martedì 31 gennaio 2012

Storie di ordinaria follia (3)

Occorre avere un po’ di caos in sé 
per partorire una stella danzante
- Friedrich Nietzsche -



Estate. Pomeriggio intono alle 18.  Luogo turistico molto affollato.
In macchina, seduta al volante, parcheggiata, aspettando il marito.

Non avevo, stranamente (perché lo faccio sempre), messo le sicure.
Avevo sentito la portiera del passeggero aprirsi e un signore anziano infilarsi in macchina e sedersi sul sedile accanto a me.
Non avevo paura perché il vecchietto non sembrava pericoloso, ma ero uscita dalla macchina e mi ero messa a parlare con lui da fuori. 
Non si sa mai.
Gli avevo chiesto se aveva bisogno di qualcosa e se voleva essere accompagnato da qualche parte. Non aveva bisogno di niente. Stava solo seduto dentro la mia macchina, immobile.
Poi, di fronte al fatto che non accennava a muoversi dal sedile, avevo telefonato al marito, raccontandogli brevemente che un tizio parecchio anziano si era intrufolato nella macchina.
Quando il marito era tornato correndo per accertarsi che fosse tutto tranquillo, il vecchio signore, come se niente fosse, aveva aperto lo sportello ed era uscito dalla macchina senza degnarci di uno sguardo.
Il sedile della macchina aveva una vistosa ed inequivocabile chiazza umida: il signore, poverino, si era pure fatto la pipì addosso. 
O forse aveva scambiato la macchina per un bagno, chissà.

Ma se hanno fatto il corso e non gli hanno detto nemmeno queste bestialità, che razza di corso era?

Non potendo, per questioni meteo, scattare foto panoramiche dal mio portico (da qualche giorno c'è il nebbiun!), oggi posto questa foto di un pezzo del mio frigo. Si noterà una certa passione per le calamite da frigo, per Van Gogh e per Londra...

Già che oggi qui siamo in tema di alimenti e conati, che cerchiamo di respingere i pesanti attacchi dell'influenza vomitina, che tenta di metterci KO un giorno sì e l'altro pure...
Giusto per ridere e insieme piangere e, soprattutto, riflettere se andare a mangiare fuori conviene o no, vi voglio esporre un breve elenco di alcune cose che mi sono state riferite da fonti attendibili o a cui ho assistito personalmente, nel corso di diversi anni di consulenza o anche quale spettatrice casuale perché mi trovavo là in quel momento come utente del servizio. 

Votate la più "divertente".
1) Forno di una cucina aziendale pulito con la scopa usata per spazzare i pavimenti... perché non si può? tanto poi il calore ammazza tutto.
2) Vetrina del bancone delle brioches, pulita dall'interno, con spruzzate di detersivo, mentre sotto ci stavano le brioches calde da servire ai clienti... che hanno potuto beneficiare sicuramente dell'aroma al limone conferito da qualche ml di prodotto, che è impossibile non sia caduto sulle brioches!
3) Cappa di una cucina aziendale pulita da un tale che, con tanto di scarponi ai piedi, è salito in piedi sul banco da lavoro al momento in uso... eh, ma che doveva fare?! non ci arrivava!
4) Tavolo di una mensa pulito con la stessa pezza con cui era stato pulito il wc pochi minuti prima... perché, che male c'è?
5) Piatti serviti al ristorante da un cameriere grondante di sudore, con sgocciolamento conseguente nei piatti... e io che pensavo che le cuffiette servissero per ripararsi dal freddo!
6) Personale del bar che maneggia soldi e cibo, senza preoccuparsi di indossare guanti... oppure li indossa per fare entrambe le cose... ah, perché i guanti non servono per il freddo, come le cuffie?
7) Dispense contenenti prodotti scaduti da mesi e in uso... vabbé ma è solo maionese scaduta da sei mesi, pensavo che si potesse usare!
8) Carne, pronta per essere cucinata, di colore nerastro - probabilmente vecchia di parecchi giorni... ah, la carne nera la devo buttare? pensavo di cucinarla oggi o al massimo domani... poi la butto.
  

Sono solo 8, ma direi che bastano.

