sabato 2 maggio 2020

L'ombra del vento, Carlos R. Zafon

La storia nella storia 


L'ho letto nel 2007 e non avevo dubbi, per tutto ciò che ne avevo letto prima di comprarlo, che mi avrebbe catturato dalle prime righe, o meglio ancora, dalla copertina.
L'ombra del vento è un libro dentro al libro, una storia dentro alla storia. 
Ambientata tra gli anni '40 e '50 a Barcellona.
Il protagonista ed io narrante è Daniel, un bimbo orfano di mamma, che vive con il padre e lo aiuta nella gestione della libreria.
La vita del piccolo Daniel ha una svolta (e il libro inizia) quando il papà lo porta al cimitero dei libri dimenticati, un luogo sacro, un dedalo di scaffali, dove sono custoditi migliaia di libri, ognuno dei quali racchiude l'anima di chi lo ha posseduto e letto. 

**** Che fascino questa cosa!!! ****

Daniel deve scegliere un libro. 
Sembra quasi che sia il libro a scegliere lui... è "L'ombra del vento", di un certo Julian Carax, autore sconosciuto ai più. 
Il libro cattura Daniel, trasportandolo completamente nella storia e spingendolo a cercare notizie di Julian Carax per leggere gli altri suoi libri. La ricerca di Daniel svela però uno strano mistero: non è facile reperire i libri di Carax, inoltre pare che qualcuno ne vada alla ricerca per bruciarli... e questo qualcuno sembra essere proprio uno dei personaggi de L'ombra del vento.
E Julian Carax sembra essere scomparso in circostanze misteriose diversi anni prima.
Imbattendosi quasi casualmente in diversi personaggi correlati con Julian Carax, Daniel, che intanto è cresciuto, viene aiutato nella sua ricerca da Fermin, un simpatico ex vagabondo.
Così facendo, Daniel è sempre più coinvolto nella storia di Julian Carax ed, infine, accompagnato dalle parole della dolce Nuria, svela il mistero.

Il libro è scritto con un stile molto particolare, molto "pulito" e semplice. 
E' molto coinvolgente. 
Tutti i personaggi di questa storia hanno una storia, quasi sempre su di essi aleggia un alone di mistero. Le storie di tutti sono in qualche modo correlate tra loro e correlate al libro protagonista di questo libro. O meglio, correlate a Julian Carax.
I luoghi descritti sono un po' ombrosi, antichi e molto affascinanti. Di questi luoghi si percepisce l'odore, ne si immaginano le ombre, si conoscono le anime. I luoghi... come il Cimitero dei Libri Dimenticati oppure la Villa degli Aldaya, che racchiude terribili segreti. 

E' una lettura che mi ha preso moltissimo. 
Una di quelle letture per cui mi dispiace di avere finito il libro e dover soppiantarne i protagonisti con protagonisti di qualche altra storia (nello specifico mi aspetta sul comodino un libro di J. Deaver).

Oltre al mistero, che mi affascina sempre, qui c'era un'altra cosa che per me è estremamente affascinante... è un libro che parla di libri, librerie, biblioteche, scrittori. E ne parla in modo affascinante. 
Il Cimitero dei Libri dimenticati è un luogo sacro che non dimenticherò, li ho immaginati tutti quei volumi, ne ho immaginato la forma, le dimensioni, l'odore, la polvere che li ricopriva, le parole.
Non può non essere uno dei miei libri preferiti per me che adoro leggere e smarrirmi nelle librerie (e nelle biblioteche)!

L'ombra del Vento Citazioni

Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.


Ora che ti ho perso, so di aver perso tutto. Malgrado ciò, non posso permettere che tu scompaia dalla mia vita e mi dimentichi senza sapere che non ti serbo rancore, che fin dall'inizio sentivo che ti avrei perso e che tu non avresti mai visto in me quello che io vedevo in te. Voglio che tu sappia che ti ho amato fin dal primo giorno e che continuo ad amarti, ora più che mai, anche se non voi sentirtelo dire. Mentre ti scrivo, ti immagino su quel treno, con il tuo bagaglio di sogni e col cuore spezzato, in fuga da tutti noi e da te stesso. Sono tante le cose che non posso raccontarti, Juliàn. Cose che entrambi ignoravamo e di cui è meglio che tu rimanga all'oscuro. Il mio desiderio più grande è che tu sia felice, Juliàn, che tutto ciò a cui aspiri diventi realtà e che, anche se mi dimenticherai, un giorno ti possa comprendere quanto ti ho amato.





giovedì 30 aprile 2020

La Porta Rossa - la serie TV



La fine non esiste


La Porta Rossa è una di quelle serie TV che mi ha tenuta incollata allo schermo e che mi ha fatto pensare ai personaggi per giorni, dopo la fine. Ad oggi sono state trasmesse due stagioni e sarà girata la terza ed ultima nel 2020 o inizio 2021.
Ho iniziato a vederla per caso, dopo essermi imbattuta in un video su youtube tratto dall'ultima puntata della prima serie. Una scena molto intensa e significativa tra i due protagonisti principali, che mi ha fatto commuovere e piangere come una fontana, anche se non conoscevo nulla della storia.

Cast principale (da sinistra)
Valentina Romani (Vanessa), Lino Guanciale (Leonardo Cagliostro), Gabriella Pession (Anna Mayer), Antonio Gerardi (Stefano Rambelli)
Il personaggio centrale è il commissario Leonardo Cagliostro, che viene ucciso nei primi 10 minuti della prima puntata della prima serie. Pur da morto, Leo sarà comunque il personaggio principale, perché il suo fantasma resterà sulla terra per sistemare le cose lasciate in sospeso.
Leo è un bravo poliziotto, ma non è benvoluto da tutti, per il suo modo di fare non esattamente accomodante. E' sposato con Anna, con cui vive una intensa storia d'amore, anche se si sono lasciati qualche mese prima di morire. Ha un migliore amico, che per lui è stato come un padre, il suo capo Stefano Rambelli e dei colleghi con cui ha rapporti di amicizia più o meno stretti (Stella Mariani, Diego Paoletto, Lorenzi).

