lunedì 24 agosto 2015

Vacanza

Gioiosa Marea

Panorama Gioiosa Marea

Panorama Gioiosa Marea

Panorama Gioiosa Marea

Gioiosa Marea
 
Capo Calavà

Capo Calavà

Capo Calavà

Capo Calavà

Gioiosa Marea e Capo Calavà (provincia di Messina).
Tra le località di mare più belle della nostra isola.
Peccato che, come sempre quando c'è troppa gente, la spazzatura triplica e quindi abbiamo trovato il mare sempre sporco, eccetto brevi sprazzi di pulizia momentanea dovuti al vento che spostava la sporcizia da qualche altra parte.

Però ne è valsa la pena.

A parte che sono stati forse gli unici 4 giorni di vacanza effettiva di quest'estate, c'è stata la compagnia, quella degli amici ormai storici (quasi dieci anni che ci conosciamo), con cui abbiamo sperimentato un gioco di carte diverso dalla solita Carioca... il King, che ci ha rapiti e costretti a partite fino alle due di notte con gli occhi semichiusi per il sonno!



Reborn, Miriam Mastrovito


Reborn. 
Premessa (considerazioni personali)
Qualche tempo fa, ho scoperto che esiste un mercato di bambole identiche a bambini, tanto identiche, per espressione del viso, definizione dei particolari, "consistenza" e peso, da essere quasi inquietanti (specialmente se avete una mente horror orientata come la mia!). 
Si chiamano Reborn, Rinate
E ci sono molte persone che acquistano queste bambole, che, d'altra parte, sono spesso bellissime... come i neonati appunto, raramente i neonati sono brutti e anche quando lo sono, sono spesso teneri, quindi carini comunque.
Alcune persone acquistano le reborn per farci giocare i bambini, come fossero dei Ciccio Bello con fattezze un po' più realistiche, ma ho letto da qualche parte che ci sono persone adulte che comprano queste bambole e le trattano come fossero bambini veri. Cambiano loro il pannolino, le portano a spasso con il passeggino, preparano loro la pappa e così via. Questo, personalmente, mi sa un po' di inquietante. Non giudico chi lo fa, sono sempre stata per il vivi e lascia vivere. So solo che, per come sono fatta, se io mi mettessi a cambiare il pannolino a una bambola a 40 anni suonati, vorrebbe dire che ho perso qualche rotella.
Quando ero piccola, andavano di moda i Tamagotchi, erano praticamente dei videogame, ai quali dovevi dedicare le giuste attenzioni nei giusti tempi, perché altrimenti morivano. Io non sono mai stata attratta dai Tamagotchi, mi hanno sempre fatto una discreta antipatia e trovavo agghiaccante, già allora, l'idea di perdere tempo con un videogame, perché se no quello moriva.
Le reborn sono delle semplici bambole... oppure, per qualcuno, una specie di tamagotchi non virtuale.
Su facebook conosco un paio di pagine, una è questa, che realizza bambole normali e un'altra è questa, che invece realizza bambole un po' particolari (horror particolari).
La somiglianza di queste bambole con i bambini veri, in alcuni casi, dà i brividi e queste bambole esercitano su di me un certo fascino, anche perché, anche se non riesco a scrivere una riga da molto tempo, la mia mente è sempre proiettata a immaginare storie (dell'orrore in particolare), di cui queste bambole, ho sempre pensato, potrebbero essere le protagoniste perfette.

Detto questo, non c'è da stupirsi se il titolo di questo romanzo mi ha attratto come una calamita e l'ho comprato, senza conoscere nulla né della trama e nemmeno dell'autrice.

Trama 
(presa dalla pagina facebook dell'autrice)
Da quando ha perso il marito Andrea e la figlia Martina in un incidente stradale, Elga non è più la stessa. Si è isolata dal mondo e vive di ricordi. Il suo unico diversivo è rappresentato dalle bambole reborn che crea per mestiere. 
Il 9 settembre 2013, giorno in cui Martina avrebbe compiuto dieci anni, Elga realizza per lei una bambola, come avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. A sera, la sistema nella cameretta, che ha lasciato intatta dal giorno della sua morte, celebrando così quella ricorrenza speciale.
La mattina dopo viene accolta da una strana sorpresa: una bambina che non conosce si è intrufolata in casa. Sembra avere la stessa età di sua figlia ma non le somiglia per niente. 
Rea − questo il suo nome − sostiene, invece, che Elga sia proprio la sua mamma ed è la stessa cosa che affermano tutti in paese.
Quale la verità?
Per scoprirla la donna potrà contare solo su Iuri, giovane impiegato delle Onoranze funebri nonché stalker che da tempo la tormenta. 
Sarà l’inizio di uno strano viaggio che la condurrà al confine tra i mondi, lì dove regna il mistero e la Morte non è che l’inizio di una vita oltre.

Cosa posso dire? 
 La storia è ben scritta e mi piace l'idea che ci sta dietro.
Realtà parallele, reincarnazione, bambole, sentimenti...
Mi è piaciuto molto. Mi ha intrigato. 
Lo consiglio assolutamente.

Ho appena scoperto che c'è un blog dedicato al romanzo, qui. Segnalo in particolare la sezione dei contenuti speciali, quella in cui l'autrice parla della genesi del romanzo.

