fatto sempre dalle stesse persone - dai 70 ai 20 anni (io ero una delle piccole e ogni tanto c'era pure mio papà, che ha coltivato questa passione per molto più tempo di me), che non necessariamente si conoscevano "di persona" ma che si ritrovavano insieme al mare ogni giorno, da ottobre a maggio, ad eccezione dei giorni di pioggia. 
Mi viene in mente adesso che la maggior parte di quelle persone è sicuramente deceduta, dato che l'età media, esclusa me che l'abbassavo notevolmente, era di 60/70 anni. Di uno di essi lo so di certo. Si chiamava "Signor M.", non ho idea di che facesse nella vita, ma ci conoscevamo di vista sin da quando ero piccola e andavamo a farci i bagni in estate e lui era già cinquantenne. Ci eravamo poi ritrovati nel gruppo dei "bagni tutto l'anno".
Ci si ritrovava sempre nello stesso posto, al mattino, perché di pomeriggio in inverno farsi il bagno è un po' folle anche qua. Sotto al telo del mare, si stendeva il telo di plastica, che serviva da isolamento.
A volte, togliersi i vestiti e restare in costume era un po' strano, perché la spiaggia si trova dentro alla città e, sebbene non sia propriamente zona di passAggio, è zona di passEggio. E ogni tanto la gente in cappotto e sciarpa si fermava a osservare, incuriosita, questo branco di pazzi seminudi. Ogni tanto c'era pure qualche TV locale a riprenderci e intervistarci (io sono sempre fuggita alla vista della telecamera, quindi me non mi avete vista mai!).

Questi non siamo noi, ma è una foto di Dreamy Melrose, presa qui.
Godendosi il sole caldo sulla pelle, che in inverno fa ancora più piacere che in estate, si leggeva, si studiava (ricordo che in un periodo mi portavo uno di quei volumi universitari di circa 800 pagine), si chiacchierava (io poco, non c'erano miei coetanei all'epoca e, a parte, qualche "Buongiorno, come sta?" di rito, non scambiavo molte parole), si ascoltava il walkman. 
Farsi il bagno in quell'acqua fredda e limpida era una sensazione impagabile. In quel posto l'acqua era quasi sempre bella, ma quando non c'era gente che attentava alla sua meravigliosità con cicche, fazzoletti, olio solare, ecc. era caraibica, se non fosse per il fondale roccioso - che trovo ancora più bello della sabbia.
Era una bella e sana abitudine, oltretutto ero abbronzata tutto l'anno, che non guasta.

Fonte
Questa qua sopra è una veduta del posto di cui parlo. San Giovanni Li Cuti. Quelle case a destra, che sono a dieci metri dal mare, hanno un valore pazzesco, in termini economici ovviamente, ma anche in termini di qualità della vita... Sarebbe bello svegliarsi, mettersi il costume e andare a farsi un bagno ancora prima di lavarsi i denti (no, magari prima dei denti, no). Sarebbe come avere la piscina personale. Solo che il mare non ha nulla a che vedere con l'acqua della piscina. Io ho una sorta di avversione per le piscine, a meno che non siano così pulite da poterne bere l'acqua (si vabbè, sto esagerando, ma farmi il bagno in piscina mi fa un po' di impressione, perché se non è ben tenuta, farsi il bagno in piscina è come farsi il bagno in uno stagno).

