mercoledì 28 gennaio 2015

Pillo & Polly e mutande per cani

Uhm... Pillo è passsato, nel giro di qualche ora, dal "manco te caco" al "ti prego, amorino, vieni qui che ti voglio scop..." ehm... e, ovviamente, Polly, che prima si strusciava con chiare intenzioni, adesso se ne frega altamente delle dichiarazioni amorose di Pillo.
Quindi, i cani sono ugualmente isterici... lui è in stato di eccitazione perenne e, appena la vede, le si arrampica addosso come un forsennato e lei si siede, scappa, lo caccia.
Inoltre, in questi giorni, tra impegni di lavoro, influenza e mal tempo, non riusciamo nemmeno ad andare a distrarci in giro, per scaricare un pochino di tutta questa energia!

In questi giorni, poi, sembrava che le perdite della piccola fossero diminuite... invece no, sono addirittura aumentate e, per quanto io abbia coperte e lenzuolini protettivi sparsi su tutte le superfici su cui può pensare di sedersi, le ho messo la mutandina protettiva, con assorbente usa e getta. 
Non potete immaginare quanto Polly ne sia felice!!!! (ironica)
Quando riesco a mettergliela, perché non è facile dato che lei non collabora per niente e pesa 20 kg, poi mi guarda con sguardo di odio e si va a mettere nel trasportino, che corrisponde al "castigo" e si accuccia lì, lanciandomi sguardi pietosi, come dire "quando me la levi questa rottura?". Spesso io mi impietosisco e gliela tolgo dopo qualche minuto, ma oggi cerco di fargliela tenere un po' di più quando sta dentro casa... (infatti, è passato circa un quarto d'ora e gliele ho già tolte - ndr).

  


Ma parliamo di queste mutandine... premesso che io non avevo mai visto mutande per cani e non sapevo nemmeno esistessero... quando le ho comprate, da perfetta sciuramaria, sono rimasta perplessa perché, non pensando che il cane ha la coda, ho guardato attonita per un paio di minuti buoni quel buco nelle mutande, chiedendomi se non avessi comprato per sbaglio qualche articolo un po' strano tipo di quelli che i rapporti avvenivano attraverso un buco nella coperta.
Tali indumenti sono assolutamente assimilabili a mutandine umane, se non per il buco posteriore per la coda!, e hanno un vano porta assorbente (da cambiare al bisogno).
Polly, come si è capito, non le ama. Credo viva questa imposizione di mutande come una sorta di supruso da parte mia e, se non gliele tolgo io dopo qualche minuto perché mi impietosisco, se le sposta lei e quindi è come non averle e allora gliele tolgo dopo, tanto sono inutili. Comunque, dato il suo temperamento molto esagitato, già mi stupisco che non se le mangi in tre secondi, come fa con molte altre cose (tipo, ieri, un cuscino, che ho trovato sbrindellato - fodera e riempimento - per tutto il giardino).
Però se avete una cagnolina tranquilla, magari vanno bene e non vi serviranno i lenzuolini protettivi in giro per tutta casa.


Non so quanto dura il calore, dicono che il primo calore dura anche un mese... adesso siamo a due settimane piene e spero finisca presto.

domenica 25 gennaio 2015

Gite notturne e altre consapevolezze

Ogni tanto accade qualcosa a ricordarmi pesantemente che i miei cani, per quanto stra amati e adorati, sono e restano cani. Anche se questo non significa che ne prendo le distanze o che smetterò di farmi leccare la faccia... è solo per dire che la natura è natura. 
E questo qualcosa mi tocca (e fa lampeggiare la consapevolezza della nostra diversità dentro di me) ancor più di assistere a una delle loro mangiate di cacca (ognuno la sua, di solito, ma non disdegnano quella dell'altro) o alle leccate di vulva o pisellino (anche reciproche).


Ieri eravamo a fare una delle solite passeggiate nel grande terreno familiare, dove Pillo e Polly si divertono un mondo a correre, annusare, cacciare lucertole e scavare buche. 
Io ero in piedi sotto un albero a leggere con un occhio solo, l'altro impegnato a guardarli di sottecchi per essere certa che fossero sempre alla vista. 