Andrea Bosca e Lino Guanciale

Lino Guanciale e Valentina Romani

Valentina Romani e Pierpaolo Spollon

Lino Guanciale e Gabriella Pession
Elena Radonicich (Stella Mariani) e Gaetano Bruno (Diego Paoletto)

Ettore Bassi (Antonio Piras) e Gabriella Pession

Leo, una volta morto, non riesce a passare oltre, non riesce a varcare la porta rossa e presto capisce il perché: scopre infatti di essere stato ucciso e che la moglie è in pericolo. Fortuna vuole che si imbatta casualmente nella sensitiva Vanessa, con cui riesce a portare a termine la sua missione di proteggere la sua famiglia (e, nel frattempo, scoprire un po' di crimini).
Avvincente la trama, bella la storia, è un poliziesco con un po' di storie d'amore e anche qualche scena che fa sorridere (anche se certamente non è una commedia).
Ambientata in un'affascinate Trieste, la fiction racconta la storia dei vari personaggi, ben sviluppata per ciascuno di essi.
La colonna sonora è meravigliosa, semplicemente.

Io questa serie l'ho adorata e la consiglio.
Il livello di recitazione è elevatissimo, il cast è strepitoso ed è bellissimo sentirli parlare di questa serie, perché ne parlano tutti con una grande passione e emerge un grande affetto reciproco. Secondo me questa passione, la colonna sonora strepitosa e il soggetto, magistralmente raccontato, sono le chiavi del successo della storia.
Ci sono scene in cui ho avuto i brividi, diverse.
Ho pianto un sacco.
Un'emozione continua.

La passione intorno a questa serie, non solo del cast ma anche di tutti noi che l'abbiamo adorata, mi ha spinto a fare parte di un folto gruppo su Twitter (di cui, tra gli altri, facevano parte più o meno fissa anche Lino Guanciale e Andrea Bosca), che guardavano le puntate twittando e leggendo i tweet di altri. E' stata una bella emozione e molto piacevole guardare le puntate così. Inoltre, interagire con gli attori è stato molto piacevole e loro sono molto disponibili, gentili, umili... delle belle persone.

Di seguito un po' di link
Questo link porta a una pagina di youtube con diversi brani della colonna sonora di Stefano Lentini.

Una cosa carinissima che ha fatto Lino Guanciale insieme ad altri attori del cast, è stata registrare delle piccole pillole di dietro le quinte, chiamate 

"Come lo abbiamo fatto: viaggio nel set de La Porta Rossa"

 nelle quali ha raccontato come hanno girato determinate scene.
Di seguito, alcune pillole, da youtube:


Citazioni

Ma se niente può cambiare ciò che è stato, forse si può proteggere il futuro, perché dentro ad ogni fine c'è un nuovo inizio.

Prima o poi i fantasmi del passato ritornano, le ferite che speravi rimarginate, tornano a farti male, agli errori di ieri si aggiungono gli interrogativi di oggi, e si rischia di restare in bilico.

Sono davvero pochi i momenti perfetti in cui tempo e desideri coincidono e sentiamo di aver ottenuto ciò che volevamo. Ma arriva sempre la resa dei conti in cui si scoprono tutte le carte e ci rendiamo conto che quel tempo che sembrava infinito sta per esaurire.

Ci accorgiamo di quanto teniamo davvero alle cose solo quando le abbiamo perse, o rischiamo di perderle... Sprechiamo il tempo fra una lite e l'altra, rimaniamo barricati a lungo nell'orgoglio prima di riuscire a perdonare... o restiamo paralizzati per la gelosia.

Nessuno è indispensabile al mondo, si dice, e certamente è vero, anche se poi per chi resta può essere dura andare avanti.

Se rinunciassi a stare male è come se rinunciassi a lui per sempre.

martedì 28 aprile 2020

Mangiare vegano in vacanza a capodanno

Tempo fa avevo descritto qui alcune (dis)avventure che mi erano capitate per mangiare vegan all'estero, durante un viaggio in Svizzera qualche anno fa.
Questa volta non eravamo all'estero ma in Italia e ho avuto ugualmente alcune difficoltà, nulla di particolarmente insormontabile, eccetto forse che per la cena di capodanno, che ci poteva andare meglio.


Abbiamo iniziato a telefonare a tutti i locali del paese presenti su Google Maps, per informarci su menu e condizioni, almeno tre giorni prima di capodanno e già il 90% dei locali non aveva più posti liberi. In quei pochi che avevano qualche posto libero, il cenone era a menu fisso (costo minimo 90 euro a persona anche solo per sedersi senza mangiare, quindi non proprio regalato) e con 0 portate vegan, quindi al limite avrei potuto mangiare un paio di panini vuoti (a 90 euro!).
Eravamo in un piccolo paesino, senza mezzi propri, quindi impossibile pensare di spostarsi per andare a cenare altrove. 
E allora dove siamo finiti il 31 sera in quel di Sand in Taufers?
Dal kebabbaro/pizzaiolo pakistano!
Chi lo avrebbe mai detto... l'unico posto di tutto il paese senza menu fisso, un localino piuttosto squalliduccio ma con personale molto gentile, normalmente da asporto ma con una saletta più piccola del mio soggiorno con un paio di tavolini. Eravamo chiaramente gli unici avventori e, nonostante pensassi di poter mangiare solo patate fritte o pizza con pomodoro e verdure (che non volevo mangiare), ho scoperto che avevano una pietanza vegana: il panino con il kebab vegan. E questa è stata la nostra cena di capodanno 2020, consumata alle ore 20: pizza Margherita per il marito e panino con kebab vegan e patatine fritte per me.
Mi ha colpito che questo piccolissimo posto avesse una portata vegan (oltre alle patatine fritte presenti un po' dappertutto), mentre altri locali, grandi e molto frequentati nemmeno una.

