martedì 28 febbraio 2012

L'ho piantata con le cronache sterili e scrivo di rane canterine e viaggi nel tempo

Per motivi vari, ultimamente mi sono accostata al mondo delle favole per bambini. Non come ascoltatrice e nemmeno come lettrice, come accadeva qui, ma come ideatrice.
E ho scoperto che scrivere favole per bambini mi piace. 
Anche più (forse) che scrivere di  
morti che non sanno di esserlo,  
carillon magici,
nonna e nipote che comunicano - tra epoche diverse - attraverso un moderno telefono cellulare dimenticato durante un improbabile e casuale viaggio nel tempo, nel quale la nipote fanatica di Twilight incontra la sua bisnonna, prima che la stessa impazzisca e stermini la famiglia.

Giusto per citare tre tematiche di cui ho scritto recentemente, non per bambini.


Sto leggendo "La grammatica della fantasia" di Gianni Rodari. 
Mi è sempre piaciuto il modo di scrivere di questo grande uomo, come ho detto anche qui. Le sue storie sono geniali e a volte anche esilaranti. 
Oltre a ricordare con nostalgia quasi tutte le "Favole al telefono", mi ricordo che nelle "Novelle fatte a macchina" c'erano storie con protagonisti Marco e Mirko, che mi facevano sempre sganasciare dalle risate.

Il libro mi ha incuriosito dopo averne letto sul blog di qualcun altro (forse su quello di Narratore o quello di Ferruccio, non ricordo... comunque, chiunque fosse... grazie) e poi, subito dopo averlo comprato, ho avuto il mio casuale e, al momento, fugace accostamento al mondo delle favole, per cui ho deciso di leggerlo subito (e possibilmente fare tesoro dei consigli che dà).

Non avevo mai pensato ai segreti per inventare storie per bambini.
In effetti, non penso mai ai segreti per scrivere. 
Ho sempre pensato che non esistono segreti e che l'unica cosa importante, per chi scrive, è leggere. 
Oltre, ovviamente, ad avere cose da raccontare. 
Avere fantasia per inventare o saper raccontare in maniera interessante fatti reali.
Qui, nella mia sidebar, c'è una frase di Goethe, che trovo geniale:
 Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima.

Ricordo che, da piccola, non ero in grado di scrivere pensieri più fantasiosi di "Ieri pomeriggio prima ho guardato Mazinga con mia mamma e mio fratello, poi ho fatto i compiti e poi sono andata a letto".
Ero bravissima a fare le cronache degli eventi che mi capitavano, senza però aggiungere una virgola di mio. Ma non era quello l'obiettivo della maestra, quando ci dava da comporre un testo su "Quello che ho fatto ieri". Pensandoci, secondo me, era il titolo che imbrigliava la mia mente e mi costringeva a fare quelle pure descrizioni dettagliate della realtà, di come si erano svolti gli eventi. Mi ricordo che una volta la maestra mi disse qualcosa come "Va bene la cronaca, ma mettici del tuo! ad esempio cosa avresti voluto fare e non hai fatto" (la frase non era esattamente così, ma questo era il succo) e allora io feci letteralmente quello, aggiunsi ad ogni frase un commento su quello che avrei voluto fare. 
Tipo:
"Ieri pomeriggio prima ho guardato Mazinga con mia mamma e mio fratello anche se avrei voluto andare al parco giochi, poi ho fatto i compiti anche se avrei voluto uscire in cortile a giocare con il cane, e poi sono andata a letto anche se avrei voluto giocare a scacchi con mio papà" e così via.
Immagino le risate che si deve essere fatta la maestra!
 
 
Oppure, mi viene in mente che, da più grande, ero proprio una schiappa nelle versioni di latino e greco, non perché non conoscessi la grammatica, ma perché non sapevo scegliere la terminologia nella traduzione. Ho sempre fatto traduzioni letterali, che a volte vanno bene, a volte no. Non ero in grado di piazzare un sinonimo, che magari ci stava meglio della parola trovata sul vocabolario. Mi dicevo che quella era la parola che stava scritta sul vocabolario e io perché avrei dovuto cambiarla... 
perché prendevi 4-- ecco perché!!
Mi consola il sapere di non essere mai stata sola in questo, date le risate, anche a sproposito, che ci facevamo con alcuni compagni rileggendo le nostre traduzioni. E oggi, con un po' di rammarico, penso che le versioni sarebbero la mia "materia" preferita e forse non prenderei più 4.
Soffermandomi a pensare, adesso mi chiedo il perché di questa rigidità.
Ma magari ci ragiono da qualche altra parte...