Divagazione.
Otto bastano. Eight is enough. 
Il titolo originale de La famiglia Bradford, uno dei miei telefilm preferiti di quando ero giovane.
La verità è che queste cose possono succedere, in qualunque tipo di cucina aziendale, e succedono perché chi ci lavora se ne frega oppure perché è ignorante.  O entrambe.
E' possibile non sapere che dopo che usi la pezza per pulire il water, è obbligatorio che ne usi una diversa per il tavolo su cui si mangia?
E' possibile non sapere che se vai in bagno o se ti starnutisci sulla mano, poi è bene che ti vai a lavare le mani, prima di continuare a maneggiare cibo?
E' possibile non sapere che il piano di lavoro in cui appoggi alimenti, spesso senza confezione o pellicole protettive, non è fatto per salirci in piedi con gli scarponi, in particolare mentre altri lo usano?
Ci sono regole generali che tutti sanno, ma che molti non applicano, a volte solo perché non conoscono le conseguenze.
Tempo fa ho tenuto un mini corso di formazione proprio su queste tematiche, ho detto cose abbastanza banali (tipo sul lavarsi le mani, sulle scadenze dei prodotti, su qualche tossinfezione... cose che chi lavora nelle cucine dovrebbe sapere) e, alla fine, ho fatto un sondaggio per sapere se avevo detto cose nuove, dando per scontato che la risposta sarebbe stata NO... invece, diversi mi hanno risposto che alcune di quelle banalità non le sapevano.
Io sono rimasta perplessa, anche perché i corsi di formazione su queste cose sono obbligatori. E ho pensato "Ma se hanno fatto il corso e non gli hanno detto nemmeno queste bestialità, che razza di corso era?".
Qua ci sarebbe da fare tutto un altro discorso.


sabato 28 gennaio 2012

~ e tu continui a farmi male senza saperlo. /♥

Se ancora non conoscete questa pagina facebook, è ora di visitarla...
Torniamo al tag delle chiavi di ricerca e a cosa cercavano gli ignari lettori del blog.
Di solito non trovo cose particolarmente divertenti tra le mie chiavi di ricerca, ma, da quando consulto le statistiche più spesso, ho visto che, talvolta, tra le chiavi del giorno, si trovano delle perle... tipo quella che dà il titolo al post (copiata come l'ha scritta il ricercante!).
 
~ e tu continui a farmi male senza saperlo. /♥
che deve essere stata scritta da qualche anima romantica in età adolescenziale... me la/lo immagino con la matita in bocca (perché la matita, siamo nell'era di internet?! boh), un cappello con visiera in testa e lo sguardo malinconico, mentre aggiorna il suo diario, quindi il blog di questi tempi e si chiede quanti altri condividano la sua stessa pena! Se io avessi avuto un blog a quindici anni (e lo avrei avuto senza alcun dubbio, se all'epoca fossero esistiti i blog), probabilmente avrei potuto essere io e avrei anche indetto un sondaggio sull'argomento...

Poi... la Barbie continua a impazzare tra le mie chiavi di ricerca, questa volta è Barbie sul treno a far compagnia alla Barbie che vomitava di qualche settimana fa.
 
Kamasutra ombre e prosciutto appeso sono altre due simpatiche chiavi di ricerca del giorno e, freschissime, appena arrivate, sono
aspirapolvere che chiama mmm... perché un aspirapolvere dovrebbe chiamarti?
la maledizione del fungo porcino di barbie ancora barbie!!! certo che poi vomita, se mangia funghi porcini maledetti!!!! 
 
Poi ci sono le meravigliose chiavi di qualche giorno fa:
aereo cacca che corrisponde a quello che penso dell'aereo, ma non l'ho mai scritto! qualcuno mi suggeriva che forse il ricercante voleva sapere dove va a finire la cacca raccolta nei "pozzi neri" dell'aereo... in effetti anche io. 
Che ne fanno? La buttano per aria?
e da un mese che non mangio le unghie (errore iniziale compreso) altra anima in cerca di qualcuno con cui condividere tale situazione di privazione
piede nudo con tacco che, non so se giustamente o no, mi fa pensare a un feticista 
 

sfondi king kong che, di per sé, non è così esilarante, ma mi fa ridere l'dea di qualcuno che voglia mettere uno sfondo con king kong.
 
Non conosco la fonte della foto.




giovedì 26 gennaio 2012

Un pranzo poco ordinario condito da un pizzico di follia

Questa è una foto, secondo me meravigliosa, scattata dal marito quando eravamo in viaggio nel 2005 e dovrebbe essere Amalfi. Se non è Amalfi è Capri. Non ha nulla a che vedere con il post.

