sabato 11 aprile 2015

Una vegana (che non sa la lingua) all'estero

Pensavo che, all'estero, i posti in cui mangiare vegano fossero molto più diffusi o che, in ogni caso, il veganesimo fosse, seppur anche non condiviso, almeno conosciuto dalla maggior parte delle persone. Invece, non è stato così.
E sicuramente tutto è stato complicato dalla scarsa conoscenza della lingua del posto (siamo andati nella Svizzera francese) e dal fatto che le persone che abbiamo incontrato nel nostro viaggio pensavano che solo un matto o uno molto malato non mangia la carne.

Descriverò qui alcune delle difficoltà (se così possiamo chiamarle, dato che, alla fine, non sono comunque morta di fame e le vere difficoltà della vita sono ben altre) che ho avuto durante la mia settimana di viaggio.

La prima difficoltà non è stata all'estero, ma alla stazione delle ferrovie di Milano, dal quale abbiamo preso il treno per Berna. Affamata, cerco qualcosa da mangiare in due o tre bar: nulla per me. In uno dei due bar, becco pure il cameriere vegano, affranto quanto me per la situazione. Ripiego, in un distributore automatico, sui Tuc... solo per scoprire che contengono le uova! Alla fine, sempre al distributore, prendo un "sanissimo" pacchetto di patatine fritte.

La seconda difficoltà è stata sul treno Milano Berna, dotato di vagone ristorante. Morta di fame, vado, decisa a pranzare. L'intero menu non prevede nemmeno una pietanza che non contenga carne, pesce, latte o uova, eccetto l'insalata. Ripiego per quella, un po' a malincuore, dato che l'insalata non mi è mai piaciuta... ordino e mi dicono che è finita. Non mi rimane che alzarmi, con un buco allo stomaco sempre più grande.

La terza difficoltà è stata la casa in cui eravamo ospiti. Da due anziane signore italiane, che non hanno idea di cosa voglia dire vegana e che pensano che non mangiare carne sia un'assurdità, che può essere motivata solo da grave malattia, e con cui - al momento di parlare di cibo - si è svolta, più o meno la seguente discussione:
Io: ... no, non mangio carne
Signora1 (faccia sconvolta, come se avessi detto che so volare agitando le braccia): come non mangi carne?!
Signora2 (faccia altrettanto sconvolta, però empatica): oh poverina, che cosa hai? stai male?
Io: no, non sto male... è che gli animali mi...
Signora2: ah, non stai male?! allora come mai non la mangi?
Io: eh, perché, dicevo, gli animali mi fanno p...
Signora1 (rivolta a Signora2): ma certo che sta male! se ti ha detto che non mangia carne è perché sta male, no?! altrimenti perché non dovrebbe mangiarla?!
Io: no... è che io non mangio carne per scel... (occhi increduli e indagatori puntati contro) eh, sì, sto male. In effetti, ho un problema di salute per cui non posso mangiare carne, latte e uova... insomma, tutti i derivati animali. Se mangio questi alimenti poi sto malissimo, quindi li evito
Signora1: ah, poverina... ma il pesce lo mangi, no?
Signora2: ah, sì, certo che lo mangi! domani andiamo al ristorante, fanno certi pesci fritti... vedrai che buoni!
Io: ehm... il pesce no, nemmeno... sono intollerante anche a quello, quindi preferisco non mangiarlo
Signora1: allora mangi solo pasta e pane?
Io: ehm... no, pasta e pane ne mangio pochi perché sono a dieta
Signora1: ma allora cosa mangi?
Io: beh, tutto quello che è vegetale... legumi, verdure, frutta fresca e secca
Signora2: oh, poverina... ma come fai? e noi cosa ti cuciniamo?
Io: mah, non so, della verdura...
Signora2: come della verdura? tipo l'insalata? solo quella?
Io: ...
Signora1: ah, le patate! le patate ti piacciono?
Io (omettendo di dire che proprio le patate non le dovrei mangiare davvero per motivi di salute): sì, le patate vanno benissimo.
(Nota: nonostante le abbia colte di sorpresa con la mia "stramba" intolleranza, le signore si sono comunque prodigate per venirmi incontro e hanno rimpinzato il marito di carne e salumi, che, in una sola settimana, ha mangiato il quantitativo che, prima, a casa nostra si mangiava in sei mesi).