Non so quando ho imparato a scrivere. 
Non voglio dire con questo che so scrivere o che mi ritengo una scrittrice o qualcosa del genere, ma solo che, a differenza di prima, adesso l'ho piantata con le cronache sterili e mi piace come scrivo. Adesso mi pare che il modo in cui scrivo possa forse anche risultare piacevole per qualcuno. Oltre che per mia mamma, che, come ho detto altrove, è la mia fedele lettrice o la mia fan numero uno... tanto per citare doppiamente Stephen King (che, in "On writing" parla di sua moglie come della sua fedele lettrice e Annie Wilkies è la fan numero uno di Paul Sheldon in "Misery").

Forse sono state le millemila pagine di diari personali - che ho riempito di cazz... ehm... pensieri, speranze, sogni, eventi, libere associazioni di parole, versi romantici dedicati allo spezzatore di cuore di turno, ecc. - che mi hanno aiutato a lasciarmi andare.
E sicuramente sono stati i libri, che ho iniziato a divorare dai sedici anni in poi.

Mi sono un po' persa dietro a riflessioni e ricordi.
Tornando ai segreti per scrivere favole per bambini.
Gianni Rodari parla di
Binomi fantastici.
Errori creativi.
In ogni errore giace la possibilità di una storia.
Questa frase la appenderei sulla scrivania.
Prefissi arbitrari. 
Ricordo perfettamente il paese con l'esse davanti di Giovannino Perdigiorno.
Cosa succederebbe se...
"Chi sono, cosa fanno..."
il gioco, con i foglietti che girano tra i partecipanti e ognuno scrive un pezzo di favola, 
uno scrive chi sono i protagonisti
l'altro dove sono
l'altro cosa fanno
l'altro cosa si dicono
l'altro cosa dice la gente di loro.
Poi, alla fine, si leggono queste favole, che a volte fanno morire dal ridere. Questo gioco lo facevamo spesso, tempo fa. Dovrei avere ancora qualche foglietto ingiallito conservato.

 Caterina rana canterina,
cantava nello stagno del Regno di Cuori,
mentre lo stregatto dormiva, appollaiato su un ramo.
"Muoio per te" cantava a squarciagola Caterina,
pensando al principe dei ranocchi,
che abitava nel fossato del Castello di Cuori.
E "Io vivo per lei" pensava Geremia,
il brutto ranocchio sfortunato,
guardandola, innamorato,
 cantare dimenandosi su una foglia di ninfea.
Tutti gli abitanti dello stagno si facevano i fatti loro:
le rane dicevano che lui non avrebbe mai avuto il coraggio di dichiararsi,
i rospi erano sicuri che lo avrebbe fatto un giorno di questi e che lei lo avrebbe respinto. E litigavano animatamente.
Lo stregatto, svegliato dai pettegolezzi rumorosi,
ascoltava i loro discorsi infastidito.
Ad un tratto, con un veloce balzo, 
saltò giù dal ramo e fece di tutti un solo boccone. 
Tornò quindi ad appollaiarsi sul ramo,
adesso finalmente silenzioso,
con un sorriso beffardo stampato in faccia
leccandosi ancora i baffi.


Forse, riflettendo, non è proprio necessariamente per bambini che mi piace scrivere, ma è il tipo di storia, con un po' di nonsense e struttura semplice.
Questa storia della rana canterina mi è venuta in mente poco fa, mentre pensavo al gioco dei foglietti.

Queste sono pagine di un mio quaderno del 1977-1978, ero in prima elementare. Lo stile dei miei temi, per molti anni, è sempre stato questo. Se per caso, leggendo vedete che il 29/11 ho scritto che ho ricevuto uova di Pasqua, è un errore, mi sa che volevo scrivere 29 marzo. :)



mercoledì 22 febbraio 2012

Posta la dedica al tuo autore preferito (Concorso)

Stephen King
Mi sveglio sudata e stravolta, il libro che stavo leggendo è caduto a faccia in su sul pavimento. Duma Key. Fermo accanto a me, osservo lui che, inerme, dorme come un angioletto.
Non ho più sonno. In cucina, il computer acceso attira la mia attenzione.
Sullo sfondo, un groviglio confuso di parole, come quello che alcuni blog impongono di decifrare per poter commentare. “Show me that you’re human”…
Osservandolo bene, mi accorgo che è un messaggio per me. Scorre velocemente, ma vi leggo distintamente il mio nome. Lì, sullo schermo, nero su bianco.
E poi, due parole compaiono sullo schermo.
Scappa. Subito.
D'un tratto, un rumore attira la mia attenzione.
Si è svegliato.


E' la prima volta che partecipo ad un concorso.
Per le regole del gioco, andate da Ferruccio, l'ideatore, qui.

Casa allagata...



