martedì 20 giugno 2017

The boy - film horror del 2016

Premetto che non so perché mi viene di scrivere le mie impressioni su film che non rivedrò mai più e invece non scrivo poemi su film che mi hanno fatto versare fiumi di lacrime, per la tristezza o per le risate.

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Detto questo, l'altra sera ho visto  The boy.
Un film con attori sconosciuti (a me) e dall'atmosfera inquietante.
La protagonista arriva in una villa lugubre e in mezzo al nulla dove, dopo una breve chiacchierata con i genitori, fa la conoscenza del loro figlio (the boy) a cui deve fare da tata mentre loro andranno in viaggio.
Il boy è in effetti una bambola, bruttarella e molto pallida e magra, che viene trattata come un bambino... non ho rovinato la sorpresa a nessuno, perché questo si vede nel film dopo nemmeno 3 minuti.
La futura tata prima la prende a ridere, ma ben presto si accorge che da ridere non c'è proprio nulla e che deve seguire le regole, se no iniziano a succedere cose veramente brutte.
Pensavo sarebbe stato un horror stile Chucky la bambola assassina ed ero sicura che avrei visto tre quarti del film attraverso gli spiragli tra le dita delle mani davanti agli occhi e invece no.
E la fine mi ha pure stupito, perché non me l'aspettavo proprio.

SPOILER
(non proseguite, se non volete sapere come va a finire)


Infatti, colpo di scena, il bambino rmai adulto, dato per morto in un incendio anni prima, si materializza, con una bella maschera pallida che nei film horror ha sempre il suo perché e, chiaramente, tenta di uccidere tutti, perché lo psicopatico ex fidanzato della tata ha distrutto il suo alter ego bambola, cioè non ha seguito le regole.
Sul colpo di scena, sulla storia di questo poveraccio vissuto recluso, forse potevano lavorarci di più o sarò io che non ho capito dove volevano andare a parare. Cioè, sto tizio sta chiuso dodici anni in una stanza segreta a fare che?

Qui c'è un video di un tale che spiega il film, in inglese.




Sogni

Pare che sognare di percorrere strade tortuose sia indice di preoccupazione e di percepire ostacoli sul proprio cammino... 
allora cosa vorrà mai dire sognare di guidare sugli scogli sconnessi in una salita via via sempre più ripida, fino a che la strada diventa strettissima e con pendenza 90 gradi e senti il rumore del motore che gira a vuoto e, mentre vedi le pietre che cominciano a caderti addosso, ti rendi conto che sei spacciato?
Però, mentre mi accingevo a precipitare, nel  mio sogno c'era una bellissima giornata, il sole spaccava le pietre e si rifletteva sul mare alla mia destra. E credo pure che, nel sogno nefasto, ero magra. E con tanti capelli, lunghi e biondi.

sabato 27 maggio 2017

Paure irrazionali

L'altro giorno mi sono trovata a dover fare una risonanza magnetica all'encefalo. 
Non sto per introdurre argomenti pesanti di malattie o altro (anche perché non ho ancora l'esito e comunque non dovrebbe essere nefasto), ma vorrei solo parlare di che cosa ha scatenato in me questo innocuo e non invasivo esame.