Durante la vacanza, abbiamo cenato due volte in albergo, due volte in un ristorante caratteristico che ci è piaciuto un sacco, una volta dal kebabbaro, una volta in un ristorante che ci è piaciuto abbastanza e una volta in un altro ristorante che ci è piaciuto ma meno. 
L'ultimo ristorante, che era forse il più di tendenza e il più elegante, non aveva nulla di vegano (non parlo di piatti vegan proprio, parlo di piatti qualunque senza derivati animali, persino la pasta era tutta all'uovo), se non le patate al forno, che sono stata la mia cena di quella sera.
Negli altri tre posti, sono riuscita a mangiare tre pietanze (una per locale), che mi sono piaciute molto: le cotolette di sedano rapa in salsa di lamponi (una bontà assoluta, che ho ripetuto poi a casa varie volte), la  zuppa di castagne (buonissima pure questa, ne avrei mangiati almeno tre piatti, ma mi sono contenuta!) e la polenta e funghi (portata classica ma sempre buonissima).

Particolare del tavolo a cena al ristorante dell'hotel

I pranzi li abbiamo fatti 5 volte in un bar ai piedi della mia seggiovia preferita e una volta, l'ultimo giorno di sci, in un locale posto in mezzo alle piste, in quota.
Il bar per me offriva ben poco e ho mangiato 5 volte insalata o crauti e patatine fritte, e una di queste volte ho condito per sbaglio l'insalata con l'olio al peperoncino a cui sono fortemente intollerante (e credo anche allergica), quindi ho mangiato solo patatine... con la ressa che c'era (la fila per pranzare, a meno che non decidevi di pranzare prima delle 12, durava almeno 20/30 minuti), era impensabile pensare di fare la fila di nuovo per prendere altro.
Il locale sulle piste merita una menzione, per la carineria, il panorama e la varietà di pietanze anche vegan. Ho mangiato delle cose di cui non ricordo il nome, che erano delle specie di grosse polpette credo a base di patate e altre verdure, con una salsa buonissima ai funghi porcini.

Panorama dal locale sulle piste

Qui il post della vacanza.

sabato 25 aprile 2020

Body shaming

Oggi ho visto dei video condivisi su social, a tematica body shaming.
Un ragazzino, tale Daniel Cosmic (che pare sia famoso, io non sapevo chi fosse - ho scoperto adesso che è uno che ha partecipato ad Amici) ha preso in giro delle sue fan (ragazzine pure loro) in diretta su instagram, con frasi tipo 
"ti mangi pure tua mamma"
"se non mi mangi"
"spegni la luce" (frase accompagnata da gesto come di spavento, alla vista della sventurata ragazza)
... da sganasciarsi proprio! 


Daniel, non ti conoscevo e preferivo non conoscerti. 
Spero tu abbia molti pochi anni e che quindi abbia la scusante - minima - dell'età per un comportamento del genere. Credo che dovresti farti un bell'esame di coscienza e chiedere scusa personalmente, in diretta instagram magari, alle ragazzine che hai offeso (che spero abbiano avuto il buon senso di cancellarti dai loro pensieri e smetteranno di darti popolarità).
Un po' mi dispiace, solo se sei molto giovane, perché sono certa che un bel gruppo di follower li hai persi e perché molta gente (tipo me) ti conosce /ti conoscerà solo per questo scivolone incredibile.
Se non sei molto giovane, se hai più di, diciamo, 20 anni, invece non mi dispiace e qualunque conseguenza negativa te la meriti, perché non hai nemmeno la scusante dell'età.

Perché voi cyberbulletti, che certamente vi credete degli adoni e avete un ego smisurato per prendere in giro altri per il loro aspetto fisico, non vi rendete conto del male che fate, non sapete cosa significa mettersi nei panni degli altri e non vi passa nemmeno per l'anticamera del cervello che quelle ragazzine, prese in giro in diretta, si sono sentite certamente imbarazzate, inadeguate, tristi, brutte e molte altre cose... e cose di questo genere hanno delle conseguenze. Su persone fragili, poi, possono avere anche brutte conseguenze.



Io sono stata presa in giro, spesso, per il mio fisico e i miei capelli.
Non solo dai ragazzini, compagni di scuola, ma, purtroppo, ben due volte, anche pubblicamente da persone adulte, docenti in aula, quindi davanti a tutta la classe, e sono cose che non si dimenticano . nemmeno a quasi 50 anni. E anche se non penso di essere una persona fragile, queste cose mi hanno fatto male, ma fortunatamente non mi hanno condizionato troppo la vita (almeno credo).

La prima volta avrò avuto 7 anni ed ero bella cicciottella, ma lo ricordo come fosse ieri, era una maestra di un'altra classe e io ero andata nella sua aula, durante l'orario di lezione, a portarle una cosa su indicazione della mia maestra. 
Non ricordo bene come, ma a un certo punto, in una classe non mia quindi piena di bambini che non conoscevo, la tizia, certamente per scherzare!, mi disse qualcosa come "ma tu mangi molta pastasciutta?", cosa che ha scatenato le risate dei bambini e la mia vergogna infinita. 
Non credo di averlo mai detto a qualcuno, mi vergognavo troppo di essere grassa e pensavo forse che quella avesse avuto il diritto di prendermi in giro davanti a 30 bambini sconosciuti. 
Adesso... io quella maestra non la conoscevo e a parte sporadici incontri nei corridoi, non l'ho mai più rivista, non so se fosse una brutta persona o se, davvero, pensava ingenuamente che fosse divertente prendere in giro una bambina grassa, spero però che non l'abbia rifatto più. Certo però che l'esempio che ha dato ai suoi alunni non è stato dei migliori.

