martedì 30 aprile 2013

Perché altri idioti non ci caschino

Qualche giorno fa, sono stata contattata da una signorina dall'accento straniero, che chiamava da nun numero di Milano, dalla BT Italia (British Telecom Italia)... memorizzate questo nome!!
Dopo aver vinto le mie diffidenze iniziali dovute al fatto che non avevo mai sentito parlare di questa compagnia, dicendomi di far parte della Telecom ("Non vede che abbiamo lo stesso nome!"), mi ha fatto una proposta allettantissima, che prevedeva il passaggio al loro operatore del mio numero fisso (al momento gestito da Telecom Italia) e di 3 schede SIM di mia proprietà e mi assicurava che, con soli 60 euro al mese, avrei avuto
- dalla linea fissa, telefonate urbane e interurbane illimitate, internet h24 e un cospicuo numero di minuti per parlare verso cellulari
- dalle 3 schede SIM, 1000 minuti al mese per parlare con altri cellulari e numeri di rete fissa e internet
- 3 smartphone.
E' un'offerta quasi irrifiutabile (per chi usa il telefono). In aggiunta, la signorina mi ha assicurato che la BT Italia si sarebbe fatta carico di qualunque penale avessi dovuto pagare per la disdetta dei miei contratti in essere.
Una volta appurato che l'offerta è interessante, arriva il primo problema. Per poter accedere all'offerta, la signorina mi ha detto che era necessario fare la registrazione telefonica, dato che si trattava di una promozione. La registrazione telefonica è avvenuta con l'operatrice che parlava a velocità supersonica, cosa che, unita al marcato accento straniero, ha reso il tutto quasi incomprensibile. La tipa mi ha assicurato comunque l'invio del contratto entro poche ore, in modo da poter verificare e eventualmente esercitare il diritto di recesso entro 10 giorni, senza nessun costo.
Secondo problema. Dopo qualche ora, mi ha ricontattato dicendo che le servivano alcuni dati per perfezionare il contratto, come la copia della carta di identità e una copia della bolletta dell'operatore telefonico,assicurandomi che, dopo pochi minuti, mi avrebbe inviato il contratto. Fiduciosa (mai più!), ho atteso invano l'arrivo del contratto. 
Nel frattempo, ho cercato informazioni e, purtroppo, ne ho lette di cotte e di crude sulle truffe portate avanti da questa azienda. Oltretutto, ho appurato che non fa parte di Telecom anche se si spaccia per un ramo della nota azienda.
Dopo tre giorni, li ho contattati richiedendo il contratto e mi hanno detto che avevano problemi tecnici e non avrebbero potuto inviarlo, allora ho minacciato la disdetta, se non l'avessero mandato entro 20 minuti. Ho ricevuto il contratto dopo un minuto scarso e, purtroppo, ho visto i miei timori divenire realtà.
Infatti, le condizioni descritte dalla signorina non corrispondevano a quelle sottoscritte: la signorina,  aveva convenientemente omesso di specificare che ci sono anche dei costi di attivazione, che i 60 euro sono iva esclusa (ma questa è la cosa minore) e che i 1000 minuti al mese a disposizione per le chiamate dai cellulari sono diretti solo agli altri due cellulari della "rete", le altre telefonate si pagano... ovviamente, essendo i cellulari in uso due a me e uno a mio marito, è chiaro che non me ne frega niente di avere 1000 minuti per parlare con me stessa e con mio marito con cui vivo.
Oltretutto, il contratto era allegato ad un'offerta che riportava in ogni pagina la dicitura "valida sino al 31/03/2013" e questa cosa è successa il 26/04/2013, quindi l'offerta allegata era scaduta; in più, nella clausola del recesso, il contratto riporta che anche in caso di recesso possono essere addebitate spese di attivazione (cosa completamente diversa da quella che mi era stata detta inizialmente).
Ho inviato subito il recesso. Ma sono preoccupata perché ho letto che questi "signori" portano avanti le pratiche anche in caso di recesso e poi addebitano costi abnormi.
Ho contattato la Telecom e gli operatori delle mie SIM, ricevendo risposte sconfortanti, infatti, anche se li ho messi a conoscenza del recesso, mi hanno detto che comunque eseguiranno qualunque richiesta gli verrà fatta dalla BT Italia a mio nome. 
Quindi rischio di ritrovarmi con telefono fisso e linee mobili staccate.
Rettifica successiva: la Telecom ha voluto in copia la lettera di recesso via fax e, almeno secondo gli operatori del call center con cui ho parlato, non dovrebbero accettare le eventuali richieste della BT Italia. Vodafone, invece, mi ha detto che se ne fregherà del recesso di cui li ho messi a conoscenza e allora, su consiglio di un'associazione di consumatori, ho mandato una raccomandata, diffidandoli dal portare avanti le eventuali richieste di BT Italia. Se lo farà comunque, dopo oltre dieci anni, in Vodafone non torno più. Wind, invece, mi ha detto che, dal momento che le SIM non sono intestate a me ma a mio marito e mio padre, non procederà con alcuna richiesta senza il consenso degli intestatari (e speriamo sia vero).