Ho appena finito di svuotare questo mobile che vedete qua sopra, che era pieno di bicchieri, tazzine, caraffe e cose varie, che ho depositato, come notate (dalla prima foto) su altri mobili, accampandoli qua e là per il soggiorno.
Meno male che oggi siamo a casa, meno male che, ad un certo punto, ho acceso la luce e mi sono accorta che, da non so quanto tempo, c'era un'infiltrazione d'acqua e che stava piovendo copiosamente sul televisore, con annesso lettore dvd, xbox, ecc.
Non mi voglio lamentare del maltempo, di sicuro qui è meno peggio di quello che ha fatto in altri luoghi in Italia nelle scorse settimane, anche se c'è un tempo da lupi.
La cosa di cui mi lamento, sempre, è che la casa è nuova e non mi sembra giusto che adesso io sia qui a temere che crolli il soffitto del soggiorno (che, a giudicare dalle macchie d'acqua e dal fatto che gocciola come piovesse, non mi sembra nemmeno una probabilità tanto remota).
Ovviamente l'impresa inadempiente di questo se ne sbatterebbe, come di tutto il resto.


martedì 21 febbraio 2012

Depressione notturna

The truth behind falling stars

Poco fa parlavo con il mio commercialista, povero raccoglitore dei miei vomitamenti verbali sulle tasse assurde (rispetto a quello che guadagno) che pago ogni anno.
Sto valutando molto seriamente di piantare baracca e burattini e di mettere un annuncio sul mercatino per dare lezioni private. 
Guadagnerei almeno il doppio di quanto guadagno oggi con il mio lavoro.
E' davvero deprimente.

Domani sarà una giornata pesante, mi dovrò alzare prestissimo e sono ancora qua a cazzeggiare, ascoltando da quasi due ore ininterrottamente questa canzone, scoperta stasera, grazie a una chiacchierata con due care amiche.

La verità è che sono troppo scazzata e che, come Quelo, non so più quando stiamo andando su questa terra, quando stiamo facendo su questa terra.



sabato 18 febbraio 2012

La casa del sonno... e un sogno


Immagine trovata su tumblr, ribloggata da qui.

Chi sogna di giorno conosce molte cose 
che sfuggono a chi sogna solo di notte.
Those who dream by day are cognizant of many things
which escape those who dream only by night.
Edgar Allan Poe

Uno degli argomenti di cui avrei voluto parlare, in questo blog, è il sogno, i sogni. L'ho pensato e l'ho anche scritto nel mio profilo, quando ho creato il blog e poi non l'ho mai fatto. 
I sogni mi affascinano da sempre. 
Quando ero più piccola, facevo un sacco di sogni, alcuni stranissimi, alcuni premonitori, altri così vividi da sembrare reali e da farmi rimanere per un po' a chiedermi quale fosse la realtà.
Come quella volta che ho sognato di nuotare in una piscina piena di pastina (cotta) e che tutta la pastina mi rimaneva appiccicata addosso quando uscivo fuori... questo sogno non lo dimenticherò mai anche se l'ho fatto a 16 anni, intanto perché era così vivido che mi ricordo ancora la sensazione e poi perché un carissimo amico di allora mi diede una spiegazione tutta sua per quel sogno, che, in qualche modo calzava...
Ogni tanto vivo quelle esperienze (mai piacevoli) che ho scoperto chiamarsi paralisi ipnagogiche, quei momenti in cui sei completamente paralizzato e non riesci nemmeno a gridare.
Prima scrivevo i sogni, così come faceva la mia cara amica A., ma, da qualche anno i sogni non li ricordo più. 
Tranne un sogno ricorrente che è quello che mi cadono i denti, tanti denti e me li ritrovo in bocca e li sputo. 
Immagino che sogno spessissimo questa cosa per la mia paura del dentista e perché dovrei fare un controllo, ma non ho il coraggio di andare.

