giovedì 23 maggio 2013

Chochosan e i miei ricordi



Questo è il Teatro Massimo "V. Bellini" di Catania.
Ammetto -  con somma vergogna - di essere entrata per la prima volta a 41 anni nel principale teatro di Catania e sono rimasta incantata, a guardare in su come una bambina che guarda estasiata il cielo e le nuvole sopra di lei per la prima volta.
Le foto non rendono piena giustizia, anche se mi piacciono molto.




Abbiamo visto Madame Butterfly
Non sono un'esperta in fatto di opere liriche (anzi direi che sono molto ignorante in merito), ma questa è una delle poche di cui conoscevo abbastanza bene la trama, perché mia zia me la raccontava spesso, così come mi raccontava di tante altre cose e mi cantava vecchie canzoni di Domenico Modugno e Renato Rascel, che io mi ritrovo a sapere a memoria senza essere mai stata fan (!). 
Così, da piccola, ascoltavo affascinata di questa povera donna giapponese che, abbandonata dal cattivo americano, si uccideva facendo harakiri... anche se Chochosan tecnicamente commise lo jigai (che è la "versione femminile" dello harakiri).
Quindi, ho assistito a questa rappresentazione anche con il cuore, pensando alle sue parole di tanto tempo fa. E, sarà anche per questo, mi è piaciuta molto.


mercoledì 15 maggio 2013

Per fortuna non è il Bates Motel


Bates Motel - Psycho

L'albergo è una chiesa sconsacrata e ristrutturata e si trova fuori dal paese. 
Questo particolare rende il luogo affascinante e misterioso.
Quando arrivo, non mi sembra esserci nessun altro e, quasi a conferma del pensiero di essere unica ospite della notte, il giovane albergatore mi consegna la chiave della stanza numero 1, proprio in prossimità del portone e alle spalle della hall. 
Pensieri vaghi di albergatori carini e gentili che poi accoltellano giovani donne nella doccia si affacciano alla mia mente (malata).

Norman Bates - Psycho

La stanza è grande e confortevole, anche se sa di chiuso e, a parte alcuni quadri colorati sulle pareti, l'arredamento è poco moderno, ma nuovo e dignitoso. 
Scendo al ristorante per la cena e la mia impressione di essere capitata nell'albergo di Psycho muta radicalmente. La sala è molto carina e confortevole. Il personale è molto gentile e affabile, sorride, chiede come va e gli ospiti sono diversi e sembrano conoscere bene il posto e tutti loro. Mi sembra di essermi imbucata in una cena tra amici. 
Alla TV, Ficarrra e Picone a Striscia La Notizia... c'è un servizio su uno dei soliti carlatani che promettono la cura alle malattie con acqua sporca e un paio di preghiere... ma la colpa è della gente idiota che dà soldi a questi imbroglioni... Ecco, oltre a mettermi a fare collanine sulla spiaggia, potrei improvvisarmi guaritrice, un domani (Ma anche no), quando sarò completamente demoralizzata e smetterò di andare in giro a svendere consulenze.
Il cibo è squisito ed è un peccato che io non abbia affatto fame, infatti, cosa non da me, non riesco a finire nessuna delle due portate e rinuncio al dolce che, se lo standard è sempre quello, di sicuro è una bontà.
Per la stanchezza, rischio di addormentarmi sul piatto di orecchiette al pistacchio e me ne vado in stanza, dove crollo tempo tre minuti, senza nemmeno la voglia di telefonare a marito/amica/mamma.
Le uniche azioni che riesco a compiere sono mettermi il pigiama e adagiare la sedia contro la porta... sempre perché, anche se probabilmente questo non è il Bates Motel, nel caso qualcuno tentasse di aprire la porta, almeno io lo sentirei. Lo so, ho sempre pensieri positivi e di fiducia estrema negli sconosciuti.
Dopo essermi tolta le scarpe comodissime che ho tenuto tutto il giorno, mi rendo conto che sono talmente comode che non mi sono nemmeno accorta di una papola improvvisamente dolorante. Ma, come dicevano i Pooh, ci penserò domani. Alle 22.30 dormo già come un ghiro. 
Questa mattina, che avrei potuto svegliarmi alle 7.45, mi si sono spalancati gli occhi alle 5.30 e sono sveglia da allora. Ora son già le 7 e devo decidere se rimettere le scarpe da femmina comodissime ma subdole recidi-piedi oppure mettere le scarpe da ginnastica, certamente più comode, ma fuori luogo con il maglioncino elegante e il mio ruolo di oggi.


mercoledì 1 maggio 2013

Percorso naturalistico Vecchia Ferrovia - Acireale (CT)

Grazie al consiglio di alcuni amici, siamo stati qui.
E io consiglio quelli che abitano in zona di farci una capatina.
E' una passeggiata semplice (3 Km) e suggestiva, in mezzo alla vegetazione, percorrendo la vecchia ferrovia che conduceva a Messina, completata nel 1912 e dismessa negli anni '60.
Il sentiero si affaccia sulla Timpa di Acireale (Timpa Falconiera).

Circa 300 metri dopo il semaforo, scendendo verso Santa Tecla (prima di arrivare alla curva dove c'è quel locale che una volta era La Vela), sulla sinistra, poco dopo un benzinaio e all'altezza di una traversa, si trova questa insegna. Che però non si nota. C'è anche un buco nel muro, che non si nota nemmeno. Comunque, è dal quel buco che si entra.