Dolciumi e philadelphia

Fonte
 
Certo, non è esattamente la prima cosa che dovrebbe stare nel mio frigo, dato che sto (o dovrei stare), più o meno sempre, a dieta. Ma, l'altro giorno, al supermercato, non ho potuto resistere, incuriosita da un'amica che me ne aveva parlato, e un paio di confezioni sono finite nel carrello.
La prima confezione che ho aperto, appena tolto il coperchio di plastica, era stata aperta da qualche str... ehm... che aveva ficcato il dito per assaggiarla (c'era la chiara impronta del dito). Mi ricorda una volta che un bambino al supermercato aveva preso un pacco di tictac dallo scaffale, lo aveva aperto, si ci era attaccato tipo bottiglia e poi lo aveva riposato, davanti agli occhi della mamma che non gli aveva detto pio. Forse è stato lo stesso bambino ad aver ficcato il dito nel philadelphia. Con la stessa mamma gnorri. E maleducata.
Beh, divagazione sulla maleducazione a parte, ho preparato una ciambella.
La prima idea era stata quella di preparare un cheesecake, la cui ricetta si trova sul sito della  Kraft - Philadelphia. Ma di cheesecake dovevo prepararne già un altro, quello al limone.
Preciso che non è che io normalmente prepari due o tre dolci al giorno (sarebbe proprio una bella dieta!), ma c'era una ricorrenza. 
In ogni caso, ho preso la ricetta della torta di yogurt che faccio da quando avevo meno della metà degli anni che ho adesso e, al posto dello yogurt, ho messo il philadephia milka e un po' di panna montata che mi era avanzata dal cheesecake (se no finiva che me la mangiavo tutta io a cucchiaiate per merenda! meglio di no e, allora, dove piazzarla se non nella torta, dato che non sopporto gli sprechi di cibo e mai avrei potuto buttarla nella spazzatura?!). E' venuta buona, anche se ho dimenticato lo zucchero (sono così poco abituata ad usarlo che me lo scordo persino nei dolci!)... voi provatela con lo zucchero, penso sarà ancora più buona e la prossima volta (quando sarà) metterò un po' più di philadelphia e qualche pezzo di cioccolato fondente buttato qua e là.
Per chi vuole provare, ho usato questa ricetta. Ho messo una confezione di philadelphia milka (250 gr) e poi ho usato il contenitore del philadelphia come misurino. Quindi ho aggiunto 2 misurini di farina, 1 uovo (anche se forse ce ne andavano due, ma io non amo le uova e le riduco sempre), una bustina di lievito, una quantità imprecisata di panna montata e avrei dovuto aggiungere, ma ho dimenticato, un misurino di zucchero. Poi, vabbè... lo sapete come si fanno le ciambelle, ho amalgamato il tutto e ho messo nel forno per una 40ina di minuti (personalmente, uso il ventilato a circa 180 gradi).

Il cheesecake al limone, per la cronaca, è venuto molto buono anche se ho usato dosi ridotte e teglia spropositata, quindi l'aspetto esteriore lasciava a desiderare, ma il sapore... E, come consigliato da un'amica (la stessa che mi ha detto del Philadelphia al cioccolato), agli ingredienti della ricetta che trovate sul sito si può aggiungere anche lo yogurt (che io ho dimenticato, vabbè... non farò mai la cuoca... *immagino il marito a sghignazzare pensando a me cuoca*). Anche se le ho, non posto le foto, per pudore. Invece, posto questa.

Questo è il cheesecake che ha fatto l'altro giorno l'amica M., consigliatrice di Philadelphia al cioccolato e preparatrice di cheesecake da manuale. La foto è stata scattata con il mio cinafonino, quindi la qualità è orrenda. Ma la qualità della torta... eccezionale.



mercoledì 14 settembre 2011

Breaking Dawn - trailer






A parte i capelli di Carlisle, come ha detto qualcuno nei commenti di questo video, direi che il trailer è molto bello...

Apart from Carlisle's hair, like someone said in a comment of this vid, I think the trailer is really good...

martedì 13 settembre 2011

Fotografie mancate.


Era da tempo che ogni volta che uscivo, capitava sempre che ci fosse qualche cosa che mi andava di fotografare e nessuno strumento a disposizione se non il mio cinafonino che fa foto che posso definire solo inqualificabili. 
Ho appena guardato, c'è scritto 1,3 megapixels... com'è? Sono io che sono incapace di usarla? O fa davvero schifo? Grazie a chiunque risponderà alla mia domanda da ignorante.
Allora, da qualche giorno, giro con la macchina fotografica nella borsa. Inutile dirlo, da quando ho dietro la macchina fotografica che fa foto spaziali, non trovo più nulla di interessante da fotografare.
E poi, anche se trovassi un qualche cosa di interessantissimo, nel tempo che impiegherei per tirar fuori la macchina da sotto a) l'agenda che uso dal mese di settembre, b) l'agenda che ho usato da settembre dell'anno scorso a agosto di quest'anno e che tengo ancora un po', non si sa mai devo guardare per forza cosa ho fatto il 3 marzo, c) il netbook, d) la scatolina contenente il mio hard disk esterno più un numero variabile da 5 a 10 pen drive, piuttosto inutilizzate dato che ho l'hard disk, ma a cui non posso rinunciare, e) il mio maxi portafoglio abbinato alla borsa, f) la crema idratante, irrinunciabile... l'unica volta in cui l'ho lasciata a casa, mi sono accorta di avere la pelle squamosa tipo visitors ed ero in giro per lavoro con la mia gonnellina e le gambe spellate g) il libro di turno che staziona nella mia borsa (al momento: Cosmopolis di Don De Lillo)... e poi, dato che dopo un'esperienza di batterie andate a male dentro il vano batteria che ci è costato un botto di riparazione, tengo la macchina senza pile... beh, in quel tempo, la cosa meravigliosa sarebbe già scappata!
Quante foto mancate.