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Questo è lo strumento o se non è questo modello preciso, è qualcosa di molto simile.
A guardarlo adesso mi appare quasi ridicola la mia reazione, che - il primo giorno - mi ha portato a fare interrompere, anzi nemmeno iniziare l'esame e ad andarmene via.
Però mi giustifico, o almeno cerco di capire cosa mi ha fatto tanta paura e dato una sensazione di quasi svenimento, lacrime che uscivano da sole e azzeramento della salivazione.
Intanto la stanza era piccola e lo strumento sembrava gigantesco, poi era poco illuminata e, infine, io ho alcune fobie.
Una, forse la peggiore, è che morirò di morte apparente che sarà ovviamente scambiata per morte reale, mi seppelliranno e un giorno mi risveglierò sotto terra chiusa al buio in una bara.
Questa cosa non dovrebbe potermi succedere, comunque, perché sono iscritta all'AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi) da quando avevo 19 anni e, dopo aver donato il donabile, vorrò pure essere cremata, quindi, quando finirò in una bara, pericolo di svegliarmi non ce ne sarà proprio.
Quando ti fanno la risonanza all'encefalo, la tua testa deve stare proprio sotto all'apparecchio, per cui ti ritrovi una sorta di parete/soffitto a cinque centimetri dalla faccia e la cosa ricorda tremendamente il mio incubo della bara. E, il primo giorno, il fatto che ci fosse poca luce ha incrementato di parecchio questa sensazione.
Ho capito però di non essere sola in questa fobia.
La seconda volta che ho fatto l'esame, infatti, mi sono ritrovata a chiacchierare in sala d'attesa con altre due persone che vivevano l'esame come un incubo, esattamente come me e per la stessa motivazione.

Comunque, alla fine, dopo tre "prove" di qualche secondo, sono riuscita a superare l'irrazionale terrore, sono stata con la testa lì sotto per oltre mezz'ora di esame e non è stato nemmeno tremendo. Appena mi venivano pensieri cupi, iniziavo a contare (quanto ho contato in quei minuti interminabili!), pensavo a cose belle e poi muovevo gli occhi e vedevo, in basso, la luce.

In conclusione, voglio dire a chi ha paura... fatevi coraggio, si può fare!


La peggior settimana della mia vita, Silvia Menini



Una storia piacevole da leggere, scorrevole, allegra,simpatica.
Sin dall'inizio mi è piaciuta molto... Camilla e il suo ex fidanzato si intrufolano furtivamente, di notte, a casa del capo di lei e siccome non siamo di fronte a Lupin, Jighen e Gamon, un po' di risate sono assicurate fin dalle prime righe.
Questa settimana da dimenticare è piena di intoppi, soffitti che crollano, valigie disperse, uomini adorabili che ti abbordano e poi non sono quelli che tu credevi... ne succedono davvero tante e sono scritte in maniera molto fresca e divertente.
E c'è tempo anche per una storia d'amore.
Molto carino, lo consiglio per un paio di piacevoli ore di lettura sotto l'ombrellone o in amaca.
Se volete acquistarlo, su amazon, cliccate sulla foto.

Fuori di dieta di Virginia Scarfili

Aggiornamento di un anno e mezzo dopo.
Il libro è stato pubblicato, però con titolo differente, nella collana You Feel di Rizzoli.

Fuori di dieta (YouFeel): Nessuno conosce le proprie risorse, finché non si mette alla prova. di [Scarfili, Virginia]

Tu hai una forte motivazione e un obiettivo?

Sinossi (dal sito Amazon)
Isabella Magri è una giovane donna che aspira al giornalismo d’assalto ma è relegata, invece, alla rubrica dei cuori solitari. Ha un fidanzato con un quoziente di romanticismo pari a una goccia nell’oceano e un cruccio, un enorme cruccio: quei 6-7 chili di troppo che non la fanno mai piacere abbastanza. Isabella insegue quindi un duplice sogno: una magnifica carriera come vera giornalista ma magra! 
Suo malgrado, grazie a quello che all’inizio reputa un lampo di genio, si ritroverà ben presto imprigionata in una situazione tale che i suoi desideri saranno inesorabilmente legati l’un l’altro. 
Un capo con aspettative oltre ogni immaginazione la porterà in un percorso a tratti esilarante e a volte da psicodramma ma soprattutto verso insospettabili conclusioni in attesa dell’articolo finale relativo al percorso intrapreso. 
Durante questo cammino si insinuerà nella sua vita anche Matteo, astronomo romantico dal sorriso splendente ma con un difetto che Isabella non riesce proprio a digerire. 
La giornalista, in un turbinio di situazioni al di là di ogni aspettativa, vivrà una realtà che in pochi mesi cambierà il suo modo di vedere gli altri e se stessa, scoprendosi una forte personalità e un coraggio che non credeva di possedere grazie alle persone che, insieme a lei, seguono la dieta “del momento”. 
Tra brutte figure, stati d’animo contrastanti, motivazioni e obiettivi un dubbio si farà sentire nella sua vita: sarà davvero così importante essere magra?


