martedì 25 ottobre 2011

Un tuffo nei ricordi grazie a Street View

Ogni diritto sulle foto che posto, oggi appartiene a Google. Le immagini che vedete qui sotto provengono, infatti, da Google Maps. 

Non so se tutti sanno che Google Maps ha una funzione simpatica, che può essere molto utile e, anche se non è utile, permette di farsi certi viaggi nel firmamento dei ricordi più lontani... 
Sarebbe quella funzione che, se vedete l'omino alla vostra sinistra e lo trascinate sulla mappa, vedete la strada come se ci camminaste dentro. Certo, le immagini non sono prese in tempo reale, ma sono recenti, soprattutto quelle dei luoghi che sto per postare, perché fino a qualche tempo fa di sicuro non c'erano.
Si chiama Street View.   

Ma torniamo alla ragione di questo post. 

Come alcuni sanno, ho trascorso un po', anzi, quasi tutta, la mia infanzia in ben altri lidi... in tre località diverse della provincia torinese, due delle quali mi stanno molto a cuore per motivi diversi. Luoghi in cui non torno da, rispettivamente, 22 e 30 anni e in cui forse non tornerò più.
 
Il primo luogo è Pecetto, a una decina di km da Torino. 
Solo guardare questa immagine del cancello, mi scatena un milione di ricordi belli. E quel cartello di "Attenti al cane"... difficile che sia ancora il nostro, ma strano rivedere anche quello. 
Qui ci ho vissuto proprio i primi anni di vita. In questo posto meraviglioso, che è nato con me, dove abitavamo insieme ai nonni, alla bisnonna, allo zio e ai due pastori tedeschi miei coetanei (di cui ho sempre avuto una paura matta, poverini... chi lo avrebbe detto che sarei diventata un'amante dei cani).
Non so cosa darei per entrare ancora una volta in quella casa e rivedere quei luoghi tanto familiari, che ricordo a memoria, nei quali ho vissuto una parte così importante della mia vita. 
Risalire su per quella scala enorme, che io amavo scendere di sedere (come non capire i miei piccoli amici che, quando vengono da noi, scendono la scala seduti?!), che portava alle nostre stanze.
Rivedere il salone "del nonno" e immaginare le nonne che preparavano gli agnolotti (perché lì? c'era più spazio che in cucina?) e l'infinità di roba che c'era, di cui ricordo in particolare un tavolino quadrato che credo mi dovesse piacere parecchio.
Ripercorrere quella terrazza dove giravo prima con la macchinina a pedali arancione e poi con la bici, con e senza rotelle.
Arrampicarmi ancora una volta, nell'orto, sul muretto dove mi piaceva salire in alto, vicino alla rete di confine con i vicini e guardare le cose da quell'altezza (io ero piccola e mi sembrava altissimo, direi che nella parte più alta forse non arrivava a un metro e mezzo).
Andare ad ammirare il delizioso terrazzino sotto, quello con le rose e con le statue, alle quali io salivo sui piedi ed erano molto più alte di me.
Guardare da vicino la cuccia dei cani, che, poverini, venivano chiusi "nei loro appartamenti" quando io, che gli arrivavo proprio ad altezza bocca, mettevo il naso fuori e uno dei due si narra che non avesse un bellissimo rapporto con i bambini. Si chiamava Rocky. L'altro Alex. Sono stati cani longevi, sono morti entrambi quando io avevo circa quindici/sedici anni.
Passeggiare per il campo da bocce, in comune con il vicino. Che mi sembrava un luogo quasi proibito (forse lo era davvero?) e mi piaceva che passando per il campo da bocce, potessi andare tranquillamente nella terrazza del vicino. Ma non ci andavo spesso, perché il vicino aveva un cane gigante che non mi ha mai fatto simpatia.
Entrare di nuovo nella lavanderia e nella dispensa, nel seminterrato, che io ricordo giganti, ma non sono certa che lo fossero davvero. Nella stanza con il frigo enorme, il bar e il giradischi che si potevano ascoltare anche i 78 giri e le patate nella buia dispensa.
Chi lo sa chi abita adesso in questa casa meravigliosa. Nei miei sogni, ogni tanto, divento milionaria e me la compro io... 
Ovviamente è un sogno irrealizzabile. E poi, pensandoci bene, nulla di tutte le cose che io ricordo esiste più.