La seconda volta è stato peggio perché la persona che mi ha preso in giro, non sul peso perché a quel tempo ero magra, è stato un mio professore del liceo, che era anche un sacerdote e che mi conosceva benissimo perché frequentavo la sua parrocchia. Mentre parlava, in aula durante la lezione, a un certo punto disse ridendo, come fosse parte della lezione che stava tenendo, "Ma stai diventando calva?".
Io non ricordo cosa ho risposto, ricordo però la vergogna infinita. Anche perché il problema dei capelli molto radi sento più, forse, di quello del sovrappeso intermittente; forse anche perché mentre sul peso posso intervenire, anche se non sempre è facile, sui capelli non posso esercitare il minimo controllo, se non usare una parrucca, cosa che probabilmente prima o poi farò.

Non considero minimamente degne di essere ricordate tutte le volte che sono stata presa in giro dai coetanei, in particolare alle elementari. Non me le sono dimenticate, ma i bambini non possono essere colpevolizzati più di tanto. Anche se io certe cose non le avrei dette e nemmeno pensate nemmeno da bambina, mai. Quindi, sì, forse un po' di colpa l'avevano anche i bambini - e chi li stava (mal)educando.



Concludo con alcune cose che vorrei dire a chi passa di qua, giovani e meno giovani, è che: 
essere belli e avere un bel fisico è questione di pura fortuna, 
i belli non sono migliori degli altri,
le persone non dovrebbero mai essere giudicate per il loro aspetto fisico,
la vera bellezza di una persona è quello che emerge da dentro di lei, quello che riesce a trasmetterti e non dipende dalla chioma o dalla taglia dei jeans,
è fondamentale mettersi sempre nei panni degli altri.



venerdì 24 aprile 2020

Gli uomini non imparano, dimenticano

Ho scoperto che Francesco Guccini ha un sito, forse non è lui che lo tiene, comunque c'è un sito che ha lui come argomento, qui. E ho letto poco fa una sua intervista sulla tematica del momento e sul 25 aprile, qui. Di seguito un brevissimo stralcio:

Alla vigilia del 25 aprile, tra i tanti paragoni fatti c’è quello tra guerra ed epidemia, fine quarantena e Liberazione: ha senso?
«Mi sembrano due situazioni diverse. Allora la Liberazione fu molto più profonda, uno strappo enorme. Non solo per numero di morti, la guerra e le privazioni che aveva portato erano un’altra cosa. Allora si lottava per campare, per un tozzo di pane, ora si litiga al supermercato per il lievito per farsi la pizza. Magari ora non stai vedendo amici o parenti da un mese, allora erano passati anni, chi si era allontanato era stato a combattere e non chiuso in casa. Nel ’45 il 25 aprile rappresentò una gioia più intensa, un sollievo enorme, e per questo la prima cosa che volevi fare era ballare. Quando sento il termine “pieni poteri”, di cui parlò Salvini un anno fa e che ha preso ora Orban in Ungheria, ricordo che in Italia per liberarci di uno così ci abbiamo messo vent’anni».

E' interessante tutta, tra le cose che dice c'è qualcosa che anche io dico spesso, che gli uomini non impareranno da questa esperienza, perché

gli uomini non imparano, dimenticano.

Penso che abbia ragione da vendere, purtroppo.

In questi giorni, più che mai, mi sono resa conto della superficialità delle persone e della scarsa responsabilità sociale. 

C'è in giro una pandemia: si sa che può essere trasmessa anche dagli asintomatici, si sa che è contagiosissima, si sa che può essere molto grave e addirittura letale, si sa che colpisce tutte le fasce di età, si sa che circa 1 su 5 finisce intubato, si sa che per chi ha alcune altre patologie è quasi certamente letale.
E allora perché persone intelligenti, in barba a qualunque buona norma comportamentale precauzionale, decidono di continuare a fare la propria vita come se niente fosse, non riducendo i contatti, continuando a uscire ripetutamente?
E non parlo di quelli che sono costretti dalle contingenze a vivere in un certo modo, parlo di chi potrebbe trascorrere serenamente questo tempo senza rischiare di contagiarsi e di contagiare e senza nemmeno perdere lo stipendio.
Sono cose che non capirò mai.


lunedì 20 aprile 2020

Capodanno in settimana bianca

A pensare adesso a quanto ci siamo incaponiti a fare questo viaggio proprio nel periodo a cavallo di capodanno (c'erano alcuni motivi per non farlo proprio in quei giorni), non posso non riflettere sul fatto che se fossimo partiti un paio di mesi dopo, come avevamo ipotizzato in alternativa, probabilmente la pandemia ci avrebbe sorpreso in viaggio e forse saremmo stati anche contagiati, dato che abbiamo assiduamente frequentato la Spa dell'hotel 7 giorni su 7.
E' la seconda volta che sfioriamo una tragedia, la prima è stato lo tsunami in Thailandia e Maldive del 2004: noi siamo andati a settembre e lo tsunami "ci è andato" a dicembre.

Alto Adige


La nostra meta è stata Campo Tures in Alto Adige. Campo Tures mi è sembrata una località deliziosa, con locali carini, persone gentili, mezzi pubblici efficienti e con un solo lato negativo: la carenza di sole, perché si trova in una valle (Valle Aurina) e in inverno non è il massimo.