Questo è l'albero, visto da sotto

Ad un certo punto, Pillo, accucciato come a proteggere qualcosa, ha iniziato ad abbaiare forsennatamente a Polly, impedendole di avvicinarsi. Il mio radar pericolo si è attivato istantaneamente e, a malincuore, ho mollato la lettura del libro, appropinquandomi al mio cagnolino adorato. 
Orrore!!!
Seppur non mi aspettassi nulla di troppo diverso, la vista del mio cucciolo che lecca, mordicchia (e chissà che altro) un piccolo topo morto completamente glabro, possibilmente neonato... non è uno spettacolo particolarmente piacevole.
Non avendo avuto alcuna intenzione di prendere il topo con le mani per toglierglielo dalle fauci, senza troppe cerimonie, ho preso Pillo in braccio e ci siamo allontanati.  Istantaneamente, Polly si è avventata su ei fu Mickey Mouse e se lo è messo tutto in bocca, trotterellandomi dietro, mentre le intimavo di mollarlo. Polly mi riconosce abbastanza spesso come capo, quindi spesso ubbidisce e ha lasciato il topino, depositandolo, non troppo convinta e felice, ai miei piedi, avventandocisi però subito di nuovo sopra, mentre io, con una gamba e un braccio tentavo di allontanare Pillo (che avevo ingenuamente "posato" a terra), con un braccio tenevo lontana lei e con il piede cercavo di sotterrare il cadavere.
A quel punto, della passeggiata, che già volgeva al termine, è stata decretata l'inesorabile fine.

Verso l'una di notte, dopo una cena piacevole con amici (cena vegana, ovviamente, di cui ho parlato qui), mi sono accorta che Polly aveva un occhio completamente pesto, con tutto il bianco di colore rosso fuoco e che l'altro occhio cominciava ad avere lo stesso aspetto. 
Non so molto dell'avvelenamento da veleno per topi ed ero anche consapevole che quel topolino era stato leccato per bene, ma era intatto, quindi né Polly e né Pillo potevano aver assunto il veleno mangiando un topo avvelenato e altrettanto remota era la possibilità che il topolino si fosse trascinato una bustina di veleno dalla zona abitata  -a 500 metri di distanza (dove in effetti il veleno c'è)-... però sapevo che nel caso di veleni a effetto emorragico, si sarebbe notata la sclera degli occhi diventare rossa e comparire delle macchie nere sulle gengive. 
Chiaramente, nel mezzo della notte e con l'ansia, guardando le gengive di Polly mi è sembrato di vedere un sacco di macchie nere mai viste prima. Per felicità somma del marito, che era già a letto, l'ho svegliato e siamo andati al pronto soccorso canino. Dove, dopo una visita accurata della paziente non troppo collaborante e un lavaggio dell'occhio malato (che comunque aveva già migliorato il suo aspetto e l'altro era perfettamente sano), è stato diagnosticato un probabile arrossamento dell'occhio da trauma.












venerdì 23 gennaio 2015

Musica calmante davvero?