 La foto qua sopra mi fa pensare alla storia che si racconta, che dice che, quando avevo due o tre anni, un giorno, mi sono fatta una passeggiata sul cornicione (ben evidente in questa foto) e, mentre qualcuno veniva a recuperarmi sul cornicione, sotto, qualcun altro stava con le braccia aperte, pronto a raccogliermi in caso di caduta. A quanto si narra, sono riusciti a salvarmi e non mi sono fatta alcun volo dal cornicione.
Riporto il commento di mia mamma in proposito: chi ti è venuta a recuperare sul cornicione ero io...sotto ti aspettava papà, nel caso cadessi e la tua nonna se ne stava in ginocchio e pregava che tu non cadessi...
Però ricordo che il signor Fallaninna di una delle favole di Gianni Rodari cadeva da un balcone e io avevo sempre immaginato che cadesse da lì... sarà che volevo imitare il personaggio? 
E comunque ricordo bene il fascino che quel cornicione, così facilmente raggiungibile perchè vi si accedeva direttamente dal terrazzino, senza nemmeno bisogno di scavalcare la ringhiera, e quel sottotetto buio, in cui passavo ore a guardare le scatole piene di cose di mia mamma quando era piccola, esercitavano su di me.
Riflessione: passeggiavo sui cornicioni, giocavo nei sottotetti bui, mi piaceva fare giostre che oggi per me potrebbero chiudere, come il galeone, le montagne russe e il tagadà... mi sa che fifona ci sono diventata con l'età.

 L'altro posto che mi piacerebbe tanto rivedere, anche se non ci ho lasciato il cuore come a Pecetto, è Frossasco. Un paese a una 35-40 km da Torino, in cui ho trascorso il periodo della scuola elementare. 
Qua sopra il portone di casa nostra e, sulla destra, il nostro balconcino. Questa casa non era nostra, qui stavamo in affitto.

Questo qua è il lavatoio... quando abitavamo lì, c'era chi andava a lavare i panni al lavatoio e a me piaceva andare a vedere e mettere le mani nell'acqua fredda. Sono passati trent'anni.

Quindi, bello questo Street View... 
Grazie, mi hai messo addosso una nostalgia infinita.
Certo, però, che è un po' invadente... vedi quella tipa che stava uscendo dal portone della mia ex casa, magari quel giorno non aveva voglia di essere fotografata... Comunque, dato che prima o poi arriveranno pure qui, spero che le telecamere di Street View non vengano a riprendere la strada di casa mia, proprio il giorno in cui uscirò senza lavarmi i capelli o in cui andrò a controllare il contatore della luce o a prendere la posta in pigiama. 

domenica 23 ottobre 2011

Quella sera che ho cenato con gli Inti Illimani...


Fonte

L'ho già detto che mi piacciono molto gli Inti Illimani?
Non so... comunque, mi piacciono molto. A partire dal nome, che significa Sole degli Illimani (Illimani è il nome di un monte, quello lì sopra). Poi per il loro impegno, la loro storia, per le storie che raccontano, per come le raccontano. Quando li ascolto, spesso, mi commuovo pure. 
Certo, ultimamente mi commuovo per un sacco di cose... sarà che con l'età sono diventata una piagnona. In ogni caso, piagnona o no, Run Run se fue pal norte è una delle prime canzoni che ho conosciuto, molti anni fa, e mi piace tantissimo. Per vedermi singhiozzare, però, La Exiliada del sur è il massimo.
Sto pensando adesso che entrambe le mie canzoni preferite sono di Violeta Parra (anche se preferisco la versione degli Inti Illimani). In particolare, La Exiliada del sur, nella versione degli Inti Illimani, è proprio dedicata all'artista scomparsa (sarà per questo che mi fa singhiozzare).