Alto Adige

La vacanza non è iniziata sotto i migliori auspici, infatti poco dopo essere atterrati a Verona, abbiamo ricevuto la telefonata di chi aveva i cani in pensione (una persona fidatissima, uno dei pochi a cui lasciamo i cani) che ci ha detto che Pillo non mangiava e stava male. Pillo stava male da un po' e si è aggravato, purtroppo, proprio qualche giorno prima della nostra partenza, infatti siamo stati molto combattuti se partire o meno. Però il giorno prima di partire stava bene, o almeno così sembrava, e anche secondo il parere veterinario avremmo potuto lasciarlo una settimana purché fosse bene seguito e prendesse i farmaci. Quindi, siamo partiti con un gran peso, consapevoli che avremmo potuto dover interrompere la vacanza in qualunque momento.
Quando abbiamo ricevuto la telefonata eravamo sul treno che ci stava portando da Verona a Fortezza e abbiamo subito allertato i miei che avrebbero dovuto recuperare Pillo e tenerlo almeno fino a quando non fossimo tornati appena possibile, eravamo infatti decisi a rientrare immediatamente. 
Però ci è venuta incontro mia mamma che ci ha detto che avrebbero potuto tenerlo loro e che, a meno che non fosse stato gravissimo, avremmo potuto fare la nostra vacanza. Fortunatamente, lui non stava male una volta arrivato dai miei e così la vacanza è iniziata.



La scelta dell'albergo non è stata semplice e mi ci sono voluti diversi giorni di ricerche: io sapevo solo che volevo un hotel di massimo confort, vicino alle piste da sci e con la piscina esterna riscaldata. Non aveva importanza il luogo. 
La scelta è stata ardua, fino all'ultimo ero indecisa tra due hotel, uno più bello dell'altro (l'altro, per non scordarmelo, era questo).
L'hotel scelto, alla fine, è stato l'Hotel Feldmilla, centralissimo, vicino a tutto, molto bello dentro e fuori, ben gestito e ben tenuto e con una Spa che è certamente uno dei suoi punti di forza. 
Una mia recensione completa, se volete, la trovate su tripadvisor.
Qui c'è la pagina dell'hotel su google e qui la pagina su booking.
Abbiamo scelto una stanza del tipo Design View: parquet a terra, molto grande, confortevole e molto bella, affacciata sul fiume e le montagne, con tutta la parete esterna a vetri e un balconcino delizioso (anche se non l'abbiamo sfruttato molto per il freddo, purtroppo). Il bagno era bellissimo, il più bello in cui mi sia capitato di "alloggiare". C'era un vano con solo wc, bidet e piccolo lavabo e un altro vano con una doccia enorme in muratura, doppio lavandino e la vasca da bagno più grande che io abbia mai visto. E anche qui la parete a vetri (chiaramente con tende). Bellissimo.
La colazione era molto ricca e varia, salata e dolce, con varie opzioni per vegani. C'era una sola nota negativa: la sala colazione era piena di crani di cervi appesi ai muri! Bruttini proprio, per me che sono animalista orrendi.
La Spa era bellissima! 
Bagno turco, varie saune interne ed esterne, idromassaggio e piscina interna/esterna riscaldata. 
Io non ero mai stata in una Spa, mai fatto una sauna o un bagno turco e mai ero stata in una piscina riscaldata all'aperto in pieno inverno  (e stare a mollo all'aperto mentre ci sono 0 gradi, era un sogno che avevo da un po', peccato che non nevicava).
In una settimana abbiamo recuperato tanto tempo perduto! Mi sono innamorata della bio sauna (se non sapete cos'è, leggete qui), ci avrei trascorso ore. Era piacevolissimo tornare dalle piste morti di freddo e farsi quella sauna, ricordo ancora la sensazione di benessere. Abbiamo fatto anche varie volte il bagno turco, cosa che non credevo avrei fatto mai e mi è piaciuto pure quello.
Non ho potuto fare foto proprio nella Spa perché era vietato l'uso dei cellulari, sono riuscita solo a fare un breve video un giorno nell'area piscina perché c'ero solo io (e il tizio che puliva la piscina).




Dal punto di vista sciistico, per me che sono una frana, la vacanza ha avuto un inizio traumatico. 
Infatti, il primo giorno abbiamo scelto un comprensorio con un'unica pista facile (che era anche  fin troppo facile e molto corta) e il resto delle piste per me erano impossibili (almeno il primo giorno, dopo 4 anni che non sciavo). Mi sono un po' abbattuta sul momento quindi e ho valutato anche di rendere gli sci e di passare i restanti sei giorni nella Spa, dalla mattina alla sera a leggere. Cosa che, tra l'altro, non mi sarebbe nemmeno dispiaciuta molto. Però, anche se sono una schiappa, sciare a me piace parecchio, quindi il secondo giorno abbiamo cambiato comprensorio e... mi sono innamorata del Klausberg, un comprensorio piccolino con un sacco di piste bellissime, di cui la metà almeno fattibili anche da me. Anche qui, l'unico neo, la scarsità di sole. E per accedere alla mia pista preferita in assoluto, dovevo prendere la seggiovia aperta. C'era un freddo pazzesco e talvolta dovevo smettere di sciare e infilarmi in uno dei risto-bar a scaldarmi.

Alto Adige

Alto Adige
Questa è stata la seggiovia (Almboden) che ho preso più frequentemente, perché portava a due piste, di cui una era la mia preferita: lunga e con pendenza bassissima. Il freddo che ho preso incommentabile!

Alto Adige
Questo è un tratto della pista Family, un'altra bellissima e lunghissima pista che ho fatto tante volte. Le prime volte ho impiegato oltre 20 minuti a scendere, una delle ultime volte che l'ho fatta ho impiegato 13 minuti. Per la cronaca, chi scia bene (vedi il marito) ci impiega meno di 10 minuti. Ma io sono stata soddisfattissima dei miei 13.