 Affamata dalla dieta da cinque mesi, quando ci siamo seduti al bar dove fanno una delle mie granite al pistacchio preferite, avevo l'acquolina in bocca, anche perché erano passate le quattro di pomeriggio e avevo fatto colazione parecchie ore prima.
Pregustavo quindi la mia granita di pistacchio con brioche, già al momento in cui varcavo la soglia del bar, ma poi non è andata esattamente come immaginavo.
Mai andare a pranzo così tardi.
Appena seduti, abbiamo ordinato, granita e brioche. Dopo qualche minuto, la ragazza che prendeva le ordinazioni è tornata a dire che il pistacchio (unico motivo per il quale avevamo scelto il bar) non c'era. 
Ho ripiegato su altri gusti e dopo poco la ragazza è tornata per dire che anche quelli erano finiti. Ho "scelto", a quel punto, l'unico gusto che avevano. Dopo qualche altro minuto, la ragazza è tornata dicendo che avevano finito le brioches, l'ultima l'avevano appena venduta.
A quel punto, io e il mio compagno di pranzo, ridevamo già parecchio, chiedendoci cosa ci aspettava ancora.
E infatti, dopo due minuti, è entrata nel bar una tizia, che aveva l'aspetto di una senzatetto un po' svampita, urlando varie cose senza molto senso sugli americani. Ha elemosinato qualcosa da mangiare e si è messa seduta, non con il beneplacito dei gestori, ad un tavolo, proprio vicino a noi e ci guardava, forse anche ascoltava i nostri discorsi, ogni tanto intervallando i morsi alla sua pizzetta, con frasi strampalate dal senso incomprensibile.

 L'incontro con la tizia mi ha fatto pensare, come le altre volte che mi rapporto con gente che non ci sta molto con la testa. Mi chiedo come deve sentirsi una persona malata, che dice cose senza senso pensando di dire cose di senso compiuto, quando tutti intorno a lei si mettono a ridere o non le rispondono come vorrebbe.
 

Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni.
(Luigi Pirandello)



mercoledì 25 gennaio 2012

L'odissea ha inizio...

Dopo la notte insonne, siamo stati a litigare con i signori dell'acquedotto.

Eravamo un bel gruppo: 
1) l'impresa inadempiente, che a suo tempo aveva fatto la domanda di allaccio per tre unità abitative e che non può pagare i costi ingenti di allacciamento idrico per le abitazioni che ha costruito e venduto, tra cui la nostra (costi che, nel nostro caso, erano compresi nel prezzo della casa) - impresa costituita da due giovani che un tempo erano quasi amici, con cui oggi siamo quasi alla denuncia, che però, alla fine, tento sempre di giustificare e di capire... perché sono fatta così... prima di pensare male di qualcuno, devono proprio accoltellarmi alla schiena... cosa che, peraltro, hanno già fatto -;
2) i vicini n.2, che non vogliono pagare la loro quota dell'allaccio - dovuta -, perché assurdamente alta - e questo lo capisco - recando, però, un notevole danno a me (non pervenuti i vicini n.3, che non intendono pagare nemmeno loro);
3) io, in rappresentanza dell'unico nucleo familiare (dei tre in ballo) con reali necessità impellenti di avere l'acqua, dato che noi siamo gli unici che abitiamo già qui ed è da un mese che andiamo avanti ad autobotti e che non mettiamo su una lavatrice - non è che andiamo in giro con le cose puzzolenti, per fortuna ci vengono in aiuto i parenti che hanno l'acqua corrente a casa.

A quanto pare è prassi (mi chiedo se sia anche legale), secondo l'acquedotto, che il tratto di condotta che va dalla via principale (in cui passa il tubo principale) fino all'abitazione la costruisca l'utente (o il costruttore) - anche se si tratta di centinaia di metri - ma che sia comunque di proprietà dell'acquedotto.
Già questo mi sa un po' di illegale, come concetto.
Ma, soprattutto, dato che questi dell'acquedotto hanno il monopolio nella zona, non dovrebbero garantire una distribuzione un po' più capillare? Ma che è normale dover costruire una condotta di 17mila euro? mica abito sulla luna!

Se sei fortunato, comunque, dopo non so quanti anni, il comune rimborsa la quota, dato che, in effetti, spetterebbe a lui costruire il tratto di condotta. 
Il comune su questo aspetto ancora non si è pronunciato. Ovviamente mi aspetto che neghino e ribaltino su altri l'onere dei costi di allaccio.
Quello che mi chiedo è perché non spetti all'acquedotto costruire la condotta, dato che fa parte del servizio, a mio avviso, e che poi, per giunta, se la tiene.

L'obiettivo della visita all'acquedotto era comunque vedere quanto costa l'allaccio singolo... che non si può fare, perché c'è la richiesta dell'impresa per i tre allacci. E che, a quanto pare, non è annullabile.
Forse in caso di morte dei soci dell'impresa richiedente.
E comunque, se dovessimo fare una domanda come utenza singola, ci farebbero pagare la stessa cifra... perché quando fanno costruire ad un utente la condotta, il progetto che ti obbligano a seguire tiene conto degli eventuali probabili futuri allacciamenti... ma perché devo pagare io un tubo dimensionato per dieci utenze, quando io sono un singolo utente? perché è legale che questi lestofanti facciano pagare a me cose che servono a loro?