Una cosa che penso sempre voglio fotografare è l'Etna quando è in eruzione e io sto tornando a casa di sera. Per tornare a casa, percorro una strada in salita e se guardo in fronte a me vedo una delle pareti del vulcano... a volte, tipo qualche settimana fa, la parete era tutta rossa. 
Spettacolo notevole.


Le foto sopra sono del marito. La prima (che adoro, se la guardate a dimensioni originali è bellissima) è un castagneto sull'Etna, Monte Manfrè. La seconda è Capo Calavà (Gioiosa Marea, provincia di Messina).

lunedì 12 settembre 2011

About friendship and loyalty

 
Chi smette di essere amico, non lo è stato mai.
(Proverbio greco)



In un'amicizia, secondo me, l'ingrediente fondamentale è la fiducia.


Io mi fido dei miei amici, non tendo loro specie di tranelli volti a verificare il loro grado di fedeltà. Non ne ho bisogno. E se accade qualcosa che mi fa dubitare, prima di accusare gli amici, passo in rassegna tutte le possibilità che non sia vero, poi tutte le scusanti possibili del caso, infine tutti le motivazioni che riesco a trovare per non perderli. Se poi le accuse ci stanno e le motivazioni per non perderli tendono a zero, allora metto un punto.


Dall'altra parte, almeno da quando ho il ben dell'intelletto, sono sempre stata leale e, se ho mancato per qualche motivo (e me ne sono accorta... perché a volte ci si fa male anche senza accorgersene), ho sempre cercato di porre rimedio in ogni modo. In ogni caso, nella mia vita di adulta, ho imparato dagli errori della mia fanciullezza e l'onestà e la lealtà fino alla morte è diventata il mio motto in una relazione.
Non dico di essere senza difetti in questo, ma ci metto tutta me stessa.
Per questo motivo, oggi, la mancanza di fiducia da parte degli altri è la cosa più brutta che mi possa capitare. Se viene da parte di amici, che mi conoscono e che non hanno nessuna ragione per dubitare, poi, mi fa anche arrabbiare.

UPDATE
Dal commento di FruFru, mi sono accorta che ho perso un pezzo del post... la frase greca lassù mi piace, l'ho letta oggi e mi ha colpito, ma non sono d'accordo. Sono una che crede nella sincerità dei rapporti. E conserva di tutte le persone che le sono state vicine, anche di quelle con cui non si frequenta più, un pezzo dentro di sé.




The one who stop being your friend is one who never was (your friend).
(Greek saying)

The most important thing in friendship, I think is to trust your friends.
I trust my friends, I don't trick them to prove their loyalty. I don't need it. And if something happens, before accusing them, I need a proof, then I think about the reasons behind their behaviour, then I try to excuse them. If I get a proof and I don't find any reasons to excuse them, then the friendship ends.
Furthermore, I'm a loyal person... at least, since I grew up... and if I made some mistakes I tried to sort things out. Anyway, I learnt from my mistakes and in my adulthood I made honesty and loyalty til death kind of my motto about relationships. I'm not saying I'm flawless in that... but I try to.
That's why, today, when people don't trust me is one of the worst things that can happen to me in a relationship. And if those people are supposed friends, that know me and haven't any reasons to doubt about my loyalty, this makes me angry.



UPDATE
Reading the comment of FruFru, I realized that in this post something is missing... is the part in which I said that I don't agree with the greek saying in the beginning of this post (that I like and that hit me today for some reason). I believe in relationships. And I keep a part of any friends I had in my life, even if we're not friends anymore, always with me.






Immagini prese da tumblr.
I got the pics from tumblr.



 

Piccoli grandi amici



Piccoli e grandi amici iniziano oggi un nuovo percorso scolastico. Uno è piccolo, l'altro è grande. Uno è qui e l'altro è là. Uno starà dietro un banco e l'altro dietro ad una cattedra. Entrambi saranno un po' spaventati, perché per entrambi sarà una novità. Per entrambi è l'inizio di qualcosa. 
Che dirvi? Vi vogliamo bene. In bocca al lupo.

