venerdì 31 gennaio 2014

Walled In (2009), Murata viva


Walled in (Murata viva) è un film del 2009, che ha per protagonista la giovane Sam, interpretata da Mischa Barton (la Marissa Cooper di The O.C.). 
Sam è ingegnere ed è stata incaricata di fare dei controlli in un vecchio palazzo, affinché si possa procedere con la sua demolizione. Nel palazzo, Sam fa la conoscenza dei pochi che lo abitano, tra cui Jimmy, un ragazzino un po' strano che si prende una cotta per lei e che le racconta la storia dell'edificio, costruito da un certo Malestrazza e delle misteriose sparizioni. Sam scopre quindi che delle persone sono state murate vive tra le mura del palazzo, tra cui il padre di Jimmy, e che lo stesso Malestrazza è scomparso.


Le atmosfere sono molto cupe, i colori grigi e marroni.
Mi ricorda un po' Dark water, un bel thriller dall'atmosfera cupa, anch'esso ambientato in un vecchio edificio.

Ammetto di non aver capito molto bene la fine, non ho ben chiaro chi è "il colpevole" e perché.
O meglio, il colpevole c'è e forse è tutto "lineare" come sembra.
Mischa Barton, carina come sempre, con un look acqua e sapone e in jeans e maglietta, devo dire che - anche se lei mi piace abbastanza - mi è sembrata un po' fuori posto in questo ruolo, forse perché dimostra molti pochi anni e che possa avere un qualche ruolo di responsabilità è poco credibile... anche se è ideale dato che il ragazzino deve invaghirsene.
Il ragazzino, Jimmy, è interpretato da Cameron Bright, lo stesso di Godsend... lui invece l'ho trovato perfetto nel ruolo, secondo me lo sa fare bene il ragazzino inquietante e disturbato.
Non posso dire che è nella lista dei miei film preferiti, ma di certo è un film che "si fa guardare", anzi, da me, si è fatto guardare ben due volte! 

Qui la pagina imdb.

giovedì 30 gennaio 2014

Io non insegno, imparo… perché l'amore si impara - Leo Buscaglia

Ho letto una cosa del tipo "C'è un libro che ti ha cambiato la vita?"
Me ne sono venuti in mente alcuni, letti tra i 14 e i 15 anni, che, per un motivo o per un altro, penso mi abbiano cambiato la vita.
Uno di questi è "Un uomo" di Oriana Fallaci, che mi ha sconvolto e aperto i miei occhi di Heidi sulle brutalità che possono essere commesse verso un essere umano.
Gli altri due sono "Parlami d'amore" di M. Quoist e, soprattutto, "Vivere, amare, capirsi" di Leo Buscaglia.
Ed è di quest'ultimo che scrivo qui.


"Sono sopraffatto dalla gioia di venire presentato da qualcuno che sa pronunciare il mio nome. Mi piace parlare del mio nome perché è uno di quei bei nomi italiani che contengono mezzo alfabeto. Si scrive B-u-s-c-a-g-l-i-a e si pronuncia come Dio vuole. La cosa più divertente che mi sia mai capitata col mio nome è successa una volta che feci una telefonata interurbana. La linea era occupata e la centralinista mi disse che mi avrebbe richiamato appena possibile. Quando richiamò, mi disse: «Per favore, avverta il dottor Box Car che c'è la sua comunicazione». «Può essere Buscaglia, per caso?» domandai. E lei: «Signore, può essere qualunque cosa»".


Leo Buscaglia doveva essere una persona fantastica. 
Dal nome italianissimo e di cui andava fiero, Felice Leonardo Buscaglia, era un californiano di origini italiane. 
Nel suo "Vivere Amare Capirsi", Leo racconta molto di sé, delle "stravaganti" abitudini della sua famiglia di origini italiane, dei suoi corsi sull'amore e della sua passione per la gente, con il fine di illustrare l'importanza dei rapporti con gli altri. In questo libro ci sono pezzi di vita, considerazioni e citazioni, raccontati con estrema semplicità e tanta simpatia, condite da altrettanta gioia di vivere. 
Così, attraverso la lettura di questo bellissimo libro, scopriamo che Leo era, oltre che uno scrittore, anche un docente universitario di pedagogia, ed era famoso per i suoi corsi (anomali corsi universitari senza votazioni) che avevano per oggetto l'amore, l'amore inteso nel senso più ampio e vero del termine, inteso come rapporto con gli altri. 
"Love", un corso nel quale si stava seduti per terra su tappeti a confrontarsi e del quale Leo diceva "Io non insegno, imparo… perché l'amore si impara". 
Leo racconta che c'era una giovanissima studentessa che seguiva sempre con interesse i suoi corsi, ma un giorno non la vide più… qualche giorno dopo seppe che, studentessa brillante e apparentemente senza alcun problema, si era suicidata. Questo avvalorò la sua convinzione di voler aiutare gli altri, attraverso questi corsi finalizzati alla crescita e all'evoluzione individuale. 
Questi suoi corsi non ebbero subito molto seguito, racconta che il primo anno (a fine degli anni '60) gli iscritti furono solo una ventina, ma poi le cose cambiarono…