Citazioni

Hanno gli occhi come specchi - soleva ripetere Martina, - fanno paura solo a chi è cattivo.

Guarda che non è una colpa continuare a vivere quando qualcuno muore. I morti non si offendono se accetti di farti volere bene da qualcuno...

Voi uomini siete schegge di vetro, Iuri. Schegge di vetro lanciate sul piano dell'infinito, mille e mille volte. Ciascuna delle vostre vite è un disegno casuale che si realizza. A volte si tratta di un capolavoro, altre volte no, ma non c'è un progetto e nemmeno un padre amorevole. Non c'è amore lassù e non siete figli privilegiati di nessuno. Che ti piaccia o no, quelli che reputi piccoli miracoli non sono che coincidenze. Strabilianti. Fottute. Coincidenze.



Questa è la bambola protagonista del romanzo.
Clicca sulla foto per andare alla pagina facebook dell'autrice.




venerdì 21 agosto 2015

La promessa, Allison Price

Consigliata dalla mia carissima amica V., ho letto "La promessa", libro d'esordio di una scrittrice italiana di nome Allison Price. 


Brevissima trama
Jane si risveglia in un cimitero, scalza e confusa, e incontra Owen, che si trova al cimitero a piangere sulla tomba di suo fratello Roger. Jane ha perso la memoria, ma di una cosa è certa: è morta. I due diventano amici, Owen aiuta lei a scoprire la verità sulla sua morte e Jane aiuta lui a superare il dolore per la morte del fratello.

Già dalle poche parole di presentazione di V., sapevo che mi sarebbe piaciuto un sacco. 
E così infatti è stato! 
Scritta in maniera scorrevole, intrigante e non banale, la storia passa dal presente al passato di Jane e tiene il lettore ancorato alle pagine per scoprire cosa viene dopo.
Inoltre, il genere che piace a me: un thriller, condito con un bel po' di romanticismo, in una storia commovente che connette vivi e morti.
Ed è sempre bello quando le storie ti prendono al punto che non riesci a staccartene e non hai voglia di iniziare un nuovo libro per non dimenticarne i personaggi, anzi vuoi rileggerle per fissarteli bene in mente.

Due citazioni
"A volte è meglio vivere con il ricordo di qualcuno al proprio fianco, che non aver avuto nessuno per paura di perderlo"

"- Sei mai stato innamorato? -
Sollevò l'indice - Una volta sola -
Sentii il cuore rompersi in piccoli pezzi. - Poi cos'è successo? -
- La storia è ancora tutta da scrivere. ... Devo capire se lei è innamorata di me -"



Apro una parentesi che nulla ha a che vedere con il libro, ma che ha a che vedere con la storia.
La connessione tra i vivi e i morti è una cosa che mi affascina da sempre, io credo che chi ci lascia - in qualche modo - resti tra noi. Forse è più una speranza che un credo vero e proprio, comunque.
Quando ho scritto questo mini racconto, che prima o poi porterò avanti, volevo proprio raccontare di questa connessione tra vivi e morti.



martedì 4 agosto 2015

Le ossa del lago, R. Vangelista


Cercavo un bel thriller da leggere, dopo la semi delusione di XY di S. Veronesi, che ho abbandonato (anche se forse lo riprenderò, ma, non so, ora non mi va). Allora, sul kindle store di Amazon, mi sono messa a frugare tra i titoli econonomici e ho visto questo. 
Non potevo resistere a tale titolo e tale immagine di copertina!
(oltre al fatto che è costato circa € 1.50!)

Di seguito la trama, presa da Anobii.
È una notte di mezza estate quando Jude, una giovane mamma, si suicida sulla riva del lago Silver Lake nel New Hampshire. In quello stesso lago un mese e mezzo prima viene ritrovato il corpicino senza vita del suo bambino, Marcos, ucciso da un assassino che non ha ancora un nome. Al ritrovamento del piccolo partecipa anche Kate, novella poliziotta da poco trasferitasi a Silver Lake da Atlanta. Kate è nuova del posto ma non riesce ad accettare l'ingiustizia subita dal piccolo, vuole dare un nome al suo assassino, e forse, vuole anche far pace con se stessa, anche a costo di riaprire ferite e segreti nascosti tra le sponde ed i verdi alberi del lago d'argento... Lo spaccato di una tranquilla cittadina statunitense visto dagli occhi di Kate, uno sguardo di sofferenza che rispecchia quello dei suoi protagonisti, e che mette a fuoco timori reconditi, pregiudizi e segreti, coi quali, emersi come incubi, ciascuno deve fare i conti. Una "terribile normalità" del territorio fa da contrappeso alla spaventosa soluzione che sta dietro a questo romanzo criminale.

Mi è piaciuto molto, l'ho trovato ben scritto e scorrevole.
Inoltre, la storia è abbastanza lineare, senza per questo essere scontata o banale.
Forse poteva essere ancora più "incisiva", non mi ha lasciato con quella sensazione di "questo è il libro più bello che abbia mai letto e non riesco a posarlo"... cosa che mi succede spesso con i libri, però ho trovato il libro decisamente piacevole e la storia carina.
Scoperto poi che si tratta di un romanzo d'esordio di questa autrice, lo apprezzo ancora di più!