Comunque, torniamo al titolo del post.

Tempo fa, era il 2001 o il 2002 o forse il 2003 non ricordo, una mia  amica un giorno, mi pare fosse estate, mi disse che aveva due biglietti per un concerto degli Inti Illimani qua in zona, a un centinaio di km. 
L'amica non immaginava certo che io fossi una fan degli Inti Illimani... generalmente già è difficile trovare qualcuno che li conosca e più che mai qualcuno che ne sia un fan e conosca anche canzoni diverse dalla famosissima (e bellissima) El pueblo... quindi, quando vide che gli occhi mi brillavano, mi chiese se volevo andare con lei. Ovviamente non me lo feci ripetere due volte e l'indomani andammo ad assistere al concerto, che era in un teatro, un posto che ricordo anche abbastanza squallido (con tutte i bei posti di quella zona, chissà perché fu scelto proprio quello), ma loro furono grandiosi, come sempre. Ed è bello ascoltare e vedere dal vivo (tra l'altro eravamo nelle prime file, quindi li vedevamo bene) i musicisti che ti fanno emozionare.



Quello che non potevo mai aspettarmi fu quello che venne dopo.
Infatti, finito il concerto, l'amica mi chiese se volevo andare a cena con loro. A cena con gli Inti Illimani... io?! CERTO che ci voglio andare! 
Perché la mia amica conosceva Marcelo Coulon, quindi siamo state invitate anche a cena ed eravamo sedute esattamente in mezzo a loro, in una tavolata gigante. Ad eccezione... ehm... dei begli occhi del giovane Daniel Cantillana, di qualche parola scambiata con qualcuno di loro e del clima molto poco formale e molto piacevole - non ricordo molto di quella serata, un po' forse perché bevemmo del vino bianco (che mi stroncava allora, come mi stronca  adesso, facendomi cadere istantaneamente in una sorta di sonno/torpore etilico), un po' perché era surreale essere lì, seduta a quel tavolo, in mezzo a quegli sconosciuti famosi. E non sconosciuti famosi qualsiasi... gli Inti Illimani, uno dei miei gruppi preferiti!
Ogni tanto mi devo ripetere questa storia, perché se no mi dimentico che è vera e penso di essermela sognata...
Non ho foto a testimonianza di quella sera. Forse perché, alla fine, le celebrità sono persone normali come noi e quindi, mentre ci stai insieme e ci condividi una cena, non ti viene di dire "ehi scusa ci facciamo una foto insieme?". 

sabato 22 ottobre 2011

Un'avventura nella sanità pubblica...


Fonte
Siccome non ci facciamo mancare niente, ma ringraziamo che siamo ancora qui a raccontarlo, l'altro giorno abbiamo avuto un'altra avventura al pronto soccorso. Per fortuna, non è stata prospettata alcuna appendicectomia urgente e quello che poteva anche sembrare un principio di infarto è stato classificato come un "non c'è nulla, però si faccia una gastroscopia".
Ok, meno male... e i medici sono stati pure gentili.
Però meritano menzione alcuni punti (negativi) salienti della nostra avventura, che mi fanno tanto pensare a come stiamo messi male:
1) il fatto che non ci abbiano consegnato alcun codice o foglio di ingresso, come invece hanno fatto con quasi tutti gli altri, cosa che ci ha fatto temere per lungo tempo, di non essere stati registrati davvero. E, alla domanda, dopo alcune ore di attesa, su a) se fossimo regolarmente registrati e b) come mai non avessimo il foglio, mi è stato risposto: "Non si preoccupi, alcune volte lo diamo il foglio, altre no" (un plauso all'organizzazione);
2) il fatto che ci fosse un meraviglioso tabellone colorato, sul quale si poteva controllare la propria posizione in lista d'attesa. Ovviamente, per ragioni di privacy, le persone erano identificate dal codice di accettazione... ottimo davvero, per chi aveva ricevuto il foglio con il codice... e poi, comunque, le persone le chiamavano per nome con l'altoparlante;
3) il fatto che gli infermieri addetti a prendere la pressione e controllare il battito (se proprio gli rompevi le scatole e volevi essere controllato durante la lunga attesa), mi sono sembrati tutt'altro che competenti;
4) il fatto che la visita sia avvenuta dopo appena 6 ore di attesa in una stanza affollata, con solo due medici addetti alle emergenze. Due medici soltanto per una sala che è stata, tutto il pomeriggio, piena zeppa di persone.