In conclusione, non abbiamo concluso una beata fava.
Siamo al punto di partenza: restiamo senz'acqua.
Io ho mandato un'email a Striscia la notizia e a una decina di associazioni dei consumatori. Ma non vedo speranza di uscire dal tunnel.
La bella Kristen Stewart, in una posa provocatoria.





















Lunga notte tra conati e riflessioni

E' stata una lunga notte, anche se sto scrivendo alle 6.40 del mattino, ma per me è ancora notte, dato che a letto manco ci sono andata.
Infatti, in nottata, abbiamo recitato una sorta di remake di quanto era accaduto qui. No... non è che siamo stati così stupidi da mangiarci i temibili funghi, ormai banditi da questa casa... questa volta erano asparagi. E, per fortuna, non siamo finiti al pronto soccorso, perché nessuno, questa volta, si è collassato. Certo, penso che sia ora di dare un nome al problema e di farsi una serie di controlli, prima che, qualche volta, ci scappi il morto.
Adesso che il pericolo pare scongiurato e il malato è a letto che dorme, voglio ringraziare la dottoressa della guardia medica, per il conforto, sebbene solo morale e telefonico, dato che proprio mentre stavamo per metterci in macchina per andarla a conoscere e a farci confortare di persona, ci ha colto un conato e poi il peggio è passato.


La foto non rende, ma questo è uno dei panorami che mi piace di più. Vedere il mare, scendendo in macchina da casa.


La notte lunga ha portato a fare anche delle riflessioni... che chissà perché le riflessioni notturne raramente sono belle... Mah.
Comunque, ieri sera ci siamo incontrati con l'impresa inadempiente che ancora non ci ha fornito l'allaccio dell'acqua, così come l'asfalto del piazzale davanti casa, l'illuminazione e l'abitabilità. Dall'incontro non è emerso nulla di nuovo, se non che loro non hanno i soldi per darci quanto pattuito e pagato due anni fa e quindi ce la dobbiamo sbrogliare da soli.
Ancora una volta emerge come non convenga essere brave persone, perché va da sé che se non avessimo pagato tutto in anticipo due anni fa, adesso avremmo l'acqua, l'asfalto, la luce e l'abitabilità.
In ogni caso, noi ce la saremmo già sbrogliata da soli, quantomeno per l'acqua, se la ditta fornitrice di acqua non avesse chiesto... rullo di tamburi... 23.000 euro + iva!!!!
Per un allaccio idrico, per un'abitazione privata... non nel deserto, non sul cratere centrale, non in un'isola deserta... in un quartiere sì periferico ma abitato e fornito di acqua (il vicino ce l'ha!)!!

Se, tra i lettori, c'è qualche avvocato, qualcuno che lavora presso enti di tutela dei consumatori... mi sapete dire se è legale chiedere questa cifra assurda per l'acqua?
Grazie.

Scorcio del paesello in cui vivo. Quello in cui l'acqua cosa 23 mila euro più iva!!

martedì 24 gennaio 2012

Versatile blogger



Grazie ad Elisa di Scarabocchi di pensieri e a Marika di La ragazza di perla per avermi dato questo premio!
E' un vero piacere sapere che qualcuno pensa che il tuo sia uno dei blog che preferisce leggere... 
Il regolamento prevede che io dica sette cose di me e che poi assegni il mio premio a quindici blogger.

Sette cose di me
1) Amo i cani. Queste tre sono le mie cucciole, anche se tecnicamente non sono "mie" ma dei miei, visto che abitano con loro. E pensare che da piccola, mi terrorizzavo anche dei cani grandi quanto una mano!!


2) Odio volare. Quando devo fare un viaggio in aereo, comincio ad aver paura mesi prima. Non sopporto l'essere in balia degli eventi e degli altri, in situazioni in cui non posso avere nessun tipo di controllo.
Però, d'altra parte, sull'areo puoi fare foto tipo queste qui.

3) Ho una paura matta dei dentisti. Ho portato l'apparecchio ai denti per un tempo lunghissimo e, quando avevo sedici anni, ho subìto un intervento, il cui dolore lo ricordo ancora adesso. Sono rimasta traumatizzata. Mi hanno operato in gruppo, tutti professoroni che se ne fregavano del dolore che sentivo, interessati solo alle tecniche operatorie... Credo che le foto del mio intervento siano finite su qualche rivista scientifica dell'epoca.

