domenica 8 marzo 2015

Saltando di palo in frasca...

Oggi mi è capitato di leggere alcuni post interessanti... e altri meno, tipo quello di Emilio Fede che si lamenta perché ha un contratto di consulenza per cui prende 15.000 euro al mese e non gli bastano (articolo che, onestamente, spero non sia vero, ma temo il contrario).
Tra i post interessanti, cito un sito che mi è sembrato molto carino, che si chiama Una favola al giorno, di cui condivido molto il sottotitolo "Perché i bambini non ricorderanno se la casa era linda e pulita, ma se leggevi loro le favole". 
Infatti... io non ricordo affatto se la casa in cui vivevo era linda, ma ricordo benissimo che ogni sera mia mamma mi leggeva le favole. Ed è una cosa che non scorderò mai e per cui penso di essere stata fortunata, perché non tutti hanno avuto una mamma che, sera per sera, si metteva seduta sul letto a leggere favolette. Grazie mamma.

Salto di palo in frasca, dicendo che, nello scrivere la parola "sottotitolo" nel paragrafo precedente, stavo per usare per ben due volte un termine inglese, prima di "accontentarmi" della parola italiana. Le parole che mi sono venute in mente prima di sottotitolo sono state "header" (intestazione) e "tagline" (termine che non so tradurre con una sola parola, ma che significa qualcosa come "parola che sintetizza, che racchiude il significato di qualcos'altro", che ne so, tipo slogan... altra parola inglese). Nemmeno a farlo apposta... dato che un paio dei post interessanti che ho letto oggi parlavano proprio dell'uso estremo di termini inglesi nel nostro parlato quotidiano.
Io, se non penso al fatto che sono la prima che usa molti termini inglesi nel quotidiano, sono d'accordo sul fatto che se esiste il termine italiano che lo si usi. E' anche vero, però, che, talvolta, l'inglese, con una sola parola, rende perfettamente quello che tu vorresti dire... vedi ad esempio il termine, già citato, "tag-line".
Questo discorso mi fa pensare a qualcosa che ho letto qualche giorno fa che si riallaccia ad una mia diretta esperienza di qualche anno fa. Non so da voi, ma qui, almeno in uno degli ospedali più "famosi", la camera mortuaria sulla segnaletica non viene indicata con il termine italiano, ma con il termine inglese (e sconosciuto alla maggior parte degli italiani, immagino) morgue. Lo stesso avviene, a quanto pare, altrove. Nella sezione commenti del post appena linkato, abbiamo chiacchierato sul perché di tale stranezza, giungendo alla conclusione che si scrive una cosa che non capisce quasi nessuno per  non impressionare chi legge. Tanto, a chi ha ragione di andarci probabilmente qualcuno gli spiega come ci si arriva, agli altri non interessa.
Io non ricordo se conoscessi già il significato della parola, ma di certo lo imparai in una certa occasione. E mi ispirò una poesia.



Morgue

La goccia rossa sul pavimento bianco è
Sangue vivido che mi scorre ancora dentro,
Mentre tu distesa su una lastra fredda non vedi.
Il colore del tuo vestito contrasta il pallore della tua pelle e del tuo giaciglio,
Le tue mani lisce e bianche sono i guanti del Bianconiglio.
Adesso persa con lui corri in migliaia di nuovi mondi
Di cui non racconterai.

La pallida compagna di viaggio della cella accanto,
Angosciosamente giovane e statuariamente bella,
Attende l’ultimo saluto prima di essere portata via.
Per te c’è ancora un giorno da attendere.

Il cartello scritto in inglese
Confonde i visitatori.
Volti affranti attorno a te.
Lacrime e occhiaie
Ti guardano e ti parlano come se tu potessi sentire.
I più ardimentosi ti toccano accarezzano il tuo volto,
Come hanno fatto fino a ieri.
Facce nuove a salutarti in questo luogo freddo.
Le stesse facce che non ti hanno guardato per anni
E che tu avresti voluto vedere,
Adesso contrite a levarsi il cappello
Davanti a chi non vede più.

3 commenti:

  1. É vero, si ricordano più i piccoli gesti d'affetto dei genitori che non la loro abilità nel tenere in ordine o meno la casa. Mia madre mi raccontava sempre le favole quando ero piccolo, però teneva anche la casa ordinata
    :-D

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    Risposte
    1. Tutto sommato, credo anche mia mamma... altrimenti forse me lo ricorderei ;)

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  2. Bei versi quelli della tua poesia, versi amari e ancora di più lo sono quelli finali. Purtroppo la vita è così.
    Non ricordo se mia madre mi/ci raccontava favole (eravamo quattro fratelli), forse no o chissà.
    Un salutone,
    aldo.

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