Fonte
Mi vengono in mente un paio di domande / osservazioni:
1) chi stabilisce il numero minimo di medici addetti al pronto soccorso?  e quando stabiliscono questo numero minimo, ci pensano alla localizzazione del p.s. e  all'afflusso medio di persone al giorno? 
2) chi fa la valutazione se uno è codice verde, giallo o rosso?
il fatto che ci abbiano classificato come codice verde mi è sembrato giusto, d'altra parte ci siamo arrivati con le nostre gambe e una volta hanno classificato come codice verde anche un signore con l'orecchio tranciato a metà, col sangue che gli colava sul collo che sembrava il conte Dracula... e poi non c'era nulla in effetti (certo, non la penserei così se al marito gli fosse preso un infarto in sala d'attesa)... ma mi ha stupito che codici verdi siano stati classificati anche, in particolare:
a) un signore, che era svenuto e poteva stare solo coricato in barella, che ha atteso dalle 9 del mattino alle ore 17 circa, quando ha cominciato a inveire (giustamente), insieme a tutti i suoi familiari, contro l'ospedale (e noi pensiamo che se lo fossero scordato),
b) un signore anziano che ha lamentato, per tutto il tempo di attesa, un forte malessere generale. Questo poveretto è arrivato verso le 17 e alle 21.30 (quando noi siamo andati via) era ancora là. E, durante l'attesa, è riuscito a comunicare i suoi malesseri, per un lasso di tempo non indifferente, solo alla guardia giurata... fino a quando, pure lui, non ha cominciato a inveire contro l'ospedale e allora lo hanno fatto controllare dagli infermieri/idraulici di cui ho parlato prima.

Comunque, è vero che magari c'è chi al pronto soccorso ci va anche per nulla e che lì ne vedono di cotte e di crude e che di certo non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma mi sono fatta l'idea che o ci arrivi già più di là che di qua (e allora, in questo caso, ti assistono subito e probabilmente ti salvano pure la vita) oppure... niente, speriamo che sia un falso allarme.


lunedì 17 ottobre 2011

Piccoli amici crescono


Fonte

In un pomeriggio assolato, ho preso la mia enciclopedia "I Quindici" (edizione con dorsi multicolori, dei primi anni 70, come quella della foto) e, cercando di distrarre il mio piccolo amico seienne dal pensiero di giocare a tennis con le racchette vere nella striscia di prato, che avrebbe comportato la molto probabile perdita delle palline in giro per la campagna del vicino o sul tetto di casa mia, seduti sul prato insieme a una decina di animaletti di pelouche, gli ho spiegato che cos'è una tromba d'aria, cosa sono le costellazioni e come si forma la pioggia e poi gli ho letto alcune indovino-filastrocche, tipo questa (che ricordo a memoria da quasi quarant'anni):
non son pera non son mela
ho la forma di una sfera
il mio succo è nutriente, è una bibita eccellente
non procuro il mal di pancia
ho la buccia e son...