L'ultimo sogno che ho fatto e che ho scritto risale a oltre un anno fa. 
E' un sogno che mi ha molto inquietato ed è questo:
 Una struttura in acciaio ad un altezza di dieci metri dal suolo, costituita da quattro sfere rosse che si aprono a conchiglia, collegate tra loro da ponti in acciaio sospesi.
È un luogo di raccolta per la popolazione colpita da calamità naturali.
Molte persone vi si addentrano e si muovono freneticamente lungo i ponti.
Mi introduco in una grande sala in muratura, in parte crollata, alla base della struttura. Mentre mi sposto lungo la parete esterna per raggiungere l’apertura, diversi massi molto grandi, dal diametro di oltre un metro, si sollevano dal suolo e vengono spinti da una forza misteriosa e potente, verso le mura della sala, sfiorandomi per ben due volte. Sento distintamente il rumore infernale che i massi producono, andando a sbattere contro il muro, sempre più devastato. 
A tratti, la terra è colpita da brevi e intense scosse di terremoto.
Al piano di sopra mi ritrovo insieme a mia zia, disabile e allettata, che mi dice che non vuole muoversi da lì e che vuole che resti con lei.
Subito dopo, sono con mia mamma e cerchiamo di scappare, ma realizziamo che abbiamo lasciato sola la zia, che non è in grado di muoversi e che andrà incontro a morte sicura. Torniamo indietro, correndo sul ponte sospeso, facendoci largo tra una folla di persone in preda al panico, che si muovono in direzione opposta alla nostra. Tra di esse, un uomo alto e bruno, vestito di scuro con grandi occhi azzurri, mi vede e mi saluta, con un rapido bacio sulle labbra. Niente di sensuale. “Chi è?” chiede mia madre. “Non lo so” rispondo io “forse è un uomo che ho conosciuto per lavoro anni fa. È francese”. “Perché ti ha baciato?”. “Non lo so, forse è il modo di salutarsi che usano lì”.
Torniamo indietro e vediamo due anziane donne che trascinano il letto con la zia sopra, verso il piano terra.
Ci ritroviamo su una piattaforma sospesa, senza ringhiere. C’è vento. Un uomo e una donna, anziani, si baciano appassionatamente come se fosse l’ultima volta. Lei scivola e rimane miracolosamente attaccata alla piattaforma, tenendosi con la sola forza delle sue braccia. 
Riusciamo ad aiutarla a risalire e l’uomo piange dalla gioia.
Scorgiamo in cielo un carro volante, come quello del dio Apollo, che trasporta automezzi, messi a disposizione dalle autorità, a forma di elefantini di tutti i colori (quelli delle giostre), con predominanza di giallo e verde.
Poco dopo, la mia famiglia va via con la macchina di mio padre. 
Io e mio marito restiamo ai piedi dell’edificio futuristico, chiedendoci cosa fare.

Mi sveglio nella nostra stanza da letto e chiamo M, dicendogli che ho sentito dei rumori. Ci alziamo e vedo, dalle persiane del balcone, due uomini vestiti in giacca e cravatta, con abiti grigio chiaro, che passeggiano nel nostro giardino. La nostra luce è accesa e so che ci possono vedere. 
Prego M di chiamare la polizia, ma lui, con il telefono in mano, non si decide a comporre il numero. Dopo pochi secondi, gli uomini sono scesi giù, sono fuori dal balcone e strattonano i cancelletti di ferro con una forza bruta paragonabile a quella di King Kong. Impauriti, scappiamo al piano di sopra e io realizzo che non riusciremo mai a scappare perché le nostre macchine sono dentro il giardino e nel tempo necessario ad aprire il cancello loro ci raggiungeranno.

A questo punto, mi sveglio davvero, decisamente scossa, perché l'ultima parte del sogno è stata TROPPO realistica. (07/10/2010)

 
Perché penso di nuovo così tanto ai sogni in questo periodo? 
Perché ho appena letto un libro che mi è piaciuto molto, che si chiama "La casa del sonno" di J. Coe. 
Una storia in cui diversi personaggi hanno problemi correlati al sonno e in cui le loro vite si intrecciano in un edificio, dimora universitaria prima, clinica privata sui disturbi del sonno poi. Ma la storia non è solo questo, è anche una storia d'amore straordinaria.
La storia non si svolge tutta nello stesso periodo, ma in parte negli anni 80, in parte dieci anni dopo... gli stessi personaggi prima e dopo.
I protagonisti sono diversi, ciascuno con la sua problematica legata al sonno, io sono rimasta colpita molto da due personaggi:
- da Sarah, che ha i maggiori problemi, infatti è narcolettica e poi a volte fa sogni che non riesce a distinguere dalla realtà, con ovvie e talvolta gravi conseguenze e che ti viene voglia di proteggere
- da Cloe e dal suo estremo gesto d'amore.
 

venerdì 17 febbraio 2012

Leggere sino in fondo prima di saltare alle conclusioni...

Appena la leggo, non sono certa che questa notizia sia una cosa vera perché, essendo dotata di intelligenza, ho difficoltà a credervi, ma... siccome a me sembra che il pensiero autonomo, la logica, l'intelligenza e la coerenza, in tante cose, se ne siano andate un po' a ... (ometto la parola, potrebbe essere offensiva, come le parole di Celentano, ma non come la iolanda di Belen in prima serata, a quanto pare) potrebbe pure essere vera e, se lo è, mi sembra proprio una follia.

Ma leggete fino alla fine, perché a volte le cose non sono esattamente come ce le presentano. 


Andando un attimo su Celentano e sulla iolanda (se non sai cos'è la iolanda, guarda un paio di video di Luciana Littizzetto), che non erano l'argomento del post, ma che mi sono venuti in mente... ho letto che si sono "arrabbiati" perché il primo ha detto tante cose, anche vere, sulla Chiesa e poi, la seconda mostra tette e iolanda in tv e nessuno dice niente... se non "ma ce le aveva le mutande oppure no?!". 
Luca, grazie per l'ispirazione e dillo che le mutande le hai messe tu con photoshop!
Ma perché stupirsi, siamo nel paese dove tutti pensavano che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

Tornando alla notizia principale, quella in cui si dice che la masturbazione maschile è equiparabile all'aborto... mentre navigavo cercando i link da mettere qua sopra, ho scoperto che è vera, infatti (leggete qua sotto)... 