"Vivere Amare Capirsi" racconta di rapporti umani: dell'amore per gli altri e dell'importanza di saperlo dimostrare. 
Sono tanti gli insegnamenti che il libro dà, per chi li vuole apprendere (come lui stesso dice "impara solo chi vuole imparare"). 
Leo, attraverso la citazione di Antoine de Saint Exupery e del suo "Piccolo Principe" (il passo della volpe), ci ricorda che "l'essenziale è invisibile all'occhio e non si vede bene che con il cuore". 
Ci racconta, attraverso le sue esperienze, che ridere è importante e anche essere ogni tanto un po' matti… 
"Vivete in modo un po' matto. Una volta tanto. E vedrete che cosa succede. Illumina la giornata". 
Soprattutto, ci insegna che la vita vale la pena di essere vissuta, sempre. Che le relazioni con il prossimo sono alla base di un buon equilibrio. E che non bisogna aspettare "domani" per vivere. 
A questo proposito, lui cita questa poesia di una ragazza del suo corso, che io trovo bellissima quanto agghiacciante e che ricopio qui.
"Ricordi il giorno che presi in prestito la tua macchina nuova e la ammaccai? Credevo che mi avresti uccisa ma tu non lo hai fatto. 
E ricordi quella volta che ti trascinai alla spiaggia e tu dicevi che sarebbe piovuto e piovve? Credevo che avresti esclamato ma tu non lo hai fatto. 
Ricordi quella volta che civettavo con tutti per non farti ingelosire e ti eri ingelosito? Credevo che mi avresti lasciata ma tu non l'hai fatto. 
Ricordi quella volta che rovesciai la torta di fragole sul tappetino della tua macchina? Credevo che mi avresti picchiata ma tu non lo hai fatto. 
E ricordi quella volta che dimenticai di dirti che la festa era in abito da sera e ti presentasti in jeans? Credevo che mi avresti mollata ma tu non lo hai fatto. 
Si, ci sono tante cose che non hai mai fatto. 
Ma avevi pazienza con me, mi amavi e mi proteggevi. 
C'erano tante cose che volevo farmi perdonare quando tu saresti tornato dal Vietnam. Ma tu non sei tornato". 

Questo meraviglioso libro di Leo è stato una delle mie prime letture "serie", me lo hanno regalato che avevo appena compiuto 14 anni e credo che per me sia stato fondamentale. E' stato importante leggerlo in quel momento di crescita e di confronto con "i grandi", in quel momento in cui cominciavo a delineare rapporti (diversi da quelli familiari) con altri esseri umani. Ed è stato altrettanto importante aprirlo di tanto in tanto, rileggerne dei passi, scoprirne sempre di nuovi da sottolineare o ricopiare. 
Concludo questa mia "review" su questo splendido libro, consigliandolo spassionatamente a chi è disposto a mettersi in gioco e a riflettere su se stesso. 

"Mi piace pensare che il giorno della vostra nascita avete ricevuto in regalo il mondo. Una scatola magnifica, legata con nastri incredibili! E certuni non si prendono nemmeno il disturbo di sciogliere i nastri e tanto meno di aprire la scatola. E quando aprono la scatola, si aspettano di vedere soltanto bellezza, meraviglie ed estasi. Si stupiscono nel vedere che la vita è anche sofferenza e disperazione. E' solitudine e confusione. Tutto questo fa parte della vita. Non so come la pensiate voi, ma io non voglio che la vita mi passi accanto. Voglio conoscere tutto quello che c'è nella scatola."