4) Adoro leggere e scrivere. Ma, a scuola, nei temi di italiano ero una schiappa (a meno che non si trattasse di qualcosa che avevo studiato), perché avevo poca fantasia. Prendevo sempre non oltre 7 e, quando, una volta, ho preso 8+ è stato merito di Ugo Foscolo, che ho adorato, a suo tempo.

5) Vorrei andare a vivere a Londra.


6) Amo il mare. Soprattutto quando è come nella foto sotto.



7) Ho scoperto che mi piace moltissimo fare fotografie. Chi mi segue se ne sarà accorto dalla quantità di foto che posto, soprattutto fatte dal portico di casa mia.


Tempo fa, mi era stato assegnato il Sunshine Award e io l'avevo assegnato, a mia volta ad altri blogger... questa volta, voglio dare il premio a persone diverse da allora, anche se blog di allora li leggo sempre con lo stesso entusiasmo e li ripremierei tutti.

Detto questo, i blog che premio oggi sono i primi che mi vengono in mente, tra quelli che leggo sempre, in ordine casuale:




giovedì 19 gennaio 2012

Vadaabordocazzo - tormentone del giorno

Pomeriggio di gennaio 2012. Si vede un pezzo del limone e il confine con il vicino.

ore 7:10 circa del mattino del 19/01/2012

Che mi piace fotografare casa mia, o meglio, il panorama nei dintorni, ve ne siete accorti da tempo. Purtroppo le foto sono state fatte con il cellulare, che non so usare in maniera adeguata, in particolare se il fine è quello di ottenere foto decenti. In ogni caso, mi piacciono molto, in particolare la prima.

Per il resto, parlando dell'argomento del momento, ossia l'affondamento della Concordia, a cento anni quasi esatti dall'affondamento del Titanic, con modalità molto simili... poco fa ho letto questa notizia.
Se ne sono sentite di tutti i colori su questo comandante, che, diversamente da quello che dovrebbe essere, è stato tra i primi ad abbandonare la nave, asserendo di essere caduto in una scialuppa e c'è già il tormentone del periodo #vadaabordocazzo sulle magliette.
Dai racconti dei passeggeri sembra che il comandante e l'equipaggio se ne siano fregati di tutti e che non conoscessero le procedure di sicurezza (o se le conoscevano, non sono stati in grado di comunicarle, dal momento che pare che la maggioranza dell'equipaggio fosse straniera e non parlasse una parola di italiano). Pare che i meccanismi di scorrimento delle scialuppe fossero, in alcuni casi, arrugginiti e abbiano dovuto utilizzare un'accetta per liberarle e metterle in acqua.
Tutta questa storia mi fa pensare, ancora una volta, come stiamo messi male. D'altra parte, se ogni cosa è gestita coi piedi, pensando solo al risparmio e sbattendosene della sicurezza, perché dovrebbe essere diverso quando ci sono di mezzo vite umane?
Personalmente, credo che il comandante, che certo non si è distinto per coraggio e altruismo, è già diventato il capro espiatorio di una gestione sbagliata propria della Costa Crociere, che ha pure la certificazione SA 8000.
Beh... ma proprio io non mi posso stupire del fatto che al certificato non corrisponda la qualità garantita! 
Garantiscono la sicurezza, fanno esercitazioni ogni due settimane, il personale è addestrato... infatti, è stato proprio evidente... soprattutto dal fatto che c'era la ruggine sulle scialuppe (chiaro indice di controllo e esercitazioni continue!). Sto facendo una filippica, non ce l'ho con la Costa Crociere nello specifico, oltretutto la crociera è un viaggio che nemmeno mi attira particolarmente, l'idea di stare in mare aperto assomiglia a quella di stare nel cielo, forse un po' peggio... in caso di disastro aereo probabilmente muori sul colpo e nemmeno te ne accorgi, in caso di affondamento della nave probabilmente te ne accorgi eccome.
Ce l'ho con tutte le cose schifose che si fanno in Italia, con le certificazioni date a cavolo (sì, lo so che le verifiche sono a campione, ma...) e con la gente che non si fa scrupoli.
Una volta sono rimasta colpita dal fatto che un ente riconosciuto avesse fornito un attestato di partecipazione (ad un corso obbligatorio per legge) a chi quel corso non lo aveva mai frequentato. Adesso non mi colpiscono più notizie del genere, ma avere la certezza che alcune categorie - che devono per legge conoscere le prassi per garantire la sicurezza e salute pubblica - in effetti non le conoscono affatto, quando ci penso, mi fa incaxxare.




mercoledì 18 gennaio 2012

Io e l'arte moderna (seconda parte)

Tate Modern Gallery
Che io non sono proprio una fan dell'arte moderna l'ho già detto e, se avete letto questo post, ne avete avuto prova (qui).
Nonostante non sia una fan, devo ammettere, però, che sono molto incuriosita dalle opere di arte moderna e, talvolta, mi piacciono pure. 

