sabato 18 febbraio 2012

La casa del sonno... e un sogno


Immagine trovata su tumblr, ribloggata da qui.

Chi sogna di giorno conosce molte cose 
che sfuggono a chi sogna solo di notte.
Those who dream by day are cognizant of many things
which escape those who dream only by night.
Edgar Allan Poe

Uno degli argomenti di cui avrei voluto parlare, in questo blog, è il sogno, i sogni. L'ho pensato e l'ho anche scritto nel mio profilo, quando ho creato il blog e poi non l'ho mai fatto. 
I sogni mi affascinano da sempre. 
Quando ero più piccola, facevo un sacco di sogni, alcuni stranissimi, alcuni premonitori, altri così vividi da sembrare reali e da farmi rimanere per un po' a chiedermi quale fosse la realtà.
Come quella volta che ho sognato di nuotare in una piscina piena di pastina (cotta) e che tutta la pastina mi rimaneva appiccicata addosso quando uscivo fuori... questo sogno non lo dimenticherò mai anche se l'ho fatto a 16 anni, intanto perché era così vivido che mi ricordo ancora la sensazione e poi perché un carissimo amico di allora mi diede una spiegazione tutta sua per quel sogno, che, in qualche modo calzava...
Ogni tanto vivo quelle esperienze (mai piacevoli) che ho scoperto chiamarsi paralisi ipnagogiche, quei momenti in cui sei completamente paralizzato e non riesci nemmeno a gridare.
Prima scrivevo i sogni, così come faceva la mia cara amica A., ma, da qualche anno i sogni non li ricordo più. 
Tranne un sogno ricorrente che è quello che mi cadono i denti, tanti denti e me li ritrovo in bocca e li sputo. 
Immagino che sogno spessissimo questa cosa per la mia paura del dentista e perché dovrei fare un controllo, ma non ho il coraggio di andare.

L'ultimo sogno che ho fatto e che ho scritto risale a oltre un anno fa. 
E' un sogno che mi ha molto inquietato ed è questo:
 Una struttura in acciaio ad un altezza di dieci metri dal suolo, costituita da quattro sfere rosse che si aprono a conchiglia, collegate tra loro da ponti in acciaio sospesi.
È un luogo di raccolta per la popolazione colpita da calamità naturali.
Molte persone vi si addentrano e si muovono freneticamente lungo i ponti.
Mi introduco in una grande sala in muratura, in parte crollata, alla base della struttura. Mentre mi sposto lungo la parete esterna per raggiungere l’apertura, diversi massi molto grandi, dal diametro di oltre un metro, si sollevano dal suolo e vengono spinti da una forza misteriosa e potente, verso le mura della sala, sfiorandomi per ben due volte. Sento distintamente il rumore infernale che i massi producono, andando a sbattere contro il muro, sempre più devastato. 
A tratti, la terra è colpita da brevi e intense scosse di terremoto.
Al piano di sopra mi ritrovo insieme a mia zia, disabile e allettata, che mi dice che non vuole muoversi da lì e che vuole che resti con lei.
Subito dopo, sono con mia mamma e cerchiamo di scappare, ma realizziamo che abbiamo lasciato sola la zia, che non è in grado di muoversi e che andrà incontro a morte sicura. Torniamo indietro, correndo sul ponte sospeso, facendoci largo tra una folla di persone in preda al panico, che si muovono in direzione opposta alla nostra. Tra di esse, un uomo alto e bruno, vestito di scuro con grandi occhi azzurri, mi vede e mi saluta, con un rapido bacio sulle labbra. Niente di sensuale. “Chi è?” chiede mia madre. “Non lo so” rispondo io “forse è un uomo che ho conosciuto per lavoro anni fa. È francese”. “Perché ti ha baciato?”. “Non lo so, forse è il modo di salutarsi che usano lì”.
Torniamo indietro e vediamo due anziane donne che trascinano il letto con la zia sopra, verso il piano terra.
Ci ritroviamo su una piattaforma sospesa, senza ringhiere. C’è vento. Un uomo e una donna, anziani, si baciano appassionatamente come se fosse l’ultima volta. Lei scivola e rimane miracolosamente attaccata alla piattaforma, tenendosi con la sola forza delle sue braccia. 
Riusciamo ad aiutarla a risalire e l’uomo piange dalla gioia.
Scorgiamo in cielo un carro volante, come quello del dio Apollo, che trasporta automezzi, messi a disposizione dalle autorità, a forma di elefantini di tutti i colori (quelli delle giostre), con predominanza di giallo e verde.
Poco dopo, la mia famiglia va via con la macchina di mio padre. 
Io e mio marito restiamo ai piedi dell’edificio futuristico, chiedendoci cosa fare.