Non credo a quasi nulla di quello che leggo su internet, a meno che non lo ritrovo riportato su decine di posti diversi e di correnti di pensiero differenti, possibilmente opposte... e, talvolta, continuo a non crederci. Oggi mi sto ricredendo.
Andiamo con ordine.
Da un paio di giorni, Pillo e Polly sono un pochino isterici... forse dipende anche dal fatto che lei è in calore e, da quando ha iniziato, è diventata ancora più esagitata del solito, tanto che le ho dato un nuovo soprannome "Squilibratella" detta "Squili". 
Non sono arrivata a farla sterilizzare prima, avendo preso l'appuntamento proprio per il giorno in cui le si è casualmente manifestato l'inizio del calore. Provvederemo tra un po'.
Comunque, da circa cinque giorni, se prima sconcicava Pillo per il 30% del tempo, adesso lo fa per l'80%, tentando di montarlo e strusciandogli la... ehm... iolanda in faccia, nel vano tentativo di essere montata. 
Ora, Pillo non ha più i gioielli di famiglia da un bel po' e, anche se, forse, se fosse alto come un cane normale, una innocua bottarella gliela darebbe, al momento non credo sia particolarmente interessato. In più, essendo nano e riuscendo a stare tutto intero (testa compresa) sotto alla pancia di Polly, l'operazione "ti do una bottarella, così ti levi dai piedi" (che sono certa Pillo vorrebbe, soprattutto per l'esito "ti levi dai piedi") non riesce ad andare a buon fine... al massimo lui riesce ad appoggiarle una zampa sul sedere e a darle una leccata. Ecco, quello è proprio il massimo, a cui assisto varie volte al giorno.
Quindi, da qualche giorno, i momenti che passo a casa insieme ai miei tesorini, sono molto poco divertenti per tutti, perché entrambi abbaiano furiosamente durante questi tentativi di violenza sessuale. Inoltre, cosa che nulla ha a che vedere con il calore (credo), da qualche giorno, dei gatti si sono piazzati nel giardino del vicino e miagolano a squarciagola per buona parte della giornata. Pillo e Polly, appena vedono o sentono un gatto a distanza, iniziano ad abbaiare come forsennati e a tentare di sfondare la porta (se sono in casa) o di scavalcare il cancello (se sono fuori)... fortunatamente entrambe le cose sono impossibili, anche se, nel tentativo di sfondare la porta, Polly a volte salta su un mobile con il rischio di buttare giù tutto quello che vi si trova, data la sua delicatezza elefantiaca (tutta la mamma adottiva!).
Comunque, oggi è un pomeriggio dei tanti. Fino a pochi minuti prima di iniziare a scrivere questo post, era un concerto di abbai di Polly che tentava di ingropparselo e ringhi e abbai di Pillo che tentava di sfuggirle, attività inframezzate dalla contesa di due meravigliosi ossi di plastica indistruttibile (che loro sono riusciti a distruggere) e che possiedono uno ciascuno, ma vogliono sempre quello che ha l'altro (soprattutto Polly).
In preda alla semi disperazione, ho cercato su internet "musica calmante per cani"... è uscito di tutto, ma, tra questo tutto, consigliavano la musica classica. Mi sono detta che peggio di così non poteva andare e, dacché stavo ascoltando musica anni '80 da un bel pezzo, ho cambiato canale e ho messo il canale "musica classica" di Spotify. 
Non ci potevo credere e non posso pensare che sia solo un caso... perché, appena è iniziato un pezzo di Chophin, la scavallata che, fino a quel momento, stava importunando il nanetto, si è voltata di botto e si è andata a coricare. Idem lui dopo un paio di minuti. 
E adesso dormono da oltre mezz'ora. 


martedì 13 gennaio 2015

Saranno dei segni?

Fai attenzione agli elettrodomestici

L'altro giorno, appena uscita dalla doccia, mi sono accorta che il filo dell'asciugacapelli (che era attaccato alla presa di corrente) era finito incastrato sotto una delle antine del box doccia... inconsapevolmente, mi ero fatta una lunga doccia con un filo elettrico a pochissimi millimetri dall'acqua in cui io tenevo i piedi.
Come abbia fatto a finire lì non lo so e certo, il phon era spento, ma...
La cosa mi ha scioccato un po' e da allora tengo l'asciugacapelli staccato dalla presa, così anche se mi cade per intero dentro la doccia, magari muovendosi di sua iniziativa o per sfiga allucinante tipo Final Destination, non succede nulla!
La cosa mi ha colpito anche perché a me era già successo di rischiare di morire fulminata, una ventina di anni fa, per un malfunzionamento della luce dell'armadietto del bagno... quella volta, toccando l'anta dell'armadietto con le mani bagnate, ho sentito una corrente percorrermi tutta dal dito della mano ai piedi. 
Sperando che il detto "Non c'è due senza tre" sia solo un detto... mi auguro che non sia qualche avvertimento del fato che mi sta mettendo in guardia sul modo in cui morirò.


sabato 3 gennaio 2015

Top ten (twenty): libri

Quali sono i libri che non dimenticherò mai, quelli che più di altri mi hanno tenuta incollata alle pagine e mi hanno fatto emozionare, talvolta anche singhiozzare?
Quelli che hanno segnato me giovane lettrice e quelli che hanno appassionato me adulta?
I libri che per me sono senza tempo e che saranno sempre nel mio cuore, per una ragione o per l'altra?

