venerdì 2 gennaio 2015

Stanza numero 6 - Racconto


 - E tu chi saresti?
Sentii la voce non familiare provenire da un punto indefinito della stanza.
Aprii gli occhi e non vidi nulla. Il buio intorno a me era denso, palpabile. Cercai l'interruttore della luce, ma non lo trovai. Odiavo il buio fin da quando ero piccola e una sensazione di inquietudine mi pervase da capo a piedi. Frugai nel cassetto del comodino, alla ricerca della lampadina tascabile che di solito portavo con me. Non c'era, trovai, invece, la Bibbia.
Ero in una camera del Marvellous Hotel, l'albergo dove pernottavo, da oltre vent'anni, tutte le volte che dovevo fermarmi in città per qualche giorno. Il direttore e fondatore era il mio vecchio amico Paolo Narratore e ormai ero di casa.
Pensavo di aver sognato la voce, quando qualcosa mi sfiorò il braccio.
Immobilizzata, non riuscii ad emettere neppure un suono. Rimasi in attesa di un colpo di ascia sulla testa, oppure una coltellata dietro la schiena: ero spaventata e sicura che sarebbe successo qualcosa di irreparabile.
- Ma insomma, mi vuoi dire chi sei?
Di nuovo quella voce. Questa volta mi sembrava più chiara, era una voce femminile, dolce. Adesso ero completamente sveglia e cercavo disperatamente di scorgere qualche bagliore in quell'oscurità tremenda. La voce non sembrava quella di un serial killer, però, piuttosto sembrava quella di una ragazzina stizzita perché non le stavo rispondendo.
- Oh... ah, sì, certo. Io sono Chiara. E... tu?
Dissi, guardando davanti a me, dove immaginavo si trovasse la ragazza, cercando di essere razionale e di non apparire troppo spaventata e confusa, d'altra parte poteva essere semplicemente una che aveva sbagliato camera.
Certo, Paolo in questo caso avrebbe dovuto spiegarmi perché la chiave della ragazzina aveva aperto la mia porta: sapeva quanto tenevo alla sicurezza e di chiavi e passepartout ne avevamo discusso fino allo sfinimento tante volte.
- Io sono Ambra. Cosa ci fai nella mia camera da letto in piena notte?
Non riuscivo a vederla, ma, nonostante l'oscurità, mi sentivo scrutata.
- Nella tua camera da letto...? ehm, ne sei sicura?... io credo che siamo in una camera d'albergo.
La ragazza non disse nulla per cinque secondi che mi sembrarono un'eternità e poi vidi un bagliore fioco di fronte a me, che illuminava un volto perfetto con due grandi occhi verdi incorniciati da lunghi riccioli neri.
Ah, meno male che ha una candela, pensai. Una candela?!
Dietro di lei riuscivo ad intravedere il muro con una carta da parati con disegni di colore verde. Dove l'ho già vista questa carta? Non certo al Marvellous Hotel, le cui pareti non sono rivestite di carta da parati da almeno vent'anni.
- Albergo? Questa è la mia camera. Siamo in casa mia, che è la grande casa rossa vicino al torrente... la casa del Conte, non puoi non saperlo! - mi disse, con il tono con cui si parla a un bambino.
Torrente? casa del Conte? Ma che sta dicendo questa ragazza? pensai.
- Ehm... il torrente?!… scusa, ma non so proprio di cosa stai parlando - le dissi trattenendo un sorriso, perché la situazione iniziava a sembrarmi troppo surreale e mi stavo convincendo che fosse uno scherzo di mio fratello Roberto, che ama inscenare situazioni assurde per il piacere di vedermi fuggire a gambe levate, mentre lui mi insegue travestito da zombie o da vampiro.
La ragazza sgranò gli occhi e si avvicinò. Non stava ridendo e aveva un'espressione confusa.
- Come fai a non conoscere il torrente? Dove lavate la biancheria a casa tua?
La biancheria nel torrente? Ma questa è pazza...
Non riuscii a trattenere una risata e, certa che fosse uno scherzo, con un grande sorriso, dissi
- Ok... adesso ho capito... Dov'è Roberto? Tu sei una sua amica?
- Roberto? Non so di chi parli... e cosa ci trovi da ridere? Non mi hai ancora detto come hai fatto ad entrare... Se non me lo dici subito, chiamo mio papà e ti faccio mettere in prigione. Mio papà conosce tutti, anche il Commissario. Io sono Ambra Allori!
La ragazza mi stava guardando seria, quasi minacciosa adesso.
Mamma mia, questa sembra convinta del fatto suo. Ambra Allori... perché questo nome mi ricorda qualcosa? Oddio... no, non può essere. Gli occhi verdi, la tappezzeria... Ambra Allori... Ma… è impossibile!
In un attimo, il sorriso morì sulle mie labbra e mi resi conto che non era uno scherzo, la ragazzina davanti ai miei occhi era la mia defunta bisnonna Ambra.
Ero certa che fosse lei, c'era un suo ritratto a casa dei nonni che mi soffermavo spesso a guardare. Ambra era una donna bellissima ed era stata ritratta a poco più di vent’anni: aveva lunghi capelli neri e occhi verdi allungati con ciglia nerissime e indossava un vestito di velluto verde scuro stretto in vita che metteva in risalto la sua linea. Sullo sfondo, la parete rivestita da una carta da parati color crema con disegni floreali di colore verde scuro. E, sulle labbra, un sorriso tetro, che mi aveva sempre fatto pensare al ghigno malefico delle streghe delle favole illustrate per bambini.