Poi, in un pomeriggio piovoso, guardando La Storia Infinita e Hook, insieme ad un grosso elefante e un panda, il mio piccolo amico mi ha fatto tante domande che mi hanno fatto riflettere 1) su quanto stia crescendo, 2) sul fatto che i bambini fanno domande su tutto, anche su cose su cui, magari, a te, non viene in mente di farti domande, 3) sul fatto che far capire ai bambini concetti un po' astratti non è sempre facile, 4) sul fatto che è bello parlare con i bambini e scoprire quanto siano interessati a quello che gli dici e allora cerchi di spiegare le cose nel modo migliore possibile.

In particolare, ricordo alcune domande che, in qualche modo, mi hanno colpito per il mio sentirmi inadeguata nel rispondergli... anche se il mio piccolo amico ha accettato le risposte di buon grado e pare averle apprezzate.
La domanda più facile, tra quelle "difficili", riguardava Hook, il film su Peter Pan con Robin Williams e Dustin Hoffmann. In questo film, il ragazzo che non voleva crescere mai è diventato l'avvocato Peter Banning, più attento alla carriera che alla famiglia, che ovviamente non ricorda più di essere stato bambino e men che mai di essere stato capace di volare e di aver vissuto sull'isolachenonc'è.
Questa, non si direbbe, ma è una foto che abbiamo scattato mentre eravamo dentro il gioco di Peter Pan, a EuroDisney, nel 2007.
Perché Peter Pan non sa più volare? 
Qui ho risposto pronta, senza impelagarmi in discussioni complicate sugli adulti che non sanno più volare perché hanno dimenticato che le cose importanti sono invisibili all'occhio, come diceva Antoine de Saint Exupéry: Perché è diventato grande e se l'è dimenticato.
E non ha letto Il Piccolo Principe... Aggiunta del momento, dopo riflessione sul film e le analogie, cui non avevo mai pensato, con Il Piccolo Principe.

Le altre domande riguardavano La Storia Infinita, il film, abbastanza mediocre (a mio parere), tratto dal libro di Michael Ende, che invece è bellissimo. Bastian, un bambino, legge un libro magico nel quale si narra di come il regno di Fantàsia stia per essere distrutto dal Nulla e di come Atreiu, il bambino guerriero, tenti di salvarlo. E di come, infine, i due mondi interagiscano.
Perché quel paese (il Regno di Fantàsia) sta per essere distrutto?
Ecco, questa è una di quelle domande che io non mi ero posta e, anche se me la fossi posta, che dire... perché l'uomo ha dimenticato il bambino che era e quindi sta arrivando il Nulla a distruggere il mondo della fantasia?! Qui mi sono un po' impappinata e la mia spiegazione banale e incompleta, ma accettata di buon grado, è stata: Perché ci sono dei cattivi che vogliono distruggere il paese. E il fatto che, giusto in quel momento, fosse inquadrato un cagnaccio cattivissimo con le fauci spalancate, ha in qualche modo reso valida la mia povera risposta.
Come è possibile che quella bambina (l'Infanta Imperatrice, che è dentro il libro), riesca a vedere l'altro bambino (Bastian, il terrestre)
Eh... bella domanda, piccolo amico. Come è possibile? Infatti, di solito, non è possibile, ma questa è una favola.
E perché solo quel bambino li può salvare?
Anche qui ho avuto un momento di impappinamento e poi ho detto qualcosa del tipo che solo i bambini credono al mondo della fantasia e lo possono salvare dal nulla.
Non ha obiettato.

Falkor (o Falcor?), il Fortuna Drago. Personaggio de La Storia Infinita.
 
In conclusione,
il FortunaDrago Falkor ha colpito molto il mio piccolo amico, che però pensa sia un cane gigante volante (e solo per colpa mia che non ricordavo fosse un drago e gli avevo detto che quell'animale che si vedeva sulla copertina del DVD era un cane... a mia discolpa: un po' assomiglia a un cane, anche se ha il corpo da coccodrillo e le zampe da uccello rapace!). Nonostante Falkor, però, credo che Hook sia diventato uno dei film preferiti del mio piccolo amico (ed è anche uno dei miei preferiti).
E' molto bello parlare con il mio piccolo amico

Infine, oggi è il compleanno di un'altra piccola amica.
Auguri S.!



domenica 16 ottobre 2011

Colori...