In definitiva, diffidate da questo call center di Milano che vi contatta promettendo offerte irrifiutabili. Se sono irrifiutabili è perché non son vere.




venerdì 26 aprile 2013

Scarpe strane (4)

Era da un po' che le scarpe strane/orribili, secondo la mia umile opinione chiaramente, non facevano capolino su questo blog. Così oggi, ne propongo qualche altro modello. 

Queste scarpe mi ricordano vagamente la carrozza di Cenerentola e un antico servizio di piatti e tazzine da caffè rinvenuto in un vecchio baule molti anni fa, ma sono scarpe di alta moda. Da ignorante in fatto di moda quale sono, ho appena scoperto che esiste questa fashion house di nome Miu Miu e che, sempre recente scoperta, fa parte del brand Prada. In ogni caso, a parte che non oso nemmeno immaginare i prezzi,  queste creazioni non fanno proprio per me. Vorrei precisare che non le trovo proprio orrende, perché posso anche ipotizzare che possano star bene a qualche piede, in qualche contesto particolare, ma di certo non sono il mio genere.

Julian Hakes shoes
Anche queste non penso siano orrende, tutt'altro, ma, di certo sono strane e, ancora una volta, non il mio genere. Però mi piacciono i colori e anche l'originalità delle forme.


Le due scarpe qua sopra, evidentemente destinate a un'utenza anagraficamente al di sotto dei dieci anni circa, le trovo interessanti. In particolare il secondo paio, decorato con palloncini, cosa che, oltre a essere originale, merita un riconoscimento dato che il riciclare forse un giorno salverà il pianeta.

Segue una sfilza di scarpe all'incirca orrende, di tematica varia (animali, frutta, ecc.), che non riesco nemmeno a pensare possano essere indossate da qualcuno.




 Questi orrori ricordano le scarpe con le zanne di uno dei post precedenti. Anche queste, non riesco a pensare che qualcuno possa decidere di indossarle.
Tornano le scarpe a forma canina, già citate, sebbene in differenti modelli, nei post precedenti della rubrica. Onestamente, pur amando i cani (molto), mi chiedo cosa mai può spingere a indossare tal tipo di scarpa.





mercoledì 24 aprile 2013

Contest letterario horror di Sangue sul muro

Questo è il secondo contest letterario a cui partecipo e, non a caso, si tratta di horror.
Qualcuno (tipo te, mamma!) potrà riconoscere un mio racconto di qualche anno fa, che ho dovuto editare pesantemente per portare i circa 28.000 caratteri ai 4.000 che non dovevano essere superati per partecipare al concorso. E' stato un lungo e duro lavoro, che, tutto sommato, mi è piaciuto e, forse, il racconto ci ha pure guadagnato.


La strada riflessa negli occhi

Per l'immagine, che ci sta troppo bene, si ringrazia Sangue sul muro.