“Any action in which a man ejaculates or otherwise deposits semen anywhere but in a woman’s vagina shall be interpreted and construed as an action against an unborn child.” 
Text from the amendment proposed by Oklahoma State Senator Constance Johnson
(Mia traduzione maccheronica: Ogni atto con cui un uomo eiacula o deposita il suo seme in qualunque posto, eccetto la vagina di una donna, sarà interpretato come un atto contro un bambino non nato).

Però, siccome io sono quella che pensa che le frasi avulse da un discorso completo possono essere fuorvianti e ho sempre criticato chi dà troppo peso alle singole frasi o alle singole parole, invece di focalizzarsi sull'intero messaggio, ho voluto cercare cosa stava dietro a questa, apparentemente assurda (per me), affermazione.

Piccola parentesi.
Questo mi riporta a il posto fisso è monotono... a me sembra che in molti non abbiano ascoltato fino alla fine quello che Monti ha detto quel giorno. Molti si sono soffermati su una frase che, esulata dal contesto, è sicuramente discutibile, ma il senso dell'intero discorso non mi è sembrato affatto sbagliato.... ha detto che sarebbe giusto tutelare di più chi ancora il posto non ce l'ha e tutelare di meno chi lo ha già (e spesso dovrebbe essere mandato a casa a calci, aggiungo... perché sappiamo che molti di quelli che hanno il posto fisso non fanno nemmeno un terzo di quello che dovrebbero e si permettono pure di lamentarsi... e chissà come mai i tempi per usufruire di un servizio sono biblici qui in Italia!).

Sto saltando di palo in frasca... tornando alla tizia della masturbazione=aborto, leggendo quell'articolo di haisentito.it. la cosa che pensiamo (non tutti, ma alcuni o molti sì) è che quella sia una fuori di testa... invece, facendo un po' (poche) ricerche, si legge che la tipa ha proposto questo emendamento, per una sorta di protesta e per ridicolizzare le leggi che considerano, ai fini legali, un uovo fecondato al pari di un essere umano e prevedono anche il carcere per cose come la fertilizzazione in vitro.


Quindi mi sembra che, alla fine, questa tizia sia la meno fuori di testa di tutti e che, prima di giudicare o di scriverne, in particolare su un sito di informazione (più o meno), bisognerebbe conoscere bene l'argomento di cui si parla.



























martedì 14 febbraio 2012

La realtà della mia fantasia

Ispirata da Ariano, Narratore e Elgraeco...
Il posto in cui si trova la realtà della mia fantasia è ben chiaro nella mia mente.
 
E' un'antica villa adibita a bed and breakfast, di cui io sono proprietaria e gestrice, alla periferia di un paesino di provincia quasi disabitato, in cui splende sempre il sole.
A pochi metri, proprio dietro la casa, c'è un boschetto in cui vivono unicorni, ippogrifi alati e (sono certa anche se non l'ho mai visto) uno stambecco bianco.
Oltre il bosco, c'è un torrente, nel quale è bello rinfrescarsi in estate. 
Poco lontano, un vecchio monastero abbandonato, ormai diroccato, in cui si narra che si aggiri ancora oggi l'anima inquieta di una fanciulla bionda.
E, tutto intorno, una sconfinata prateria.
 
Fonte sconosciuta (*)
 Due leoni di pietra a grandezza naturale sono accovacciati ai lati del cancello che si apre sul giardino. Ai lati, quasi rasenti ai muri, si snodano due file di alberi da frutto e, sparpagliate nel prato, petunie, margherite bianche e rose bianche e viola.
 
Fonte sconosciuta (*)
 Un'antica fontana di pietra, erosa dalle intemperie, sormontata dalla statua di un angioletto una volta dispensatore di acqua, è posta proprio al centro del giardino, tra il cancello e la casa. 

La villa ha un'ampia sala ingresso con pavimento in cotto, una larga scala sale sulla destra. 
Sulla sala, si affacciano sei porte a formare una U rovesciata. Una delle porte conduce all'immensa cucina. Le altre sono camere per gli ospiti, una di esse comunica con il palmento.

Al primo piano, un piccolo ballatoio sul quale si affacciano altre tre camere. C’è un parquet molto bello, di un colore marrone scuro, quasi nero. Le pattine sono appese ad un chiodo e chi vuole può usarle.
Dal ballatoio del primo piano sale una stretta scala di una cinquantina di gradini che porta alla mansarda.
Qui si trova la mia camera.
 
