Londra mi ha affascinato.
Non solo è bella da visitare. Mi dà l'impressione di essere bella da viverci. Mi sembra che le cose funzionino bene, che funzionino tutte.
Diversamente, è brutto dirlo, da quello che accade qui.
Appena atterrati a Roma, al rientro, la prima grande differenza: Heathrow ha pannelli appesi che indicano voli, orari e gates ogni trenta metri... Fiumicino non ne ha nemmeno uno! Stavamo perdendo la coincidenza perché non trovavamo il gate per l'imbarco per Catania e ci siamo fatti un sacco di strada dentro l'aeroporto, cercando segnali (che non c'erano) e tentando di chiedere informazioni (impossibile, perché le postazioni informazioni incontrate sul nostro cammino, sebbene apparentemente opeative, erano prive di gente)... così ho subito pensato "Ma che ci faccio qui? Perché non torniamo là?".
Me lo chiedo ancora.
| Questa dovrebbe essere la costa ligure. Volo Roma - Londra. |
Il viaggio in aereo per me è una specie di tortura. Sarà il mezzo più sicuro, ma, a me, l'idea di essere sospesa nell'aria ad un'altezza assurda, fa rabbrividire. Quindi, ho rischiato un infarto, quando, durante il primo volo di andata, c'è stato un interminabile periodo di 20 minuti di turbolenza che ci ha fatto sobbalzare continuamente. In quei momenti pensavo, a parte che saremmo precipitati, che avrei preferito mille volte un intervento odontoiatrico (che è la seconda cosa che mi traumatizza, dopo prendere l'aereo!) piuttosto che quello.
Scesi da quel volo, ce ne aspettava un altro dopo poche ore e la mia prima reazione è stata "Io non ci salgo di nuovo su un aereo". Poi, la (poca) razionalità che alberga in me ha avuto, per fortuna, il sopravvento e ci sono salita. Così siamo arrivati a Londra.
La prima cosa che ho notato di Londra è il caldo che fa negli ambienti al chiuso. In qualunque locale, albergo, stazione, aeroporto, museo, negozio ci sono i riscaldamenti che saranno impostati a temperatura 28 gradi. Nel nostro albergo si moriva, io scendevo a far colazione in maniche corte... mi sono vestita più leggera a Londra di come mi vesto qui in Sicilia. E meno male che, oltre a maglioni pesanti (che non ho usato) avevo messo in valigia magliette leggere (che in teoria avrei dovuto mettere stile maglietta della salute e invece ho usato come maglietta e basta).
La seconda è la varietà di abbigliamento. Che, negli ambienti al chiuso, dentro i locali o persino negli aeroporti o nelle stazioni, si stia in maniche corte lo capisco (ci stavo anche io)... la cosa che mi ha colpito che molta gente non porta le calze e sta in maniche corte pure fuori (ci saranno stati, in media, 6-7 gradi). In particolare, mentre eravamo ancora all'aeroporto, c'era una ragazza che camminava con una valigia, che aveva un vestitino senza maniche che le partiva poco sopra il seno e finiva poco sotto la pancia, tacchi alti, no calze, no cappotto. Secondo me, quella, appena è uscita fuori, è morta congelata!
E poi, puoi vestirti come ti pare, nessuno si stupisce, tanto ci sarà sempre qualcuno vestito più stravagante di te! Sono diffusissimi i cappelli, anche perché fa freddo, e in particolare berretti a forma di animali oppure da Babbo Natale, indossati indistintamente da bambini e adulti.
La terza cosa è che Londra è piena di gente. Gente di tutte le nazionalità. E anche italiani. Ne abbiamo conosciuti un paio, ben felici di essersene scappati da qui e di vivere finalmente in un paese civile.
La quarta che, come a Parigi, anche se sanno perfettamente che sei straniero, non fanno alcuno sforzo per tentare di farti capire quello che dicono (tranne qualche eccezione) e se tu fai ripetere qualcosa, te la dicono esattamente allo stesso modo. E allora, o la capisci oppure basta, non chiedi più. Però sono tutti molto educati. Oltre a Mind the gap, le parole che ho sentito più spesso sono state Sorry e Thank you very much. Ti ringraziano pure quando esci da un negozio senza comprare nulla. Qui nemmeno rispondono ai saluti, a volte. Pensando bene a questa cosa... comunque, è qui che siamo maleducati, non sono loro che sono strani. Loro sono educati normali.