Non possiedo un casco e il primo giorno non l'avevo affittato, non so perché, forse perché essendo molto prudente non pensavo potesse servirmi (bestialità, perché sulle piste non ci sono solo io!). Poi, il terzo giorno ho deciso di affittarlo. 
Presentimento? 
Non so... Però nei giorni a seguire mi sono successi tre quasi incidenti.
Il primo: un bambino lanciato a velocità supersonica mi ha praticamente sfiorato mentre scendevo, lasciandomi attonita... quasi tutti i bambini sono poco coscienti del pericolo e si lanciano come proiettili, come se ci fossero solo loro.
Il secondo: una ragazza che sciava peggio di me, scendeva velocemente incontrollata gridando aiuto e mi è arrivata quasi addosso (mi ha camminato sugli sci) e siamo cadute entrambe, senza farci fortunatamente male.
Il terzo: ho perso uno sci in seggiovia (manco Fantozzi, mi è caduto, era attaccato male evidentemente) e arrivata alla stazione a monte, scendendo dalla seggiovia con un solo piede con sci, sono chiaramente caduta e la seggiovia mi è arrivata in testa. 
I primi due eventi sarebbero stati brutti anche con casco, se si fossero verificati con tutte le loro potenzialità. Il colpo in testa della seggiovia, se non avessi avuto il casco, sarebbe stato molto brutto (non ci voglio pensare), non so se sarei morta, ma mi sarei fatta comunque molto male.

domenica 19 aprile 2020

A piedi nudi

Una delle cose che più mi piace fare, da molto tempo, è camminare scalza, su qualunque terreno, che sia pavimento, terra, prato, sabbia, rocce... certo, quando le rocce sono appuntite o la sabbia è infuocata mi piace meno 😅 
(nota: ho appena scoperto che qui su blogger c'è lo strumento per inserire le emoticon!!)
Non ho mai fatto di questa mia "mania" uno status, né ho mai dato un gran significato alla cosa. Però una ragione per questa cosa che mi piace molto c'è e ci ho riflettuto oggi, grazie a un video della fantastica youtuber Wildflowermood, che riesce a ispirarmi ogni volta che la ascolto.
La ragione è nel fatto che mi sento connessa alla terra, alla natura e questo è il mezzo più semplice per esprimerlo.
La prima volta che mi sono resa conto di quanto mi facesse stare bene stare scalza e mi desse anche un senso di libertà, credo non sia un caso che sia successo in uno dei periodi della mia vita in cui mi ho vissuto varie esperienze, molte delle quali non avevo mai sperimentato prima, in un periodo concentratissimo di un paio di mesi.
L'estate dei miei 21 anni, che ricordo sempre come un momento fantastico, forse il più bello che abbia mai vissuto (senza svalutare tutto il resto, ho vissuto e vivo una vita piuttosto piena e felice, non mi lamento di nulla) e probabilmente il momento in cui ho capito esattamente cosa mi piacesse. In quell'estate ho conosciuto un sacco di persone, ho fatto due esperienze di condivisione con altri, diversissime tra loro, ma che entrambe mi hanno lasciato qualcosa, ho avuto una storia importante sebbene durata pochissimo, avevo degli amici strettissimi con cui facevo un sacco di cose, ero magra, ero giovane, mi ero data tutte le materie ed ero libera dallo studio.

Concludo con un pensiero. Ho sempre avuto genitori fantastici che non mi hanno mai impedito di fare le cose (come accadeva invece ad alcune persone che conoscevo) e, solo diventando grande e rendendomi conto di quanto si è piccoli a 20 anni (o meno), ho capito che spesso deve essere davvero difficile lasciare che i figli facciano le loro esperienze senza preoccuparsi da morire. Quindi, ancora una volta, grazie a mia mamma e mio papà, che magari non mi hanno comprato le Superga di tutti i colori ma certamente mi hanno dato molto molto di più.

Questa foto potrebbe essere il simbolo di me alle Maldive, durante il viaggio di nozze.
Senza scarpe e senza vestiti (solo con il pareo).




venerdì 17 aprile 2020

La mia prova del cuoco: meringhe

Io amo cucinare da alcuni anni e, in questo periodo, come tanti, ho più tempo del solito per farlo.
Una cosa che non avevo mai fatto prima sono le meringhe. Non mi piacevano molto quelle tradizionali, perché ci ho sempre sentito l'odore e il sapore di uovo, che non mi sono mai andati a genio particolarmente, nemmeno prima di cambiare regime alimentare e diventare vegana.

Divago un attimo... ogni volta che dico o scrivo che sono diventata vegana mi viene in mente Hydargos di Goldrake (il cattivo brutto con le orecchie a punta e la faccia verdastra-grigiastra) e mi viene un po' da ridere. Ecco, metto un'immagine del tizio a cui penso spesso :)


Comunque, dicevo che una cosa che volevo fare da un po' sono le meringhe.
Ma... come si fanno le meringhe se io non mangio uova?
Ho scoperto da un po' di tempo che esiste una cosa che viene chiamata acquafaba, che altro non è che l'acqua di cottura o l'acqua di governo di ceci (e credo anche di altri legumi, in particolare fagioli), che, montata, è quasi indistinguibile dagli albumi montati. Questa cosa viene usata non solo per fare le meringhe ma viene messa anche in altri dolci (al posto degli albumi suppongo) e in farinate di ceci e altri preparati salati. 
Stamattina mi sono decisa a provare e ho preso quindi l'acqua di governo di una scatoletta di ceci e l'ho montata insieme a zucchero e succo di limone e... magia... è diventata indistinguibile dagli albumi montati a neve.