 
 Durante i lavori di ristrutturazione, nella mia camera, occultato da un grande specchio che occupava tutta la parete, ho scoperto un passaggio segreto.
Cercavo di rimuoverlo, ma lo specchio sembrava essere bloccato, fissato alla parete. Ad un tratto, mi ero accorta che c’era un punto in cui il pavimento sembrava rialzato. Lo avevo calpestato, curiosa, e lo specchio, tramutatosi in porta, si era aperto magicamente verso l’interno del passaggio, segreto con un sinistro cigolio.
Il mio primo istinto era stato quello di scappare di corsa, ma mi ero costretta ad entrare.
C’era un lungo corridoio, illuminato dalla luce del sole che proveniva dalla finestra della camera, dietro di me. Il corridoio era vuoto, in fondo vi era una porta di legno senza maniglia.
Mi ero incamminata, come trasportata dalle gambe di qualcun altro, troppo eccitata per aver paura e avevo toccato la porta che si era aperta all’istante, come se mi stesse aspettando.
La camera segreta era una piccola stanza quadrata, con il pavimento in pietra bianca, di fronte alla porta c’era una finestra murata, da cui entrava un esile filo di luce. 
 

Alla mia destra c’era un tavolaccio di legno tarlato e marcio.
E, sopra il tavolo, splendente, un carillon.   
 
Adesso la camera segreta è la mia stanza preferita, vuota ad eccezione di tappeti e cuscini e una libreria che ricopre un'intera parete e quello stesso carillon appoggiato su uno dei ripiani.
E' il posto in cui leggo, in cui scrivo, in cui sogno.


Intorno a me, oltre agli occasionali viandanti, c'è qualche ospite fisso del mio B&B, tra cui Dobby l'elfo domestico e i miei amici a quattro zampe.
Se mi voglio spostare uso una vecchia carrozza, trainata dai thestral, che, all'occorrenza, viene usata dai miei ospiti. 
Io non mi sposto spesso da qui. Dobby si occupa della spesa, quando serve, e lui, si sa, si sposta smaterializzandosi.






(*) Ho trovato la foto del leone e della fontana su internet, tempo fa. 
Non ricordo dove e chi ne fosse l'autore. 
Sono foto scattate in un palazzo, di proprietà oggi del Comune, Palazzo A., che apparteneva alla mia famiglia anni fa.
Nella descrizione del giardino mi sono ispirata quindi vagamente alla reale villa, che non credo di avere mai visto, a parte quelle due foto e qualche altra vecchissima foto di famiglia. 
Per il resto è tutta invenzione.
Lo dico nel caso in cui qualche parente passasse di qui e, nel vedere le foto, pensasse che sto parlando di Palazzo A. per davvero.

giovedì 9 febbraio 2012

Londra always in my mind...


 Il fatto che non ne parlo (più) dalla mattina alla sera, non significa che io non penso più al fantastico viaggio a Londra che abbiamo fatto a dicembre. 
O che non spero che accada qualche cosa impossibile per cui saremo costretti a trasferirci là, almeno per un periodo. Cose tipo che l'italianissima azienda in cui mio marito lavora, apra qualche succursale là e decida di inviarci lui, che nemmeno parla bene inglese. 
Lo avevo detto che era una speranza impossibile.



Vorrei raccontare ancora tante cose di quel viaggio...
di quella torta là sopra che è una delle torte al cioccolato più buone che io abbia mai mangiato (hot fudge chocolate cake)... oppure di quella gigantesca porzione di fish and chips, mangiata direttamente dal sacchetto di carta e con le mani, in camera d'albergo la sera del mio compleanno, perché stavo troppo male per uscire...



o dei Frappuccini e Chicken Tikka Masala, di cui avevo solo sentito parlare e che ho mangiato ripetutamente con sommo gusto e delle ore ristoratrici (anche per i miei poveri piedi) trascorse nei caffè Starbucks e Costa, dove potevi stare ore e ore e usufruire del wifi gratuito...

 o degli scoiattoli e delle oche di St. James Park, che, soprattutto se non siete abituati a vedere questi animali camminare intorno a voi e talvolta arrampicarsi sulle vostre gambe, sono troppo belli...


o del suggestivo St. Katharine Docks, porto turistico sul Tamigi, vicino alla zona del Tower Bridge, bello, anche se pioveva ed era tutto chiuso, tranne qualche negozio, sebbene fossero le sei del pomeriggio...

o del British Museum e della sua sezione dedicata all'antico Egitto, che mi ha sempre affascinato tanto (l'antico Egitto, non il British Museum, dove non ero mai stata prima)...

o del Natural History Museum (questi scheletri di dinosauri sono qui per il piccolo Tigro, che ha apprezzato il dinosauro dell'altro giorno... non so se gli scheletri saranno altrettanto apprezzati, ma ho solo questi)


 o del coloratissimo mercato di Camden Town

 o di quando ci siamo persi mentre cercavamo il Tower Bridge e siamo scesi dall'autobus cinque fermate prima in una zona che non riuscivamo a localizzare nella cartina e abbiamo camminato e corso dietro all'autobus successivo, fino a renderci conto che non avevamo più soldi nella carta e siamo scesi e abbiamo proseguito a piedi, senza pensare che forse avremmo potuto fare i biglietti sul bus.