Cosa ne penso io.
Già il titolo mi ha colpito molto, lo trovo molto simpatico e "vincente".
(Questa frase, a dir la verità, l'avevo scritta quando il titolo era "Pensavo fosse dieta invece era Dukan". Quando hanno "imposto" di cambiare il titolo mi è dispiaciuto molto, ma devo dire che anche "Fuori di dieta" non è male).
Trovo deliziosa anche l'immagine in copertina. E, ovviamente, trovo deliziosa la storia.
Conosco, "capisco al volo" e apprezzo lo stile di scrittura fresco, scorrevole e divertente di Virginia, che è anche una delle mie più care amiche, e che avevo apprezzato già tantissimo nel suo primo romanzo fantasy Luna per Aria.
Pensavo fosse dieta e invece era Dukan è una storia carina, infarcita di battute cinematografiche e non solo. Devo dire che mi sono fatta parecchie risate leggendolo e mi ha ricordato molto lo stile di Sophie Kinsella. La protagonista Isabella mi ha fatto pensare continuamente alla Becky della trasposizione cinematografica di I love shopping... ecco, semmai dovessero fare un film tratto da questo libro, io ci vedrei proprio Isla Fisher.


Risultati immagini per isla fisher i love shopping

Ma, sebbene molto divertente (le parti con Bea forse sono quelle che mi hanno fatto più ridere... oltre ad aver chiamato uno dei protagonisti Itclif!), Pensavo fosse dieta e invece era Dukan tocca un argomento serio e delicato, infatti la storia della protagonista si intreccia con quella di persone che hanno un problema importante di peso e che frequentano il gruppo di auto aiuto "Dimagranti Anonimi".
Raccontando di diete dimagranti è facile rischiare di essere poco delicati nei confronti di qualcuno che sta combattendo una dura battaglia contro la bilancia. "Pensavo fosse dieta invece era Dukan", invece, non risulta poco delicato, anzi. Il fatto che l'autrice abbia provato su di sé molto di quello che racconta, poi, rende il racconto autentico. E l'articolo finale è la ciliegina sulla torta.

In questa pagina c'è una bella intervista all'autrice, che vi farà conoscere un po' di lei e di come ha ideato questa simpatica storia.

Citazione
Ne ho scelta una, anche se ci sono molte parti che mi sono piaciute, ma estrapolate dal contesto non avrebbero avuto molto senso. Quella che ho scelto fa parte dell'articolo finale, che è tutto molto bello, e a me ha colpito molto perché è stata anche la mia motivazione per perdere peso in un certo periodo (anche se non si trattava di amore per un figlio, dato che non ne ho, ma per i figli di alcune mie amiche).

La sua forte motivazione era l’amore per il figlio, un amore che l’ha aiutata non a rimettersi in piedi ma seduta in ginocchio per poter giocare a terra con lui. C’è riuscita e oggi è una mamma più felice. Solo se lo vuoi davvero riuscirai in un’impresa alla quale gli altri non credono. E quando riesci in qualcosa che credi più grande di te diventi più forte e le difficoltà che prima credevi insormontabili ti sembreranno non una passeggiata ma quantomeno fattibili.

Per acquistarlo, cliccare sulla foto in alto.

Riflessioni

L'immagine può contenere: uccello e sMS

Ogni volta che leggo questa frase, sento un tonfo dentro al cuore.
Perdere se stessi mentre si vuole troppo bene a qualcuno è una cosa che può essere bella, anche un po' paradisiaca a volte, però è un bel rischio. Una roulette russa.
Però queste cose non si scelgono, Capitano. 
E allora, se sei fortunato, il tuo qualcuno si perde con te e vivrete per sempre felici come nelle favole.
Ma se quello non si perde... eh.