Le classifiche di solito riportano dieci punti... ma mi rendo conto che dieci sono troppo pochi, almeno ne devo citare venti... anche qualcuno in più.
E sono solo quelli che mi vengono in mente di getto, su cui sto facendo una scrematura non indifferente. Sono certa che ne sto dimenticando moltissimi. Infatti, già mentre scrivo la frase, penso a tutti quei libri che ho divorato e che non includo qui (quasi tutti quelli di Ken Follett, Micheal Connelly, Jeffery Deaver e molti altri), altrimenti questa diventa una top 100.

1.
Le favole al telefono, Le filastrocche in cielo e in terra, Le favole italiane, i libri di favole della serie Cucciolandia, quelli della Walt Disney con la copertina rigida e un bellissimo doppio volume di fiabe da tutto il mondo pieno di illustrazioni coloratissime... perché me li ricorderò per sempre per quando me li leggeva mia mamma e poi li leggevo e rileggevo continuamente da sola.

2.
Oceano Mare... perché e stato uno dei primi libri che mi ha colpito tanto da farmi sottolineare pezzi e trascriverli (a mano, mille volte, allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pc).



3.
Un ponte sull'eternità... perché l'ho letto in un periodo in cui si adattava perfettamente alla mia vita e, come Oceano Mare, ne ho trascritto pezzi ovunque. Qua sotto, uno dei pezzi che più mi si confaceva: avrei potuto sostituire il mio nome a quello di Leslie e poi dire le stesse cose a qualcuno (e, se non sbaglio, l'ho pure fatto!).



4.
La storia infinita... perché è una delle storie più belle che siano state inventate.

5.
L'ombra del vento... perché mi ha fatto vivere dentro alla storia.

6.
Nessun luogo è lontano... perché trovo che il messaggio sia splendido.

7.
Il piccolo principe... perché è la favola più intelligente, bella e vera che sia mai stata scritta.

8.
L'enigma del solitario... perché mi è piaciuto tantissimo.

9.
Harry Potter... perché è la saga fantasy più bella e magica che abbia mai letto.

10.
I ponti di Madison County... perché è una splendida storia d'amore.

11.
Le pagine della nostra vita... perché è una splendida storia d'amore strappalacrime.

12.
Un uomo... perché è il primo libro serio che ho letto e che mi ha fatto crescere un po'.

13.
Lettera a un bambino mai nato... perché mi ha colpito moltissimo quando l'ho letto a diciassette anni.

14.
La saga di Twilight... perché mi ha tenuta incollata alle pagine.

15.
Non ti muovere... perché è una storia cruda, reale, per certi versi tremenda e commovente, che adoro.

16.
Venuto al mondo... perché è una storia cruda, reale, tremenda e commovente, che adoro.

17.
I pilastri della terra... perché è una storia epica. E il suo seguito "Mondo senza fine".

18.
Vivere amare capirsi... perché mi ha insegnato un sacco di cose e ho avuto la fortuna di leggerlo nel periodo della mia vita "giusto" per poterlo apprezzare meglio e fare tesoro del suo messaggio.

19.
Mille splendidi soli... perché è una storia bellissima.

20.
Memorie di una geisha... perché mi ha fatto conoscere un mondo a me sconosciuto.

21.
Perdersi... perché mi ha ricordato che la malattia può capitare a tutti, a qualunque età e che ci si può perdere dentro davvero, fino a non ricordarti più nemmeno chi sei.

22.
La saga Shadowhunters... libri letti quasi per caso, che mi hanno tenuta incollata alle pagine.

23. Lo hobbit. Una storia magica e bellissima, che mi è piaciuta un sacco.

venerdì 2 gennaio 2015

Viaggio in Svizzera (nov. 2014) - parte 1

In viaggio in treno, tra La Chaux-de-Fonds e Neuchatel.
Dal treno, ho fatto foto spettacolari... quante storie si potrebbero raccontare. Le distese verdi della Svizzera sono una delle cose più belle, spazi enormi e dietro, spesso, le montagne.