Le mie meringhe appena messe sulla teglia, prima del passaggio in forno.
Fino a qui, quindi, tutto bene.
Poi il passaggio in forno: la ricetta che ho seguito diceva forno ventilato per 90 minuti a 100 gradi.
Fino a 60 minuti erano perfette, poi ho avuto la terribile idea di mettere un timer e andare a farmi la doccia, chiedendo al marito di tirarle fuori dal forno all'ora X.
Evidentemente c'era qualcosa che non andava, perché all'ora X le meringhe si presentavano così:
9/10 sgonfie, completamente crude sotto e bruciacchiate sopra e 
1/10 (cioè circa 4-5) sgonfie e bruciacchiate uniformemente ma mangiabili.
Tolte le mangiabili, ho rimesso in forno in modalità statica con cottura solo sotto e a temperatura più alta, con risultato che ho completamente carbonizzato le altre (e creato una cappa di fumo in cucina).
Ho cercato poi altre ricette e non ce ne sono due che vanno d'accordo su tempi e modalità di cottura.
Le meringhe mangiabili erano buonissime, ad eccezione di un vago sentore di bruciato, si scioglievano in bocca e non sapevano affatto di ceci.
Riproverò.

Questa ricetta, in quanto venuta uno schifo, non va in veganfoodcorner, come le altre mie ricette vegan sperimentate e buone.

giovedì 16 aprile 2020

Come oggi io e Pillo abbiamo rischiato il soffocamento

E sono solo le 10,30 del mattino!
Io e Pillo oggi abbiamo rischiato entrambi di morire ed entrambi per soffocamento. Morire per soffocamento è quello che accade ai malati di Coronavirus. 
La triplice coincidenza è un po' inquietante, se ci penso.

Mentre bevevo, mi sono affogata e per qualche minuto ho avuto serie difficoltà a riprendere il respiro regolare. Cose che succedono, non sono certo la prima che si affoga bevendo. Mi sono affogata perché, con la bocca piena di acqua, mi sono messa a ridere per una battuta del marito, che forse nemmeno sapeva che lo stavo ascoltando, perché non stava parlando con me e che si è preoccupato un bel po' per me durante l'episodio e pensava che stessi vomitando.
Due cose mi hanno fatto riflettere. La prima è quanto è "semplice" affogarsi, la seconda è che, se fossi morta soffocata, nessuno avrebbe mai saputo che mi sono affogata ridendo, nemmeno il marito ignara causa della cosa, e c'è una nota vagamente comica in questo.

Pillo, a San Lorenzo, tanti anni fa.

Pillo ama sgranocchiare pietre, cacca, pezzi di legno e altre robe varie che non dovrebbe mangiare, anche perché ha lo stomachino molto delicato e quando abusa di queste cose, la cosa migliore che accade è il vomito, l'inappetenza, il deperimento e conseguente flebo.
Allora, in cambio del legnetto che aveva in bocca, gli ho dato uno di quei cosi fatti apposta per, dicono, pulire i denti del cane mentre rosicchiano (che si chiama, se non sbaglio, Dentastick). E lui lo ha messo tutto in bocca e gli si è incastrato, fortunatamente non in profondità, così sono riuscita a toglierlo senza difficoltà. Mi sono accorta subito che c'era qualcosa che non andava, perché ha iniziato a dimenarsi correndo, meno male che non è rimasto fermo, se no non me ne sarei accorta mai. E meno male che è accaduto mentre era in casa e non in giardino e che io ero vicino a lui. Quante incognite.

martedì 7 aprile 2020

Bates Motel - la serie


Bates Motel - la serie TV.
Non so come mai non lo avessi mai guardato prima. Lo sto guardando in questi giorni in cui, volente o nolente, ho molto più tempo libero del solito. Mi sta piacendo moltissimo.
In cinque stagioni ambientate ai giorni nostri, la serie racconta la giovinezza di Norman Bates e potrebbe essere definito una sorta di prequel di Psycho, il bellissimo e agghiacciante film di Hitchcock del 1960. Anche se proprio prequel non è, diciamo che il personaggio principale è lo stesso e la storia prende lo spunto da lì.
Nel frattempo sto anche leggendo Psycho, il libro da cui è tratto il film, a sua volta ispirato a una storia vera.



Divagando, ho appena scoperto che la casa di Psycho è stata ispirata da questo dipinto di E. Hopper.
House by the railroad - Edward Hopper


In questo post ci sono un sacco di spoiler.
Improbabile che qualcuno non conosca la trama, anche vagamente, però io avviso.
Se non volete sapere, non leggete oltre.



Norman Bates, interpretato da un bravissimo Freddie Highmore, è molto legato alla mamma Norma (interpretata dall'altrettanto brava Vera Farmiga), a sua volta molto legata a lui e piuttosto possessiva e protettiva, non solo per carattere ma anche perché Norman, come presto scopriamo, ha davvero bisogno di protezione.

Anche se, più che di protezione, avrebbe bisogno di un bravo psichiatra, infatti ha vissuto una brutta infanzia con un padre violento e una mamma iperprotettiva e ha finito per uccidere il padre (che era certamente una carogna, ma l'omicidio non dovrebbe essere un'opzione nemmeno in questi casi). Comunque di aver ucciso il padre non se lo ricorda, infatti iniziano da lì i suoi blackout, momenti in cui va come in trance, perde conoscenza e al risveglio non ricorda nulla.
La storia inizia quando i due si trasferiscono, dopo la morte del padre di Norman, che gli viene fatto credere dalla madre essere stato un incidente, a White Pine Bay in Oregon, dove Norma ha comprato un motel con annessa casa, per poter ricominciare.

Forse alcune persone non possono ricominciare, semplicemente si spostano in un nuovo posto.
I guai iniziano immediatamente per i due, infatti ricevono subito la visita di uno dei criminali della città, il vecchio proprietario del motel, che oltre a minacciarli pesantemente, stupra Norma.
Norma viene salvata da Norman e poi uccide brutalmente il suo assalitore anche se praticamente già fuori combattimento. Inizialmente non capiamo il perché lei faccia questo, ma poi viene fuori la bruttissima infanzia di Norma, con genitori violenti e un fratello con cui aveva una relazione incestuosa, dapprima consensuale ma poi non più, lui la stuprava.