Abbiamo alloggiato al Royal National in Bedford Way, a trenta secondi da Russell Square. La zona non poteva essere migliore, si raggiungeva a piedi la zona di Piccadilly, Trafalgar Square, Soho, Oxford Street. L'albergo era un tre stelle dignitoso, con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Se siete interessati ad un'opinione un po' più completa sull'albergo, ne ho scritta una qua (il mio nick è fradigre).
Il giorno in cui siamo arrivati, ci siamo persi perché non avevamo una cartina decente (se avete la guida Routard, comprate una cartina prima di partire, quella della guida è molto poco accurata!) e, anche se io avevo guardato diverse volte le immagini di Street View, non sono riuscita a orientarmi (il marito direbbe "ma va?!").
Così abbiamo vagato oltre un'ora trascinando le valigie, passando anche a pochi metri dall'albergo, senza sapere dove fosse... Perché, ricordate che una cosa è Bedford Way, un'altra è Bedford Place! Meno male che Londra è piena di colonnine con la mappa della zona e il pallino che dice "You are here"... uno di quei pallini ci ha salvato dal girovagare eterno!
La seconda è la varietà di abbigliamento. Che, negli ambienti al chiuso, dentro i locali o persino negli aeroporti o nelle stazioni, si stia in maniche corte lo capisco (ci stavo anche io)... la cosa che mi ha colpito che molta gente non porta le calze e sta in maniche corte pure fuori (ci saranno stati, in media, 6-7 gradi). In particolare, mentre eravamo ancora all'aeroporto, c'era una ragazza che camminava con una valigia, che aveva un vestitino senza maniche che le partiva poco sopra il seno e finiva poco sotto la pancia, tacchi alti, no calze, no cappotto. Secondo me, quella, appena è uscita fuori, è morta congelata!
E poi, puoi vestirti come ti pare, nessuno si stupisce, tanto ci sarà sempre qualcuno vestito più stravagante di te! Sono diffusissimi i cappelli, anche perché fa freddo, e in particolare berretti a forma di animali oppure da Babbo Natale, indossati indistintamente da bambini e adulti.
La terza cosa è che Londra è piena di gente. Gente di tutte le nazionalità. E anche italiani. Ne abbiamo conosciuti un paio, ben felici di essersene scappati da qui e di vivere finalmente in un paese civile.
La quarta che, come a Parigi, anche se sanno perfettamente che sei straniero, non fanno alcuno sforzo per tentare di farti capire quello che dicono (tranne qualche eccezione) e se tu fai ripetere qualcosa, te la dicono esattamente allo stesso modo. E allora, o la capisci oppure basta, non chiedi più. Però sono tutti molto educati. Oltre a Mind the gap, le parole che ho sentito più spesso sono state Sorry e Thank you very much. Ti ringraziano pure quando esci da un negozio senza comprare nulla. Qui nemmeno rispondono ai saluti, a volte. Pensando bene a questa cosa... comunque, è qui che siamo maleducati, non sono loro che sono strani. Loro sono educati normali.
| Regent Street |
Abbiamo alloggiato al Royal National in Bedford Way, a trenta secondi da Russell Square. La zona non poteva essere migliore, si raggiungeva a piedi la zona di Piccadilly, Trafalgar Square, Soho, Oxford Street. L'albergo era un tre stelle dignitoso, con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Se siete interessati ad un'opinione un po' più completa sull'albergo, ne ho scritta una qua (il mio nick è fradigre).
Il giorno in cui siamo arrivati, ci siamo persi perché non avevamo una cartina decente (se avete la guida Routard, comprate una cartina prima di partire, quella della guida è molto poco accurata!) e, anche se io avevo guardato diverse volte le immagini di Street View, non sono riuscita a orientarmi (il marito direbbe "ma va?!").