 Oggi è il primo giorno di scuola del mio piccolo amico. 
Anzi, immagino che, tra pochi minuti, varcherà il cancello della nuova scuola, la scuola dei grandi, per la prima volta.
E' un passaggio importante, è il primo passo verso l'essere grandi, la scuola lo accompagnerà, a partire da stamattina, per un sacco di anni a venire e ne uscirà adulto. 
Come abbiamo fatto tutti... però vedere queste cose accadere ad altri fa più impressione che viverle in prima persona. O forse, vedere queste cose accadere ad altri, quando tu sei adulto e la scuola l'hai finita da un bel pezzo (e hai finito da un pezzo pure quello che eventualmente viene dopo la scuola), fa ancora più renderti conto del trascorrere del tempo.
Chissà cosa si ricorderà, il mio piccolo amico, di questo giorno, quando sarà grande, cosa si ricorderà della prima volta che si è seduto su un banco di scuola. Io me lo ricordo ancora, anche se non è accaduto esattamente ieri. 
Non so se i ricordi sono conditi da fantasie, però ricordo che avevo dei pantaloni rossi e la sensazione di solitudine che provo, ancora oggi, quando mi trovo in un contesto nuovo per la prima volta.

Oggi è anche il primo giorno di scuola, in terra straniera, di un amico grande, un amico che si trova dall'altro lato della cattedra e che, come molti insegnanti delle mie parti (la maggior parte direi), ha preso il volo verso il nord, perché qui il lavoro scarseggia. 
In questi momenti mi rendo conto davvero della botta di c.lo che ho avuto quando ho conosciuto il dottor C. che mi ha insegnato a fare il mio lavoro, altrimenti credo che non sarei più qui da un pezzo, oppure continuerei a rispondere al call center della Vodafone.
Certo, buttassero fuori un po' di gente che non fa una mazza e non lavora presso posti pubblici, magari qui ci sarebbe un po' più lavoro e anche un po' meno disservizi. E la gente che vale non se ne andrebbe via. Ma questa è un'altra storia.

La foto dell'altalena l'ho trovata su tumblr.

venerdì 9 settembre 2011

La cosa che più amiamo è il modo in cui Edward ama Bella.

 


Ma davvero, prima di Edward Cullen, 
gli uomini non avevano capito niente delle donne? 
Ci voleva Stephenie Meyer a rendere noto che ci piace quando qualcuno ci dimostra, al di là  di ogni ragionevole dubbio, che sfiderebbe il nemico per noi, morirebbe per noi e che è anche un pochino ossessionato da noi (senza esagerare, se no soffochiamo... tipo, la cosa di Edward che va a guardare Bella dormire ogni notte, va bene una o due volte, ma di più no... evitate... da romantico diventa decisamente creepy)? O non è forse noto che, da sempre, le donne sono inspiegabilmente attratte dai bad boys... si sa che le sbandate più folli ce le prendiamo per quelli che ci spezzano il cuore e il dr. House, per esempio, un bastardo come pochi, ma non è affascinante?!... che poi Edward Cullen non è affatto un bad guy, è un gentleman di altri tempi - altra cosa che, in fin dei conti, ci piace, anche qui però con moderazione... cioè non c'è bisogno che mi prendi sempre in braccio per non farmi stancare, puoi anche lasciarmi camminare ogni tanto e poi non impedirmi di uscire perché ti preoccupi per me, so badare a me stessa - rinchiuso per sempre in un corpo di bello e cattivo.
Ho usato il plurale, in questa significativa e illuminante pseudo dissertazione, ma, ovviamente, parlo per me.
 
Certo, dopo il post serio di ieri, non si sa mai che qualcuno potesse mai pensare che questo è un sito di consulenze... non potevo fare a meno di parlare di frivolaggini... :) e Twilight rientra decisamente tra le miei frivole ossessioni, non penso sia più un mistero per nessuno.
Mi viene in mente che i post seri potrebbero servire a provare che, nonostante l'ossessione per Edward e Bella, io sono una persona seria e non una bimbominkia.



 

Breaking Dawn teaser poster.

Questa foto qua sopra mi fa pensare ad una cosa, a parte che non vedo l'ora di vedere il film. Ricordiamo che siamo sempre in tema di frivolaggini. Mi ha sempre colpito quanto grandi siano le mani di lui... cosa che si nota soprattutto guardando la mano di lui che stringe il braccio di lei (che, oltretutto, è, come dicono loro, teeny-weeny).
Questo particolare, che non credo abbia avuto alcun ruolo nel casting di lui (lui è stato l'ultimo a fare il provino per Edward Cullen e lei era già stata scelta da tempo), va comunque nel calderone, ad amalgamarsi  con gli altri ingredienti necessari per dare la giusta dose di romanticheria alla storia: le donzelle sognano l'uomo con braccia grandi e forti che le avvolga e protegga dai pericoli, come dicevo prima.