martedì 28 gennaio 2014

Non ti addormentare (S. J. Watson) - il libro

Questa è la trama, che ricopio da anobii
Ogni mattina Christine si sveglia senza ricordi. Non sa a chi appartenga la casa in cui si trova, l'uomo che le dorme accanto le è totalmente estraneo, e anche il suo viso, riflesso nello specchio del bagno, non solo non le è familiare, ma le sembra molto meno giovane di quanto secondo lei dovrebbe essere. È suo marito a darle quotidianamente le coordinate della sua vita, a spiegarle chi è lui, chi è lei, e che cosa le è successo anni prima, un incidente che ha modificato radicalmente la sua vita, privandola dei ricordi e costringendola a ricominciare ogni giorno in un difficile apprendimento dell'esistere. Ma Ben le dice tutto? E se è così, perché non le ha parlato del dottor Nash, un giovane neuropsichiatra deciso a studiare il suo caso, con cui Christine si incontra di tanto in tanto e che la spinge a tenere un diario? E perché su una pagina di questo diario Christine ha scritto "non fidarti di Ben"? Giorno dopo giorno, con l'aiuto del dottor Nash, lampi di memoria attraversano la mente di Christine, tessere baluginanti di un mosaico che fatica a ricomporsi nella sua interezza e che, con il passare del tempo, le sembra sempre più minaccioso e inquietante. Finché dal passato emergerà il vero pericolo, quello che senza che lei ne sia consapevole si è appropriato della sua vita.


Uno degli ultimi libri letti, uno di quelli che mi sono svegliata di notte per leggere. In effetti, l'ho letto in due giorni, quindi la notte è stata una sola, dopo essermi svegliata di soprassalto per un incubo correlato a ciò che stavo leggendo (un incubo molto inquietante che però aveva la faccia di Pacey di Dawson Creek, anche se un po' storpiata perché, nell'incubo, Pacey era veramente cattivo!!). 
Ma rende l'idea di quanto il libro mi abbia preso...

Non si può aggiungere tanto alla trama, se no si rivela ciò che non va rivelato e che non avevo capito fino all'ultimo momento e pensavo che l'epilogo fosse tutt'altro. 
Posso aggiungere che io l'ho trovato estremamente scorrevole e accattivante. Difficile separarmene e smettere di leggere.
Ho letto da qualche parte che è stato paragonato al film "50 volte il primo bacio" con Drew Barrymore e Adam Sandler... non c'entra un fico secco! Questo è un thriller, quella è una commedia romantica. L'unica cosa in comune è che la protagonista soffre di amnesia e ogni giorno si dimentica quello che è accaduto il giorno prima.

Devo per forza inserire la mia filippica sui titoli tradotti... il titolo originale è "Before I go to sleep", che, letteralmente, vuol dire "Prima che io vada a dormire", che, chiaramente, è il titolo perfetto per la storia. Anche "Non ti addormentare" devo ammettere che non è malvagio, ma avrei preferito il titolo originale o una sua variante, tipo "Prima di dormire".
(se vi interessano le mie filippiche sulle traduzioni dei titoli di libri e film, cliccate sui tag del post, in basso)



Ho scoperto che ne hanno fatto un film con Nicole Kidman e Colin Firth, film che dovrebbe uscire quest'anno e che andrò a vedere, interrompendo la mia cronica assenza dalla sale cinematografiche.
Mi piace molto la scelta di Colin Firth per interpretare lui, lo trovo azzeccato. Sa impersonare personaggi teneri e inquietanti con la stessa bravura e credibilità.





lunedì 27 gennaio 2014

Quaquaraquaggine

Mi verrebbe di dire che ho un diavolo per capello.
Ma non è l'espressione giusta da usare, perché non sono arrabbiata.
Sono amareggiata e scoraggiata.
Perché il mondo è pieno di gente meschina, anche se esiste anche tanta bella gente
Non è un riferimento al giorno della memoria, no... oggi ne parleranno una miriade di blogger e persone in generale. Anche se i nazisti, sì, quelli sono (stati) davvero brutta gente. 
Ma non mi piace, in genere, parlare delle cose nel giorno della loro ricorrenza... a volte ho l'impressione che... il 27 gennaio tutto il mondo si ricorda di certi orrori e l'indomani è autorizzato a dimenticarsene. 
Magari gli stessi che scrivono un post commovente sul nazismo poi sono razzisti nei confronti di chi è di nazionalità diversa. Queste ipocrisie mi danno proprio la nausea.
Oggi penso alla meschinità di certe persone con cui ho a che fare (per fortuna parlo di ambiente lavorativo e non personale), anche se, proprio oggi, ho avuto anche un'attestazione di stima e solidarietà non da poco. Quindi, infatti, non c'è solo gente brutta. E poi, in effetti, più che di meschinità, dovrei parlare di "quaquaraquaggine".
Mah... questo è solo uno di quei giorni in cui sto valutando se ne vale la pena.

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »
(L. Sciascia - Il giorno della civetta)