Il lago di Neuchatel.
Immenso e bellissimo.

Particolare del giardino davanti al Casino di Neuchatel

Il ponte coperto di Lucerna

Volatili in prossimità del ponte coperto di Lucerna

Vista dei tetti di Berna, dal ponte sul fiume Aar

Fiume Aar, dalla zona della fossa degli orsi

Il fiume Aar e i suoi ponti

Il lago di Interlaken, dal treno in viaggio di ritorno.

In questo momento do per scontato che scriverò la parte 2... non ne sono molto sicura, dato che in questi giorni la mia ispirazione latita proprio, però mantengo il proposito.

Come per i miei 40 anni, anche per i 40 del marito siamo partiti.
Questa volta, la meta scelta è stata la Svizzera, che già da anni era nei nostri pensieri.
Le foto sopra rendono bene evidente che la Svizzera è uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e certamente vi tornerò, se ne avrò la possibilità.
Ogni volta che mi allontano dalla mia città, in particolare se vado all'estero, quando giunge il momento del rientro, penso sempre "ma perché non restare qui?".
L'ho pensato moltissimo per Londra, un po' per Parigi, un po' per Cesena, persino un po' per Milano e molto per la Svizzera, in particolare per la cittadina di Neuchatel che, almeno da visitatrice, è davvero un bijoux.
In Svizzera è tutto pulito, persino i bagni pubblici e non solo quelli a pagamento (unica eccezione quelli della stazione di La Chaux-de-Fonds, che erano al pari dei bagni dei nostri autogrill), esiste il book sharing (ci sono delle cassette in cui puoi mettere e prendere libri, in prossimità delle fermate del bus, ma credo non solo lì), ci sono posti di lavoro, i mezzi pubblici sono molto efficienti e spostarsi in treno è un piacere, oltre che una comodità.
La vita costa molto cara, ma, d'altra parte, gli stipendi sono molto più alti che qui.

Unico problema non trascurabile è stato la lingua. Io a scuola ho studiato francese ed ero anche tanto bravina, ma sono passati quasi vent'anni da quando ho pronunciato l'ultima parola in francese e, ad eccezione di Berna e di un museo a Lucerna, non c'è stato un posto in cui qualcuno parlasse qualche parola in inglese. Questo, ovviamente, ha fatto sì che si creassero delle simpatiche gag!

Gag 1
Alla biglietteria della stazione dei treni di La Chaux-de-Fonds, c'era una giovanissima che non parlava una parola che non fosse francese (almeno 4 parole in inglese le potrebbero parlare in una biglietteria delle ferrovie, ma va beh...) e avevamo tante cose da chiedere. Non è stato facile, dato che noi non sappiamo parlare francese quasi per nulla... ma il top è stato raggiunto quando ho cercato di dire qualcosa e ho iniziato una frase con "Nous voulevon..." (che non so manco come si scrive e se esiste, ma ricorda tanto il famoso "Nous voulevon savoir" di Totò e Peppino a Milano)... a quel punto ci siamo ammazzati dalle risate, davanti agli occhi della tipa che non stava capendo niente!

Sempre la tipa alla biglietteria, poi, per essere certa che dovessimo pagare la tariffa intera e non ridotta, ha voluto essere certa che rientrassimo in una certa fascia d'età... così, ha chiesto al marito (che in effetti i suoi 40 anni li dimostra poco) se avesse più di 25 anni e a me se ne avessi più di 59!!! Ora, meno male che la mia autostima è a livelli sufficienti e che SO di non dimostrare 60 anni, se no...

Gag 2
La bigliettaia della stazione dell'autobus sempre di La Chaux-de-Fonds ci chiede, chiaramente in francese, se vogliamo biglietti a tariffa ridotta e noi rispondiamo con un "No, no... intèr"... la tizia si ammazza dalle risate. Subito dopo, abbiamo realizzato, senza nemmeno usare il vocabolario, che intero si traduce con entière e comunque la parola che avremmo dovuto usare era normale.