L'altra mattina, quando mi sono alzata, ho visto questi colori.
Troppo belli per non fotografarli.

martedì 11 ottobre 2011

Scarpe strane: le PantaConverse e le altre.

Le scarpe mi sono sempre piaciute e ne possiedo parecchie... anche perché non le butto, a meno che non mi esca l'alluce di fuori o, come è successo recentemente ai miei anfibi e a un paio di scarpe "da femmina" a cui ero molto affezionata, non si stacchi completamente la suola.
Quindi, nella scarpiera ho anche scarpe acquistate, che ne so, negli anni 90 (prima non credo!)... ovviamente non le metto tutte, alcune non riesco a buttarle/regalarle perché ci sono troppo affezionata, altre sono pure fuori moda, ma sono quasi nuove e si sa che la moda cambia e le cose datate spesso tornano in auge, per cui sono in attesa.
Mi piacciono molto le scarpe femminili (estive) e gli stivali, anche se non tutto quello che si vede in giro incontra i miei gusti (che sono piuttosto semplici). E poi, soprattutto, se potessi, indosserei sempre scarpe da ginnastica. 

Girovagando per internet, ogni tanto raccolgo foto strane, di scarpe strane, soprattutto. Eccone alcune...

Ho detto che le scarpe da ginnastica sono le mie predilette e per le Converse ho sempre avuto una passione. Queste PantaConverse (il nome è inventato da me, non ho idea di come si chiamino), se fossi magra, probabilmente almeno una volta le indosserei... oggi trasformerebbero le mie gambe in un paio di salsicce e non sarebbe il caso!

 Sandali strani ce ne sono tanti in giro, ma questi devono essere anche terribilmente scomodi e devono anche fare tanto male. Non che sia esperta del settore, ma forse scarpe del genere potrebbero far parte del corredo di qualche sadomasochista?!
(Simo, chissà se con il termine sadomasochista qui mi sono guadagnata un paio di visite?!)




CaniScarpe, CavalloScarpe... ma c'è qualcuno che veramente le indossa queste?!

 Le scarpe con i pupazzetti... di queste ne avevo sentito parlare da un attore in un'intervista, mi pare che siano Adidas, ma non le avevo mai viste sino ad oggi. Oggi ovviamente non mi sognerei mai di andare in giro con scarpe simili, ma sono certa che, se fossero state alla moda quando avevo quindici anni, ne avrei avuto almeno un paio.

Le LegoScarpe sono bellissime!



 Queste mi sa che sono pure di alta moda... e io è chiaro che di moda non ne capisco niente.
 
Queste scarpe stile nudo e quelle piumate le trovo abbastanza orrende.


Infine, questa foto l'ho vista da qualche parte con una didascalia del tipo "Ricorda che c'è sempre chi sta peggio".
Direi che ogni commento ulteriore qui è superfluo.

Per la seconda parte della rubrica, qui.





giovedì 6 ottobre 2011

Il verde riflesso nel blu dello specchietto...


 Questa foto, che mi piace molto, è stata scattata (da me) nel piazzale davanti a casa mia. Volevo dare un bel titolo alla foto, qualcosa di poetico, ma l'unica cosa che mi viene in mente è: il verde riflesso nel blu dello specchietto della macchina che giace sulla terra nera
E qui finisce la parte poetica, se così si può dire, di questo post.
Infatti, guardando la foto, non posso fare a meno di lanciare improperi contro qualcuno, dato che il piazzale, ancora, dopo oltre un anno, è in quelle condizioni. Oltretutto, c'è pure questo pezzo di strada (qua sotto), parecchio più disastrato, che ogni volta che ci passo (almeno due volte al giorno), penso che scoppierà una gomma.



Succede a tutti? Oppure siamo noi i fortunati che godiamo tutt'ora di questi privilegi, pur avendo saldato nei tempi concordati?