In questo momento sto immaginando Panoramix che mescola gli ingredienti nel calderone e ne escono Edward e Bella, tutti romantici, sotto forma di cartone animato.

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 Ecco, tipo così! 


E, nel frattempo, cercando l'immagine sopra, ho trovato questa qua sotto che mi è piaciuta molto. Se andate sul link trovate un po' di altra roba molto bella (non solo su Twilight).
Fonte

giovedì 8 settembre 2011

Misteri del DPS e il mito della data certa (post lavoro ispirato)

 Argomento del giorno: privacy, questa sconosciuta. 


Perché non sto scrivendo, come al solito, di supidaggini, libri, spazzatura differenziata, paure, bimbiminkia, Twilight e diete?! 
e, invece, ho pensato di scrivere questo post serio (o quasi)? 
Perché sull'argomento c'è un po' di confusione in merito, anche "grazie" (come sempre) a sedicenti colleghi consulenti aziendali, che si fanno pagare, immagino anche profumatamente, per dire, fare e far fare fesserie (anche ben confezionandole in blog bellissimi e pieni di paroloni, come mi è capitato di notare in questi giorni). 
Allora mi è venuto in mente che mi piacerebbe creare una sezione del blog un po' più seria (ma non troppo, eh!), dedicata ad argomenti vari che tratto per lavoro e che talvolta sono un soggetti alle interpretazioni più varie... Ovviamente, il mio blog conterrà la mia interpretazione delle cose, non sarà mai neanche lontanamente paragonabile ad un libro di testo o un sito di riferimento ufficiale, non mi farò mai pagare da nessuno per le cose che deciderò di postare qui, rimanderò sempre ai siti ufficiali di informazione per qualunque argomento mi verrà in mente e dirò cose di una banalità pazzesca per chi ha dimestichezza con gli argomenti... ma sarebbe bello se i miei argomenti, un giorno, potessero aiutare qualcuno... così come alcuni blog non ufficiali, che parlano di cose che sconosco, tipo cose di contabilità (che non so nemmeno nominare!), a volte, aiutano me.

Fatta questa doverosa premessa, che trovate qui, scritta anche un po' meglio (e quindi magari, potete leggerla)...

Tutti, bene o male, sanno che c'è la legge sulla privacy, che prima si chiamava "la (legge) 675 del 96" e adesso si chiama "il nuovo codice privacy" o "il decreto (legislativo) 196 del 2003". 
La consulenza sulla privacy, nell'ambito del mio lavoro, è quella che mi piace di meno, perché è la parte in cui inevitabilmente ci si scontra con gente che pensa sempre di saperne di più e che in effetti, spesso... posso dirlo? beh, spesso non ha capito una beata fava.
La legge sulla privacy è spesso soggetta a interpretazioni errate... mah... forse perché il decreto è molto lungo, quindi, non in molti lo hanno letto tutto... (questa è una mia cattivissima considerazione su alcuni colleghi).
Due volte ho litigato, o quasi (preciso che io non litigo: esprimo chiaramente le mie opinioni, ma lascio liberi gli altri di pensare quello che vogliono... certo, magari mettendo a verbale, se è il caso, che io la penso diversamente!), con persone che dimostravano di non avere la più pallida idea dell'argomento, ma che, dall'alto delle loro età e Professioni (con la P maiuscola),  pensavano di possedere la Conoscenza (con la C maiuscola!).
Mentre io, in fin dei conti, sono solo una laureata in biologia e che, spesso, dimostro anche meno anni di quelli che ho (e che quindi non sembra, a volte, che magari è vero che ho diversi anni di esperienza) e che ne posso sapere di questa legge, anche se l'ho studiata a lungo, mi sono documentata un sacco e se il sito del Garante è tra i miei preferiti dal 2004?!
Sì, ogni tanto sono antipatica, polemica e presuntuosa.


Comunque, i punti peggio interpretati, i dubbi che più assillano le aziende, almeno nella mia esperienza, che ho definito "Miti e misteri della legge sulla privacy" sono questi:
1) che cavolo è il consenso informato (o l'autorizzazione al trattamento dei dati personali) e perché devo far firmare ai miei clienti questo foglio inutile?
2) ma io, che distribuisco volantini, devo redigere il DPS?!
3) ok, ho aggiornato il DPS e adesso come faccio a mettere la data certa, me lo spedisco?