Gag3
Negozio  di La Chaux-de-Fonds di alimenti biologici e qualche prodotto vegano, caratterizzato dalle informazioni sulle confezioni interamente in lingua tedesca e commessa che parla solo esclusivamente francese. Doppia difficoltà, primo far capire dalla commessa che cerco prodotti vegani (commessa che, pur vendendo prodotti veg, non sapeva nemmeno cosa volesse dire vegan), secondo, tra i pochissimi prodotti "forse veg", cercare quelli davvero veg, leggendo le informazioni in tedesco... lingua nella quale io non so manco come si dice buongiorno, figuriamoci leggere gli ingredienti. La commessa, che non sa cosa vuol dire veg e non sa leggere il tedesco, si fa aiutare da un improvvisato aiutante che si aggira nel retrobottega. Morale, riesco a comprare un paio di cose, un paio delle quali nemmeno certa di cosa siano, ma che sono vegan, almeno a detta dell'aiutante.

Gag4
Museo dell'orologio di La Chaux-de-Fonds. Riusciamo a fare i biglietti, fino a lì ci arriviamo senza difficoltà ed entriamo. A un certo punto, un tizio si rivolge al marito, parlando in francese spedito... entrambi, non avendo capito un tubo, restiamo a guardarlo inebetiti. Alché lui chiede, più lentamente, se capiamo il francese, ma immagino supponesse già la risposta. Il marito risponde subito, come un riflesso patellare, "Oui", anche se è palesemente non vero, e allora io mi metto a ridere e guardando il tizio, rispondo "NO!!". Lui sorride e ci spiega, un po' a gesti, cosa voleva da noi... che il marito andasse a posare lo zainetto nel guardaroba, non si sa mai gli fosse venuta voglia di rubarsi qualche cimelio oppure di sbatterlo contro qualche pezzo.
A parte tutto, il museo è molto bello.