Appena entrati nel "buco" nel muro sulla strada provinciale, si passa sotto un passaggio e poi si va a destra... quindi ci si immette nel percorso della vecchia ferrovia, verso Messina. Della ferrovia sono rimaste solo alcune traverse. E le gallerie.

In alcuni punti ci si affaccia su panorami bellissimi.


Data la vegetazione, a tratti molto folta, consiglio di mettersi i jeans e scarpe da ginnastica comode. No pantaloncini corti e nemmeno scarpe dalla suola inesistente... in molti tratti si cammina su pietre molto irregolari, a me (che avevo un paio di scarpe tipo Converse) sembrava di camminare scalza sulle pietre aguzze!





Le gallerie... ce ne sono tre. Solo l'ultima, secondo me, è un po' più "impegnativa" (oltre 400 metri) perché si resta al buio fitto per un po'. Allora, portate assolutamente delle torce e astenetevi dall'imboccarla se avete troppa paura del buio!! 


Percorrere questo sentiero in mezzo alla natura, mi ha ricordato il film "Non ci resta che piangere"... chissà se questa strada ci condurrà a Frittole nel "quasi millecinque"!





Qui finisce il percorso naturalistico. Se volete, il cancello è superabile molto facilmente, girandoci intorno in un punto, e potete andare in strada (zona Santa Maria Ammalati). La durata del percorso è, in totale (andata e ritorno), 3 ore scarse, camminando piano, con cane e bambini, e fermandosi pure un bel po' per pranzare.


Pillo, alla fine del percorso (andata) si è coricato a terra stremato e voleva addormentarsi. Il marito lo ha portato in braccio per un po'. Da quando siamo rientrati si è addormentato e non lo svegliano nemmeno le bombe fino a domani mattina!

Per chi non ha cliccato sul link all'inizio del post, copio qui quello che c'è scritto, è interessante!! E leggete pure il secondo link!!

Sulla SS114, in corrispondenza dell’ingresso per Acireale, si imbocca la strada che scende verso il mare in direzione S. Tecla. Percorsi circa 300 metri dal semaforo, l’inizio del sentiero, difficilmente riconoscibile, si apre sulla sinistra, di fronte alla Via Malascesa. Alcuni brevi tornanti piuttosto ripidi consentono di raggiungere l’antico tracciato di una ferrovia dismessa, caratterizzato dalla presenza di tre tratti in galleria. Si attraversa una parte della Timpa poco antropizzata (timpa del Belfrontizio e timpa Falconiera) che offre ampi scorci sugli imponenti canaloni a strapiombo e un magnifico panorama sulla costa in un’area di grande ricchezza vegetazionale. Piccoli lembi di boschi termofili a Quercia virgiliana si alternano alla macchia mediterranea ed ai "giardini" di limoni, coltivazioni tipiche della zona. Sulle creste rocciose e lungo il tracciato si scorge l’Euphorbia arborescente, arbusto emisferico che, come adattamento al prolungato periodo di siccità, perde le foglie nei mesi estivi per rivestirsi di verde a partire dall’autunno. L’impronta dell’uomo si rinviene anche osservando alcune essenze esotiche naturalizzate: il Fico d’India e l’Ailanto, quanto mai presenti nella vegetazione naturale della Timpa.

Percorrendo questo sentiero è possibile osservare in volo la Ghiandaia, il Gheppio e la Poiana.

La prima parte del tracciato è abbastanza disagevole in quanto il sentiero è parzialmente ostruito da roveti. In questo tratto si incontra una grotta lavica visibile sia a destra che a sinistra del percorso. Queste grotte sono costituite da un tunnel lavico, una conduttura isolante che permette alla lava di raggiungere anche notevoli distanze dal punto di emissione. La lava raffreddandosi nelle sue parti più esterne, crea dei solidi argini laterali che, crescendo verso l’alto, si congiungono formando un tetto. La genesi della grotta è legata allo svuotamento del tunnel lavico che può avvenire durante o al termine dell'eruzione. Questa grotta si presenta con un discreto sviluppo ed è caratterizzata dalla presenza di tipici rotoli di lava alla base delle pareti generate dal repentino raffreddamento dell’interno del tunnel lavico ed il successivo distacco dalla parete di una lamina di lava che si accartoccia alla base. Proseguendo si incontra la prima galleria, da questo punto in poi il sentiero diventa agevole e privo di ostacoli. Il tratto in galleria è interrotto da ampi canaloni che solcano il costone roccioso. Le gallerie lasciano di volta in volta il passo a splendidi punti di osservazione dove è possibile ammirare un vasto scorcio della costa ionica e la base della Timpa di Santa Tecla, una ampia zona pianeggiante, interamente ad agrumeto, costituita da terrazzi marini e depressioni colmate con materiale alluvionale e frane.

L’ultima galleria, con uno sviluppo complessivo di 468 m, è la più lunga ed affascinante. Su una chiave di volta è inciso l’anno di conclusione dei lavori di costruzione di questo incantevole tratto di ferrovia: 1912. Notevole è la qualità costruttiva del manufatto che ad oltre un secolo di distanza si presenta intatto. L’interno delle gallerie è interamente rivestito di basolato lavico che, oltre ad ornarne la volta, assolve una importante funzione statica. Oltrepassate le gallerie si prosegue lungo il sentiero fin quando si incontra un cancello. In questo ultimo settore la scarpata è addolcita da una ampia fascia a pendenza più blanda, costituita da colate laviche storiche.


E’ questo il momento di tornare indietro e ripercorrere in senso inverso questo splendido tracciato.