venerdì 4 settembre 2015

Gli altri siamo noi

C'è una canzone di Umberto Tozzi, che ascoltavo molto quando ero ventenne, che mi piaceva moltissimo. 
Titolo che trovo adattissimo in questo periodo storico (ma forse è adattissimo in qualunque periodo).

La cosa che mi colpisce sempre molto - e che è dilagante in maniera impressionante - è la completa assenza di empatia verso chi sta peggio, come se "noi" avessimo un qualche diritto e se quelli si meritassero le sofferenze perché sono nati in un paese povero, martoriato dalle guerre o in un campo rom. 
Io ci penso spesso e se c'è una cosa di cui ringrazio sempre (Dio, il caso,..., boh?) è quella di avermi concesso di nascere dalla parte giusta del mondo e in una famiglia per bene e, seppur non ricca, comunque sufficientemente agiata da avermi permesso una vita facile.


Quelli che si riempiono la bocca di commenti razzisti e odiano i poveracci ci pensano mai che su quei barconi, a frugare tra i rifuti o a chiedere l'elemosina potrebbero esserci loro? E che è solo un caso se così non è?
No, mi sa di no.

E c'è una frase che gira su facebook in questo periodo e che dovrebbe fare riflettere chiunque. Più o meno è questa.

Nessuna madre metterebbe i propri figli in mare, 
se non pensasse che l'acqua è più sicura della terra.

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