Stanza numero 6 - Racconto


 - E tu chi saresti?
Sentii la voce non familiare provenire da un punto indefinito della stanza.
Aprii gli occhi e non vidi nulla. Il buio intorno a me era denso, palpabile. Cercai l'interruttore della luce, ma non lo trovai. Odiavo il buio fin da quando ero piccola e una sensazione di inquietudine mi pervase da capo a piedi. Frugai nel cassetto del comodino, alla ricerca della lampadina tascabile che di solito portavo con me. Non c'era, trovai, invece, la Bibbia.
Ero in una camera del Marvellous Hotel, l'albergo dove pernottavo, da oltre vent'anni, tutte le volte che dovevo fermarmi in città per qualche giorno. Il direttore e fondatore era il mio vecchio amico Paolo Narratore e ormai ero di casa.
Pensavo di aver sognato la voce, quando qualcosa mi sfiorò il braccio.
Immobilizzata, non riuscii ad emettere neppure un suono. Rimasi in attesa di un colpo di ascia sulla testa, oppure una coltellata dietro la schiena: ero spaventata e sicura che sarebbe successo qualcosa di irreparabile.
- Ma insomma, mi vuoi dire chi sei?
Di nuovo quella voce. Questa volta mi sembrava più chiara, era una voce femminile, dolce. Adesso ero completamente sveglia e cercavo disperatamente di scorgere qualche bagliore in quell'oscurità tremenda. La voce non sembrava quella di un serial killer, però, piuttosto sembrava quella di una ragazzina stizzita perché non le stavo rispondendo.
- Oh... ah, sì, certo. Io sono Chiara. E... tu?
Dissi, guardando davanti a me, dove immaginavo si trovasse la ragazza, cercando di essere razionale e di non apparire troppo spaventata e confusa, d'altra parte poteva essere semplicemente una che aveva sbagliato camera.
Certo, Paolo in questo caso avrebbe dovuto spiegarmi perché la chiave della ragazzina aveva aperto la mia porta: sapeva quanto tenevo alla sicurezza e di chiavi e passepartout ne avevamo discusso fino allo sfinimento tante volte.
- Io sono Ambra. Cosa ci fai nella mia camera da letto in piena notte?
Non riuscivo a vederla, ma, nonostante l'oscurità, mi sentivo scrutata.
- Nella tua camera da letto...? ehm, ne sei sicura?... io credo che siamo in una camera d'albergo.
La ragazza non disse nulla per cinque secondi che mi sembrarono un'eternità e poi vidi un bagliore fioco di fronte a me, che illuminava un volto perfetto con due grandi occhi verdi incorniciati da lunghi riccioli neri.
Ah, meno male che ha una candela, pensai. Una candela?!
Dietro di lei riuscivo ad intravedere il muro con una carta da parati con disegni di colore verde. Dove l'ho già vista questa carta? Non certo al Marvellous Hotel, le cui pareti non sono rivestite di carta da parati da almeno vent'anni.
- Albergo? Questa è la mia camera. Siamo in casa mia, che è la grande casa rossa vicino al torrente... la casa del Conte, non puoi non saperlo! - mi disse, con il tono con cui si parla a un bambino.
Torrente? casa del Conte? Ma che sta dicendo questa ragazza? pensai.
- Ehm... il torrente?!… scusa, ma non so proprio di cosa stai parlando - le dissi trattenendo un sorriso, perché la situazione iniziava a sembrarmi troppo surreale e mi stavo convincendo che fosse uno scherzo di mio fratello Roberto, che ama inscenare situazioni assurde per il piacere di vedermi fuggire a gambe levate, mentre lui mi insegue travestito da zombie o da vampiro.
La ragazza sgranò gli occhi e si avvicinò. Non stava ridendo e aveva un'espressione confusa.
- Come fai a non conoscere il torrente? Dove lavate la biancheria a casa tua?
La biancheria nel torrente? Ma questa è pazza...
Non riuscii a trattenere una risata e, certa che fosse uno scherzo, con un grande sorriso, dissi
- Ok... adesso ho capito... Dov'è Roberto? Tu sei una sua amica?
- Roberto? Non so di chi parli... e cosa ci trovi da ridere? Non mi hai ancora detto come hai fatto ad entrare... Se non me lo dici subito, chiamo mio papà e ti faccio mettere in prigione. Mio papà conosce tutti, anche il Commissario. Io sono Ambra Allori!
La ragazza mi stava guardando seria, quasi minacciosa adesso.
Mamma mia, questa sembra convinta del fatto suo. Ambra Allori... perché questo nome mi ricorda qualcosa? Oddio... no, non può essere. Gli occhi verdi, la tappezzeria... Ambra Allori... Ma… è impossibile!
In un attimo, il sorriso morì sulle mie labbra e mi resi conto che non era uno scherzo, la ragazzina davanti ai miei occhi era la mia defunta bisnonna Ambra.