Il mio secondo post nostalgico su Londra termina qui.

Tutte le foto sono state scattate dal marito

mercoledì 8 febbraio 2012

Quando si dice customer care...

Customer care significa cura del cliente.
Ma sappiamo che la cura del cliente non è proprio molto sviluppata in diverse aziende con cui abbiamo a che fare.
Infatti, questo è un altro post di denuncia. Tipo.

L'altro giorno, tornata a casa in una giornata di pioggia pazzesca, ho trovato un pacco di dimensioni 50x30 (cm) completamente inzuppato, fuori dal cancello.

Allora... polemica numero 1: quando non c'è nessuno a casa e ovviamente non si possiede una cassetta della posta grande tanto da contenere pacchi di quelle dimensioni, i pacchi vengono solitamente riportati all'ufficio postale e viene lasciato un avviso... Ne sono certa, compro tremila cose online e mi è capitato decine di volte.
Polemica numero 2: pioveva a dirotto e hanno lasciato il pacco all'aperto, fuori dal cancello, sul marciapiede... quindi, non solo chiunque avrebbe potuto portarselo via, ma... e se contenteva un prodotto che, inzuppandosi, avrebbe potuto rovinarsi?
Certo... chissenefrega... Sono, sin qui, già profondamente colpita dalla sensibilità e correttezza del postino.
Ma la cosa più bella è che il pacco non era nemmeno indirizzato a me! 
Non solo il destinatario ha un nome diverso, ma abita in una via e un comune diverso dal mio!! 
Adesso sono anche colpita dal q.i. del postino e vorrei conoscere chi fa le assunzioni alle poste italiane. Bravi. Potevate dargli una cartina almeno... però uno che confonde i comuni e non sa leggere i nomi delle vie... licenziatelo!
Un'altra cosa... come sapete, non abito esattamente in centro città e per arrivare qui, si deve fare anche un pezzo di strada sterrata (grazie all'impresa inadempiente)... quindi, mi chiedo ma chi ce lo ha portato qui il postino?! Cosa ti eri bevuto o fumato? O sei proprio uno di quelli stronzi, che buttano le lettere o si fregano i pacchi?

Poi vengono altre cose belle.
Io avrei potuto fregarmene di tutto, aprire il pacco e tenermi il contenuto. Invece, siccome sono una che compra online e quindi quel pacco avrebbe potuto essere mio, ho pensato di mandare un'email alle poste italiane, spiegando l'accaduto. Non mi hanno risposto.
Poi ho cercato la tipa su internet e su facebook, ma nulla... non è una che vive online. Tipo me, che se scrivi il mio nome, credo spunti la mia pagina facebook... non è il primo link, ma c'è.
Poi ho contattato direttamente la De Agostini, mittente del pacco, e ho detto loro se contattate la vostra cliente e le date il mio numero, ci mettiamo d'accordo e se lo viene a prendere... sapete che mi hanno detto? Che non possono contattare la cliente!! Mi chiedo se la risposta sarebbe stata la stessa, se la cliente avesse dovuto dare loro dei soldi... 
La loro risposta è stata o mi tengo io il pacco o vado alla posta e lo rifiuto... cioè io devo andare a fare la fila alla posta per restituire un pacco che un postino deficiente ha lasciato davanti casa mia e non c'è nemmeno nessuna evidenza che lo ha consegnato a me.
Ho trovato questa cosa davvero rappresentativa, ancora una volta, dello schifo di posto in cui abitiamo... 
Le poste italiane dovrebbero vergognarsi, ma soprattutto la De Agostini... quella è una vostra cliente che credo avrà pure pagato per quel pacco e voi non le fate nemmeno una telefonata. Mah.

A questo punto, quando avrò tempo andrò alla posta... nel frattempo... signora E.P. che abiti a Viagrande e che aspettavi un pacco dalla De Agostini, se leggi qui, lascia un commento.

giovedì 2 febbraio 2012

I colori di questi giorni



La prima foto è di ieri pomeriggio (anche la seconda, che è solo un particolare ingrandito, in cui ho tolto il palo della luce e quel simpatico signore con il cappello). Quella nuvola rosa nel cielo era irresistibile. 
La foto non è bella come l'originale, però mi piace pensare che non faccia nemmeno tanto schifo.
Che sono affascinata dai colori della mattina presto, poi, non è una novità.
La terza e la quarta foto sono state scattate alle 7,30 circa di questa mattina a pochissimi secondi di distanza. La prima ha la modalità "alba" attivata, la seconda no.
Di tutte le foto ho evidenziato i contorni.
Le ho scattate con il mio cellulare, di cui ho finalmente capito come si usa lo zoom. Non che fosse fondamentale, ma... 