Sorvoliamo. 
E parliamo, invece, del pollice verdastro. 
Ho già detto un sacco di volte che io sono una che le piante le ammazza solo con il pensiero. Anche quando non vorrei e me ne prendo cura, le piante con me non resistono. Da quando abito in questa casa, però, qualcosa è diverso. Non muoiono più e sono persino riuscita a resuscitare un'orchidea moribonda.
 


Questo qua sopra è il Solanum, dai bellissimi fiori viola/blu. Questo alberello era una piantina piccolina in un vaso un anno fa e adesso è diventata grande. Sarà che il viola in questo periodo mi piace parecchio, ma il Solanum è quasi la mia pianta preferita. Insieme alle margherite bianche semplici. 
Il particolare delle gocce di pioggia, nella foto, che trovo molto bello, è casuale, non me n'ero nemmeno accorta che veniva una foto così.


Qua sotto, due scatti di alcune delle "mie" piante. Comunque non è che ho dovuto fare granché per non farle morire queste... diciamo che vivono e sopravvivono benissimo senza il mio apporto. Giusto l'acqua ogni tanto in estate.









martedì 4 ottobre 2011

Un pensiero...

Un pensiero per una ragazza splendida, una ragazza che aveva molti sogni e tanta voglia di vivere. Una ragazza che un male maledetto, cudele e bastardo ha portato via con sé. 
 
 

Cosa cercavano gli ignari lettori del blog... (2)

Ogni tanto vado a guardare le statistiche (per il mio post precedente qui), per vedere le chiavi di ricerca che hanno portato la gente sul mio blog.
Di solito, non c'è nulla di divertente: le chiavi di ricerca più gettonate sono il Piccolo Principe, BarbieTitanic, Shining, 500 giorni insieme e un riflessioni sulla lettura, che mi fa molto piacere data la mia passione smodata per la lettura, ma che fa sembrare il blog molto più serio di quanto è in realtà...
Invece, poco fa, guardando le statistiche, oltre le chiavi di ricerca citate (che sono onnipresenti) e altre "normali", c'erano:
- "buchi orecchie" (ho parlato di orecchie e/o di buchi qualche volta? boh),
- "Barbie strane" (saranno le barbie sovrappeso di cui ho parlato tempo fa?! però, secondo me, cercavano più le brats o le winks...),
- un fantasioso "disegnare piccolo principe sul muro" (qualche bambino in vena di far disperare i genitori, di sicuro),
- un misterioso "ci robot d'acciaio il suo compagno" (usata ben tre volte!) che mi ha fatto ridere. Tralasciamo il fatto che si chiamava Jeeg e non Ci... ma... il suo compagno?! di chi?! del robot? di Hiroshi Shiba? - in quanti si ricordavano nome e cognome della "testa" di Jeeg?! -
Mi piacerebbe sapere a cosa pensava chi ha fatto questa ricerca.

Aggiornamento delle 14,30... qualcuno è giunto qui cercando "barbie vomita". Va bene che i bambolotti che fanno pipì esistono da quando ero piccola io, ma il pensiero che qualcuno possa essere interessato ad una Barbie che vomita mi fa un po' impressione.


Esaurita la sezione "parole chiave", passo alla sezione fotografica...
In questi giorni faccio molte foto ed è una cosa che mi piace. Adesso vorrei imparare ad usare tutti i pulsantini della macchina fotografica e non metterla sempre in modalità automatica. Le foto di seguito le ho scattate ieri mattina, verso le otto e mezza, la giornata era splendida.
La prima l'ho fatta perché volevo dare un'idea di cosa intendevo quando ho dettto che abito in una sorta di vicolo cieco, che non è proprio cieco ma è senza vie di fuga.
Le altre sono del prato, che non mi stancherò mai di ammirare e fotografare, in tutte le stagioni (l'ultima, quella con la neve, è di marzo scorso, un sabato sera che ha nevicato di brutto).