Millennium Bridge e Tate Modern
La Tate Modern Gallery, ospitata in un'antica centrale elettrica, si trova di fronte alla Cattedrale di St. Paul, oltre il Tamigi. Si raggiunge in pochi minuti attraverso il Millennium Bridge.
Sconsiglio molto di andarci dal lato di Waterloo, come abbiamo fatto noi, che ci siamo ritrovati, di domenica mattina presto, a girovagare per un quartiere che qui eviterei come la peste, specie alle 9 di domenica mattina d'inverno.


Inserisco una parentesi.
Accanto alla Tate Modern, c'è il Globe, il teatro di Shakespeare (ricostruito), con il suo museo. Molto interessante la visita guidata (in inglese). La nostra guida era una signora simpatica, con cappottone modello vestaglia rosso e berretto di lana blu, che, ha raccontato, a noi, seduti sulle panche davanti al palcoscenico, al freddo e al gelo di una mattinata invernale londinese, un sacco di aneddoti simpatici sulle rappresentazioni teatrali ai tempi di Shakespeare.
Tipo... lo sapete dove facevano la pipì gli spettatori, se gli scappava?


Collage delle opere esposte alla Tate Modern che, per un motivo o per un altro, mi hanno colpito.

Non mi dilungo sulla tela con i chiodi piantati, sulla tela con bruciatura, sulla macchia chiara sul muro, sullo specchio, sulla tela squarciata, sulle lastre di ferro in bilico l'una sull'altra e su altro ancora, il cui senso non penso capirò mai... mi soffermo, invece, su altro.



The Shooting Picture - Niki de Saint Phalle.

The shooting picture.
Sicuramente, questa è l'opera che mi ha colpito più di tutte. 
L'artista, Niki de Saint Phalle, riempiva con vernice colorata dei sacchetti di polietilene, li attaccava alla tela e passava sopra una (o più) mani di gesso. Quindi, invitava gli spettatori a sparare.
Con risultati, tipo questo.

 

Altra opera, senza titolo, a mio parere degna di commento, è questa qua sotto. Una città disegnata a matita (carboncino?) sul muro e due uccelli veri impagliati, trafitti da frecce. Il progresso, l'urbanizzazione, lo sviluppo che uccidono la natura. Non so se ricordo correttamente l'interpretazione data dall'artista (Jannis Kounellis), ma ci sta.

Untitled - Jannis Kounellis

Cosa ha di particolare questo quadro? Beh, a parte l'essere un po' strano, ha quei pettini appiccicati quasi a formare i capelli del soggetto.
Mi piace? No. Ma mi ha colpito.

The Handsome Pork-Butcher - Francis Picabia.


 Questi qua sotto sembrano semi di girasole normali... e invece... sono di porcellana, dipinti uno ad uno, da un tale che evidentemente aveva tanto tempo libero... :)
Sunflower Seeds - Ai Weiwei

Di quest'opera ho fotografato solo un particolare. Libri (o quello che ne resta), con alcune pagine dipinte, appiccicati su una tela, insieme a pezzi di metallo e gesso. Mi è piaciuta molto, immagino solo perché c'erano di mezzo libri.
Film Star - John Latham

Opera consistente in pezzi di alluminio di forma indefinita appesi al soffitto. Non chiedetemi cosa significa e perché mi piace. Non ne ho idea.
Living Sculpture - Marisa Merz

La Venere degli stracci... anche in questo caso, perché l'ho messa qui?
Mi ha colpito. 

Venus of the Rags - Pistoletto.

Se siete interessati a visitare virtualmente la Tate Gallery, andate sul sito (qui c'è la mappa). Di molte opere c'è anche la spiegazione.




Le foto di questo post (quando non diversamente indicato in didascalia) sono di mia proprietà.



Distribuire audioguide alla National Gallery...