Mi sveglio nella nostra stanza da letto e chiamo M, dicendogli che ho sentito dei rumori. Ci alziamo e vedo, dalle persiane del balcone, due uomini vestiti in giacca e cravatta, con abiti grigio chiaro, che passeggiano nel nostro giardino. La nostra luce è accesa e so che ci possono vedere. 
Prego M di chiamare la polizia, ma lui, con il telefono in mano, non si decide a comporre il numero. Dopo pochi secondi, gli uomini sono scesi giù, sono fuori dal balcone e strattonano i cancelletti di ferro con una forza bruta paragonabile a quella di King Kong. Impauriti, scappiamo al piano di sopra e io realizzo che non riusciremo mai a scappare perché le nostre macchine sono dentro il giardino e nel tempo necessario ad aprire il cancello loro ci raggiungeranno.

A questo punto, mi sveglio davvero, decisamente scossa, perché l'ultima parte del sogno è stata TROPPO realistica. (07/10/2010)

 
Perché penso di nuovo così tanto ai sogni in questo periodo? 
Perché ho appena letto un libro che mi è piaciuto molto, che si chiama "La casa del sonno" di J. Coe. 
Una storia in cui diversi personaggi hanno problemi correlati al sonno e in cui le loro vite si intrecciano in un edificio, dimora universitaria prima, clinica privata sui disturbi del sonno poi. Ma la storia non è solo questo, è anche una storia d'amore straordinaria.
La storia non si svolge tutta nello stesso periodo, ma in parte negli anni 80, in parte dieci anni dopo... gli stessi personaggi prima e dopo.
I protagonisti sono diversi, ciascuno con la sua problematica legata al sonno, io sono rimasta colpita molto da due personaggi:
- da Sarah, che ha i maggiori problemi, infatti è narcolettica e poi a volte fa sogni che non riesce a distinguere dalla realtà, con ovvie e talvolta gravi conseguenze e che ti viene voglia di proteggere
- da Cloe e dal suo estremo gesto d'amore.
 

5 commenti:

  1. I sogni sono affascinanti, hai ragione. Io però non me li ricordo mai, magari ricordo qualche dettaglio, una fase, ma nell'insieme non succede mai. Spesso però, mi ricordo, durante un sogno in cui ci sono io sento di essere consapevole del fatto che non è la realtà, ma solo un sogno. A volte mi scopro a pensare che tanto, anche se succede qualcosa di brutto, non è vero.
    Ciao ciao!

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  2. Non ti dico ieri quando un mio ospite mi ha svegliato credendo stesse per succedere qualcosa fuori! Mi è venuto un colpo, in realtà, essendo molto malato, ha avuto un calo di zuccheri che l'ha mandato in confusione.

    Buon fine settimana!

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  3. mi sono sempre ricordata tutti i sogni che ho fatto, ad eccezione di un paio di settimane l'estate scorsa. Faccio sogni inquietantissimi, ma vedo che anche tu sei messa bene. E' la seconda volta che leggo di questo libro di Coe in un blog, bisognerà che lo legga

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  4. Anche a me i sogni mi affascinano ^-^
    io sogno tantissimo, sogni molto agitati, con trame fitte tipo film. Ho sognato storie da cui ci si potrebbe scrivere un libro (auuhauhuhahu sopratutto quando ero piccola sognavo vere trame, con anche il finale) :D cmq di solito li ricordo, mi da fastidio quando sogno qualcosa di bello che sembra davvero reale e poi mi sveglio -.- e ci rimango anche male!!! Voglio leggere quel libro che hai consigliato, mi piace la trama :)

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  5. Io sogno moltissimo e ricordo quasi sempre tutto, sfortunatamente il 90% delle volte sogno chi non c'è più... e il risveglio mi lascia l'amaro in bocca per tutta la giornata. Un bacio Fra

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