Ero certa che fosse lei, c'era un suo ritratto a casa dei nonni che mi soffermavo spesso a guardare. Ambra era una donna bellissima ed era stata ritratta a poco più di vent’anni: aveva lunghi capelli neri e occhi verdi allungati con ciglia nerissime e indossava un vestito di velluto verde scuro stretto in vita che metteva in risalto la sua linea. Sullo sfondo, la parete rivestita da una carta da parati color crema con disegni floreali di colore verde scuro. E, sulle labbra, un sorriso tetro, che mi aveva sempre fatto pensare al ghigno malefico delle streghe delle favole illustrate per bambini.
Era la mia bisnonna, quella di cui si raccontava che fosse una pazza assassina e che, all'età di venticinque anni, avesse ucciso i suoi due primogeniti, gemelli, progettandone l'omicidio mentre li portava ancora in grembo.
A quel pensiero, rabbrividii e qualcosa si mosse dentro di me. Fino a poco prima non ero ancora certa di aspettare un bambino, ma in quel momento ne ebbi la piena consapevolezza. Insieme, mi assalì anche il terrore di essere lì insieme a un fantasma pluriomicida.
Decisi di assecondare Ambra e andarmene, prima che il fantasma cambiasse idea e decidesse di tenermi con sé per l'eternità.
- Scusa... credo di essere sonnambula. Non so come ho fatto ad entrare, ma adesso me ne vado, non preoccuparti. - dissi, alzandomi in piedi, sfuggendo il suo sguardo e incamminandomi verso la porta della camera.
Ambra annuì e mi accompagnò con lo sguardo, illuminando la porta con la luce della candela. In quel momento scorsi, in alto a sinistra, il numero della camera inciso in verde scuro su una mattonella dipinta di giallo canarino. Il mio cuore sobbalzò e pensai che non poteva essere altrimenti: si trattava del numero 6.
La camera numero 6 era nota, tra i frequentatori e i lavoratori del Marvellous Hotel, per essere una camera misteriosa. Si narrava di tutto su di essa, che la gente ci impazziva e si suicidava, che ci faceva sedute spiritiche, che era infestata, che le persone ci scomparivano. Non so come avevo fatto a finire lì, di solito, mi assegnavano sempre la camera numero 5: non avrei mai scelto di passare una notte nella camera numero 6, nemmeno con la promessa di una ricompensa in lingotti d'oro.
D'altra parte ero arrivata in albergo molto tardi la sera prima, ero molto stanca e forse anche un po' brilla e non riuscivo a ricordare chi ci fosse alla reception, probabilmente un nuovo impiegato che non mi conosceva. Mi avrà assegnato la camera e accompagnata lui stesso, pensai. Una volta dentro, mi ero coricata e addormentata con tutti i vestiti.
Uscii dalla stanza, accompagnata dallo sguardo interrogativo del fantasma della mia bisnonna.
Quando la porta si chiuse dietro le mie spalle, mi sedetti per terra e osservai il lungo corridoio illuminato e completamente vuoto, che terminava con una porta tagliafuoco. Rabbrividii pensando all'Overlook Hotel, protagonista di uno dei miei film e libri preferiti.
Adesso ci manca solo che qualcuno mi lanci una pallina da tennis e mi inviti a giocare con lui per sempre... per sempre.
Mi risvegliai alle 7 del mattino, quando Mario, uno degli addetti alla reception, mi destò, toccandomi una spalla. Ero assonnata e intorpidita, con gli abiti sgualciti, il torcicollo e un gran mal di testa. Sicuramente davo l'impressione di soffrire i postumi di una sbornia, ma lui non fece osservazioni sul mio aspetto e nemmeno mi chiese che ci facevo per terra. Si comportò come se non mi conoscesse e aprì la porta della camera, accompagnandomi dentro.
Non mi ha riconosciuta, devo essere proprio uno straccio!, pensai.
Scrutai la camera alla luce del giorno e mi convinsi che avevo sognato tutto. La stanza era accogliente, come tutte le altre camere del Marvellous Hotel, anzi forse ancora di più. Le pareti erano dipinte di lilla e il soffitto era bianco. Un lampadario in plexiglass trasparente rifletteva i colori intorno, creando un bel gioco di luci. Due stampe di Alfred Gockel erano appese su due pareti opposte e, enorme, una stampa di Kandinsky si trovava proprio sopra il letto. L'interruttore della luce era dove era sempre stato e, nel cassetto del comodino, oltre la Bibbia, c'era la lampadina tascabile.
Avevo un appuntamento alle 12, c'era tutto il tempo per fare le cose con calma.
Mi spogliai, andai in bagno e mi lavai la faccia.

Mi sembrò di sentire il piccolo scalciare e la cosa mi procurò un vago senso di fastidio. Al pensiero del bambino che mi cresceva dentro, sentii le labbra contrarsi contro la mia volontà e istintivamente alzai lo sguardo verso lo specchio. Terrorizzata, lanciai un urlo, mentre, riflessi nello specchio, osservavo il ghigno malefico e i begli occhi verdi della mia bisnonna. 


Questo racconto, del 08/10/2013, ha partecipato al concorso Marvellous Hotel. Non essendosi classificato, credo di poter tranquillamente pubblicarlo qui. Mi è piaciuto molto scriverlo e la storia mi è venuta fuori di getto.