La quarta difficoltà è stata al ristorante nel quale ci hanno portato, famoso per il pesce fritto
Non essendo in grado di spiegare, nel mio francese scolastico dimenticato, il mio "problema" al cameriere, mi faccio aiutare da Signora1 che gli spiega che non mangio carne e fa da interprete per il resto della conversazione, mentre tutto il tavolo (e i vicini di tavolo) mi guarda allibito per il fatto che io non solo non mangio carne, ma nemmeno il pesce, il latte e le uova.
(Per ovvie ragioni, il dialogo che si è - più o meno - svolto, lo riporto in italiano e salto i passaggi in cui signora1 faceva da interprete, facendo finta che io e il cameriere ci capissimo).
Signora1: bla bla bla non mangia carne bla bla
Cameriere: oh, nessun problema, le porto la zuppa di nonmiricordocosa!
Io: ehm, sicuro che non c'è latte o uovo?
Cameriere: no, né latte né uovo, comunque può controllare sul menu
Io (guardando il menu): ehm, qui c'è scritto che c'è la crème fraîche (panna acida)
Cameriere: ah sì, certo, non va bene?
Io: eh, no perché è fatta con il lat... va beh. C'è qualcos'altro?
Cameriere: mmm, vediamo... ci sono le patate fritte
Io: ah, ok, quelle le prendo... altro?
Cameriere: ehm, ehm, non lo so...
Io (spulciando il menu, barcamenandomi tra gli ingredienti in francese): oh, ho trovato! c'è il nonmiricordocosa2, che non contiene nulla di orgine animale... vorrei una porzione di quello!

La quinta difficoltà è stata un negozio bio (di quelli che, apparentemente, vendono anche prodotti per vegani. 
Entro e comincio a guardare. Nulla di vegano, almeno al primo sguardo. Io so comunicare abbastanza in inglese, ma non parlo una sola parola di tedesco e ne parlo 3 di francese e chiedo alla commessa... prima rivolgendomi in inglese e lei non capisce, poi passo a uno stentassimo francese da scuola media frequentata trent'anni fa e pronuncio la parola magica "vegan", pensando che in un negozio di quel genere sia ovvio che sappia almeno per sentito dire cosa significhi, invece, la tipa fa una faccia da tabula rasa completa... il nulla. 
Allora tento di spiegare cosa cerco, con il mio francese maccheronico, qualcosa "no euf et no lait" e la tipa mi indica un piccolissimo scaffale con prodotti, prevalentemente dolciari, con le etichette in tedesco (lingua nella quale non so nemmeno dire buongiorno). Ok, sospiro. Scelgo a caso una cosa basandomi sulla fotografia del prodotto (torta al cioccolato dall'aspetto invitante) e chiedo di confermare che il prodotto sia veg. La commessa mi spiega che non parla il tedesco, quindi non ha la più pallida idea di quello che c'è scritto sulla confezione. Di fronte alla mia evidente delusione (e al fatto che sono decisa a non comprare nulla a scatola chiusa), però, mi fa cenno di aspettare e chiama qualcuno, da una porta esce un tizio e conferma la veganaggine del prodotto. 
Risultato: credendo di aver acquistato dei brownies o qualcosa del genere, mi sono portata in giro per la Svizzera e poi a casa un preparato per torta al cioccolato tedesco (poi l'ho preparato e mangiato a casa, non era nulla di che ma almeno era vegan!).

La sesta difficoltà, a Berna, sono stati diversi negozi che vendono panini e roba del genere, in cui non c'è nemmeno un panino senza formaggio o senza affettati. Però, in uno di questi, ci indicano un posto vegano. Io, felice come una Pasqua, ci vado quasi saltellando. Arrivati al momento di ordinare, scopro che è un locale vegetariano e non vegano e che c'è solo un panino adatto a me. Ovviamente lo prendo. In pratica, sono due fette di pane e, in mezzo, radicchio, melanzane, cetrioli e altra roba sotto'olio (con tutto l'olio del barattolo, immagino). Una roba unta e vagamente disgustosa. Però vegana.

venerdì 3 aprile 2015

Si chiamavano Cri Cri...