Da quando sono tornata da Londra, non faccio altro che pensarci e pensare che preferirei andare a distribuire audioguide alla National Gallery.
Piuttosto che continuare a lavorare qui, dove faccio un lavoro con cui molti si riempirebbero la bocca (e le tasche), ma un posto dove l'onestà e la professionalità non pagano. Dove paghiamo una quantità assurda di tasse per non avere in cambio un bel niente. Dove è assodato che solo i furbi e i disonesti vanno avanti serenamente, perché gli altri si perdono per strada, sono sempre gli ultimi ad essere pagati e non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Io appartengo alla schiera degli "altri". Ai fornitori che non rompono. A quelli che, anche se c'è scritto che il cliente deve pagare istantaneamente ad emissione della fattura, attendono mesi, quando non sono anni. A quelli che, spesso, lavorano per cifre, che tolte le tasse, sono quasi pari a quelle che gli altri danno, in nero, alle persone che fanno le pulizie. A quelli che il lavoro lo fanno davvero e quindi perdono tempo per farlo. A quelli che pagano le tasse. A quelli che devono arrivare a chiedere, per favore, di aver pagate fatture per lavori svolti due anni fa, sui cui hanno già pagato tasse e iva, ché si sono resi conto che quest'anno è andata molto male, che il conto in banca è sempre più tendente allo 0, senza possibilità di miglioramento.
Perché sono tutti in crisi, tutto aumenta e "gli altri", invece, devono ridurre le tariffe (già basse).
Persino la fornitura di acqua potabile è aumentata negli scorsi mesi (per riempire la vasca da 2500 litri mi chiedono 40/50 euro, ovviamente in nero). Siccome qua ancora non abbiamo l'allaccio dell'acqua, ancora, dopo un anno e mezzo (grazie all'impresa costruttrice di casa nuova, che, da contratto, deve provvedere e invece se ne sta sbattendo) e, se dovessimo fare l'allaccio per i conti nostri, l'acquedotto chiede qualcosa come 22 mila euro + iva... e non è che abito nel deserto del Sahara. Abito in zona circondata da abitazioni che hanno l'acqua. Mi chiedo se potrebbe essere utile andare ai carabinieri... Se c'è qualcuno che se ne intende... l'acqua è un fabbisogno primario, è legale chiedere 22 mila euro + iva per fare l'allaccio?



Ho scritto delle audioguide, poco fa, perché una delle tante persone italiane felicemente trapiantate a Londra, faceva questo lavoro.
Che poi lavorare alla National Gallery ha il suo perché! E mica sarà così brutto distribuire audioguide, no?! Non hai nemmeno responsabilità. Boh, al limite ti annoi.


Le foto di questo post (quando non diversamente indicato in didascalia) sono di mia proprietà.

mercoledì 11 gennaio 2012

Due libri dell'ultimo periodo.

Venuto al mondo, Margaret Mazzantini
Fonte
Il modo di scrivere di Margaret Mazzantini è molto particolare, è quasi "tangibile" e a volte risulta un po' difficile, quasi "scomodo". Non è uno stile che piace a tutti. Io stessa, che la ritengo una scrittrice fenomenale, sono riuscita a leggere solo due suoi libri, questo e "Non ti muovere". 
Li ho adorati entrambi.
"Venuto al mondo" è una storia d'amore, ambientata in mezzo alla guerra. Amore per un compagno, per un figlio, per una città, per la fotografia.
Gemma, Diego, Pietro, Gojko, Aska. 
Vite, destini intrecciati, bombe, cecchini e palazzi che cadono.
E ti sembra di conoscerle queste persone, di vederle, mentre si muovono, tra le macerie, nel confort delle loro case, mentre si rannicchiano dietro una tenda, scattano una fotografia o muoiono.
Gemma e Diego si incontrano a Sarajevo, si innamorano all'istante. Vivono la loro storia d'amore, tra Sarajevo e Roma, altalenante tra momenti di estasi e di sconforto.
Gemma torna a Sarajevo vent'anni dopo, con Pietro, loro figlio. L'amico comune, Gojko, la assiste in un "viaggio" che, in un certo senso, è una catarsi. E' un ritrovarsi. Un conoscersi di nuovo.
Mi è piaciuto da morire, mi ha commosso da morire.


Il profumo delle foglie di limone, Clara Sanchez


Un altro di quei libri che mi ha tenuta sveglia fino alle tre di notte perché mi appassionava.
Ho letto diverse recensioni che lo criticano e lo definiscono troppo lungo. Personalmente, a me è piaciuto lo stile con cui è scritto.
Scritto in prima persona, ora dal punto di vista di uno ora dell'altro dei due protagonisti, le cui vite si intrecciano con quella di anziani nazisti che "prestarono la loro opera" presso i campi di concentramento.
E' una sorta di thriller, che, dato l'argomento, spinge anche a riflettere. E a chiederti come sia stato possibile che sia stato dato così poco valore alla vita umana. A chiederti come sia stato possibile che una mente folle possa aver partorito simili idee e che altrettante menti folli ne abbiamo seguito i dettami.

Citofonate strane.