Siccome, tanto per cambiare, ho l'influenza e ho un po' di tempo libero, ieri ho passato un po' di tempo anche a "giocare" con alcune foto scattate a Londra. Ecco il risultato.

National History Museum

National History Museum


Madame Tussaud's.

Mi ricordassi dove è stata scattata!!

Mi ricordassi dove è stata scattata!! Credo dalle parti di Piccadilly Circus.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il senso dei film che non colsi

Il senso dei film che non colsi è il tag rappresentativo di tante serate con amici. Infatti, c'è una qualche legge di natura per cui, quando in videoteca scegliamo il film da guardare insieme, ovviamente scegliamo il più brutto, o meglio il meno affine ai nostri gusti, oppure il più pesante, che non si addice per una serata dopo diverse ore di lavoro e la palpebra che cala già di suo, oppure quello dal senso meno comprensibile, che rimani lì a chiederti ma che cosa avrà voluto dire
Quelli dal senso meno comprensibile sono i miei preferiti, perché inevitabimente portano a un dibattito, dal quale usciamo ognuno con le proprie idee, più o meno strampalate circa il senso recondito del film.
Talvolta un solo film è la combinazione delle tre caratteristiche sopra citate.

Tra i film il cui senso non colsi, scusandomi in anticipo con chi ne capisce più di me e probabilmente leggerà un'indegna descrizione del suo film preferito, oggi voglio ricordare:


 
Esempio di film che raccoglie tutte le caratteristiche sopra citate.
Ho letto che è una sorta di film cult... quando lo abbiamo visto, io sono rimasta l'unica sveglia e non so bene nemmeno perché. 
La locandina è fuorviante, ti fa pensare a qualcosa che c'entra con la fantascienza, lo spazio, ecc. E invece, per tutto il film, un tizio parla con i colleghi, in una stanza squallida (cosa che ti induce al sonno profondo). Praticamente parla solo lui (altra cosa che ti fa rapidamente volare tra le braccia di Morfeo), rivelando, a poco a poco, di essere stato Cristoforo Colombo, Gesù e l'uomo di Cro Magnon! Devo ammettere che quando ha detto di essere stato Gesù, ho dovuto svegliare la mia amica per condividere tale notizia esilarante.
 
Due film d'azione che non mi sono piaciuti per niente, che trovo solo brutti e per i quali non trovo nemmeno le parole per descriverli.

Non è un film brutto, anzi tra tutti, per me, è il più bello, ma l'ho trovato abbastanza insulso.
La bella e giovane Amanda Seyfried viene ingaggiata dall'insicura Julianne Moore, per sedurre il marito il professore Liam Neeson, per accertarsi che lui la tradisca. 
Già qui iniziano le insulsaggini... bah, sarà che io non pagherei mai nessuno per tentare di portarsi a letto mio marito solo per essere certa che lui lo farebbe. Comunque... è un film.
La bella e senza peli sulla lingua Amanda porta avanti egregiamente il suo compito e seduce il prof. dando accurate descrizioni alla moglie di come se lo scopa. 
Ben presto, si capisce però che tra le due donne c'è un'attrazione per cui finiscono a letto insieme. A questo punto, Julianne vorrebbe smettere e vorrebbe che Amanda si togliesse dai piedi, ma... ricordate Attrazione fatale? 
Beh, nessun coniglio, ma, come si vede dalla still qua sotto, più o meno...

Glenn Close e Michael Douglas in una scena di Attrazione Fatale.


Di certo nemmeno di questo non si può dire che sia un film brutto. 
Poi Christina Ricci è mezza nuda per tutto il film e questo piacerà a molti esponenti del sesso maschile. Personalmente, la preferisco quando interpreta parti da viva.
In certe parti il film è un po' splatter, alcune scene mi fanno venire il voltastomaco solo ricordandomene e trovo che siano state messe lì abbastanza gratuitamente... ne potevano fare a meno, a mio avviso.
Però il senso non mi sembra per niente chiaro. Cosa avranno voluto dire? 
Che Liam Neeson era un pazzo che drogava e seppelliva vivi i suoi morti?
Che esiste una vita dopo la morte e che Liam Neeson era solo un poveretto in grado di comunicare con queste anime in pena?
Ma, soprattutto, lo avete notato che Liam Neeson ha anche la foto del bambino suo discepolo? E che ci fa lì... non sono tutti i suoi morti quelli?