Della mia infanzia trascorsa in provincia di Torino ho dei bei ricordi. 
Ricordo le persone, ovviamente, i luoghi e alcune cose da mangiare.
Ricordo gli agnolotti e i tortellini fatti in casa dalla mia nonna e bisnonna che stazionavano nello studio del nonno in attesa di essere cucinati e che divoravo anche crudi, ricordo il ghiacciolo Dalek dai colori improponibili che compravo quasi ogni pomeriggio, ricordo il pane burro e salame che mangiavo dalla Maria, ricordo le colazioni con i biscotti Atene e i Bucaneve, ricordo le cene con la pastina con il formaggino subito dopo Goldrake, ricordo i tortellini al brodo che mangiavo dai nonni, ricordo la bagna cauda... ma, soprattutto, ricordo i Cri Cri.

Foto presa dal blog sotto citato

Foto trovata in rete


Che si chiamano Cri Cri l'ho appena riscoperto, grazie a questo post (grazie!)... io ricordavo si chiamassero Bon Bon. Che poi i Cri Cri sono dei bonbon, credo rientrino nella definizione
E non sapete quanto mi ci sono scervellata sul nome di queste delizie... comunque, nome a parte, io me li ricordo benissimo... quelle carte colorate che erano troppo belle e i cioccolatini ricoperti di palline di zucchero con la nocciola dentro. Saranno... uhm, trent'anni (forse più) che non ne mangio uno, oggi non li mangerei nemmeno credo, ma solo vedere queste foto qua mi fa venire una nostalgia tremenda.
A pensarci bene... non c'era una cosa delle mie preferite che oggi mangerei, ma la nostalgia che mi viene è la stessa che mi viene pensando ai Cri Cri.

Delle persone e dei luoghi parlerò un'altra volta, che adesso non ho voglia di piangere.

La calandra del grano

Da qualche tempo, si aggirano per la mia cucina degli ospiti oltremodo INDESIDERATI. 
No, non sono gli scarafaggi, che sarebbero, probabilmente, ancora più indesiderati, ma per motivi diversi.


Sono questi deliziosi parassiti, non più lunghi di 3 mm, che mi ritrovo nei cereali, che ho scoperto essere del genere Sitophilus; nello specifico, quello della foto è Sitophilus Granarius (detto anche calandra del grano o punteruolo del grano), ma ci sono anche Sitophilus Oryzae, Zeamais e forse altri... e, pensa che fortuna, ce li ho tutti!!
L'altro giorno, ho buttate due confezioni ancora chiuse di farina di mais. Spesso, me li ritrovo a infestare pacchi di riso o di pasta ancora chiusi, soprattutto di farro. 
Oggi ho buttato un'intera confezione ancora chiusa di farro, che era PIENA di questi animaletti; ho gettato il pacco in un sacchetto e l'ho chiuso e messo nella pattumiera. Dopo credo nemmeno un quarto d'ora, c'erano Sitophili che girovagano sul muro, sul pavimento e avevano infestato completamente la pattumiera. Io, vegana per convinzione fino al midollo, che non ammazzo nemmeno gli scarafaggi che sono tra gli esseri che mi fanno più schifo al mondo, mi sono trasformata in un insetticida micidiale e li ho fatti fuori. 

Comunque, la cosa schifosa è quando non ti accorgi dell'infestazione e li cuoci insieme alla pasta e te ne accorgi troppo tardi. E, magari, siccome hai fame e la pasta è già condita con il tuo condimento preferito e allora pensi vabbè li levo, tanto che sarà mai... saranno due insettini e poi, man mano che mangi e che li levi, ti accorgi che sono centoventidue.
Il pensiero che mi coglie in questi casi è se al ristorante si accorgono che hanno la pasta infestata, la buttano? A occhio, credo di no. Magari mettono un condimento pieno di spezie oppure ai funghi... Bleah. Meglio non pensarci, ma se capita a me che, al massimo, ho in stoccaggio un armadietto molto piccolo tra pasta, cereali vari e farine, immagino a chi stocca quantità notevoli.
Comunque, non credo che mangiarsi qualche insetto o le loro uova possa essere letale.

Rende perfettamente l'idea di quando non ti accorgi di questi esserini e li cuoci insieme alla pasta.

Per eliminare l'infestazione, ho appena letto che, dopo aver pulito i ripiani e gettato eventuali cibi contaminati, si può usare il tea tree oil oppure l'olio di eucalipto e mettere foglie secche di alloro sui ripiani o dentro i contenitori.