Era la mia bisnonna, quella di cui si raccontava che fosse una pazza assassina e che, all'età di venticinque anni, avesse ucciso i suoi due primogeniti, gemelli, progettandone l'omicidio mentre li portava ancora in grembo.
A quel pensiero, rabbrividii e qualcosa si mosse dentro di me. Fino a poco prima non ero ancora certa di aspettare un bambino, ma in quel momento ne ebbi la piena consapevolezza. Insieme, mi assalì anche il terrore di essere lì insieme a un fantasma pluriomicida.
Decisi di assecondare Ambra e andarmene, prima che il fantasma cambiasse idea e decidesse di tenermi con sé per l'eternità.
- Scusa... credo di essere sonnambula. Non so come ho fatto ad entrare, ma adesso me ne vado, non preoccuparti. - dissi, alzandomi in piedi, sfuggendo il suo sguardo e incamminandomi verso la porta della camera.
Ambra annuì e mi accompagnò con lo sguardo, illuminando la porta con la luce della candela. In quel momento scorsi, in alto a sinistra, il numero della camera inciso in verde scuro su una mattonella dipinta di giallo canarino. Il mio cuore sobbalzò e pensai che non poteva essere altrimenti: si trattava del numero 6.
La camera numero 6 era nota, tra i frequentatori e i lavoratori del Marvellous Hotel, per essere una camera misteriosa. Si narrava di tutto su di essa, che la gente ci impazziva e si suicidava, che ci faceva sedute spiritiche, che era infestata, che le persone ci scomparivano. Non so come avevo fatto a finire lì, di solito, mi assegnavano sempre la camera numero 5: non avrei mai scelto di passare una notte nella camera numero 6, nemmeno con la promessa di una ricompensa in lingotti d'oro.
D'altra parte ero arrivata in albergo molto tardi la sera prima, ero molto stanca e forse anche un po' brilla e non riuscivo a ricordare chi ci fosse alla reception, probabilmente un nuovo impiegato che non mi conosceva. Mi avrà assegnato la camera e accompagnata lui stesso, pensai. Una volta dentro, mi ero coricata e addormentata con tutti i vestiti.
Uscii dalla stanza, accompagnata dallo sguardo interrogativo del fantasma della mia bisnonna.
Quando la porta si chiuse dietro le mie spalle, mi sedetti per terra e osservai il lungo corridoio illuminato e completamente vuoto, che terminava con una porta tagliafuoco. Rabbrividii pensando all'Overlook Hotel, protagonista di uno dei miei film e libri preferiti.
Adesso ci manca solo che qualcuno mi lanci una pallina da tennis e mi inviti a giocare con lui per sempre... per sempre.
Mi risvegliai alle 7 del mattino, quando Mario, uno degli addetti alla reception, mi destò, toccandomi una spalla. Ero assonnata e intorpidita, con gli abiti sgualciti, il torcicollo e un gran mal di testa. Sicuramente davo l'impressione di soffrire i postumi di una sbornia, ma lui non fece osservazioni sul mio aspetto e nemmeno mi chiese che ci facevo per terra. Si comportò come se non mi conoscesse e aprì la porta della camera, accompagnandomi dentro.
Non mi ha riconosciuta, devo essere proprio uno straccio!, pensai.
Scrutai la camera alla luce del giorno e mi convinsi che avevo sognato tutto. La stanza era accogliente, come tutte le altre camere del Marvellous Hotel, anzi forse ancora di più. Le pareti erano dipinte di lilla e il soffitto era bianco. Un lampadario in plexiglass trasparente rifletteva i colori intorno, creando un bel gioco di luci. Due stampe di Alfred Gockel erano appese su due pareti opposte e, enorme, una stampa di Kandinsky si trovava proprio sopra il letto. L'interruttore della luce era dove era sempre stato e, nel cassetto del comodino, oltre la Bibbia, c'era la lampadina tascabile.
Avevo un appuntamento alle 12, c'era tutto il tempo per fare le cose con calma.
Mi spogliai, andai in bagno e mi lavai la faccia.

Mi sembrò di sentire il piccolo scalciare e la cosa mi procurò un vago senso di fastidio. Al pensiero del bambino che mi cresceva dentro, sentii le labbra contrarsi contro la mia volontà e istintivamente alzai lo sguardo verso lo specchio. Terrorizzata, lanciai un urlo, mentre, riflessi nello specchio, osservavo il ghigno malefico e i begli occhi verdi della mia bisnonna. 


Questo racconto, del 08/10/2013, ha partecipato al concorso Marvellous Hotel. Non essendosi classificato, credo di poter tranquillamente pubblicarlo qui. Mi è piaciuto molto scriverlo e la storia mi è venuta fuori di getto.

1 commento:

  1. Tranquilla, il racconto non ha niente che non va. Segue un po' un cliché ma è normale per questo genere di narrativa, cita King e ha il finale "maledetto" che si addice a un racconto horror.
    Il fatto che nessuno lo avesse ancora commentato può essere dovuto al fatto che i frequentatori abituali del tuo blog cercano altri tipi di argomenti, magari "canini" e meno brividosi ;-)

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