Che cavolo è il consenso informato.
Se un'azienda, per fornirci un servizio, deve trattare i nostri dati personali, soprattutto se si tratta anche di dati sensibili (relativi al nostro stato di salute, vita sessuale, convinzioni religiose e politiche, ecc.), ci deve chiedere il consenso / autorizzazione al trattamento dei dati personali.
Questa richiesta di autorizzazione (obbligatoriamente per iscritto, in diversi casi), spesso percepita, soprattutto paradossalmente dall'interessato (utente), come scocciatura infinita, va tutta a vantaggio dell'interessato (quindi di noi utenti), perché, tramite il "consenso", l'azienda ci chiede di darle l'autorizzazione ad usare i nostri dati, ma solo per i fini che essa stessa ha dichiarato. 
Infatti, l'azienda deve rendere disponibile un'informativa, allegandola alla modulistica del consenso o pubblicandola da qualche parte, tipo sul sito, in bacheca o dove si vuole, purché sia leggibile da chi si vuole prendere la briga di farlo. In questa informativa, l'azienda deve informarci di varie cose, tra cui di cosa se ne fa dei nostri dati personali... Insomma... se li urla dal balcone con il megafono, se li distribuisce sotto forma di volantini ai passanti, se li pubblica su internet a vantaggio di altre aziende che poi ci spaccheranno le scatole con tre telefonate al giorno, ecc.
So che ho appena detto una banalità pazzesca, per chi ha un minimo di dimestichezza con l'argomento, ma c'è tanta gente che non ne ha... io stessa non ne avrei, come non ne avevo prima di studiare la legge. 
Una volta mi è capitata una discussione surreale, non con un vecchietto o con una persona poco colta, no, mi è capitato con una laureanda, utente di un'azienda mia cliente, che si è rifiutata di firmare il consenso, farneticando le sue motivazioni... ovviamente alla tizia non è stato possibile erogare il servizio, perché se non si dà il consenso al trattamento dei dati personali, le aziende, non potendo trattare i nostri dati, spesso non possono fornirci alcun servizio.

Misteri del DPS e il mito della data certa.
Secondo il codice privacy, alcune tipologie di aziende devono produrre e aggiornare annualmente un documento noto come DPSDP (documento programmatico sulla sicurezza dei dati personali) o solo DPS, nel quale si devono mettere varie informazioni, tra cui relative a tipi di dati trattati, quali sono i rischi (tipo che entra un ladro e ti ruba gli archivi degli utenti), quali sono le misure preventive (non lasciare fogli in giro, mettere le sbarre alle finestre e firewall nel pc potrebbero essere alcune di queste), ogni quanto tempo fate il backup dei dati (perché lo fate, vero?), come fate a recuperare i dati se accidentalmente li cancellate e così via. 
La linea guida sul sito del Garante in proposito è molto più completa e più seria di me.
Oggi, dato che "nel più ci sta il meno", anche chi vende matite ha redatto il DPS... ma, in effetti, quali sono le tipologie di aziende che devono obbligatoriamente redigere il fantomatico documento? 
Le aziende obbligate a redigerlo sono quelle che trattano dati personali con l'ausilio di strumenti elettronici (art. 34 del Codice).
E comunque, anche chi non usa strumenti elettronici, deve adottare le misure di sicurezza minime e redigere delle procedure (che però non si chiamano DPS), che descrivono il trattamento dei dati, quali sono gli archivi, chi e come accede agli archivi (vedi l'art. 35 del Codice).
 
Riguardo al DPS, vi è poi una sorta di mito... quello della data certa.
Molte aziende, ogni anno, aggiornano e poi si spediscono il documento, acquisendo la data certa tramite il timbro postale (personalmente ho qualche dubbio sulla validità di questo metodo) o si fanno, più sensatamente, mettere un timbro alla posta o usano altri metodi che non ho mai approfondito. 
Ora... non che questa pratica, soprattutto la seconda, possa far male a qualcuno (anzi, potrebbe avere anche il suo perché, nell'eventualità di dover dimostrare di aver aggiornato il documento in quella precisa data), ma non è necessaria, tantomeno richiesta dal codice privacy. 
Il mito della data certa nacque, infatti, qualche anno fa, quando vi fu una proroga dei termini per l'adeguamento al codice privacy e, per usufruire della proroga, doveva essere prodotto un documento con data certa, che indicasse le ragioni della richiesta di proroga. Allora sì che ci voleva l'auto-spedizione, la fila alla posta, la timbratura al comune, ecc. Non è il caso del DPS.