Dal bivio, se seguo il cartello blu, sono solo 14 km. Azzero il contachilometri parziale.
Osservo la strada che mi porta a casa. Il manto stradale è pieno di crepe. Cumuli di foglie roteano al vento e rottami ferrosi si raccolgono a mucchietti. Ai lati, la vegetazione fitta a tratti si dirada per lasciare spazio a chiazze nere di terra bruciata. In lontananza, un casolare rosso.
Nonostante siano passati oltre venti minuti, non ho incrociato nessuno: davanti a me, la strada è una lunga linea retta deserta.
A un tratto vedo una bimba. Rallento.
Cammina, incurante delle foglie che le sbattono sul viso, senza alzare lo sguardo.
- Hey tu!
Si gira. Ha i capelli biondi, tenuti da una fascia verde. È scalza e indossa una camicia da notte bianca.
Mi guarda con occhi tristi. Io abbozzo un sorriso. Lei tituba leggermente, poi riprende a camminare con lo sguardo rivolto verso il basso.
Scendo dalla macchina e la fermo. Guardo i suoi grandi occhi verdi dalle ciglia lunghe e nere e mi sembra quasi di guardarmi allo specchio.
- Non pensavo mi potessi vedere!
Mi dice, sottovoce, come se mi stesse rivelando un segreto. 
Istintivamente, sono scossa da un violento brivido e sorrido incerta. La prendo per mano e la porto in macchina. 
Riparto.
- Lasciami qui. Forse sei ancora in tempo.
Mi dice, poco dopo, implorante. 
Le accarezzo una guancia, pensando che dovrò portarla alla stazione di polizia e forse anche da un medico.
Solo in quel momento, mi accorgo che la strada si è ristretta fino a diventare un viottolo, che mi ha portato al casolare rosso che avevo visto prima.
Come è possibile?! Dovremmo quasi essere a casa. 
Guardo il contachilometri parziale e un brivido mi percorre dalla testa ai piedi. Indica 140 metri.
- È troppo tardi.
Dice la bimba, sussurrando, come se parlasse a se stessa. 
Poi scende dalla macchina, dirigendosi verso il casolare.
- Abiti qui?
Le chiedo. Mi fa cenno di seguirla.
- Non hai capito?
Mi dice, invitandomi a entrare.
In una grande stanza ci sono otto donne, sedute e sdraiate, silenziose, con espressioni tristi e sguardi assenti, come in contemplazione di qualcosa di molto lontano.
Girando tra loro, incuriosita, urto inavvertitamente una donna stesa per terra. Chiedo scusa, ma lei, sdraiata su un fianco, con una mano appoggiata sulla gamba e gli occhi sbarrati, non si muove di un centimetro. Un brivido mi percorre la schiena. La tocco. È durissima e fredda come una statua di marmo.
Non mi ci vuole molto per capire.
Urlo, in preda al terrore. Mi avvicino ora all’una ora all’altra, toccandole. Tutte in posa, immobili statue di marmo.
Poi la vedo.
La bimba è seduta appoggiata al muro, con le ginocchia piegate e le braccia attorno alle gambe. Ha lo sguardo perso fuori dalla finestra. Non ho bisogno di toccarla per sapere. Mi accascio accanto a lei e piango.
Infine, mi parla, da dentro me.
- Capisci adesso?
La guardo e poi mi guardo. La camicia da notte bianca, i riccioli biondi, i piedi scalzi.
E, all’improvviso, ricordo.
L'uomo mi stringe forte e mi costringe a salire in macchina. Mi lega attorno alla testa una fascia verde a coprirmi gli occhi e parte a razzo. Dalla fascia un po’ ci vedo, la strada è lunga e dritta. La riconosco, è una strada chiusa al traffico, ci sono stata con papà, un giorno che c’era un vento tremendo, la bici si è rotta e abbiamo lasciato là i rottami.
La macchina rallenta. C'è un cartello blu con scritto “14° km”. Si ferma poco dopo, davanti a un casolare rosso.
Ho otto anni. Non mi accorgo nemmeno quando mi uccide. Poi mi spoglia, mi lava e mi mette la fascia verde a coprire il foro della pallottola. Mi mette una veste bianca e mi porta dentro al casolare, mi siede appoggiata al muro, con il viso rivolto alla finestra, quindi passa più volte sul mio corpo un pennello inumidito.
Poi si sofferma sugli occhi. E vi passa lentamente il pennello bagnato, fermando per sempre la strada oltre il vetro, nel riflesso dei miei occhi verdi che non vedranno mai più.