Così abbiamo vagato oltre un'ora trascinando le valigie, passando anche a pochi metri dall'albergo, senza sapere dove fosse... Perché, ricordate che una cosa è Bedford Way, un'altra è Bedford Place! Meno male che Londra è piena di colonnine con la mappa della zona e il pallino che dice "You are here"... uno di quei pallini ci ha salvato dal girovagare eterno!
| Il London Eye, con dentro il Big Ben. Foto fatta dal ponte di Waterloo. |
Domenica mattina, mentre percorrevamo il ponte di Waterloo per andare alla Tate (sbagliando, perché è molto meglio arrivarci dal Millennium Bridge che si trova esattamente di fronte e in una zona decisamente migliore), ci siamo girati a destra e abbiamo visto questa immagine da cartolina.
Alla fine abbiamo visitato tutto quello che avevo deciso e anche qualcosa in più, come il Globe (la ricostruzione del teatro di Shakespeare) o il museo di Churchill, che non avevo messo in conto.
I musei di Londra sono bellissimi. Enormi. Curati nei minimi particolari. Molto interattivi. Molto didattici. Sono rimasta colpita da tutti e ho desiderato tornare bambina e vivere là, imparando molte cose direttamente guardandole.
Alla fine, siamo andati anche al Madame Tussaud's, il museo delle cere (niente di didattico, qui!), ma sono rimasta abbastanza delusa. Sono convinta, però, che, girandolo, ci siamo persi qualche sala. In ogni caso, come ogni avventore del museo, mi sono fatta la foto con alcuni dei personaggi. Ridicolo, lo so. Ma... :)
Alla fine abbiamo visitato tutto quello che avevo deciso e anche qualcosa in più, come il Globe (la ricostruzione del teatro di Shakespeare) o il museo di Churchill, che non avevo messo in conto.
I musei di Londra sono bellissimi. Enormi. Curati nei minimi particolari. Molto interattivi. Molto didattici. Sono rimasta colpita da tutti e ho desiderato tornare bambina e vivere là, imparando molte cose direttamente guardandole.
Alla fine, siamo andati anche al Madame Tussaud's, il museo delle cere (niente di didattico, qui!), ma sono rimasta abbastanza delusa. Sono convinta, però, che, girandolo, ci siamo persi qualche sala. In ogni caso, come ogni avventore del museo, mi sono fatta la foto con alcuni dei personaggi. Ridicolo, lo so. Ma... :)
Il London Eye... bello. Alla fine, non ho vomitato ed è stato piacevole. Poi, si muove talmente piano che nemmeno te ne accorgi. E ad un certo punto vedi, molto sotto di te, le nere acque del Tamigi.
| Panorama dalla Tate Modern. |
Sulla Tate Modern Gallery farò un post a parte, che chiamerò "Io e l'arte moderna - seconda parte" (la prima parte riguarda il Centro Pompidou di Parigi). A parte la mia non comprensione per l'arte moderna, soprattutto per la sezione scultura, la visita alla Tate Modern è stata molto interessante.
| Covent Garden |
Un pomeriggio siamo stati al Museo dei Trasporti, molto carino a proposito.
Entrati nel museo che era ancora molto presto, appena usciti da lì, già pomeriggio inoltrato, ci siamo trovati in mezzo ad una piazza piena di gente e, girato un angolo, c'era questa moltitudine di palle giganti rosse appese, un sacco di negozi, acrobati che si esibivano in uno spettacolo, musicisti, un mercato e una gran folla. Siamo rimasti molto colpiti.
| Tower Bridge |
| Punto in cui il Tower Bridge si divide, quando deve far passare le imbarcazioni. |
Mind the gap between the train and the platform.
E' una delle frasi che abbiamo sentito più spesso, dato che viene ripetuta, su alcune linee della metro, ad ogni fermata. Così Mind the gap è diventata la frase simbolo di questa vacanza. Mi è sembrato che ci stesse bene pure lì, in quel punto della foto.