Sito ufficiale sull'argomento privacy non è questo blog (per quello che ne sapete, io potrei essere una pazza farneticante) ma è quello del Garante.
Pro del sito del Garante: Abbastanza completo, molto interessante e aggiornato spesso. Contiene linee guida e opuscoli che possono essere usati per formazione/informazione di personale e utenti. E contiene il testo del codice privacy, aggiornato con successive modifiche e integrazioni.
Contro del sito del Garante: La sezione faq potrebbe essere davvero molto più ampia. Potrebbero pubblicare alcune cose per chiarire miti che andrebbero sfatati e invece non lo fanno. Dicono che rispondono ai quesiti, a me però non hanno risposto, anni fa, quando gli posi una domanda su qualcosa che oggi ho dimenticato (forse proprio sul mito della data certa).



UPDATE

Il Decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 ha modificato alcune disposizioni del Codice in materia di protezione di dati personali, sopprimendo in particolare, dagli adempimenti in materia di misure minime di sicurezza, proprio il Documento Programmatico per la Sicurezza (DPS)

Dal sito del Garante (febbraio 2012)
NOTA IMPORTANTE: In riferimento all'obbligo, finora previsto, dell'aggiornamento entro il 31 marzo di ogni anno del Documento Programmatico per la Sicurezza (DPS), si segnala che il d.l. 9 febbraio 2012, n. 5 - convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2012, n. 82) - ha, tra l'altro, modificato alcune disposizione del Codice in materia di protezione di dati personali, sopprimendo in particolare, dagli adempimenti in materia di misure minime di sicurezza, proprio il Documento Programmatico per la Sicurezza (DPS). Pertanto, l'obbligo di redigere e aggiornare periodicamente il citato DPS è venuto meno.




Fonte
Fonte: clicca sull'immagine.



martedì 6 settembre 2011

Ultimi scampoli di vacanza

 San Lorenzo, Marzamemi. Siracusa.
Il nostro mare. 
Come lo chiamavamo qualche tempo fa. Perfetta definizione che calzerà sempre. Lo scorso week end, acqua pulita, cristallina, trasparente che nemmeno la vedi e, mentre sei avvolto in questa massa limpida, ti chiedi come è possibile che sia così tanto meravigliosa.
Ricaricare le batterie immersi in acqua di mare. Ogni tanto ci vuole. Non so come ho fatto, l'anno scorso, a stare un'intera estate senza.


Sabato c'era pochissima gente. La spiaggia non è mai affollata, anche se è una delle più belle esistenti dalle nostre parti. Domenica, però, c'era un po' di gente. Certo, mai come nelle piattaforme del lungomare catanese, dove il tuo telo è appiccicato (o anche un po' sovrapposto) a quello del tizio accanto e dove, per arrivare al mare, devi scavalcare teli e corpi umani, inciampando frequentemente su braccia, borse, piedi. E magari fai pure la fila alla scaletta per scendere in acqua. Ecco, se per caso, un giorno dovessi sentire nostalgia delle piattaforme, basterà ricordare la ressa e la nostalgia passerà in un lampo.
In quella spiaggia, dire che c'è "un po' di gente" significa che la superficie media per ombrellone, invece che essere di 25 mq, è di 16...  questa cosa dei metri quadri, prendiamola un po' con le molle... ché la matematica non è mai stata il mio forte, è solo per dare un'idea...
Quei segni e pallini sono macchie dell'obiettivo della macchina fotografica, credo.