Non che io giustifichi l'omicidio del porco, ma almeno c'è una motivazione (per una mente un pochino malata).
Norman rimane sconvolto alla vista di quello che ha fatto sua madre e vorrebbe chiamare la polizia, ma Norma glielo impedisce. I due si sbarazzano quindi del cadavere, gettandolo nel lago del paese e ben presto ricevono la visita della polizia locale, che ha trovato la macchina del manigoldo nei pressi del motel.

Da qui inizia la vera e propria storia, che ben presto rivelerà quello che sapevano già tutti quelli che conoscono la trama di Psycho: Norman ha un grave problema mentale, è ossessionato e innamorato di sua madre (che in lingua originale lui chiama Mother, Madre, non mamma come nel doppiaggio italiano e secondo me rende meglio in lingua originale), soffre di gravi allucinazioni e di disturbi di personalità ed è un pluriomicida. Ma degli omicidi, spesso compiuti con la personalità di Mother, Norman non ricorda nulla. 

Puntata dopo puntata, la patologia di Norman cresce e tutti si rendono conto che è pericoloso (pur non sapendo degli omicidi), ma Norma non riesce a credere che il figlio possa essere pericoloso per lei e, dopo essersi convinta a un breve periodo di permanenza in un istituto psichiatrico, lo fa tornare a casa credendo di poterlo controllare e proteggere. Fino all'inevitabile epilogo per lei, uccisa dal figlio, durante un tentativo di omicidio suicidio (lui però si salva).
L'ultima serie, in cui Mother è morta ma è assolutamente viva nella mente di Norman, dà i brividi quasi a ogni scena. Ho trovato straziante l'ultima puntata, in cui Norman ha cancellato gli ultimi anni della sua vita e ripercorre il giorno del trasferimento in Oregon.

Freddie Highmore è bravissimo, credibilissimo, un eccezionale interprete.

I due personaggi principali sono entrambi folli, uno più l'altra pure anche se un po' meno.
Riescono a suscitare simpatia e tenerezza, perché in fondo non hanno colpa del loro essere come sono, entrambi hanno avuto un'infanzia che definire difficile è poco e sono stati vittime di violenza e hanno sviluppato una patologia.
Da un lato la patologia di Norma che è il troppo amore per il figlio, o meglio una cosa che oltrepassa l'amore e diventa possesso esclusivo e mania di controllo. Fa pena questa donna, maltrattata da sempre, prima in famiglia, poi dal marito, si appoggia (un po' troppo) sul figlio che diventa la sua unica ragione di essere. Almeno fino a quando si innamora di Alex Romero, unico periodo di un paio di settimane (e un paio di puntate) in cui la vediamo abbastanza serena e felice.
Dall'altro la patologia di Norman, ragazzo fragile, insicuro e dolce, che sviluppa una sorta di complesso di Edipo per la mamma e una doppia personalità, che lo porterà a fare cose terribili. Cose che nella sua testa lui non riconosce e pensa che abbia fatto la madre, perché in effetti le ha fatte quasi tutte la sua seconda personalità Mother.

Norman Bates: So you've always been here with me to keep me safe.
Mother: Yes. We are two parts of the same person. Both are very real.
Collage di una foto del dietro le quinte di Freddie e Vera combinata con il Bates Motel.

Oltre alla storia della malattia mentale di Norman, durante le stagioni si sviluppa, a passi molto lenti, la storia d'amore tra Norma e lo sceriffo Alex Romero, una nota di tranquillità in mezzo alla tempesta. Vivono da quasi subito un rapporto di odio - amore, che si trasforma sempre più in amore senza odio, fino alla fine. Peccato che dura poco. Infatti questo amore manda in pappa il cervello di Norman, che, geloso marcio, pretendendo Norma solo per sé, scatena la sua follia.
Intensissima la chemistry tra i due attori, lui è Nestor Carbonell che interpretava Richard Alperth in Lost.
Divagando per un attimo visto che sono stata una fanatica di Lost, Richard è uno di quei personaggi di Lost la cui essenza e ragion d'essere non ho capito pienamente a suo tempo e di cui oggi ricordo ben poco a parte il nome (e gli occhi, nel caso di Nestor, che sono caratteristici perché sembra che abbia l'eyeliner).

Vera Farmiga e Nestor Carbonell on set (in alto) e off set (in basso).
Infine, il personaggio più positivo della serie, nonostante alcune vicissitudini lavorative nel mondo criminale: Dylan, il fratello di Norman, nato dalla relazione incestuosa tra Norma e il fratello.
Ha un rapporto un po' conflittuale con la madre, tanto che nelle prime puntate, vediamo che sul cellulare ha memorizzato il suo numero con il nome "The whore" (la puttana). Sicuramente in passato Norma non è stata una buona madre per lui, per ciò che lui rappresenta probabilmente, ma durante le stagioni, i due recuperano il rapporto sebbene con alti e bassi. Con Norman, dopo un inizio con il piede sbagliato, ha un rapporto quasi normale, tanto da diventare probabilmente l'unica persona di cui Norman si fida. Cosa evidente varie volte, soprattutto nell'ultima puntata.
Insieme a lui, l'altro personaggio molto positivo è Emma, inizialmente innamorata di Norman e sua unica amica, finisce poi per sposare Dylan.

Max Thieriot (Dylan) e Olivia Cooke (Emma)

Alcuni link utili su Bates Motel

Qui il link alla pagina imdb di Bates Motel.
Qui il link per acquistare la serie su Amazon (cofanetto).
Qui il link per guardare la serie su Amazon Prime (se avete un account Amazon Prime), questo link rimanda alla prima stagione e da qui potete andare a tutte le altre.
Qui il link alla pagina della serie su Wikipedia (in italiano).