Grazie per aver letto sin qui.
Se vi va, ditemi cosa ve ne pare.
Se il racconto vi piace, votatemi. E, se non vi va di votare, fa lo stesso.
Per tutti gli utenti facebook, il racconto si trova qui. Per votarlo, basta mettere un mi piace (se fate mi piace anche sulla pagina Sangue sul muro, il voto vale di più).
Per i non utenti facebook, non so cosa accade cliccando sul link... :)


giovedì 11 aprile 2013

Dove arriveremo?

Ne leggo sempre di nuove... poco fa mi sono imbattuta in questa.
Beh, notizie nuove non sono, ma scioccanti sì. 
Mercato del sesso con animali... ma dove siamo arrivati? Ma quanto schifo fa la razza umana?
Nel  mio essere sempre ingenua come Heidi, quando qualcuno una volta mi raccontò di ragazzini che stupravano galline, rimasi sì scioccata, ma attribuii questo comportamento anomalo e perverso al fatto che questi ragazzini avevano problematiche di vario tipo. Invece, qua non si parla di ragazzini che vivono in residenze psichiatriche, ma di un mercato che coinvolge sicuramente persone che magari sembrano normali e rispettabili. 
Non ho rispetto per chi maltratta gli animali e bambini e, in generale, chi maltratta e abusa degli altri, in particolare di quelli che non possono difendersi per qualunque ragione.
Ogni tanto mi sembra di vivere in un universo parallelo e penso no, ma dai, non è possibile che succedano queste cose, adesso mi sveglio...


Questo non è un cane maltrattato, ma è il nostro amorino. Tenero come un bambino, desideroso sempre di compagnia e contatto umano. Ama dormire appoggiato alla mia coscia. E' un pelouche.

venerdì 5 aprile 2013

Behind the scenes (1)

Ho detto varie volte in questo blog che mi piacciono molto i dietro le quinte e, in generale, quello che sta "dietro" un film. 
Mi ha sempre affascinato l'idea che delle scene, girate singolarmente e spesso nemmeno in ordine cronologico, poi, montate insieme, diano origine a un prodotto unico. 
Da piccola, quando pensavo che un film lo si girasse in ordine cronologico, così come lo vediamo nel prodotto finito, senza ripetizioni di scene per riprendere diverse angolazioni o perché al regista non è piaciuto il primo take e senza un contorno assai distraente quale decine di persone addette al montaggio, alle riprese alle luci, alla scenografia, ecc., mi chiedevo spesso in particolare due cose: come facessero gli attori a a) non innamorarsi, se protagonisti di una intensa storia d'amore, b) non terrorizzarsi se protagonisti di un film dell'orrore.























Nella mia beata ignoranza di bambina, assai lontana dal mondo del cinema oltretutto, non avevo idea che, ad esempio, gli attori, invece di baciarsi al tramonto sulla prua di una nave, si potessero trovare invece su una piattaforma meccanica, in una location tutt'altro che romantica con, sullo sfondo, una parete verde che diventerà, poi, il cielo rosa/viola/blu romantico o che, se un attore faceva una faccia spaventata in un film horror, magari non stava vedendo davvero la scena che vediamo noi nel film.



















Infatti, in particolare, a suo tempo, mi ero chiesta come fosse stato possibile per Danny Lloyd, il bambino di Shining, girare un film terrorizzante come quello, senza morire di paura. Chiaramente, con il senno di poi, immagino che sia ovvio che, con un bambino così piccolo impegnato in un film così "di paura", ci siano stati un po' attenti a non farlo spaventare, così come ho riportato in un post precedente interamente dedicato a Shining, che è uno dei miei film preferiti. E ricordo anche di aver visto un'intervista fatta al bambino, dalla quale era chiaro che lui non avesse la minima idea di essere protagonista del film horror più terrificante di tutti i tempi.


Le gemelle, filmate separatamente dal bambino... quindi, no... quando Danny ha guardato in avanti e ha fatto una faccia spaventata di fronte alla scena terrificante  della foto sopra, in effetti non ha visto quello... per fortuna sua.