Leggere al mare. Tutto il giorno. 
Il massimo rilassamento. Per me.
Io sto leggendo quello nero "Il quinto giorno", un thriller, lunghissimo ma molto intrippante, a tematica ambientalista. Che mi sta piacendo moltissimo. E speriamo che non si avveri. Il marito, invece, ha letto "Cosmopolis" e non è rimasto particolarmente entusiasta.
A proposito di rilassamento... quando si è vicini di ombrellone, a due metri di distanza, anche se stai leggendo e vorresti disperatamente farti i fatti tuoi, capita di sentire le voci di altri e i loro discorsi. Domenica l'ho ribattezzata la giornata dei bambini che... l'educazione, questa sconosciuta (e di alcuni genitori che anche loro, però...). 
C'era un papà con un figlio. Immagino fosse un papà single. Arrivati da poco, il bambino (non proprio piccolissimo avrà avuto dieci anni) comincia a lamentarsi che se ne vuole andare. Di fronte alle proteste del padre, che lo prega di rilassarsi un po' e di fare rilassare pure lui approfittando di un mare stupendo, pretende di essere accompagnato a casa e poi suo padre potrà tornare al mare. Avranno battibeccato venti minuti, poi il bambino rompiballe, dopo aver annunciato che sarebbe andato ad aspettare il papà in macchina (con quel caldo, era praticamente una minaccia di suicidio), vince la battaglia e il padre, esasperato, raccoglie baracca e burattini e, minacciando di non portarsi mai più in giro il figlio, segue il figlio in macchina.
Non so se avete visto il film "Ex", ma questo bambino mi ha portato alla mente i figli antipatici di Nancy Brilli nel film.
C'era una nonna (o zia?) con un bambino, stessa età del primo. Manco piantato l'ombrellone, il bambino inizia a piagnucolare che vuole tornare a casa, la nonna/zia lo prega di restare, facendogli notare quanto è meraviglioso il mare, ma il bambino non ne vuole sapere e si allontana. La nonna/zia lo chiama un paio di volte, poi si mette a prendere il sole stile lucertola. Poco dopo, ancora immobile al sole, la nonna/zia risponde ad una telefonata: "Ah, è già arrivato? Allora posso smettere di corrergli dietro. Torno al mare."
C'era un gruppo di bambini non più tanto bambini, la cui attività principale era quella di sputare per terra, quindi sulla sabbia... ma che schifo. Pensano che sputare a terra faccia figo? faccia grandi? che piaccia alle ragazze? 
Ho rischiato il vomito e ho pensato di fare quattro chiacchere con loro sull'educazione (questa sconosciuta), ma poi ho pensato che una donzella, sebbene con marito, contro un gruppo di maomao (se non sei catanese, leggi qui per un'esauriente definizione del termine, se sei catanese leggi lo stesso perché fa ridere) non avrebbe avuto molte possibilità e allora, di fronte alla prospettiva di uno sputo in faccia, ho pensato bene di lasciar perdere.


Questa foto l'ho fatta da coricata. Mi piace perché sembra il deserto.
Forse. Beh, forse no. Comunque, a me sembra il deserto e mi sembra carina.

giovedì 1 settembre 2011

Io sono solo andato nella stanza accanto.



La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.

- Charles Peguy -


Questo è quello che vorrei fosse scritto sulla mia tomba, anche un estratto va bene.
Grazie, Anna.
P.S. La foto, una volta tanto, è mia.
Discesa a mare privata del bungalow overwater alle Maldive.
Viaggio di nozze.


Stravaganze notturne




No, non parlo di gusti sessuali o cose simili... quelli che sono arrivati qui googleando "stravaganze sessuali notturne" possono pure passare al link successivo...

Una delle prime notti che io e il marito abbiamo dormito insieme in una camera d'albergo in vacanza, mi ha svegliato, in piena notte, mettendosi a sedere sul letto e chiedendo un sommesso "Aiuto!"... io che, già di mio, sono fifona sono saltata a sedere sul letto, riflettendo se tirare un libro in testa avrebbe potuto stordire l'eventuale ladro e lui ha continuato chiedendo educatamente "Chi c'è?!", guardando, spaventato, un punto imprecisato della camera illuminata dalla luce della abat-jour, dove non c'era (fortunatamente) nessuno. Poi, come se niente fosse, ha appoggiato la testa sul cuscino e si è addormentato come un angioletto, lasciandomi sveglia, con il batticuore e la necessità di alzarmi per andare a controllare che in effetti non ci fosse nessuno nascosto dietro la tenda della doccia. Portandomi dietro il libro, non si sa mai.

Questa cosa dello svegliarsi in piena notte e farmi morire di paura, la fa ogni tanto, ma ormai lo so e quando chiede alla porta (o a me o al comodino) "Chi è?" non mi spavento più. Però dormiamo sempre con la luce dell'abat-jour accesa. E lui è (quasi) d'accordo. Perché se mi svegliasse urlando "Aiuto! chi c'è?" e ci fosse buio credo mi potrebbe venire un infarto.

E lui lo sa.

Invece, una volta, poi, il marito ha fatto una cosa stravagante, ma molto carina, che ci ha fatto tanto ridere. Infatti, in piena notte, si è messo a sedere sul letto, ha accavallato le gambe, ha messo la mano sulla fronte come a ripararsi dalla luce del sole e ha cominciato a fischiettare, chiamando Laika, la suo cagnetta (che non era ovviamente con noi in stanza da letto, nemmeno abitava con noi e forse all'epoca era pure già morta). Poi, dopo un paio di fischiatine, si è ricoricato ed addormentato.

Non che io sia immune alla stravaganza notturna, comunque.


La foto è presa dall'album del nostro viaggio di nozze.