Mentre, addivanata e dolorante per un malore temporaneo, guardo l'ultima scena di "Oggi sposi... niente sesso", suona il citofono. Non che sia un film di chissà quale calibro, ma perdere l'ultima scena di un film infastidisce, qualunque film sia.
Rispondo, quindi, infastidita e guardinga, perché non aspetto nessuno (e l'idea dei ladri che bussano alla porta è quella che mi spaventa di più). E speranzosa che a citofonare sia finalmente l'impresa che deve fare i lavori per l'allaccio dell'acqua o per l'illuminazione del piazzale davanti casa e che mi chieda di spostare la macchina.
Una voce femminile, ben poco minacciosa, invece, mi interroga senza preamboli e senza presentarsi, su quale governo gradirei salisse al potere.  Mi astengo dal rispondere qualcosa del tipo che se ne vadano tutti a fanc... e, invece, mi metto a ridere, pensando che si tratti di uno scherzo. E lo dico alla tipa, chiudendo, dopo un paio di minuti, la conversazione.
Forse sono stata frettolosa, ma ho pensato a una presa in giro... non si usa almeno presentarsi, quando si citofona a casa della gente? che ne so, dire Buongiorno, sono pinco e sto facendo un sondaggio per conto di pallino?

Questa, tanto per cambiare, è una foto scattata dal portico di casa mia. Era una giornata splendida, anche se faceva un freddo cane.



Le foto di questo post (quando non diversamente indicato in didascalia) sono di mia proprietà.

lunedì 9 gennaio 2012

Storie di scarpe e di piedi

Queste scarpe erano in vendita in un fornito negozio di scarpe sportive a Camden Town (Londra).
Qualcuno si sarà già accorto, da questi post, che sono attratta dalle scarpe strane. Anche se, poi, io raramente indosso qualcosa che esula dall'ordinario.
 Tornando a queste singolari sneakers... Pensate che nessuno indossi scarpe simili?! 
Non proprio queste, ma, a parte degli stivali di marcanota che sono in assoluto la scarpa che più ho visto ai piedi degli abitanti (di sesso femminile) di Londra, scarpe da ginnastica stravaganti ne ho viste un bel po'.
A proposito di scarpe, a Londra ne ho comprato due paia. Ne avrei fatto volentieri a meno, anche perché possiedo già una quantità di scarpe ben più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno di tutta la vita che mi resta.
Ma ho dovuto, perché la scelta delle scarpe con cui partire, non è stata molto oculata. O meglio... potevo mai immaginare che i miei comodissimi stivali tacco 2 cm e suola in gomma, che vanno con la gonna e con i pantaloni, compagni fedeli di innumerevoli giornate, si tramutassero, in solo due giorni di camminate selvagge per le strade affollate di Londra, in morse, appena cercavo di rialzarmi da scalini, panche, poltrone, sedili... qualunque cosa si trovasse a portata del mio sedere?
Così, il quarto giorno avevo dei dolori ai piedi che a stento potevo muovermi e sono dovuta correre ai ripari. 
Non sono una fan degli stivali di marcanota, che, per intenderci, sono quelli pelosi dentro e scamosciati fuori oppure ricoperti di lana, senza tacco con suola in gomma, ad altezza ginocchio oppure metà polpaccio, che assomigliano a delle babbucce con la suola o alle scarpe dell'uomo delle nevi.
Prima di andare a Londra non li conoscevo nemmeno.
Dicevo che non sono una fan, perché già io ho il polpaccio grosso e, se ci mettiamo pure quello stivale molto poco snellente, l'effetto salsiccia e/o papera è assicurato. Però, vedendo che una donna su tre, di qualunque altezza o corporatura, indossava quegli stivali, che sembravano anche tanto caldi e comodi, mi è venuta voglia di provarne un paio.
Dopo, però, aver solo guardato nel negozio, ho appurato che il target di quegli stivali non sono io, perché quelli che mi piacevano un po' più degli altri costavano appena 250 sterline circa.
Ho ripiegato poi su altri stivali di marca molto meno di moda e molto più economici. Molto comodi, ma siccome il danno era stato già fatto e i miei piedi erano doloranti, ho dovuto ulteriormente ripiegare, dopo altri due giorni, su un paio di scarpe da ginnastica. Sulla comodità delle scarpe da ginnastica non si può dire nulla, ma a quel punto ho capito che avrei potuto anche indossare le scarpe più comode dell'unverso, ma il male ai piedi me lo sarei tenuto fino alla fine.
In ogni caso, ho imparato la lezione: la prossima volta, come ho fatto a Parigi, solo scarpe da ginnastica.


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