La ricerca del binario di Harry Potter è stata una delle cose più stressanti. Premetto che io avevo un mal di piedi pazzesco ed ero parecchio insofferente. Mi aspettavo di trovare qualche indicazione, invece non ce n'erano.
Dapprima, proprio come Harry Potter, abbiamo cercato il binario 9 e 3/4 tra il binario 9 e il binario 10 della stazione di King's Cross... sì lo so era davvero improbabile che si trovasse lì...
Poi, mi è venuto il dubbio se il binario fosse alla stazione di King's Cross, come nel libro, oppure St. Pancras, che si trova attaccata. Quindi abbiamo chiesto indicazioni, tre volte. La prima a due impiegati della stazione di St. Pancras, uno dei quali mi ha sorriso e mi ha detto "Hogwarts!", mentre l'altro ci spiegava. Ora, c'è da dire che io a volte capivo perfettamente tutto quello che dicevano, in altri casi non capivo nulla (immagino dipenda dall'accento); in quel caso, avevo capito qualcosa del tipo andate dritto e poi più nulla. Andando dritto si arrivava alla stazione di King's Cross. Abbiamo ricercato tra il binario 9 e il binario 10, prima di chiedere ad un'altra impiegata della stazione che ci ha detto qualcosa, di cui abbiamo capito solo "platform 1". Diretti al binario 1 non c'era niente, così abbiamo ripreso a vagare, con mia insofferenza dato il dolore ai piedi, che quelle camminate lunghe e inutili stavano acuendo. Alla fine, abbiamo chiesto ad un'altra impiegata che non ci ha fatto nemmeno finire la frase, appena ho chiesto "Where is the platform...", lei ha detto "Harry Potter?" e ci ha dato le indicazioni che, finalmente, abbiamo capito.
Non mi sono mai sentita tanto ignorante, come quando in questo negozio
non mi veniva il termine "outside" e cercavo di spiegare al tizio che
stava al banco che avevo visto una cosa che mi piaceva nell'espositore
fuori e, dopo diversi miei tentativi, mi ha detto lui la parola, con
un tono che indicava compassione pura... come dire: questa non sa nemmeno le parole base della lingua più parlata del mondo. E io mi sono sentita proprio una povera scema perché le parole base, e anche parecchie di quelle non base, le so!
Se qualcuno passa da qui, cercando consigli prima di partire, mi vengono in mente alcune informazioni utili:
1) Non prendete i mezzi senza Oyster Card e, preferibilmente, fate la Travel Card settimanale, se no è un salasso.
2) Gli autobus costano circa la metà e da lì si vede la città. Si impiega più tempo, ma consiglio vivamente questo mezzo di trasporto.
3) Se non capite l'inglese, le visite guidate con guida inglese sono inutili!!
4) Ci sono tanti posti per mangiare a prezzo accettabile, tipo la catena Pret a manger, ovviamente Mc Donald's e le varie caffetterie, come Starbuck's e Costa. Noi abbiamo trovato buoni anche i ristoranti, abbastanza economici, della catena Garfunkel's.
5) I pub non sono come quelli di qua, che ti siedi e ti vengono a servire. Lì si usa che compri quello che vuoi al banco, poi, se vuoi, ti siedi (se c'è il posto). In alcuni pub fanno il servizio al tavolo, ma non mi è sembrata un'abitudine diffusa.
6) Ogni tanto controllate, nelle apposite macchinette alle fermate della metro, il credito della Oyster Card... non è piacevole "timbrare" e vedere un pallino rosso, soprattutto se hai fretta e con la fila dietro.
7) In alcuni posti, tipo Starbuck's, c'è la connessione wifi gratuita.
8) La birra inglese è non gassata, provatela. Per me è molto più buona di quella che beviamo qui.
9) Vestitevi a strati. Ben coperti quando siete fuori, ma possibilità di rimanere leggeri quando siete dentro.
10) Portatevi un cappello oppure un giaccone con il cappuccio. Ci è servito anche per la pioggia. Non abbiamo avuto bisogno di ombrelli.
11) Portate gli adattatori per le prese di corrente!
Le foto di questo post sono di mia proprietà.






